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AMICIZIA E AMORE NEL ROMANZO “TAGLIA UNICA” DI ROSSELLA AMATO

AMICIZIA E AMORE NEL ROMANZO “TAGLIA UNICA” DI ROSSELLA AMATO

mar 22 2016

La giovane scrittrice calabrese intervistata da Michele Bruccheri. Il suo libro d’esordio è stato “Le parole di dentro”. Critica il mondo dell’editoria che non coltiva adeguatamente i nuovi autori

 

 
 Rossella Amato

“L’ostacolo peggiore che uno scrittore emergente possa incontrare è quello che ho incontrato io. Se non hai una forte case editrice alle spalle, devi un po' affidarti alla cerchia di amici e conoscenti per vendere e far conoscere il tuo romanzo”. Rossella Amato, scrittrice calabrese di 42 anni, aggiunge senza peli sulla lingua: “Questo disinteresse per i libri mi spaventa in quanto evidenzia una priorità frivola dei consumi degli italiani, rivolti a ricariche telefoniche e rifacimento di unghie piuttosto che a libri e cultura”.

 

Laureata con lode presso l’Università di Pisa, la giovane autrice di due romanzi è stata avvocata sino a pochi anni fa. Specializzata in diritto della previdenza e del lavoro, con prestigioso master (con lode) presso l’Università Liuc di Castellanza, ci racconta con schiettezza la sua passione per la scrittura, nata sin da piccola. E le enormi difficoltà che incontra un nuovo autore nel mondo dell’editoria.

 

Quasi terminato il suo secondo romanzo dal titolo “Taglia unica”, ovvero una storia articolata di amicizia e amore, ha esordito con un romanzo difficile: “Le parole di dentro”. Rossella Amato apprezza notevolmente Luigi Pirandello, Oriana Fallaci e Margaret Mazzantini. Con il suo radioso sorriso, la promettente scrittrice calabrese - che ha lavorato per diversi anni al Nord - risponde generosamente e sinceramente alle domande del nostro periodico d’informazione (versione web) “La Voce del Nisseno”.  

 

Quando nasce la tua passione per la scrittura?

Allora, credo che questa passione nasca con me! Fin da piccola non facevo altro che osservare e scrivere, ancor prima dei 5 anni.

 

La tua seconda creatura letteraria è recente: “Taglia unica”. Di cosa parla il libro?

“Taglia unica” è un libro molto originale. Una storia di amicizia e amore che si sviluppa su tre livelli concentrici che partendo dallo stesso punto si diramano verso universi paralleli.  Le protagoniste Robertina, Rosaria e Viola sono diversissime per estrazione, talento e personalità ma riescono a restare amiche nonostante ognuna di loro debba lottare per trovare la propria vera identità. Sono tre donne senza tempo, pezzi di taglia unica. Nel romanzo che pubblicherò non mancano neanche i colpi di scena.

 

Come intendi promuoverlo? Farai delle presentazioni?

Questo è uno degli aspetti che più mi preme chiarire. Per gli emergenti non è semplice farsi conoscere, né organizzare una presentazione. Le librerie non si prestano volentieri in questa direzione. In fase di lancio di sicuro cercherò di darne notizia e pubblicità sui social con amici e conoscenti, oltre ad esporre in vetrina on line il romanzo suo sito di IL MIO LIBRO.

 

Il tuo romanzo d’esordio, però, si intitola “Le parole di dentro”. Di cosa si tratta?

“Le parole di dentro”, è un romanzo difficile, a cui però sono molto legata. È una storia sofferta, piena di incomprensioni e disagi vissuti con una personalità assolutamente fuori dal comune dalla protagonista Felicia. Una ragazza del sud, un sud che si lascia amare e ricordare per la sua bellezza e forza. Felicia si trova a crescere in una famiglia divisa dalle liti dei genitori ed è costretta a subire non poche violenze. Il punto focale è la resistenza della protagonista, la sua voglia di riscatto, di libertà, il suo amore per la cultura e la giustizia. Potrei dire che Felicia è in cerca di un suo posto nel mondo. Un romanzo breve, da leggere tutto di un fiato, che non lascia indifferenti, anzi ti fa innamorare. Anche qui il finale fa tirare un sospiro di sollievo e di speranza.

 
 La copertina del libro d'esordio

 

So che hai incontrato immani difficoltà, nel mondo dell’editoria, per pubblicarlo. E’ vero?

Non ti sbagli, l’editoria italiana è davvero disorganizzata e incapace di valutare i manoscritti che le sono indirizzati. Decine di giovani decidono ad un certo punto di proporsi, ma gli editori non hanno un filtro valido a ricevere. Il più delle volte i manoscritti inediti vengono relegati in un indirizzo email e lì rimangono per mesi, se non anni, senza ricevere alcuna risposta. Le agenzie letterarie che dovrebbero essere un filtro tra i manoscritti illeggibili e quelli validi, richiedono compensi esosi per la sola lettura del testo e non garantiscono alcunché…

 

Continua.

I pochi editori che prendono in immediata considerazione gli emergenti sono quelli che richiedono un contributo per la pubblicazione e questo è davvero triste, perché ritengo che la scrittura, non meno del ballo o della danza, meritino di avere spazio e voce nella nostra società. Non vi sono programmi, concorsi, talent che valorizzino il talento della scrittura per il motivo che i libri non vanno di moda, la musica sì.

 

 
 La scrittrice calabrese al mare

Ad un certo punto, trovi il modo di pubblicare il tuo romanzo. Quali ostacoli e quali limiti hai incontrato?

L’ostacolo peggiore che uno scrittore emergente possa incontrare è quello che ho incontrato io. Se non hai una forte case editrice alle spalle, devi un po' affidarti alla cerchia di amici e conoscenti per vendere e far conoscere il tuo romanzo. E così ho fatto. Complimenti a parte, sono davvero pochi coloro che hanno letto il mio romanzo, anche tra gli amici. Per due motivi fondamentalmente. Il primo dicono di non aver tempo, però poi per chattare su Facebook ad ogni ora del giorno e della notte il tempo lo trovano tutti. Seconda ragione è stata, almeno a sentir tutti, che il mio romanzo era venduto tramite una piattaforma on line che consentiva di pagare solo con carta di credito. Questo disinteresse per i libri mi spaventa in quanto evidenzia una priorità frivola dei consumi degli italiani, rivolti a ricariche telefoniche e rifacimento di unghie piuttosto che a libri e cultura.

 

In questi tuoi lavori letterari, c’è qualche pennellata autobiografica?

Devo confessare che qualcosa di autobiografico c’è in Felicia, la protagonista del romanzo “Le parole di dentro”. Ho volutamente riversato in questo personaggio un aspetto personale per il quale ho molto sofferto. Ossia la difficoltà a farsi comprendere dagli insegnanti e dai genitori, allorquando non si è bambini, ragazzi facili. Mi riferisco alla mia innata tendenza all’esuberanza, all’estro, alla creatività, e soprattutto alla comunicazione che sin da piccola gli insegnanti hanno cercato di smorzare e costringere dentro canoni ritenuti normali. Il talento, ai miei tempi, era considerato negativamente.

 

Tu hai una formazione giuridica e sei stata avvocata sino a pochi anni fa. Quanto conta questa peculiare esperienza culturale nella tua scrittura?

Direi che se non avessi percorso gli studi giuridici fino all’ultimo gradino e fino al livello più alto, di sicuro non mi sarei messa a scrivere romanzi. Mi spiego meglio. Sin da ragazza volevo fare la scrittrice o la giornalista, sono stati poi gli insegnanti a indirizzarmi verso un percorso diverso, che peraltro ho amato e in cui ho creduto molto. Ad un certo punto la giustizia e ancor di più il mondo del diritto mi hanno deluso per l’incapacità di riflettere le esigenze dei giovani laureati, desiderosi di costruire un futuro e una famiglia. Negli ultimi venti anni infatti il diritto del lavoro ha cambiato rotta e ha precarizzato milioni di giovani lavoratori con il pretesto della flessibilità. Questo malcontento direi storico viene spesso fuori in ciò che scrivo. Credo infatti che in qualche modo debba essere fatta pesare la rottura del patto intergenerazionale tra padri e figli che è stato infranto a scapito dei secondi, a cui viene consegnato un mondo in debito di tutto, soprattutto di stabilità, programmabilità e onestà.

 

 
 Un'altra foto di Rossella Amato

Sei calabrese, ma hai vissuto al Nord. Secondo la tua ottica, quali sono le differenze tra il nostro Sud e il settentrione?

Anche questo è un argomento a me caro. Ho poco più di 40 anni e ho vissuto la mia vita per metà nell’estremo sud e metà al confine con la svizzera italiana. Devo dire che 20 anni fa forse il nord era ancora un luogo in grado di offrire qualcosa di meglio in termini di tenore di vita e servizi, di opportunità in generale…

 

Prosegui.

Venti anni fa il nord Italia era ancora economicamente attivo e allettante. Il lavoro si trovava. Oggi  no. In Lombardia, ammesso di riuscire a trovar lavoro, gli stipendi sono inferiori al costo della vita. Oggi il vero nord è diventato l’Europa, meta di italiani e stranieri.

Io da poco più di un anno sono rientrata nella città di origine e devo constatare che al sud la crisi si è sentita meno, essendo da sempre il sud considerato improduttivo. Sul piano sociale, credo che le differenze tra nord e sud Italia siano di aspettative e rivalità. Al nord si sgomita per lavorare e si vive per lavorare, si delega l’educazione dei figli a terzi, quali insegnanti, baby sitter. Invece al sud, data la storica rassegnazione alla carenza di lavoro, si dedica più tempo ai rapporti umani e alla famiglia e questo è senz’altro un punto di favore per il sud.

 

Ami la psicologia umana: in che senso?

Vi è stato un periodo della mia formazione in cui leggevo molti libri di psicologia, ad esempio libri sull’autostima, sulle malattie alimentari, sull’insicurezza. Mi sono appassionata a queste letture tra il sociale e la psicologia. Attraverso questo spunto ho iniziato a dettagliare meglio i personaggi dei miei romanzi, a infondere in loro aspetti di tipi psicologici complessi, che nascondono un disagio emotivo e che a mio avviso meritavano riflessione. Non a caso nel mio primo romanzo, tratto della devianza dell’alcolismo. Nel secondo invece apro una parentesi sull’anoressia.

 

Ti sei dedicata anima e corpo alla tua famiglia. Cosa ti insegna questo importante impegno in seno al nucleo familiare?

Essere madre è stata una salvezza, mi ha riempito la vita di impegni e di amore. Sin da piccola ho incentrato la mia vita sui miei obiettivi, sulle mie priorità e ho lottato per raggiungerle, per non avere rimpianti. Odio la gente che rimpiange. Solo dopo che ho raggiunto tutti i miei obiettivi, sono diventata madre. Per poter dedicare a questo nuovo obiettivo energie e passione, senza mai pensare che dovevo fare altro nella vita. La famiglia, i mei figli mi insegnano molto di me stessa, di come sono diventata. Solo una donna realizzata quale io sono può essere una buona madre.

 

Quali sono i tuoi principali pregi?

Di sicuro il mio principale pregio è la capacità di comunicare, di intrattenere e di creare mondi che non esistono con poche parole.

 

E i tuoi peggior difetti?

L’impazienza è il mio tarlo, non sopporto la lentezza, sono scattosa.

 

A quali valori credi e perché?

Credo alla giustizia nonostante tutto. Credo nel talento che ognuno possiede. Credo nella passione che ci fa restare vivi.

 

Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

Il primo amore tra gli scrittori non viventi è Pirandello tra gli uomini, e tra le donne la Fallaci. Tra gli scrittori viventi Margaret Mazzantini, di sicuro.

 

Qual è stato il giorno più bello della tua vita?

Sembrerà retorico ma il più bel giorno come traguardo personale è stata la mia laurea. Come traguardo di coppia di sicuro il matrimonio. Quel giorno ero davvero felice e me stessa.

 

Cosa ti fa arrabbiare?

L’ignoranza e l’arroganza. Vi sono volte che devo trattenermi per non litigare con chi parla a sproposito o giudica. Poi mi sono insopportabili i nuovi ricchi, quelli che credono di comprare ogni cosa.

 

Che genere di musica ascolti?

Io sono una delle più appassionate fans di Vasco Rossi e di Jovanotti. Ma amo molto anche i Negrita. Per restare sul fronte maschile. Credo che gli uomini in certi settori siano insuperabili.

 

C’è ancora un sogno nel cassetto da realizzare?

Sì, vorrei diventare una vera scrittrice di modo che i miei figli possano dire che la mamma di lavoro scrive libri. Sarebbe una soddisfazione grandissima.

 

MICHELE BRUCCHERI 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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