INCONTRI

 
     
MARIAPIA GIULIVO, IL POTERE DI TRASMETTERE EMOZIONI E STUPORE CON LA SUA POESIA

MARIAPIA GIULIVO, IL POTERE DI TRASMETTERE EMOZIONI E STUPORE CON LA SUA POESIA

feb 13 2010

Michele Bruccheri intervista l’intellettuale pugliese che ha già pubblicato due raccolte di liriche. Prossimamente uscirà il terzo volume. Vanta un bagaglio professionale variegato e di notevole spessore. Saggista ed appassionata di musica, confida di sognare di scrivere una biografia, in forma di romanzo, su Sergio Cammariere

 

 
 La poetessa Maria Pia Giulivo e il giornalista Michele Bruccheri

Possiede un bagaglio professionale ricco ed interessante, variegato e di primo livello. Ha dedicato una vita allo studio delle tradizioni popolari. Il suo impegno culturale è stato anche per il Carnevale e in favore del volontariato. Mariapia Giulivo, intellettuale pugliese, versatile e di rara sensibilità, ha pubblicato due raccolte di liriche e prossimamente emetterà i suoi vagiti il terzo volume, già pronto. “La poesia ti cambia la vita”, ammette. E due musicisti stanno componendo le musiche sulle sue poesie “senza toccarle di una sola parola”.

 

Autrice di numerose pubblicazioni e di recensioni, brillante saggista ed appassionata di musica, nonché organizzatrice di eventi, sogna di scrivere una biografia, in forma di romanzo, di Sergio Cammariere. Il quale, di recente, in una trasmissione radiofonica della Rai ha letto un brano della recensione “della mia amica scrittrice, Mariapia Giulivo, che ha scritto delle bellissime parole su questo nuovo album. ‘Carovane’ – legge l’artista calabrese – è molto più di un cd. E’ un viaggio complesso e trascinante in terre lontane… Un viaggio galoppante nel tempo e nei suoi meandri più inesplorati… E’ anche musica ricca di ansia spirituale…”. Un poema meraviglioso: concordiamo. Ecco la lunga intervista rilasciata a “La Voce del Nisseno”.         

 

Hai una spiccata sensibilità che contempla le tradizioni popolari. Come e quando nasce questa inclinazione culturale?

“Probabilmente è nata da bambina. Mi incantavo ad ascoltare i rosari recitati ad alta voce dalla mia bisnonna, in un latino se vuoi, approssimativo, che per me era affascinante e misterioso. Ero curiosa di tutto quello che diceva nel nostro dialetto. La sua stessa casa, per me, era ricca di oggetti attraenti, insoliti e suggestivi. Ricordo il camino, con il fuoco scoppiettante e una ‘pignata’ in cui sobbolliva sempre qualcosa. Ho trasformato, crescendo, questo impulso iniziale in ricerca, ne ho fatto materia di studio e approfondimento. Le tradizioni, la musica e la letteratura popolare, l’antropologia sono campi di scoperta e arricchimento meravigliosi, spesso sognanti… Entrano nel tuo DNA e non ne escono più. Sono entrati persino nella mia poesia. E poi, la mia terra, la Puglia, è molto ricca in tal senso”.

 

Un altro tuo “cavallo di battaglia” è rappresentato dal Carnevale, vero?

“Vivo in un paese che vanta il più antico Carnevale d’Europa: Putignano. Ha oltre 600 anni di storia. Ed è ricco di forti connotazioni culturali. E il carnevale è una cosa seria, anche se oggi ha perso un po’ la valenza del ‘capovolgimento’ dei ruoli. Resta, per la tradizione, un rito di ‘rigenerazione’ collettiva. Come potevo non appassionarmene? Ho condotto su di esso diverse ricerche antropologiche e me ne sono occupata anche in modo concreto”.

 

Hai anche pubblicato dei saggi. Me ne parli?

“I saggi, pubblicati perlopiù su riviste di settore, tra cui, ‘Riflessioni – Umanesimo della pietra’, riguardano sempre temi di antropologia e tradizioni popolari. Dalla meteorologia alla medicina polare, dalla viticultura ai riti inerenti il matrimonio, ho spaziato in lungo e in largo… Ho all’attivo altre pubblicazioni in volume sul dialetto, i proverbi, la fiaba popolare, la storia locale. Altri approfondimenti riguardano la poesia e la letteratura”.   

 

Il tuo nome è legato, inoltre, alla Fondazione Carnevale di Putignano. Cosa hai fatto concretamente?

“Oltre ad aver collaborato con essa per circa dieci anni, ne sono stata presidente per due anni. Da noi è un ruolo di grande prestigio e fui orgogliosa di essere stata la prima donna in Europa a ricoprire questo non facile incarico. E’ una grande macchina organizzativa, un evento di notevole portata. Fui intervistata da molti giornali femminili… Ricordo un bell’intervento su ‘Donna moderna’”.

 

Come siete riusciti a coinvolgere il grande Renzo Arbore?

“Sorrido. Fu veramente una mia fulminante idea. Allora, Renzo, era ambasciatore della Puglia nel mondo. Mi ‘inventai’, con la ‘complicità’ di un maestro cartapestaio, un carro allegorico su di lui. Andai a dialogare con il Presidente della Regione, che per giunta, era di parte politica avversa, rispetto alla gestione del mio Comune. E per me, fu gioco facile! Riuscimmo ad averlo a costo zero. Fu una presenza che catturò l’attenzione nazionale sul nostro Carnevale in modo ancora più incisivo. Significò prestigio, un valore aggiunto.  Renzo Arbore si dimostrò per quello che è. Un artista stupendo, un uomo di grande spessore umano e culturale. Una persona splendida, ironica, che sa dare molto di sé e sa sorridere. Indimenticabile!”.

 

So che hai collaborato proficuamente anche con altre importanti manifestazioni carnevalesche. Con quali?

Tante, non farmi fare un elenco! Ricordo con particolare piacere Capua, antica e bellissima città campana dove nacque il primo frammento della lingua italiana e patria di Ettore Fieramosca, Subiaco, in provincia di Roma, la città dove San Benedetto, al Sacro Speco, creò il suo ordine monastico (passare dal brio del Carnevale a quel silenzio quasi irreale - pernottavo nella Foresteria del Convento - è un’esperienza che mai dimenticherò) e Villa Literno, sempre in Campania, nel cuore dell’Agro Aversano… Terra difficile ma generosa, dove il Carnevale ha anche una forte valenza sociale”. 

 

 
 Maria Pia Giulivo (poetessa pugliese) e Michele Bruccheri (giornalista siciliano)

Un lustro addietro sei stata nominata direttore artistico. Di cosa ti sei occupata?

“Sorrido, Michele! Hai privilegiato in questa intervista un aspetto insolito e particolare e ti accontenterò. Sono stata direttore artistico e superconsulente per il Carnevale di Villa Literno, in provincia di Caserta. Con nomina diretta del sindaco della cittadina. Un’esperienza che mai dimentico. Intanto, per la scoperta di un carnevale insospettabilmente ricco e bello, che ha anche un risvolto umano e sociale, toglie dalla strada centinaia e centinaia di giovani in una terra nota alle cronache per ben altri eventi, ad alto tasso di disoccupazione e di cui, diffusamente, ha scritto Roberto Saviano in ‘Gomorra’. Per farla breve, ero a cinque chilometri da Casal di Principe. Ma attenzione. Vero è  – e l’ho scoperto solo dopo - che ero seguita a vista da una guardia del corpo, ma è anche vero che ho conosciuto persone meravigliose, generose, sincere. Qualcuno mi diceva che avevo coraggio, a lavorare in quelle zone. Sono stata anche direttore artistico di altri Carnevali, ma quella citata è l’esperienza che ricordo con maggiore affetto”.

 

Il tuo campo d’azione è stato ed è vasto, Mariapia! La mia lente d’ingrandimento sta osservando, semplicemente e sobriamente, un po’ tutto. Per conoscerti meglio, ovviamente. Sei un’appassionata di musica ed hai indefessamente organizzato molti eventi. Quali ricordi con maggiore affetto ed entusiasmo?

“Senza dubbio, l’Europa Jazz Festival di Noci, in provincia di Bari. Una scommessa vincente del nostro territorio che si è protratta per molti anni. Nata da un’idea del trombettista Pino Minafra e del poeta e sassofonista Vittorino Curci, ha visto la partecipazione di grossi nomi del jazz internazionale. Stare a contatto con la musica è sempre stato ed è un arricchimento, per me”.

 

Ti sei dedicata abbondantemente anche sul versante inerente la valorizzazione del dialetto e della creazione di laboratori di scrittura creativa nelle scuole. Che tipo di progetti sono stati?

“Cose del passato che ricordo con molto affetto. Anche se a me piace guardare sempre avanti. Soprattutto, ricordo il laboratorio di scrittura creativa presso una scuola media, voluto fortemente da due insegnanti, che si è concluso, dopo tre anni con un recital dei ragazzi. Sono cose che ti arricchiscono sul piano umano e non solo culturale. Sul dialetto ho tenuto conferenze ed incontri, scritto e collaborato a pubblicazioni varie. Con una precisazione: il dialetto è una vera e propria lingua, con la sua dignità. Però, nulla che appartiene al passato va mitizzato o rinchiuso in uno stato ‘museale’. Va reinventato e rivissuto creativamente, inserito nel presente in modo dinamico e propulsivo. Lo stesso vale per le risposte di questa intervista, lo stesso vale per la vita. Non nutrirsi mai di nostalgie e ricordi, ma guardare sempre nuovi orizzonti. Sorrido…”.

 

Hai collaborato con molte associazioni di volontariato. Quali sono le iniziative che ti hanno maggiormente coinvolto dal punto di vista emotivo ed intellettuale?

“Ho scritto tutta la storia della Fidas, un’associazione attiva per la donazione del sangue. E non l’ho fatto in modo asettico, è quasi una sorta di breve romanzo… Anche perché sono sensibile, da sempre, alle problematiche socio-umanitarie. Ho collaborato con due associazioni per diversamente abili del mio territorio, anche in modo fattivo, dando il mio apporto alla creazione di una biblioteca intitolata ad Emiliana, una ragazza down. E poi, mi sono occupata di una associazione per le adozioni a distanza e di temi ambientali con il Wwf. Ho fatto parte di diverse associazioni culturali, facendo, con gli altri, battaglie anche importanti per la salvaguardia del nostro patrimonio artistico. Tutti momenti di grande arricchimento per la mia parte emotiva e intellettuale ma anche di maturazione. Ho una forte coscienza sociale. E poi, imparare a stare con gli altri, a dialogare, è sempre fonte di apprendimento e scambio”.

 

E poi?

“E poi, parallela a tutto questo, la poesia. Che si nutre anche di tutte queste ‘contaminazioni’. Una scelta di fondo. Una pulsione irrinunciabile, per me. Io dico sempre che la poesia può salvare la vita, come scriveva Donatella Bisutti, in un bellissimo saggio, anni fa e preservare la nostra parte bambina. Conservare il nostro stupore. La capacità di reinventarsi ad ogni risveglio. L’incanto. E’ un fatto anche ‘corporeo’, non solo cerebrale… E ti fa volare alto. Io non potrei vivere ‘rasoterra’. C’è una parte sognante, in me, sono solare e lunare allo stesso tempo. Qualcuno mi ha definita, ‘l’ultima dei romantici’. Qualcun altro ‘sibilla’”.

 

Hai curato, la scorsa estate, il concerto del cantautore Mario Salis. Dove? Com’è andata?

“Questa domanda potremmo girarla a Mario. Scherzo. E’ andata benissimo. Il mio primo approccio con Mario Salis è stato qui, in  My Space. Ne ho apprezzato subito le qualità umane ed artistiche. Sa donarsi molto al pubblico. L’ho presentato con emozione a Monopoli, al Castello Carlo V, sul mare, dove ha cantato e suonato per due ore. Sono ancora grata al Comune che ce ne ha dato la possibilità. La mia presentazione di Mario è in un video, nella home del suo space. E’ un cantautore poeta di grande scuola ma con un suo inconfondibile stile personale. Che dire? Che certamente, lo rifarò, ci proverò a farlo tornare in Puglia. Insieme al mio compagno, prezioso, perché mi supporta in queste scorribande artistiche. Mario ormai è anche un grande amico”.

 

Scrivi recensioni musicali. Per quali testate giornalistiche?

“Non sono una giornalista professionista ma una free lance. Collaboro con diversi siti, tra cui mi piace citare il Trentinoweb, giornale on line di un certo livello. Che accoglie tutte i miei articoli, musicali e non. Ultimamente, Mythos e Musica News hanno pubblicato la mia recensione dell’ultimo e straordinario cd di Sergio Cammariere, ‘Carovane’. E ho avuto il grande esaltante onore di essere citata, con la mia recensione, da Sergio stesso nella trasmissione Start di Radio Uno Rai. Le altre collaborazioni giornalistiche riguardano la poesia. Riviste letterarie. Tra cui Incroci, una raffinata rivista di Adda, un editore barese. E molte altre. Scrivo, inoltre, recensioni e prefazioni di libri. Non conto più, quante ne ho scritte!”.

 

Sei un’estimatrice del bravo ed originale Sergio Cammariere. Sei anche sua amica. Che tipo di persona e di artista è, secondo la tua ottica?

“Sergio è un vero grande artista, vive tutto quello che fa con l’anima. Il mio, per lui, è stato un vero e proprio ‘colpo di fulmine’, mi sono innamorata al primo ascolto della sua musica, del suo modo caldo, avvolgente, straordinario di suonare il pianoforte. Della sua rara abilità nel comporre e arrangiare. Ha classe, talento, umanità, passione, ed una energia inspiegabile, quasi mistica, che  riesce a trasmettere a molte persone, soprattutto nei concerti dal vivo. Non conto più quanti di essi ne ho seguito, aspetto il nuovo tour, dove proporrà i brani del nuovo cd ‘Carovane’ per  fare il pieno di emozioni. Ho recensito questo suo ultimo lavoro. E mi ha dato grandi soddisfazioni. L’amicizia è venuta strada facendo. E’ un bene preziosissimo che serbo nella parte più pura del mio cuore. E grazie a Sergio, ho scoperto anche la sua meravigliosa terra, culla della Magna Grecia, Crotone e soprattutto Capo Colonna… Un luogo magico e incantevole, sospeso e fortemente evocativo, come la sua musica”.

 

Ami scrivere poesie ed hai anche pubblicato dei libri. Quali?

“Sorrido… Io non amo scrivere poesie, nel senso che non mi sento una poetessa ‘amatoriale’. Ho fatto della scrittura, soprattutto in versi, una delle parti più importanti della mia vita. La poesia ti cambia la vita, lo sguardo ma è anche rigore e consapevolezza della parte più segreta che è in noi. Che reclama diritto all’esistenza. E’ il sogno, la verità, il gioco, il nostro stesso sangue, come dico spesso. Mi sono nutrita e mi nutro di molte letture. Perché per scrivere bene, bisogna leggere molto. Io amo i libri in modo viscerale, non so dirti quanti ne ho letti e quanti ne possiedo. Le mie due raccolte edite sono ‘Altaluna’ – ‘Bosco delle noci’, del 1998 e ‘Dissolvenze’, Schena Editore del 2002, con la prefazione di Antonio Spagnuolo”.

 

Nel 2002, come accennavi, hai pubblicato “Dissolvenze”. In cosa consiste la raccolta poetica? Qual è il filo conduttore?

“Il mio filo conduttore è sempre il ritmo. In questo caso, c’è anche la dissolvenza. Del tempo, delle immagini, dei ricordi, dei sogni. La raccolta è divisa in sezioni, una delle quali è dedicata al cinema. Mi affascina la tecnica cinematografica, mi piace il cinema come linguaggio. E mi piace anche la musica. L’esergo dell’intera raccolta, che purtroppo è esaurita, è una frase tratta da una canzone di Paolo Conte. Chi volesse leggere qualcosa da ‘Dissolvenze’, può consultare il sito www.compagnosegreto.it. (è il titolo di un bellissimo romanzo di Conrad). E cercarmi nella rivista n. 9, dedicata ai medici scrittori”.

 

In che termini si è occupata, della tua sfera poetica, la stampa e la critica?

“Io direi sempre in termini inaspettatamente lusinghieri. Ho avuto riconoscimenti anche da critici importanti. Tra cui, quello di Fabio Simonelli sulla rivista Poesia di Crocetti Editore. Mi sono anche particolarmente care le pagine critiche che mi hanno dedicato Luigi Fontanella, su Gradiva, una rivista che ha sede anche a New York, quelle di Dante Maffia e di Pierluigi Capitanio, un critico cinematografico. Sono stata inserita anche in numerose antologie. Ho fatto parte di giurie di Premi letterari. E non dico altro, autocelebrarmi non mi piace. Il vero successo per un poeta, è la trasmissione dell’emozione al lettore. Anche quello comune. Ultimamente, per scelta, scrivo in modo più sfrangiato e denso, mi sono lasciata trascinare dalla stupenda musicalità dell’endecasillabo, non uso più la punteggiatura né le maiuscole. Inseguo un ritmo, anche se più complesso, se vuoi, rispetto ai miei testi precedenti. E non un senso ad ogni costo. Spesso è un flusso della mia coscienza, a parlare. Lascio aperta ogni porta a chi legge”.

 

Per te è molto importante e significativo anche il festival romano Teranova. Di che e di chi si tratta?

“Il Teranova è stato per me molto importante come terreno di scambio, incontro e amicizia con altri poeti e musicisti. Mi piace citare Beppe Costa, Mario Salis, Salvo Campisi, Antonio Caldarella (ci ha lasciato poesie bellissime), tra tutti gli altri. E’ un festival italo-francese che si occupa sostanzialmente di poesia e musica d’autore. Ha premiato poeti, registi, musicisti, tutti impegnati su questo filone. Direttrice artistica è Raffaella Bonfiglioli. Per avere altre notizie su questo evento, si può consultare il sito”.

 

A che punto è la tua terza racconta poetica? Quando verrà “partorita”?

“Sta diventando un ‘parto cesareo’. In teoria è pronta. Cerco un editore onesto, di qualità e dignitoso. La poesia non si pubblica perché non ha mercato, ma il bello della poesia è proprio questo suo essere fuori dal mercato. Ho tanti altri progetti nella mia testa. E qualche sogno. Vuoi che te ne confidi uno? Scrivere una biografia, in forma di romanzo, di Sergio Cammariere. E vuoi che ti confidi un segreto? Due musicisti stanno mettendo note sulle mie poesie. Senza toccarle di una sola parola. Non è facile, mettere in musica una vera poesia. Ma è una scommessa e le scommesse mi piacciono”.

 

Del teatro italiano, chi apprezzi e perché?

“Anni fa ho fatto teatro in prima persona, in forma amatoriale. Ero brava, mi paragonavano alla Kusterman. Ecco, è un attrice che apprezzo molto. Ma non farmi fare nomi, mi piace tutto quello che è di qualità. Amo anche il teatro-canzone. Ho adorato Carmelo Bene…”.

 

Ami anche il cinema. Quali sono le tue pellicole cinematografiche preferite?

“Ad una cinefila una domanda così?! Come faccio a rispondere? Sono in grande imbarazzo!  Adoro i vecchi film in bianco e nero. Mi piace il cinema francese. Truffaut è tra i miei registi di culto. Come anche Kubrick, Tarantino (soprattutto per la ‘narrazione’ cinematografica), Fellini, Pasolini, Amelio, Wenders, Antonioni, Kiarostami, Kurosawa, Angelopulos, Kusturica (indimenticabile, ‘Underground’ con la splendida colonna sonora di Goran Bregovic), Kieslowski, Bunuel, e molti altri. Trovo molto bravi, dell’ultima generazione italiana, Paolo Sorrentino e Mimmo Calopresti. Un titolo a me caro è ‘Smoke’, un film di Waine Wang, un regista di cinema indipendente americano. Lo hanno visto in pochi, credo. Ha una stupenda sequenza finale, tutta virata in color seppia, col commento di una canzone di Tom Waits. Bellissima! Di recente ho visto ‘Il concerto’, un film onirico e straordinario di Radu Mihaileanu, stesso regista di ‘Train de vie’, ne consiglio la visione a tutti”.

 

Quali sono i tuoi gusti musicali?

“Rido! Forse la domanda è superflua. Io amo tutta la buona musica. Ho un buon orecchio. Mi piace scoprire musica sempre nuova. E da grande, avrei voluto fare la pianista. Da piccola ho ascoltato tanto jazz. Mio padre suonava la batteria in una big band negli anni 60. Suonava e ascoltava gli standars di grandi autori. Questo mi ha fatto conoscere e amare il jazz. Ma mi piace il pop, il rock, il blues, i cantautori, la musica etnica, la musica classica. Posso impazzire ancora per ‘Stairway to the heaven’ dei Led Zeppelin. Ma anche  per ‘Blue in green’ di Miles Davis, per una pizzica salentina, o per un vecchio brano dei Genesis, fino al Bolero di Ravel, a una milonga di Paolo Conte, ‘Anime salve’del grande Fabrizio De Andrè o una  sinfonia di Mahler. Ricordo la forte emozione provata a Vienna, quando, in visita al mitico ‘Museo della Secessione’, sono entrata nella stanza tutta affrescata da Klimt, dedicata alla Nona Sinfonia di Beethoven. Le note si libravano nell’aria accompagnando  magicamente l’oro e il rosso del grande pittore.  La musica è un aspetto fondamentale della mia vita. Direi irrinunciabile. E poi… Sergio, Sergio e Sergio! Scrivilo, non me lo tagliare!”.

 

Le domande non sono mai superflue. E non taglio nulla! Cosa pensi dei giovani di oggi?

“Non hanno più punti di riferimento. Hanno poche prospettive davanti a loro. Scarsi orizzonti lavorativi. Io amo molto incoraggiare chi ha valore e potenzialità. Mi piace cercare di capire i loro linguaggi. Spesso influenzati da una comunicazione troppo rapida. Pensa che io, sono una di quelle che scrive ancora le lettere con la penna! E’ la società che è cambiata, la scuola, la famiglia. Credo che molti di essi vivano profondi disagi, che a volte, sfociano in comportamenti negativi. Non abbiamo saputo costruire un vero futuro, per loro”.

 

Cosa è più importante, per te, il rigore per non commettere errori o l’immaginazione per trovare soluzioni innovatrici?

“Sono entrambi importanti. Rigore e libertà, anche immaginativa, sono due concetti inscindibili. Io  quando parlo di poesia, dico spesso che è importante il rigore. Che significa essere severi con se stessi, mai indulgenti, potare tutto quello che è di troppo. Ma l’atto creativo e fantasioso è fondamentale per scrivere. Lo stesso vale in ogni campo della vita. Nulla di veramente innovativo si può costruire senza un pizzico di disciplina applicata ai sogni o si creano solo illusioni di cambiamento. In quanto all’errore, sia benvenuto! Senza capire i nostri errori non si cresce mai.  Bisogna imparare a riconoscerli. Anche la stessa poesia si nutre spesso dell’incertezza, dell’imperfezione,  dell’errore”.

 

Quali sono i tuoi ideali?

“Oggi io parlerei più di ‘idealità’ che di ideali. Sono una grande romantica, senza ideali, io non so affrontare la vita. L’amore assoluto è un mio grande ideale, come il coraggio della verità, anche la più scomoda.  E, per essere sintetica, mi rifaccio, anche, a tre grandi valori ‘storici’: libertà, fraternità e uguaglianza. Credo che in questi concetti sia concentrato tutto”.

 

Cosa apprezzi di più in una persona?

“La sincerità, l’umiltà e la capacità evolutiva. Non mi piacciono le persone che si presumono troppo,  quelle false e ambigue, non sopporto l’ipocrisia, non riesco a ‘perdonare’ chi ha la mente statica. L’uomo è nato per evolversi, cercare sempre di migliorarsi. Non mi piace chi dice: ‘E’ il mio carattere, sono fatto così…’. Spesso sono frasi giustificatorie del non volersi mai mettere in gioco o in discussione”.

 

E cosa ti dà più fastidio in una persona?

“Forse ho già risposto nella domanda precedente. Aggiungo che non mi piace l’intolleranza,  l’egocentrismo, la mediocrità  e l’ ignoranza che non ha nulla a che vedere con la cultura o le conoscenze acquisite o gli studi condotti. E’ proprio l’ottuso buio della mente”.

 

Tre pregi e tre difetti di Mariapia Giulivo: quali sono?

“Di solito, pregi e difetti,  dovrebbero attribuirceli gli altri. E’ forse presuntuoso, farlo da soli. Ed ho già detto che chi si presume non mi piace. Ci provo. Sincera fino all’osso, fortemente intuitiva (qualcuno mi dice che sono  persino ‘sensitiva’), passionale. Posso aggiungere, ironica?! I miei difetti? Sincera fino all’osso, ipersensibile, un tantino gelosa. Mi riconosco una grande umanità, civiltà e generosità di fondo. A volte mi dicono che sono troppo buona. Ma sono anche determinata. E fragile allo stesso tempo. Sono terra e acqua. A volte credo che i miei pregi, siano difetti, in un mondo come quello in cui stiamo vivendo. Io non sono mai superficiale. Ho il coraggio delle mie scelte. E amo la ‘profondità’” .

 

Manda un messaggio a mare aperto tramite una immaginaria bottiglia: cosa scriveresti?

“Siate inquieti. Perché l’inquietudine è ricerca”.

 

MICHELE BRUCCHERI

 

La Voce del Nisseno online