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NAPOLI, AL “CELLAR THEORY” LA JAM SESSION DI CULTURE BEAT JAZZ MEETING

NAPOLI, AL “CELLAR THEORY” LA JAM SESSION DI CULTURE BEAT JAZZ MEETING

mar 30 2016

di DANIELA VELLANI – Musicisti eccellenti hanno impreziosito l’evento musicale organizzato a Pasqua da Alessandro Aspide e, dal punto di vista artistico, dal famoso sassofonista Giulio Martino

 

 
 Sullo sfondo il pianista Francesco D'Errico

Al Cellar Theory, domenica scorsa, si è svolta la jam session a tema organizzata da Beatbox Pro Lab Sound di Alessandro Aspide e curata dal punto di vista artistico dal noto sassofonista partenopeo Giulio Martino.

 

Il Cellar Theory, situato nel cuore del quartiere vomerese di Napoli, è ispirato ai Kellerclub berlinesi, locali ricavati da cantine, che anche se piuttosto rustici e arredati alla men peggio, sono centri propulsori della vita notturna e musicale della città e molto ospitali al punto tale da far sentire gli avventori a casa propria e liberi di esprimersi. In questo locale non solo i clienti si sentono a proprio agio, ma possono fruire di proposte selezionate qualitativamente e che toccano a raggiera tutte le varie forme di cultura: musica, arte pittorica, poesia, fotografia ed altro. 

 

Proprio nell’ambito di questa particolare modalità culturale si è svolto l’evento sopracitato: una jam session particolare e di indubbia qualità. Si tratta del progetto Culture Beat Jazz Meeting, giunto con successo alla terza edizione, che mira a offrire al pubblico cultura musicale e al contempo a potenziare le enormi risorse artistiche, forze giovani che spesso non emergono e non riescono ad esprimersi perché sopraffatte da eventi che godono di maggiore visibilità anche se qualitativamente mediocri. 

 
 Un momento dell'esibizione

 

Il tema della serata pasquale è stata un omaggio alla nota etichetta discografica  statunitense Blue Note fondata nel 1939 da Alfred Lion e Francis Wolff. Hanno partecipato con visibile entusiasmo e virtuosismo diversi musicisti che hanno contribuito con il loro talento a creare un clima di complicità, divertimento, coinvolgimento e collaborazione, il tutto amalgamato da emozioni e una forte sinergia che magicamente si è creata tra gli artisti ed il pubblico che lievitava progressivamente. Così diversi giovani protagonisti senza competizione, in un proficuo lavoro di squadra e con un contagioso affiatamento, si sono avvicendati sul palco, affollandolo con variegati ensemble: quartetti, quintetti, sestetti e così via. Si è trattata di una vera e propria maratona musicale, o meglio ancora staffetta, in cui c’era un cordiale passaggio di voci e strumenti.

 

 
 Il sassofonista Giulio Martino

In particolare tra belle e note melodie e virtuose improvvisazioni, è stato possibile ascoltare le belle voci di Cecilia Manganaro ed Enza Di Lascio, la chitarra del giovanissimo e bravo Alberto Cannavale, i suoni dei sax di Nicola Mozzillo e dell’americano Gregory Dudzienski, i ritmi di Andrea Dosi e Ciro Iovine alla batteria, il basso di Davide Di Sauro, Francesco Furia e Giuseppe De Martino, il contrabbasso di Roberto Palmaccio, gli interventi al pianoforte dei bravi Danilo Araimo, Milena Pirozzi, Raff Ranieri ed Ergio Valente, il bel suono del trombonista Antonio D'Ambrogio. Non sono mancati ospiti speciali, dalla grande carriera e professionalità come il pianista Francesco D’Errico, Alexandre Cerdà Belda al basso tuba ed il trombettista Lorenzo Federici. L’intervento carico di grinta e passione della brava cantante Maria Pia del Giorno, è stato particolarmente coinvolgente ed emozionante.

 

Nel loro avvicendamento sul palco, si sono esibiti presentando rivisitazioni e begli arrangiamenti di standard tratti dalle preziose pubblicazioni dell’etichetta citata, risalenti agli anni ’60 e ’70,  di storici musicisti jazz. In particolare sono stati eseguiti con maestria “Speak no evil”, “Fee-Fi-Fo-Fum” e “Witch hunt” di Wayne Shorter, “Sidewinder” di Lee Morgan, “Moanin” di Bobby Timmons, “The jody grind”  e “Doodlin” di Horace Silver, “Whisper not” e “Along come Betty” di Benny Golson e il vivace brano “Watermelon man” di Herbie Hancock, un vero invito al movimento ritmico.

 

E’ stata senza ombra di dubbio una serata all’insegna della musica interpretata in modo assai coinvolgente che ha lasciato a tutti i presenti una scia di desiderio di ascoltare ancora e di attendere con ansia la data e la tematica del prossimo incontro.

 

DANIELA VELLANI

 

Per informazioni su Facebook

pagina di “Culture beat jazz meeting”,

gruppo a cui ci si può iscrivere

Beatbox pro lab sound Tel. 081 19577315 

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