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A PRATO RIAPRE AL PUBBLICO OGGI IL CENTRO PECCI PER L’ARTE CONTEMPORANEA

A PRATO RIAPRE AL PUBBLICO OGGI IL CENTRO PECCI PER L’ARTE CONTEMPORANEA

gen 20 2021

di SILVANA LAZZARINO – CULTURA. Al via in piena sicurezza. Cristiana Perrella (la direttrice): ”Con la riapertura vogliamo continuare a dare un segnale positivo di energia e accoglienza”

Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato da oggi riapre al pubblico, come altri Musei e centri di arte in regioni in zona gialla, permettendo di visitare mostre in presenza che erano state sospese in precedenza per via delle disposizioni dei Decreti che si sono succeduti al fine di contrastare il contagio dovuto al Covid-19. Accanto alla mostra “Litosfera” dedicata al manto terrestre e roccioso dei fondali e a quella sul senso del vuoto restituita dagli scatti fotografici di Jacopo Benassi, si possono visitare la collettiva Protext. Quando il tessuto si fa manifesto! e apprezzare il video dedicato all’opera di Marcello Maloberti Raid.

Per questa apertura il progetto #ExtraFlags bandiere d’artista vede issata sul pennone davanti al Centro Pecci una nuova bandiera, quella di Jeremy Deller (Londra, 1966) icona dell’arte inglese il quale oltre ad essere il vincitore del prestigioso Turner Prize nel 2004, ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia nel 2013. La bandiera ”A flag for a new Pangolin Nation” fa riferimento all’animale ritenuto dall’artista essere il più perseguitato al mondo, oltre ad essere indicato da alcuni centri di ricerca quale probabile ospite intermedio che ha consentito il passaggio del virus Covid-19 dal pipistrello all’uomo. In precedenza presso il Centro Pecci, Jeremy Deller ha esposto nel 2019 il suo progetto ”Wiltshire Before Christ”, realizzato in collaborazione con il marchio di streetwear Aries e il fotografo David Sims.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

Protagonisti della collettiva “Protext. Quando il tessuto si fa manifesto!” prorogata al 14 marzo 2021, sono i lavori di Pia Camil, Otobong Kkanga, Vladislav Shapovalov, Tschabalala Self, Marinella Senatore, Serapis Maritime and Güneş Terkol attraverso i quali il ruolo del tessuto viene analizzato sul piano riferito all’identità e al cambiamento ambientale, e anche quale rappresentazione del dissenso. Accanto al catalogo della mostra con il testo critico delle curatrici Camilla Mozzato e Marta Papini, le interviste agli artisti, biografie e fotografie delle opere, è disponibile il volume a firma di Marinella Senatore, introdotto da Cristiana Perrella, direttrice del Centro Pecci, entrambi sono editi da Nero Editions.

E’ riproposta fino al 18 aprile, anche la mostra “Litosfera” dove sono protagoniste l’installazione ambientale ”Produttivo” (2018-2019) di Giorgio Andreotta Calò: e il video “A Fragmented World” (2016) di Elena Mazzi e Sara Tirelli: due progetti che interagiscono tra loro in una sorta di dialogo a restituire il risultato che, attraverso trasformazioni di forze e materie avvenute durante le ere geologiche, ha portato alla formazione del nostro Pianeta. L’opera “Produttivo” dell’artista Giorgio Andreotta Calò, coprodotta dall’Hangar Bicocca di Milano, restituisce millenni di storia naturale riportata alla luce attraverso i carotaggi dove protagonisti sono strati di roccia sotto il livello del mare (tra i 350 e 450 metri). Secondo una prospettiva orizzontale sul pavimento del Centro Pecci sono disposti questi materiali quali siltiti, arenarie, micro-conglomerati, strati carboniosi, il cui passaggio è segnato da lunghi cilindri. L’installazione, la cui struttura rimanda ad una sorta di viaggio tra la superficie terrena e mondo dei fondali, quindi interiore, è stata realizzata per la Biennale di Venezia nel 2017.

Come anticipato l’opera ambientale di Giorgio Andreotta Calò si lega al video “A Fragmented World” (2016) di Elena Mazzi e Sara Tirelli, riprodotto in loop nelle stesse stanze del Centro Pecci dove viene restituita la condizione di imprevedibilità tra caos e trasformazione. Le immagini dell’Etna in parte preesistenti e realizzate a scopo scientifico e in parte girate dalle autrici, con suoni e campionature in presa diretta del musicista Giuseppe Cordaro, rimandano a questa sensazione di imprevedibilità e smarrimento. Da anni il musicista Cordaro è impegnato nel registrare i suoni emessi dai più importanti vulcani d’Italia. Il video, che si ispira alla Teoria delle fratture del fisico Bruno Giorgini dove sono analizzate le variabili che conducono a una crisi intesa sia come fenomeno geofisico, sia sociopolitico, invita a mettere in atto una ricerca di rapporto autentico con la natura da parte dell’uomo a partire dall’accettazione di una situazione di crisi.

È possibile seguire anche “Raid”: il video di Marcello Maloberti, tratto dalla performance omonima casuale e improvvisa dove sono messe in relazione l’arte del passato con opere simbolo del museo, svoltasi nel 2018 al Centro Pecci in occasione della XIV° Giornata del Contemporaneo. Il video presenta alcuni temi ricorrenti del lavoro di Maloberti come il rapporto tra dimensione museale e azioni effimere, la fascinazione per i libri, e l’idea di “corpo collettivo” formato da persone diverse accomunate dallo stesso gesto in apparenza privo di senso.

L’ingresso odierno con orario di visita dalle 12 alle 20, è gratuito durante le prime due settimane; il Centro resta chiuso il fine settimana. Il Centro Pecci a partire da febbraio lancerà una promozione con i ristoranti della città a rafforzare il proprio legame con Prato. Nei ristoranti aderenti verrà distribuito il coupon che darà diritto a ricevere un ingresso omaggio per ogni biglietto acquistato per la mostra “Protext. Quando il tessuto si fa manifesto!”.

La direttrice del Centro Pecci Cristiana Perrella ha dichiarato: ”Con la riapertura vogliamo continuare a dare un segnale positivo di energia e accoglienza. Le nostre procedure di sicurezza sono state sempre accurate: siamo un museo grande, con sale ampie e spazi esterni importanti, in cui il distanziamento fisico e la gestione contingentata del flusso di visitatori sono facili da attuare. Riaprire le porte del museo al pubblico è un’opportunità per aumentare la familiarità con il museo e con il suo ruolo di servizio d’interesse generale, per offrire ai cittadini cibo per la mente e una forma di socialità e condivisione sicura, in un momento in cui ce n’è un enorme bisogno”.

SILVANA LAZZARINO

La Voce del Nisseno online