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I LAMPI DI POESIA NEGLI SCATTI DI GIOVANNA GRIFFO

I LAMPI DI POESIA NEGLI SCATTI DI GIOVANNA GRIFFO

mag 08 2010

Michele Bruccheri intervista la brava artista di fotografia contemporanea. A metà giugno ci sarà l’exibition della professionista di Latina dal titolo “Prospettive dell’Oltre” a cura dell’associazione culturale “Occhio dell’Arte” di Lisa Bernardini

 
 Giovanna Griffo

 

Grande padronanza della macchina fotografica per immortalare ciò che “vede” con la sua anima. Capace di trasmettere un variopinto caleidoscopio di emozioni, di sensazioni, di riflessioni, di stati d’animo. Giovanna Griffo, 38 anni, di Latina, è una figlia d’arte. Una brava artista di fotografia contemporanea dalla personalità forte, vulcanica ed attiva. Ama e rispetta profondamente ciò che l’occhio del suo cuore immortala. Un’artista dai numerosi lavori professionali, con una miriade di mostre personali e collettive. Con molti interessi che scoprirete leggendo la lunga intervista che ha rilasciato al nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”, nella versione in rete.

 

Di grande spessore è la exibition di Giovanna Griffo che si terrà dal 15 al 26 giugno a Forte San Gallo di Nettuno dal tema “Prospettive dell’Oltre” tramite l’associazione culturale “Occhio dell’Arte”, ubicata ad Anzio, della geniale collega fotografa Lisa Bernardini che organizza e cura eventi. Un’interpretazione “intima e personale degli scenari paesaggistici della mia quotidianità, fatti di sabbia e mare, di cieli drammatici, di oggetti abbandonati, di presenze minuscole e di scenari immensi”, spiega in modo didascalico e puntuale.

 

Sei figlia d’arte. Come hanno influenzato la tua attività fotografica i tuoi genitori, entrambi artisti?

”Vivere la propria infanzia in un mondo fatto di tubetti strizzati di colore, pennelli, tele e creta da plasmare, è stata un’esperienza di crescita e di formazione artistica indubbiamente forte. Ho vissuto in una casa dove non esiste un centimetro quadrato bianco; ogni parete, ogni angolo, è letteralmente ricoperto ed invaso da quadri e sculture, accatastati perfino in terra! Lo studio dei miei genitori è sempre stato una miniera d’oro, un tesoro infinito di libri d’arte raccolti con amore dall’eredità della libreria di famiglia, di possibilità di esprimersi nei modi che volevo, usando tele, fogli, e persino i muri di casa per dipingere! Solitamente le mamme sono sempre molto accorte a non far sporcare ed imbrattare casa dai loro figli piccoli, io invece ho avuto la gran fortuna di non avere questi limiti, di poter usare tempere, acquerelli, pastelli, in assoluta libertà creativa. Questa condizione di incredibile stimolo artistico mi ha permesso, senza dubbio, di affinare fin da piccola il mio occhio e la mia sensibilità verso il senso del bello e del colore, di avere familiarità con il linguaggio artistico come mezzo di comunicazione della propria creatività, interiorità e visione del mondo, senza costrizioni, vincoli, ma solo come modus vivendi assolutamente naturale e spontaneo”.

 

Come e quando nasce il tuo forte interesse per la fotografia?

”La mia passione fotografica è un amore nato dentro una camera oscura all’età di 6 anni, un amore che mi ha inebriato quando facevo ondeggiare la carta nei bagni di sviluppo o quando al buio sviluppavo le pellicole a fianco di mio padre, che, fin da piccola, mi ha instillato la curiosità e la voglia di scoprire lo straordinario mondo della fotografia. Ho cominciato a fare fotografie con una vecchia Leica CL anno 72, dotata di un unico obiettivo Leitz R 90 mm f2.8, che rubavo spesso a mio padre. Nasco quindi con la tecnologia analogica con la quale ho convissuto per più di vent’anni, ma questo non mi ha impedito di apprezzare ed accogliere il digitale circa 7 anni fa, mezzo con il quale sento di avere la massima possibilità espressiva ed il pieno controllo di tutto il flusso creativo dell’immagine, dallo scatto fino alla stampa, dando libero sfogo alla sperimentazione più ardita”.

 

Quali sono le tematiche ricorrenti dei tuoi scatti fotografici?

“Ho sempre avuto una grande ed innata curiosità verso il mondo. Le magie della natura, i lampi di emozioni sul volto delle persone, il microcosmo ed il macrocosmo sotto e sopra la nostra testa, il modo in cui la luce plasma le cose e crea le ombre per inventare nuove forme e nuovi significati, sono tutte cose che mi hanno da sempre affascinata, facendomi scoprire orizzonti fotografici sempre nuovi, senza sentirmi troppo vincolata ad un genere o ad un tema fotografico. Ad ogni modo si possono trovare delle ricorrenze nel mio fare fotografia, o quantomeno dei temi che mi sono più cari di altri, forse perché più vicini alla mia essenza e sensibilità. Fra questi non posso non citare il mio portfolio ‘Prospettive dell’Oltre’, interpretazione intima e personale degli scenari paesaggistici della mia quotidianità, fatti di sabbia e mare, di cieli drammatici, di oggetti abbandonati, di presenze minuscole e di scenari immensi”.

 

 
 Ritorno alla vita

Delle tue mostre personali, quali ricordi con più soddisfazione?

“Senza ombra di dubbio quella che non ho ancora realizzato, ma che realizzerò a breve! Non c’è mai nulla di più stimolante e appagamente del prossimo progetto fotografico che dovrò realizzare, o della prossima mostra che dovrò allestire, questo perché è nella tensione verso il futuro che si riesce a dare sempre il meglio di sé capitalizzando dalle esperienze passate. Avrò il piacere e l’onore di esporre una mia personale sul tema ‘Prospettive dell’Oltre’ presso il Forte San Gallo di Nettuno (in provincia di Roma, ndr) dal 15 al 26 giugno. Per me è stata una immensa soddisfazione ed un privilegio avere la considerazione del sindaco Alessio Chiavetta, dell’assessore alla Pubblica istruzione Giampiero Pedace e di tutto lo staff ed il personale dell’assessorato alla Cultura che così magnanimamente hanno dimostrato di avere grande apertura verso l’Arte in tutte le sue espressioni. Vorrei ringraziare sentitamente anche l’associazione culturale ‘Occhio dell’Arte’ nella persona di Lisa Bernardini che da tempo caldeggiava di poter organizzare una mia personale in uno scenario così suggestivo come il meraviglioso Forte San Gallo”.

 

Numerose sono state le tue mostre collettive. A quale ti senti maggiormente legata e perché?

“Sono state davvero moltissime le mostre collettive alle quale ho avuto l’onore di partecipare, ma forse quella alla quale mi sento maggiormente legata è quella ancora in corso fino a metà maggio a Citerna, in occasione del terzo MaxRaduno del portale www.maxartis.it e dell’evento CiternaFotografia 2010. La mostra dal titolo ‘Intreccio della memoria’ segue la scia del tema generale sulla memoria di CiternaFotografia che ha l’onore di ospitare la mostra ‘Quelli di Bagheria’ di un fotografo di fama internazionale come Ferdinando Scianna. Partecipare ad una collettiva privilegiata dalla presenza di un maestro come Ferdinando Scianna in una location suggestiva e di prestigio come quella del meraviglioso borgo di Citerna, non può che essere per me motivo di immensa soddisfazione e di rinnovato orgoglio”.

 

I tuoi scatti sono stati mai pubblicati su qualche rivista?

“Non sono fra quelle persone che ama mandare le foto alle riviste e neppure partecipa ai concorsi fotografici, preferisco altri luoghi ed opportunità per dare visibilità al mio lavoro. Però almeno una volta, solleticata da una sfida che ho letto sulla rivista Fotografare dove si chiedeva di inviare un portfolio a tema di massimo 20 fotografie per partecipare ad un concorso, ho deciso di provare. Ho inviato una selezione del mio portfolio ‘Geometrie Urbane’ un lavoro dove ho cercato di interpretare le linee e le forme più scontate e banali offerte dai contesti architetturali urbani per interpretarli in visioni nuove e metaforiche, astraendoli dal loro significato originale per conferirgli una dignità simbolica di estetica e simboli ritrovati, laddove magari estetica, bellezza e visioni non erano immediatamente visibili. Il mio scopo è stato quello di scardinare lo spazio freddo, razionale, ossessivo, delimitato, e allo stesso tempo, moltiplicato dagli edifici. E’ come giocare con i lego: guardo tutti gli elementi che compongono i vari pezzi e cerco un modo per incastrarli tutti nel rettangolo fotografico della mia inquadratura. Così nascono pianoforti silenziosi fatti di ferro e cemento, piscine olimpioniche da scale anticendio, montagne russe da pensiline di aeroporti, binari di ferrovie da facciate di palazzi. Il disorientamento che ne scaturisce è solo momentaneo. Dopo un’attenta osservazione si ha la sensazione di essersi riappropriati di uno spazio che ci era stato ingiustamento sottratto. Il portfolio è stato il vincitore del concorso a premi ed è stato pubblicato nel numero di agosto 2006 della rivista Fotografare con 4 pagine a me dedicate”.

 

Qual è stato il tuo percorso di studi?

“Nonostante sia nata in un ambiente di matrice fortemente artistica, ho seguito un percorso di studi scientifico ed ingegneristico che mi ha portato a specializzarmi nel settore dell’Information Technology e della Business Intelligence in particolare. Eppure, nonostante il mio percorso professionale di stampo ingegneristico, non ho mai potuto fare a meno di coltivare con infinita passione lo studio della fotografia e di molte altre discipline artistiche senza le quali non potrei sentirmi la persona appagata e felice di vivere di oggi”.

 

So che sei editore ed amministratore di un importante portale della fotografia. Me ne parli?

“Si parla sempre molto volentieri delle proprie creature! Maxartis lo ritengo tale, un figlio dapprima non voluto, ma come tutti i figli, poi amato alla follia! MaxArtis nasce da un progetto di amanti della fotografia ed è dedicato ad appassionati di fotografia che desiderano crescere attraverso il confronto con gli altri. Ha visto la luce nel dicembre 2005 ed allora, veramente, potevamo contarci sulla punta delle dita. Il suo scopo è quello di instaurare un confronto tra tutti coloro che amano la fotografia, che la rispettano, che attraverso di lei trovano il modo di comunicare, di esprimere i propri sentimenti e i propri pensieri, di divulgare le proprie esperienze e mettere al servizio degli altri cultura e conoscenza. MaxArtis è il luogo ideale per chi vuol crescere ed approfondire argomentazioni e tematiche varie, ma lo è anche per chi si trova agli inizi e deve ancora prendere una visione obiettiva di quello che è il mondo fantastico della fotografia. La nostra comunità virtuale si nutre del supporto fornito da tutti gli utenti che consiste nel proporre immagini fotografiche ed esprimere pareri onesti e sinceri sulla fotografia. Attraverso questi pareri nasce il confronto, padre di tutti i nostri progressivi miglioramenti ed accrescimenti culturali”.

 

Qual è il suo punto di forza? 

“MaxArtis ha il vanto di ritenersi un sito fotografico diverso da altri, di invidiabile e sicura qualità. Tutto questo per merito di una politica che mira essenzialmente a valorizzare la fotografia, mediante un sano e intelligente scambio d'informazioni che si articola sulla base della buona fede e dell'onestà intellettuale di ciascuno di noi. MaxArtis è un modo di aprire gli occhi, di scoprire cose nuove, di ampliare la nostra capacità visiva, la nostra immaginazione e la nostra fantasia. Un modo di crescere anche sotto il profilo dell'analisi dell'immagine, sia tecnica che narrativa. Tutto questo grazie al contributo della nostra partecipazione attiva, costante e seria dello staff. Maxartis è come una famiglia, una comunità che va al di là del virtuale, con componenti animati tutti dalla stessa passione, la fotografia. Ma MaxArtis non è solo un luogo di confronto virtuale. Abbiamo realizzato, e realizziamo continuamente, occasioni reali di incontro su tutto il territorio nazionale, con organizzazione di workshop fotografici a cura di guru del settore, mostre, importanti eventi di fotografia a tutto tondo e anche la creazione di libri fotografici con la collaborazione dei nostri stessi utenti. Ecco, MaxArtis, come cita a ragione la home page, è passione per la fotografia perché è passione per la comunicazione attraverso le immagini che sono lo spunto essenziale in questo luogo per innescare un processo infinito. Che cos'è Maxartis? E' il posto migliore che chiunque ami la fotografia possa trovare. Oggi MaxArtis conta migliaia di iscritti ed è uno dei portali di fotografia più noti e frequentati nel panorama nazionale”.

 

Attualmente sei molto impegnata su una serie di fronti. Quali?

“Moltissimi fronti a dire il vero, ma cosa non si farebbe quando è una passione così intensa a trascinarti?! Continuo a svolgere la mia attività di consulente aziendale nella Business Intelligence, ma non posso fare a meno di dedicare le mie energie ed il mio entusiasmo sui fronti più artistici del mondo della fotografia, e sono davvero tantissimi! Sono editore e amministratore del portale www.maxartis.it ed è tramite la gestione del portale che mi occupo anche dell’organizzazione di eventi a carattere di divulgazione e di formazione, come incontri fotografici (letture di portfolio, proiezioni, occasioni di confronto fotografico dal vivo per tutti gli appassionati di fotografia), organizzazione di workshop professionali nel mondo del digital imaging coinvolgendo Adobe Guru come Marianna Santoni e Giuseppe Andretta, realizzazione di libri fotografici come i due MaxArtis Book, ideazione e promozione di tutte le iniziative del portale (contest fotografici a tema, incontri, iniziative di formazione virtuale), e per ultimo ho cominciato anche con attività di docenza su tematiche fotografiche e di digital imaging sfruttando tecnologie innovative come il webinar (seminari sul web) che permettono a chiunque sia dotato di una webcam ed una connessione internet di seguire il mio corso come fosse in una vera aula dal vivo, ma nella comodità di casa sua”.

 

Onestamente, Giovanna, tra colleghi fotografi c’è più ostilità e diffidenza o solidarietà e condivisione?

“Credo che le due fazioni (i diffidenti ed i solidali) ci saranno sempre, ma gli anni di gestione di un portale come MaxArtis mi hanno dimostrato che la solidarietà e la condivisione hanno la meglio, e vincono su quelle poche persone che hanno paura di mettere a fattor comune le proprie conoscenze. La condivisione è ciò che di più potente esiste per accrescere la conoscenza e la cultura in un’ottica di miglioramento continuo per tutti. Anche il grande ed esperto professionista impara e si migliora cominciando a fare divulgazione! Questo perché l’atto del condividere e del divulgare implica una profonda riorganizzazione delle proprie conoscenze e dovendo fare lo sforzo di renderle compresibili agli altri, diventano immediatamente più chiare anche per noi stessi! Collaborano con MaxArtis professionisti di altissimo livello, che tantissimo hanno insegnato e continuano ad insegnare, e non c’è più grande soddisfazione di vedere quanto il mondo può divenire migliore grazie ad un gesto di generosità come la condivisione”.

 

E’ vero! Prego, continua pure.

“Molti pensano che spiegare le proprie tecniche equivalga ad impoverirsi, o che significhi farsi soffiare via il lavoro. Non è così. Per il semplice motivo che la differenza non la fa la conoscenza di una tecnica fotografica, o un trucco di Photoshop; la differenza che c’è, e c’è sempre stata, fra chi è capace di fare arte, oppure semplicemente un mestiere a livelli di eccellenza, sta nelle idee, nel nostro personalissimo modo di fare le cose, nel nostro ingegno e nella nostra creatività, che mai nessuno potrà replicare”.

 

Chi è, secondo te, il miglior fotografo di tutti i tempi?

“E’ perché non dire la fotografa? Quando si vuol citare qualche grande artista del passato, soprattutto nella fotografia, non si pensa quasi mai al nome di una donna, io invece voglio citare una grandissima fotografa: Margaret Bourke White. La scelgo come icona della fotografia di tutti i tempi perché è una donna che da sola, fin da giovanissima (nonostante sia nata nel 1904, in tempi in cui l’emancipazione femminile era ancora un miraggio), ad imporsi in un mondo e in una professione, inventando per sé il ruolo di fotografa pronta a partire in ogni momento, ad affrontare ogni situazione, ad accettare ogni sfida. Scopre la sua strada a contatto con il mondo dell’industria, là dove nessun uomo aveva mai osato, e nella pubblicità, dove i grandi fotografi non osano. Una donna elegantissima, bellissima ed eccentrica, con il suo studio all’ultimo piano del Chrysler Building completo di alligatori in libertà, per me vera icona di un talento fotografo poliedrico e di una capacità fuori dal comune di inventarsi una professione ed un’identità a misura dei suoi desideri”.

 

Che cos’è e cosa rappresenta, per te, la fotografia?

“Amo la fotografia, sì l'amo. Amo quella sensazione che ti brucia dentro la testa per giorni magari, perchè hai un’idea che vuole venire al mondo, ma non puoi manipolarla prima, non puoi fare dei tentativi, non puoi accompagnarla per mano. Te la devi tenere in testa, fino alla fine, la devi coccolare molto tempo, le devi dare attenzioni, devi farla prima crescere dentro di te, e poi, nell’arco di un millesimo di secondo magari, darle la vita. La fotografia è diversa da tutte le altre forme d’arte creativa. In tutte le altre forme il processo è più lento, meno impulsivo, più metodico, più strutturato, ma nella fotografia... ci vuole una frazione di secondo per portarla alla vita, un tempo brevissimo per far nascere un’idea che chissà da quanto tempo custodivi nella testa. Ed è qui che nascono le tensioni, le frustrazioni, le fissazioni”.

 

Perché?
“Perché quelle idee, quei desideri che vorresti portare nel mondo, stanno troppo bene dentro la nostra testa, e più ci rimangono e più diventano ingombranti, e più magari ci affezioniamo ad essi, e non vogliamo più lasciarli, ma far sì che continuino a crescere. E così accade, a volte, che dentro lo spazio di un click, si sprigionino tensioni, e dolori, e gioia, e sentimenti enormi, ci sentiamo più sereni, più sollevati perchè ora possiamo finalmente condividerli con qualcuno, guardarli ogni volta che lo desideriamo, e non aver più paura che possano svanire dimenticati proprio dalla mente che li ha generati. Niente come l'immagine è più sintetica e densa di messaggi che arrivano dritti come un fulmine, attraverso l'occhio di chi guarda, nella testa e nel cuore. Però per riuscire a far questo è necessaria una dote, rara, quanto preziosa: saper allineare occhio, cuore e mente. Da quell'allineamento allora fluisce tutto, tutto ciò che è in noi stessi e verso noi stessi, il mondo entra dentro di noi e ne fuoriesce ancora più ricco, più completo, più vero anche. Quando occhio, cuore e cervello sono in sintonia allora non c'è più distinzione fra vedere e sentire, il mondo parla attraverso te e tu parli attraverso il mondo”.

 

Un fotografo, in fondo, “dipinge” con i suoi scatti ciò che vede. Qual è il tuo legame con il disegno o con la pittura?

“Essendo nata in mezzo a tele e pennelli mantengo un legame molto forte con questo mezzo di espressività artistica. Anche con la fotografia si dipinge, prima scegliendo con cura la luce che impressiona il sensore (o la pellicola) e dopo in camera chiara (o camera oscura se si scatta in pellicola) grazie a strumenti come Photoshop che ti permettono di creare la tua particolarissima ed unica visione fotografica riuscendo a plasmare ed enfatizzare la luce e i colori proprio come si disponesse di infinite varietà di pennelli”.

 

Cosa ti rende più felice?

“La cosa che mi rende più felice in assoluto è l’atto di creare qualcosa. Può essere una fotografia, quando riesco a cogliere quell’attimo, quella luce, quella forma, che nessun altro vede all’infuori di me; oppure può essere la creazione di un ricetta di cucina accostando materie prime in un modo mai sperimentato prima; oppure inventare storie e scriverle di getto lanciando in aria le mie fantasie lasciandole libere di fare le capriole con le parole. Qualsiasi cosa che implichi un atto creativo, un guizzo di immagine, un libero sfogo della fantasia, mi rende incredibilmente felice”.

 

In generale, c’è una persona che stimi di più e perché?

“Sono tante le persone che stimo, sono quotidianamente circondata da persone straordinarie sia dal lato umano che professionale, ma in particolare mi sento di dover essere grata a due persone in particolare nella mia vita: Carmelo Vasta, suocero straordinariamente amorevole che mi ha accolta come una figlia nella sua famiglia, trasmettendomi valori per me irrinunciabili come l’onestà, il rispetto e l’integrità; Adolfo Fabbri, fotoamatore dall’incredibile occhio fotografico e padre di MaxArtis, per avermi insegnato una infinità del mondo della fotografia e per avermelo fatto amare in modo assolutamente sconfinato e viscerale”.

 

C’è un errore che ti riconosci?

“Più di uno purtroppo! Commetto errori continuamente nonostante sia una maniaca della pianificazione di tutte le cose che faccio. Perfezionismo e pignoleria non sono mai abbastanza per fronteggiare gli imprevisti della vita e forse il mio più grande errore è proprio esigere sempre una perfezione che non è di questo mondo, tantomeno il mio, fragile e sconnesso il più delle volte”.

 

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

“L’ultimo libro appena letto sul mio comodino è ‘L’eleganza del riccio’ di Barbery Muriel. L’ho comprato perché mi incuriosiva il titolo e perché adoro i ricci! Devo dire che l’istinto non mi ha tradita, un intreccio di raffinatissima ironia unita ad un’eleganza della prosa tagliente e mai banale”.

E l’ultimo film che hai visto?

“’Lo scafandro e la farfalla’ di Julian Schnabel. Non è uno dei film blokbuster  3D di ultima generazione, ma io amo andare a cercare piccole chicche della cinematografia internazionale che possano lasciarmi un segno emozionale per giorni, se non per anni interi. Questo insolito film si basa su una storia vera, quella del caporedattore della rivista ‘Elle’ Jean Dominique Baubyè colpito dalla locked in syndrome che dopo un ictus lo costringerà per il resto dei suoi giorni a vivere immobile, su un letto di un ospedale della provincia francese. Bauby riesce in condizioni disastrose ad oltrepassare la mutezza del suo corpo (lo scafandro appunto) con l'unica parte del corpo che reagisce al suo cervello, l'occhio; con un battito di ciglia (la farfalla dell'immaginazione che nasce e spazia in un mondo a se stante) riuscirà, grazie alle sue splendide donne, a scrivere un libro. Mi ha molto colpito la fotografia di questo film, innovativa, originale e spiazzante per i punti di vista insoliti che offre allo spettatore”.

 

Che musica ascolti?

“Tutta la musica che vibra allo stesso ritmo del mio cuore. Principalmente amo ascoltare Nu Soul, Jazz, Fusion, Ambient e New Age. I miei artisti preferiti sono Ludovico Einaudi, David Sylvian, Keith Jarret, George Winston, Ryuichi Sakamoto”.

 

Qual è il tuo sogno più grande ancora da realizzare?

“Ne ho troppi di sogni nel cassetto, almeno quante sono le foglie sulle punte di un albero. Sceglierne di strappare una sola foglia e dire ‘questa è la più grande e la più bella’ non mi è possibile. Sicuramente sono tutte foglie che nascono dalla linfa vitale della creatività, della passione e dell’arte. Forse il mio sogno più grande è quello di trasformare almeno una di queste foglie in uno splendido fiore”.

 

MICHELE BRUCCHERI

 

 

La Voce del Nisseno online