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PUBBLICATO IL ROMANZO “PORCO GIUDA”, IL THRILLER DI GIAMPAOLO MERCIAI

PUBBLICATO IL ROMANZO “PORCO GIUDA”, IL THRILLER DI GIAMPAOLO MERCIAI

lug 09 2016

di MICHELE BRUCCHERI – Toscano di Prato, vanta anche diversi libri di poesia. Con La Lettera Scarlatta Edizioni firma questo nuovo volume che verrà presentato in diversi posti. Presiede un’associazione teatrale e culturale  

 

 
 Lo scrittore toscano Giampaolo Merciai

“Sto ultimando una nuova commedia brillante in vernacolo da presentare la prossima stagione teatrale e preparando un nuovo romanzo”. Mi consegna queste parole, al termine dell’intervista per la versione online del periodico d’informazione La Voce del Nisseno. Giampaolo Merciai, toscano di Prato, è stato un importante imprenditore nel settore tessile. Da circa un mese è, invece, l’autore del romanzo “Porco Giuda” (La Lettera Scarlatta Edizioni). Un thriller. L’ha già presentato in zona in incontri privati e sono in programma, tra le prime tappe pubbliche, meeting a Prato, Sesto Fiorentino e Firenze. Ma in calendario vi sono anche altre mete.

Fonte d’ispirazione è la sua fertile fantasia e l’enorme piacere di scrivere. In passato ha pubblicato diversi volumi. Nel 2002 il libro di poesie intitolato “Parole in Libertà”. Due anni dopo è il turno di “Cercavo un luogo dove posare le parole”. A ruota nasce “Una stanza con quarantaquattro finestre”. Nel 2007 è il turno di “Come era bianca la neve nel febbraio millenovecentoquarantaquattro”. E sempre in quell’anno, pubblica il libro di narrativa “Soffio di Vento”.

 

Dopo una breve pausa, quattro anni dopo esce il libro “Terra Fangosa” (2011). “E’ anche una storia d’amore – ammette – e d’amicizia, un atto d’accusa contro la mafia e la violenza sulle donne”. Ha conosciuto il grande scrittore Alberto Bevilacqua. E fa parte, nella qualità di presidente, di un’associazione teatrale e culturale “Attori per Gioco”. Un’associazione senza scopo di lucro, che devolve gli incassi delle proprie rappresentazioni in beneficenza. E lui, Giampaolo Merciai, svolge anche i ruoli di autore dei testi e regista.

     

“Porco Giuda” (La Lettera Scarlatta Edizioni) è il tuo nuovo romanzo. Su cosa ruota?

Si tratta di un thriller che si sviluppa ai giorni nostri con al centro di un complotto internazionale una delle reliquie più venerate della religione cattolica: La Sacra Cintola o Sacro Cingolo, la cintura che Maria Vergine lasciò cadere nelle mani dell'apostolo Tommaso, al momento della sua assunzione in cielo.

Alla fine, Gianrico, sarà costretto a scendere a compromessi con la sua coscienza. Perché?

Nel corso della storia, Gianrico, il protagonista maschile si troverà ad affrontare criminali incalliti della peggiore specie e situazioni al limite della sopravvivenza. Se vorrà salvarsi, dovrà ricorrere all'aiuto di persone poco raccomandabili scendendo, appunto, a compromessi con la sua coscienza. Entro certi limiti, però.

 
 La copertina del libro

Dove hai presentato il volume?

Il libro è uscito a metà giugno e ho deciso di iniziare sfruttando incontri privati in casa di amici e i luoghi dove vivo e sono conosciuto. E dove, in luglio e agosto, arrivano alcune centinaia di turisti: la Montagna Pistoiese. Ho già presentato due volte a San Marcello, centro principale del territorio montano, una volta a Pracchia e una volta a Lucchio. Il 16 luglio presenterò a Piteglio, il 9 agosto a Gavinana. Con la collaborazione di istituzioni o associazioni sto lavorando per altre date in luoghi limitrofi. A settembre, poi, inizieranno le presentazioni cittadine. Sto trattando per Prato, Sesto Fiorentino e Firenze, ma saranno solo le prime.

Chi ispira la tua scrittura?

La mia fantasia e il piacere di scrivere. Ho sempre desiderato “inventare” storie e “personaggi”, ma il mio lavoro mi portava in giro per il mondo così spesso che non potevo avere né concentrazione né continuità. Ora posso finalmente dedicarmi alle mie passioni: scrivere e organizzare eventi culturali.

Quali autori preferisci leggere e perché?

Amo molto i thriller, gli spy story, ma anche la narrativa italiana e straniera. Storie che raccontano la vita e la conoscenza del mondo. In pratica, mi piace scrivere ma anche leggere. Ken Follet, Frederick Forsyth, John Grisham, Michael Connelly, John Le Carré per i primi; Oriana Fallaci, Margaret Mazzantini, Melania Mazzucco, Clara Sanchez, Anthony Shadid, Khaded Hosseini e come non ricordare Markus Zusak. Leggo anche libri di amici che mi inviano i loro lavori per una prima impressione personale e qualche consiglio. Sembrerà strano, ma dopo aver letto un libro impegnato o dopo aver finito di scrivere un romanzo, ho bisogno di distrarmi, leggendo o scrivendo. Così mi lascio andare con Andrea Vitali e una delle sue divertenti storie o mi siedo alla scrivania e scrivo una commedia brillante in vernacolo toscano.

Vanti una serie di pubblicazioni poetiche. Me ne parli?

Ho lasciato l'attività lavorativa nel 2003. Avevo scritto qualche poesia nei pochi momenti di tempo libero. Mi venne l'idea di pubblicare una prima silloge da regalare a Natale a parenti e amici. Niente di serio, mi ero detto, solo un gioco senza pretese e un regalo diverso. Nacque così “Parole in Libertà”, fatto stampare dalla mia tipografia, che ottenne un successo inatteso. Qualcuno mi suggerì addirittura di partecipare ad alcuni premi letterari. Lo feci e, solo allora, mi convinsi che scrivevo qualcosa di buono. I tanti riconoscimenti che seguirono mi aiutarono a pubblicare altre tre sillogi: “Cercavo un luogo dove posare le parole”, nel 2004; “Una stanza con quarantaquattro finestre”, nel 2005; e “Come era bianca la neve nel febbraio millenovecentoquarantaquattro”, nel 2007.

E sempre nel 2007, pubblichi un libro di narrativa: “Soffio di Vento”. Di cosa si tratta?

Mi piaceva e mi piace ancora scrivere poesie ma, come dicevo prima, amo inventare storie e personaggi. Aspettavo l'imput per scrivere un romanzo. E lo trovai in un piccolo borgo montano, a pochi chilometri da San Marcello: Lucchio. Si tratta di un borgo medievale di cui si trova traccia fin dall'anno mille, oggi quasi disabitato (in inverno una quarantina di anime), sorto sul cucuzzolo di un monte al confine tra le province di Pistoia e Lucca, sotto un castello che nel XIV secolo fu una roccaforte lucchese contro le invasioni fiorentine.

Prosegui.

Oggi del castello restano solo i ruderi e il paese si riempie solo in estate, quando nipoti e bisnipoti di coloro che lo lasciarono in cerca di lavoro all'estero, a partire dalla fine dell'ottocento e fino agli anni '50 del secolo scorso, tornano a trascorrere qualche settimana di vacanze nelle case dei loro avi. È un luogo fantastico e intrigante e lì, fra storia e fantasia, ho ambientato “Soffio di Vento”, unendo due periodi storici (il XIV secolo e l'oggi) con un espediente fantastico, appunto, ed esoterico.

 
 Giampaolo Merciai con un poeta senegalese

Quattro anni dopo esce “Terra Fangosa”. Brevemente, ce lo descrivi?

Sono appassionato anche di storie di mafia. “Il Padrino” e “C'era una volta, in America” due film che non dimenticherò mai. Per ragioni personali amo molto la Sicilia e la Svizzera (in particolar modo la città di Basilea), così, visto il successo ottenuto dal primo romanzo, decisi di scriverne un secondo, ambientandolo per lo più proprio in Sicilia (Messina, Catania e Palermo) e Svizzera (Lugano e Basilea). Una storia che vede protagonista una giovane donna che per fuggire dalla mafia, si rifugia prima a Milano e poi in Svizzera, dove sarà costretta a fare la prostituta in alberghi di lusso. Una donna che aveva subito le peggiori violenze familiari e che, con lo scorrere delle pagine dimostrerà di essere più pulita di molte donne con una vita “normale”. Ma “Terra Fangosa” è anche una storia d'amore e d'amicizia, un atto d'accusa contro la mafia e la violenza sulle donne.

So che collabori con un periodico semestrale. Di cosa ti occupi?

Il semestrale “Nuèter” (noialtri in bolognese), nato a Porretta Terme in provincia di Bologna e con la collaborazione anche di autori della parte pistoiese del crinale montano (San Marcello e Cutigliano), racconta storie, tradizioni e ambiente della montagna bolognese e pistoiese. Storie del passato recente e remoto, di personaggi, di luoghi che non esistono più o di fatti che si possono trovare solo negli archivi storici. È un modo per far rivivere la montagna dimenticata e ricordare ai giovani quella parte di “storia” che non leggeranno mai: la storia della loro origine.  

So anche che sei presidente di un’associazione teatrale e culturale. Cosa fate?

Quando sono venuto a vivere in questi luoghi, la montagna viveva tempi di splendore. Il turismo tirava e l'estate si riempiva di migliaia di turisti. Esistevano 6 cinema/teatro. Pian piano, la montagna si è spopolata, le istituzioni non hanno preso le misure necessarie e tante attività sono state chiuse o messe in condizioni di non operare. Fra queste 5 delle 6 strutture ludiche che si trovano oggi in situazione fatiscente. Lo scorso anno, dopo aver scritto la prima commedia, ho voluto provare a costituire una compagnia teatrale, invitando amici e conoscenti a mettersi in gioco e a seguirmi in un progetto di solidarietà: tutti i ricavati delle rappresentazioni dovevano essere devoluti, tramite organizzazioni preposte al caso, alle famiglie della montagna in difficoltà. È stato un successo! Come se le persone non aspettassero altro che poter uscire di casa per assistere a uno spettacolo teatrale divertente che facesse loro dimenticare i problemi di tutti i giorni e le brutte notizie che leggono sui giornali o ascoltano in televisione. Stiamo ora portando in teatro la seconda commedia e ho già scritto la terza per la prossima stagione.

Tu hai un passato da imprenditore. Con una spiccata sensibilità per la Cultura. Secondo te, le istituzioni preposte per stimolare la crescita culturale fanno o non fanno? Qual è il tuo giudizio?

L'argomento richiederebbe un intero libro, ma cercherò di sintetizzare. A mio avviso le istituzioni non fanno o non fanno abbastanza. Credo che tutte le ultime riforme della scuola (a prescindere dai governi che le hanno promosse) abbiano impoverito il livello culturale dell'offerta formativa della scuola italiana. Il livello d'ignoranza dei giovani che oggi frequentano le aule scolastiche, è a livelli impressionanti e non può essere solo colpa dei ragazzi. Da anni si è accesa una polemica sul liceo classico: molti sostengono che vada riformato, che si dovrebbero eliminare le traduzioni di greco e latino, materie troppo difficili per gli studenti di oggi; eppure sui banchi del liceo classico si sono formati da sempre gli specialisti migliori e non solo in campo umanistico, ma anche medici e avvocati.

Vai avanti.

Anche i media non aiutano: soprattutto la televisione che troppo spesso offre spettacoli di livello culturale pari a zero. Programmi culturali ce ne sono, ma sono spesso di nicchia, poco conosciuti, pochissimo pubblicizzati; mentre quelli sulle reti più importanti, talvolta si dimostrano troppo politicizzati. A livello locale, poi, credo che la cultura sia la Cenerentola di quasi tutti i comuni italiani. La storia è sempre la stessa: “non ci sono abbastanza fondi per investire nella cultura”. Forse basterebbe spendere meglio quei pochi che ci sono. La cultura è talmente bella e appagante da ascoltare, ammirare, leggere che... e quale Paese potrebbe essere più adatto a lanciare un messaggio simile se non l'Italia, che per secoli - purtroppo in un passato molto lontano - è stata faro per il resto del mondo?

 
 Merciai assieme allo scrittore Alberto Bevilacqua

So che hai conosciuto Alberto Bevilacqua. Come ricordi questo grande scrittore?

Ho conosciuto Alberto Bevilacqua nel 2007 a Perugia, durante un premio letterario di cui era presidente. Mi aspettavo una persona diversa, che facesse pesare la sua posizione di scrittore affermato, di regista e sceneggiatore famoso. Diverso dall'uomo altezzoso che mi avevano descritto. Amante della solitudine, questo sì, ma aperto al dialogo, almeno in quella occasione. Non si lasciò andare - gli argomenti della breve discussione li scelse lui -, ma ricordò la vita a Parma, il difficile e complesso mondo moderno (se vedesse quello attuale!!!), alcuni suoi romanzi. L'unico momento che lo vidi sorridere - ma solo con le labbra -, fu quando gli dissi che avevo letto “soltanto” due dei suoi libri: “La califfa” e “Gialloparma”. «Sicuramente avrà letto qualcosa di meglio» rispose, mentre mi dedicava due parole sul libro che conteneva alcune mie poesie.

Come trascorri il tempo libero?

Quando ho lasciato il lavoro, pensavo di riposarmi e dedicare solo poche ore alla scrittura e alla organizzazione di eventi culturali. Invece è diventata una passione che mi prende più tempo del previsto. Oltre a scrivere e a fare teatro, leggo molto, prendo parte a molte delle iniziative montane cercando di portare il mio contributo. Mi piacerebbe anche viaggiare, ma ultimamente, dopo i tragici eventi che hanno “incendiato” molte capitali europee e non solo, mi sono fermato in attesa di tempi migliori e più sicuri. Una volta a settimana scendo a Prato, mia città natale, dove vivono i miei tre figli e i miei tre nipoti. Lascio, comunque, il fine settimana per un'altra delle mie passioni: il calcio in televisione!

Qual è il libro più bello che hai letto?

Sono tanti, ma in questo momento, per ragioni diverse, mi vengono in mente “Vita” di Melania Mazzucco, “Il cacciatore di aquiloni” di Khaded Hosseini e “La ladra di libri” di Markus Zusak.

Cosa pensi dei giovani di oggi?

Preferisco non rispondere, anche se non rispondere è già una risposta...

Qual è la tua principale qualità?

La pazienza. Saper ascoltare in silenzio non sempre è cosa facile. 

E il tuo difetto più fastidioso?

Sono molto esigente con me stesso e con le persone che mi stanno vicino. Spesso non apprezzano.

A quali progetti stai lavorando, editorialmente?

Sto ultimando una nuova commedia brillante in vernacolo da presentare la prossima stagione teatrale e preparando un nuovo romanzo: appunti, ricerche storiche, personaggi, avvenimenti, luoghi. In sostanza anticipo un po' di lavoro per il prossimo inverno. L'inverno, qui in Montagna, è lungo e noioso, non sono tipo da bar o da circoli ricreativi; non vado a caccia né a pesca, quindi...

MICHELE BRUCCHERI  

La Voce del Nisseno online