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ELEONORA LO MONACO: “LA POESIA E’ IL CANTO PIU’ PROFONDO DELL’ANIMA”

ELEONORA LO MONACO: “LA POESIA E’ IL CANTO PIU’ PROFONDO DELL’ANIMA”

mag 19 2010

Michele Bruccheri intervista la giovane poetessa siciliana che ha già pubblicato alcuni libri. Da piccola ha partecipato anche alle selezioni dello “Zecchino d’oro”. E’ affascinata dalla storia degli antichi Egizi e dei Maya 

 
 Eleonora Lo Monaco

 

Nei suoi versi, ognuno può ritrovare una parte di se stesso. Canta la vita, le sue luci e le sue ombre. Nelle sue pagine vivono i sentimenti per antonomasia. Siciliana, prossima ai 29 anni, Eleonora Lo Monaco scrive liriche dall’età di otto. Nel frattempo, ha pubblicato diversi volumi poetici. E’ un’artista completa. Proviene dall’Istituto d’Arte, sezione mosaico: “Amo profondamente l’arte – spiega – ed è un altro aulico mezzo d’espressione dell’uomo”.

 

Vanta una importante esperienza canora. All’età di cinque anni, infatti, ha cantato “La sveglia birichina”, classificatasi al terzo posto, alle selezioni dello “Zecchino d’oro”. Ama inoltre la storia perennemente in evoluzione degli antichi Egizi, dei Maya e di altre culture di popoli scomparsi: “C’è un mondo da capire e conoscere – ammette candidamente -, gli antichi saperi sono davvero allettanti, straordinariamente contemporanei”.

 

Eleonora Lo Monaco è una giovane poetessa di rara intelligenza e di grande profondità d’animo, una penna delicata che narra, poliedricamente, con grazia i sentimenti. Una scrittura asciutta, essenziale, attenta. Ecco l’intervista rilasciata all’edizione online del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”.   

 

Quando hai scoperto la tua passione per i versi?

“La passione per i versi nacque spontanea, all’età di otto anni. Ero curiosa, non riuscivo a capire come mai sentivo la necessità di scrivere ogni volta che qualcosa mi colpiva in positivo o in negativo, era un istinto, qualcosa che nasceva dalle viscere e che dovevo subito estrarre ed espellere, un bisogno fuori controllo che necessitava d’essere saziato, così memorizzavo in un quadernetto tutto ciò che destava il mio interesse, proprio come si bloccano dei momenti con le fotografie”.    

 

Ricordi la prima lirica che hai scritto?

“Certo! Nel mio quadernetto, ormai dalle pagine fragili e ingiallite, emerge chiara e lontana la mia calligrafia come fosse appartenuta ad un’altra Eleonora. Affiorano vive quelle piccole e semplici rime dedicate alla ‘Mamma’. Ero appena alla terza elementare e la maestra m’aveva nominata ‘Sapientina’. Più tardi, esattamente in quinta elementare, la maestra mi coinvolse in un piccolo e originale progetto, quello di scrivere una preghiera, così, anche le altre maestre potevano farla recitare ogni mattina alle altre classi e il giorno seguente, fu scritta su cinque cartelloni colorati e appesa in ogni classe. Ogni volta che ascoltavo gli altri bambini recitarla (e ci fu anche chi la imparò a memoria), ricordo mi sentivo strana”.

 

 
 Eleonora Lo Monaco allo Zecchino d'Oro

So che la figura di tuo nonno è molto importante, per te. O no?

“Sì, Michele! Devo essere sincera: hai colpito un nervo scoperto e importante. Citare quest’uomo meraviglioso, che ho avuto la fortuna di conoscere e vivere per lungo tempo e che porterò per sempre nel mio cuore, mi commuove. Purtroppo mi ha lasciata il 13 febbraio 2009… Fu lui a scoprire la mia dote, fu lui ad istruirmi, a farmi conoscere il mondo. Sovente, pensiamo che bisogna viaggiare per affermare o conoscere qualcosa, io posso testimoniare il contrario, ero semplicemente seduta vicino a questa meravigliosa fontana di saggezza e sapere, che amavo ascoltare e da cui mi lasciavo rapire e trasportare in giro per il mondo, con la sola forza delle parole e l’immaginazione. Era la mia enciclopedia vivente. Un uomo dalle origini nobili, poiché cugino della Principessa Ganci che nel 1980 ospitò la Regina Elisabetta a Palazzo Ganci. Raffinato, signorile, cordiale, dal linguaggio articolato e ricco, di cultura insaziabile, una spugna che assorbiva qualsiasi informazione, dalla mentalità aperta ed elastica, trascorreva il suo tempo libero e in seguito alla pensione, a leggere cataste di libri. Mai una volta gli sentii pronunciare una parolaccia ed era sempre così sereno, gioviale, come se per lui il mistero della vita, non avesse alcun segreto. Sapeva tutto, sapeva troppo e me lo ha trasmesso e inciso a fuoco”.    

 

Nel 2004 hai pubblicato il primo libro intitolato “Sentimenti e sensazioni tra realtà e fantasia”. Come è stato accolto il tuo libro d’esordio?

“Il 2004 è stato un anno rivelatore per me. Esattamente l’anno precedente, dopo aver ricevuto per anni varie pressioni, in parte dalla mia famiglia che mi è sempre stata vicina e mi ha sempre sostenuta e incoraggiata, in parte dai parenti e in parte dagli amici più cari, decisi che era giunto il momento di porre all’attenzione dell’occhio indiscreto del mondo, le mie liriche. Che sia chiaro, scrivevo per me stessa, le poesie erano come una valvola di sfogo, erano qualcosa di molto intimo e che custodivo in un cofanetto chiuso a chiave. Ogni volta che lo aprivo, mi sentivo veramente a ‘casa’. Era il mio rifugio sicuro, un mondo parallelo a questo, capace di rilassarmi e regalarmi profonde emozioni. Pubblicare il mio primo libro, fu come aspettare un figlio! Io non sono ancora madre, ma credo sia un’emozione simile! Fu non solo una grande soddisfazione, gioia, rinascita, ma poi successivamente fui convocata dalla mia Casa Editrice Libroitaliano e dal Direttore Salvatore Fava, il quale mi comunicò di persona, che il mio libro era stato il più quotato e venduto, quindi dai risultati capì subito che ero sulla buona strada”.

 

Successivamente, nel 2007 hai pubblicato due volumi: “Strani percorsi” e “Argomenti”. Me ne parli?

“Il mio editore, credendo fermamente nelle mie capacità, mi ha sempre spronata nel pubblicare altre raccolte. Dal 2004 al 2007 ho avuto modo e tempo per riflettere e quindi ‘crescere’. Infatti, nel primo libro si nota un linguaggio molto semplice, quasi spicciolo, non che l’abbia modificato, perché sono dell’opinione che la poesia è comunicazione, quindi mantengo un linguaggio diretto e di facile apprendimento, ma sto cambiando ‘pelle’. D'altronde l’universo stesso muta, perché non dovrebbe mutare anche il mio dono? ‘Strani percorsi’ è un libro di sole mie poesie che si ispirano un po’ alla corrente poetica del ‘crepuscolarismo’, una raccolta che reputo ‘dark’, perché cita eventi molto particolari e oscuri della mia vita. Le liriche appaiono sottilmente dure, i contenuti sono pesanti, ma riescono ad essere molto godibili. Sto cercando di uscire fuori dagli stereotipi tradizionali che hanno fortemente limitato la poesia e la sua diffusione. Essa infatti, ha bisogno di rinascere, comunicare, diventare più commerciale e di facile apprendimento, cosicché possa essere apprezzata dalla stragrande maggioranza della gente e non solo dall’elite! ‘Argomenti’ invece è un’antologia, che vede partecipi al suo interno tanti poeti di varia estrazione socio-culturale e da varie parti d’Italia, in modo che ognuno nella sua originalità, apporti quel tocco di diversità e ricchezza che contribuisce a dare vari toni e sfumature di colore all’opera. Ogni volume dell’antologia contiene dodici poeti e ha come peculiarità, l’introduzione critica per ogni poeta, stilata personalmente dal Direttore Fava, che sapientemente illustra e avvicina il lettore, al mondo unico e straordinario di ogni autore”.     

 

E recentemente sei stata inserita nell’antologia “Confini” assieme ad altri poeti. E’ vero?

“Sì, l’antologia ‘Confini’ è il mio ultimo e nuovo lavoro che finalmente ha visto la luce, dopo un anno un po’ turbolento e come ‘Argomenti’, riporta esattamente le stesse caratteristiche. Nel blog del mio sito myspace, sono già presenti alcune liriche”.

 

Come nascono, sostanzialmente, le tue poesie?

“Le mie poesie sono riflessioni gargantuesche, derivate dalla profonda meditazione sulla vita, l’uomo e le sue ‘stagioni’, dalle mie esperienze o di altri, poiché ho una grande capacità di empatia e riesco a fare mia anche l’esperienza altrui, sentendone gli stessi effetti, gioie e dolori. A volte sono semplici impulsi, vere e proprie ispirazioni che traggono significato da cose del tutto normali, come la musica, un film che mi ha colpita particolarmente, il suono della risata di un bambino, i colori di un tramonto, il profumo e la magia del mare, i sussurri tra gli alberi di un bosco e via discorrendo”.

 

Quali sono le tematiche più frequenti e ricorrenti del tuo lirismo?

“Dunque, le tematiche sono davvero molteplici, non ho limiti, posso sfornare rime e assonanze su vari temi, ma confesso che ho dei ‘periodi’. Periodi in cui ho esplicato la bellezza della vita, periodi in cui ho narrato i tormenti dell’abbandono, periodi in cui ho citato il libro dei ricordi, le esperienze, le illusioni, l’amore, la diaristica, gli interrogativi esistenziali, il dialogo, il tempo che scorre inesorabile… Un repertorio vasto di proposte e di urgenze che sfociano a volte in un linguaggio mesto, a volte in un linguaggio discorsivo, armonioso, duro, tagliente… Le mie sillogi hanno vari ritmi e musicalità, risultano vibranti, sono ricavate strettamente dalla quotidianità, estrapolate dagli eventi mutando di continuo, si modificano, rinnovano e per il momento sto proprio attraversando la fase del ‘cambiamento’”. 

 

Mi puoi tracciare l’identikit dei tuoi lettori?

“Molti, ma non troppi e non tutti, li conosco personalmente e in genere, coloro che mi leggono sono persone molto sensibili, curiose, che mostrano interesse e mi chiedono della mia visione del mondo e della vita, visione che non voglio assolutamente svelare, ma variano anche come età, professione e questo mi rende particolarmente felice, perché significa che l’obiettivo che mi sono imposta di raggiungere, ovvero quello di trascinarmi più gente possibile, si sta lentamente compiendo. Sono comunque consapevole che la strada della poesia è un percorso molto lungo, impervio e difficile, ma è una delle poche cose in cui credo veramente e mi fa sentire viva, quindi insisto, resisto e persisto senza tregua”.    

 

Quante ne hai scritte, sino ad oggi?

“Credimi: questa è una domanda che mi mette in difficoltà, perché non le ho mai numerate. Ma posso dirti che ho sei quadernetti a quadri pieni e il settimo è giunto quasi alla zona ‘spille’, tenendo in conto che voglio riprendere e trasformare le poesie legate alla mia infanzia”.

 

Preferisci scriverle di giorno o di notte? E perché?

“Scrivo quando capita. Durante il giorno meno, con più facilità la sera, ma soprattutto di notte ed è tremendo, perché nel sonno più importante e profondo, iniziano a girarmi per la testa dei versi, che man mano aumentano e così, per paura di scordarli, sono costretta a svegliarmi e scriverli subito di getto sul mio oramai noto e fedele quadernetto. Sovente, mi capita di fare fatica nel prendere sonno e questo è un campanellino d’allarme, che mi fa intendere che bolle qualcosa in pentola. Amo la notte, mi definisco io stessa un’animale notturno e poiché vivo in montagna, con la grande calma e il silenzio, riesco a dare alla luce anche dieci poesie nel giro di mezz’ora”. 

 

Scrivi a penna o al computer?

“In questo sono tradizionalista: scrivo tutto a penna su carta, perché sono affascinata dall’odore di quest’ultima e dall’inchiostro che scivola dolce sul foglio. Non ne posso proprio fare a meno. Ma anche la tecnologia mi piace e quindi successivamente le trascrivo al computer, così da averne una copia cartacea e una copia su cd”.

 

Che cos’è la poesia, per te?

“Tanto per iniziare la poesia è il volto più aulico dell’uomo, è il canto più profondo dell’anima, la danza della mente, una cascata inesauribile, un pensiero travolgente, suadente, seducente, l’essenza della vita, pura passione. Mi chiedi cos’è la poesia? Io ti rispondo che è come fare l’amore. E’ un grande dono di se stessi agli altri, altri che spesso sono ciechi e sordi, è pura sintonia e armonia con le cose, le persone e la natura, è un culto dove bellezza materiale si fonde con la bellezza spirituale. La poesia ci avvolge, vive in ogni cosa e in ogni dove, un’incommensurabile universo misterioso, prezioso e affascinante, capace di rapirci, arricchirci, sussurrarci nuovi orizzonti, messaggi, valori, emozioni e nuove forme d’amore. La poesia è evoluzione, cambiamento dell’animo umano, nuovo punto d’osservazione della vita, rinascita radicale dalle proprie ceneri, un inizio continuo senza fine. La poesia è puro incanto e magia”. 

 

Chi sono i tuoi poeti preferiti?

“Caro Michele, non potrei mai schierarmi per uno o per l’altro, farei un grande e grave errore, perché tutti sono preziosi e tutti regalano immense emozioni. Poi i gusti sono personali e possono variare, ma non mi sento di dirti preferisco più questo che quello: farei davvero un grave errore”.

 

Chi sono i tuoi scrittori prediletti e perché?

“Stessa cosa vale per gli scrittori, anche se io ritengo che poeti e scrittori siano due categorie ben distinte e separate, ma c’è chi ha detto, che uno può fare tranquillamente la cosa dell’altro e viceversa, ma io ritengo che ci sono ‘doti diverse e particolari’ e può capitare che uno scrittore sia in grado di scrivere anche poesie e un poeta in grado di scrivere romanzi. Però in questi casi sono solo doti naturali ed io ammiro tanto gli scrittori. Tempo fa m’avevano proposto di scrivere un libro, ma sono letteralmente caduta in crisi, poiché non saprei scrivere più di tre pagine. Anche a scuola avevo grossi problemi, perché un mio tema prendeva a malapena la metà del primo foglio di quadernone. Scrivevo breve, concisa, ma il contenuto era talmente scorrevole, succoso e scoppiettante, che chi lo leggeva era costretto a rileggerlo più volte per non farsi sfuggire il significato”.    

 

Che genere di musica ascolti?

“Ascolto tutti i generi di musica, spazio dalla musica classica al metal, ascolto meno il rap e l’hip pop, ma in particolare amo Elvis Presley che ho iniziato ad ascoltare alla tenera età di 4 anni. Infatti, è divenuto il mio mito per eccellenza, ma vado matta anche per le grandi voci blues, soul, come Otis Redding, Wilson Pickett, Aretha Franklin, Tina Turner, Shirley Bassey. E comunque vado a periodi, periodi in cui ho necessità d’ascoltare più un genere che un altro”.

 

Mi risulta che hai anche partecipato, da piccola, alle selezioni dello “Zecchino d’oro”. Com’è stata questa esperienza?

“Lo ricordo come fosse stato ieri, fu davvero un’esperienza memorabile, rammento la trepidazione, l’adrenalina prima dell’esibizione e successivamente quella scarica dopante che mi faceva sentire d’avere in pugno palco e pubblico… Tutti quegli occhi puntati addosso in studio, più i grandi ‘occhi’ delle telecamere. Cantai ‘La sveglia birichina’ e mi classificai terza! Purtroppo solo la canzone che si classificava prima, continuava l’ascesa per raggiungere il palco dell’Antoniano, ma mi divertii parecchio, credo fosse l’inconsapevolezza legata all’età, visto che avevo cinque anni! Se oggi dovesse accadermi una cosa del genere, francamente non lo farei, mi sentirei estremamente a disagio”.

 

So che ami la storia degli antichi Egizi, dei Maya e di altre culture di popoli scomparsi. E’ vero?

“Assolutamente sì. Amo conoscere queste civiltà, il loro sapere così avanzato per quell’epoca e in continua evoluzione. Credo che gli storici dovranno riscrivere la storia da capo, perché stanno emergendo davvero delle sfaccettature molto interessanti, direi affascinanti. Già da ragazzina nutrivo un fascino smisurato per le piramidi, le mummie, le tecniche di costruzione dei templi e delle tombe, l’imbalsamazione dei faraoni e le storie sempre più avvincenti, che saltano fuori con tutte le tecniche avanzate di ricerca di cui gli scienziati si servono, per svelare tutti i grandi ‘perché’ irrisolti. Io credo che abbiamo tutti molto da imparare da queste grandi civiltà, penso siano portatori di grandi messaggi che ancora non siamo in grado di decriptare. Per non parlare dei Maya, del loro sapere addirittura sul cosmo e la fatidica data del 2012… Il mistero di Atlantide, e potrei continuare all’infinito, perché in merito ho letto anche molti libri. Insomma, c’è veramente un mondo da capire e conoscere e gli antichi saperi sono davvero allettanti, straordinariamente contemporanei”.

 

Qual è il tuo legame con il disegno e la pittura?

“Il mio legame con la pittura e il disegno, più in generale con l’arte, derivano dalla scuola che scelsi di fare, mia croce e delizia. Provengo dall’Istituto d’Arte sezione mosaico e a dire il vero, quando scelsi questa scuola ero davvero inconsapevole della scelta che avevo effettuato, più che altro erano i professori delle scuole medie che vedendo la mia predisposizione verso il disegno, mi consigliarono d’intraprendere la strada artistica. All’inizio devo confessare mi sentivo un po’ disorientata, era qualcosa di veramente nuovo, ma superato il primo anno, iniziai a sentirmi al posto giusto. Imparai a conoscere e apprezzare le opere di grandi artisti e mi sento davvero fortunata nel vivere in un Paese così ricco di storia, tradizioni, cultura e opere. Nel tempo libero, ma solo come hobby, amo ritrarre paesaggi, realizzare qualcosa in mosaico, piccoli oggetti come fermacarte, specchi con intarsi in mosaico e cose di questo genere. Amo profondamente l’arte ed è un altro aulico mezzo d’espressione dell’uomo”.  

 

Pratichi qualche sport?

“Adesso non più, ma in passato ho avuto modo di praticare basket, nuoto, pallavolo. Ma devo dire che le discipline che m’affascinavano e mi erano più congeniali erano soprattutto nuoto e basket, infatti i miei istruttori avrebbero voluto iscrivermi al CONI affinché intraprendessi la carriera sportiva”.

 

Chi sono i tuoi attori preferiti?

“Potrei farti una lunga lista infinita di nomi, tra gli attori di ‘ieri’ e di oggi, ma senza dubbio, il mio attore preferito in assoluto è il grande John Malkovich”.

 

Quali sono i valori ai quali credi strenuamente?

“Ho imparato a mie spese che nella vita non ci sono regole, i valori di una persona variano secondo l’educazione ricevuta e le esperienze. Forse credo ancora un po’ nell’amicizia, quando è sincera, spontanea, disinteressata e incondizionata, ovvero, senza porre condizioni di alcun genere”.  

 

Quali sono i tuoi difetti e quali sono invece le tue qualità umane?

“I miei difetti sono davvero tanti e tosti come l’essere impulsiva, testarda, esageratamente pignola, eccessivamente diffidente, non porto odio e rancore verso nessuno, ma sono inequivocabilmente vendicativa e non trovo pace se non riesco a portare a termine la vendetta meditata. Questo purtroppo in seguito a esperienze traumaticamente negative, che mi hanno fortemente lacerata, cambiata, lasciandomi delle profonde e invisibili cicatrici. Le mie qualità umane sono molteplici tra cui la sensibilità, la mia smisurata sincerità, la predisposizione nell’aiutare chi si trova in difficoltà, l’amore per gli animali, la generosità d’animo”. 

 

Dulcis in fundo, quali sono i tuoi sogni nel cassetto?  

“Se m’avessi fatto questa domanda dodici anni fa, ne avrei avuto di sogni nel cassetto da raccontarti! Ho semplicemente smesso di sognare e illudermi inutilmente, non faccio più progetti e non guardo al futuro, vivo semplicemente giorno per giorno, prendendo tutto ciò che di buono mi offre il momento e se è proprio una di quelle giornate ‘no’, riesco sempre a trarre qualcosa di positivo e utile. Quindi posso risponderti più semplicemente: ‘qualsiasi cosa di buono mi regalerà la vita’”.

 

MICHELE BRUCCHERI   

 

 

 

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