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DANIELA VELLANI, LA POETESSA CHE USA LA PAROLA COME UNA MACCHINA FOTOGRAFICA

DANIELA VELLANI, LA POETESSA CHE USA LA PAROLA COME UNA MACCHINA FOTOGRAFICA

gen 06 2010

Michele Bruccheri intervista la docente partenopea con la grande passione per i versi. Ha scritto più di 150 liriche. E sui giovani dice: “La loro energia bene indirizzata può migliorare il futuro della società”

 

 
 Daniela Vellani

Ama la cultura del filo a piombo: per costruire robustamente. Ama la cultura della legalità: per trasmettere sani valori, forti e inossidabili. Daniela Vellani, cinquantenne docente partenopea, ama scrivere poesie. Che raccontano la vita. Usa la parola come uno scatto di macchina fotografica che immortala un attimo, rendendolo imperituro ed eterno. Una scrittura a tratti scarna e sobria, a tratti descrittiva ed intensa. Una scrittura profonda, carezzevole, avvolgente. Che sa scorticare la coscienza. Che ti inchioda a riflettere.

 

Una donna di cultura del Sud che vive ed opera come insegnante di Lettere in una città tanto bella quanto piena di contraddizioni: Napoli. “La Voce del Nisseno” l’ha intervistata.     

 

Tu ami particolarmente la poesia. Quando scopri questa passione divorante per i versi?

“Ho sempre amato la poesia, fin da quando ero ragazza. La mia materia preferita a scuola era l’italiano, forse perché ho avuto la fortuna di avere una docente molto preparata e coinvolgente che mi trasmetteva l’amore per la letteratura ed ogni forma di testo. Ma  ho scoperto di avere una vera e propria passione per la poesia solo un paio di anni fa. Prima scrivevo testi teatrali per la scuola, raccontini, parodie di canzoni e poesie ironiche e rimate che dedicavo ad amici, colleghi ed alunni”.

 

Quante liriche hai scritto da allora?

“Non le ho contate, ma sicuramente più di centocinquanta”.

 

A quale ti senti più legata dal punto di vista affettivo?

“Ce ne sono diverse. Soprattutto quelle scritte in momenti per me molto tristi, come ad esempio ‘Perché’, una poesia scritta mentre ero in viaggio in aereo, diretta in Portogallo, e mi ponevo una serie di domande sulla mia vita mentre osservavo dall’alto le nuvole, il mare, i paesaggi e soprattutto il cielo…”.

 

Ami definire – a mio avviso efficacemente - i tuoi versi “fotografie di parole”: perché?

“Perché più che poesie, si tratta di testi che ‘fotografano, registrano, ritraggono esperienze, stati d’animo, impressioni, paesaggi, viaggi. Un po’ come facevano gli Impressionisti quando dipingevano momenti di vita per immortalarli sulla tela… Uso la parola come una macchina fotografica. Ho iniziato a scrivere proprio quando desideravo fermare il tempo di fronte a immagini bellissime che la natura mi offriva e non avevo una macchina fotografica. Ora che la posseggo e mi sto appassionando anche a questa arte…”.

 

Qual è il filo conduttore della tua poetica?

“Sicuramente la natura con tutte le sue sfaccettature: fenomeni, paesaggi, profumi, suoni, colori. La natura è la metafora dei miei stati d’animo, delle mie esperienze interiori, delle mie gioie, dell’amore, del dolore, del senso dell’abbandono, delle mie sensazioni, delle mie forte emozioni. L’acqua di un fiume diventa il fluire del tempo, il cielo azzurro rappresenta la serenità, il sole che sorge la positività, il sole che tramonta la speranza nel nuovo giorno, e così via. Insomma gli elementi naturali diventano simboli di intense esperienze…”.

 

Chi sono i tuoi poeti preferiti e perché?

“Innanzitutto adoro Giacomo Leopardi. E’ stato lui a farmi conoscere ed amare la poesia. Forse perché anche nella sua poetica la natura con la sua simbologia è ricorrente, forse per la sua sofferenza, per i suoi amori non corrisposti, forse perché sono anch’io romantica. Amo molto anche Ungaretti, Montale, Quasimodo. Ultimamente sto leggendo diverse poesie di Pessoa e mi ha colpito molto ‘Il violinista pazzo’. E’ una poesia che amo e mi capita di rileggerla spesso, mi emoziona. Leggo spesso anche le poesie di Neruda. Naturalmente essendo napoletana, mi piacciono anche quelle in dialetto, in particolare Raffaele Viviani. Il dialetto napoletano è musicale e si presta molto ai versi… li colora con i suoi accenti, con suoi vocaboli unici e talvolta intraducibili”.

 
 

 

Che cos’è per te la poesia?

“E’ una forma di arte che ti permette di comunicare stati d’animo e di fermare il tempo. Io credo che ci debba essere una predisposizione ad essa. Le parole vengono accostate e acquistano una loro valenza in base all’intensità emotiva di chi scrive. Esse sono come le note musicali del compositore, come i colori dell’artista, i materiali duttili dello scultore. Gli elementi sono lì: parole, note, colori, marmi, bronzi, a disposizione di tutti, ma solo pochi li sanno ben amalgamare e attraverso essi comunicare qualcosa di sublime che diventa una calamita per chi legge, ascolta, guarda…”.

 

Quali sono i versi di altri autori che avresti voluto scrivere tu?

“C’è l’imbarazzo della scelta: naturalmente avendo citato alcuni poeti, sicuramente avrei voluto scrivere poesie come ‘Il passero solitario’, ‘A Silvia’… Ho una grande ammirazione per Dante e quando rileggo o riascolto i suoi versi penso che avrei voluto avere la stessa mente geniale. Non so se posso citare Fabrizio De Andrè. Ma lo faccio lo stesso. Lui non amava definirsi un poeta, ma lo era e le parole della ‘Guerra di Piero’ sono tra le più belle che io abbia mai letto e naturalmente avrei voluto scriverle...”.

 

So che hai scritto un testo autobiografico e che prossimamente dovrebbe essere pubblicato.

Me ne parli?

“Si tratta di un testo che parla della mia esperienza di madre ed insegnante. Ti riporto la premessa del libro: ‘Questo piccolo e modesto testo non ha la pretesa di essere un manuale di pedagogia, né un romanzo. Si tratta di uno sfogo, della voglia di comunicare a chiunque voglia ascoltarmi, le mie esperienze di studio, di madre, di docente, negative e positive, che sono state per me una palestra di formazione professionale, ma soprattutto di vita e che spero possano servire affinché certi errori, fatti anche in buona fede e ingenuamente, compromettenti la serena crescita dei ragazzi e la loro psiche, non vengano commessi a causa di superficialità, presunzione e pregiudizi’. In questo testo partendo dalle mie esperienze, tratto diversi argomenti: metodologia, musica e teatro nella scuola, creatività, pensiero divergente, informatica, psicomotricità, inserimento dei bambini diversamente abili, inserimento degli extracomunitari, bullismo e aggressività, valutazione e compiti per le vacanze”.

 

Sei un’instancabile operatrice culturale. Mi risulta che hai scritto diversi testi teatrali per la scuola: è vero?

“Sì, come ho già accennato. Io credo che un’attività fondamentale nella scuola sia il teatro, aiuta gli alunni ad esprimersi, a superare insicurezze, problemi e aggressività. Durante la mia esperienza scolastica ho scritto testi, spesso anche con la preziosa collaborazione dei ragazzi, che trattassero in modo ironico, simpatico, ma anche serio, tematiche sociali quali la violenza, le organizzazioni malavitose, la legalità, la globalizzazione, i diritti dei bambini ecc., ma anche di carattere storico-geografico”.

 

Perché scrivi anche recensioni musicali?

“Perché adoro la musica e ci sono dei concerti, dei dischi che mi colpiscono in modo particolare e sento un forte impulso a scrivere, come un ringraziamento nei confronti degli artisti che mi hanno regalato con la loro musica delle emozioni. Ho anche amici musicisti che m’invitano ai loro concerti e mi chiedono di recensire il loro spettacolo perché si fidano del mio giudizio”.

 

Che genere di musica ascolti, abitualmente?

“Amo quasi tutti i generi musicali: jazz, canzone d’autore, musica classica, rock, musica leggera. Il mio primo amore però è stato il rock progressive. Sono crescita con quel genere. In particolare amo la musica degli Emerson Lake and Palmer. Posseggo centinaia di dischi in vinile, cd, dvd di questa band. Comunque amo qualsiasi musica, purché sia di qualità”.

 

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

“’L’eleganza del riccio’. Ora mi accingo a leggere l’ultimo libro di Erri De Luca ‘Il peso della farfalla’. Di solito leggo più di un libro contemporaneamente”.

 

Lavori da molti anni nell’ambito della scuola. Qual è stato il tuo iter didattico?

“Lavoro da più di vent’anni nella scuola. Ho iniziato come tutti i docenti con le supplenze in scuole di frontiera. Contemporaneamente lavoravo in un centro di riabilitazione per bambini diversamente abili in qualità di pedagogista, facevo parte di un’equipe medico- psico-pedagogica .Vinsi il concorso per l’insegnamento nella scuola materna, dove lavorai due anni e successivamente vinsi il concorso per insegnare materie letterarie nella scuola media, secondaria di primo grado, dove tuttora lavoro. Ho lavorato diversi anni nel difficile quartiere di Secondigliano, dove ho ricevuto affetto, gratificazioni ed ‘insegnamenti’ dagli stessi alunni a cui sono tuttora grata. Attualmente insegno in una scuola vicino a casa e continuo a lavorare con entusiasmo ed energia”.

 

Vivi e lavori  in una bella città e dalle mille sfumature. Dal tuo “osservatorio” cosa vedi e cosa percepisci?

“Sicuramente è una città dalle mille sfumature nei confronti della quale si provano sentimenti contrastanti di amore e di odio. Io la amo molto, ma molte volte le forti problematiche, la violenza, il prevalere dell’illegalità, la malavita nel tessuto sociale che si tramanda da anni col consenso di tanti cittadini, mi fa molta rabbia. Passo da momenti in cui vorrei lottare con tutte le mie forze contro le ingiustizie, a momenti di rassegnazione e tristezza. Prevale in me però la lotta per un futuro migliore”.

 

Cosa bisognerebbe fare, secondo te, per creare una proficua sinergia fra le diverse agenzie educative e formative come, ad esempio, famiglia, parrocchia e scuola?

“La volontà, la comunicazione e l’informazione, questi sono gli elementi fondamentali per creare una proficua sinergia fra le diverse agenzie educative. Devo dire che nella scuola dove lavoro ciò si attua abbastanza bene. Ci sono dei colleghi che prendono contatti con altre scuole, con istituzioni sociali e con le parrocchie. Per quanto riguarda il contatto con le famiglie, quello è costante e quotidiano”.

 

A tuo avviso, qual è il punto debole dei giovani di oggi? E viceversa, qual è il loro punto di forza?

“Il punto debole dei giovani è la mancanza di valori e di punti di riferimento. Purtroppo i mass media non offrono modelli positivi d’identificazione. I nuovi eroi sono giovani ‘tronisti’ superpalestrati e veline. Il loro punto di forza è l’energia che se ben indirizzata dalla scuola o dalle diverse agenzie educative potrebbe trasformarsi in azioni positive per la società futura…”.

 

Cosa pensi della politica?

“La politica dovrebbe essere l’anima della nostra vita sociale e democratica da attuarsi attraverso la discussione, la partecipazione, la collaborazione e il dialogo. Purtroppo spesso ciò non si attua e la politica diventa un gioco di potere dove prevalgono la corruzione, l’egoismo e la prepotenza, generando confusione e insoddisfazione tra i cittadini”.

 

So che ami viaggiare. Qual è stato il posto, da te visitato, più bello e suggestivo?

“Che imbarazzo. Ho visitato diversi posti: Spagna, Portogallo, Scozia, Inghilterra, Francia, Repubblica Ceca, Ungheria, Grecia, Egitto, Russia,Turchia, Belgio… Che dire! Ogni posto ha un suo fascino, una sua storia, una sua bellezza. Ultimamente sono stata in Irlanda. Sicuramente è una terra bella, suggestiva ed affascinate. Ho scritto anche alcune poesie in occasione del viaggio effettuato in questo posto con descrizioni dettagliate dei luoghi e della natura”.

 

Dove non sei ancora stata e ti piacerebbe andare?

“Non sono ancora stata a New York. Mi piacerebbe molto visitarla. Un altro posto dove andrei è Samarcanda”.

 

Quale qualità morale ti piace di più in una persona?

“La sincerità, l’onestà e la generosità”.

 

Cosa ti aspetti dal 2010?

“Un sole che splende con i colori della pace e della solidarietà…”.

 

MICHELE BRUCCHERI

La Voce del Nisseno online