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GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO A SERRADIFALCO

GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO A SERRADIFALCO

giu 28 2015

Presentato il progetto Sprar che riguarda undici ragazzi afghani e pakistani per l’integrazione. Un momento qualificante ed emozionante. Interscambio anche gastronomico (Foto di Salvatore Benfante)

 

 
 La psicologa Nadia Ligori

Da poco meno di due mesi, Serradifalco ospita undici profughi. Nell’ambito del progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che il Ministero dell’Interno ha affidato al Comune (ente locale) e all’associazione Omnia Academy di Favara (ente gestore). In occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, gli operatori della struttura cittadina hanno presentato il progetto e i protagonisti.

Undici ragazzi, undici storie diverse, quasi tutte tristi e dolorose. Quattro sono pachistani: Fasel, sarto, 23 anni, padre di un bimbo; Riaz, 25 anni, autista; Amanulla, agricoltore, 31 anni, padre di quattro figli; Jalili, 25 anni, commesso. Gli altri sette sono afghani: Hial Gul, 37 anni, contadino, padre di sei figli; Farid, 43 anni, commesso e padre di tre figli; Mammud, 26 anni, padre di quattro figli e pure lui commesso; Satar, 19 anni, contadino; Arscid, 19 anni, agricoltore e padre di un bimbo; Saber, 24 anni, scavatorista e, infine, Jaanghir, 21 anni, commesso e padre di un figlio.

Nei loro cuori ci sono larghe cicatrici, ma nei loro volti c’è, ora, una nuova luce. Quella della speranza per un futuro più sereno e sicuro, probabilmente migliore. E il convegno promosso diventa dunque un’occasione di integrazione, un momento tanto sobrio quanto toccante e significativo. Si tratta di un saluto ufficiale da parte della comunità serradifalchese a questi ragazzi che hanno affrontato un lungo ed estenuante viaggio per sfuggire alla ferocia talebana. La psicologa del progetto, Nadia Ligori, che coordina l’evento, evidenzia l’importanza della Giornata mondiale del Rifugiato indetta dalle Nazioni Unite e sottolinea che contemporaneamente, in tutto il mondo, vi sono momenti celebrativi. In merito agli undici ospiti asiatici, spiega: “Sono educati e rispettosi. Conoscere nuove culture è una risorsa. Dobbiamo aprire la nostra mente. Queste sono occasioni per arricchirci. Loro hanno affrontato un lungo viaggio per salvarsi”.

 Ilenia Bellavia - assistente sociale

All’iniziativa di presentazione del progetto, presso Palazzo Mifsud, anche la neo assessore ai Servizi sociali e assistenza, Teresa Marchese Ragona, che dà i saluti del sindaco, Leonardo Burgio, assente per sopraggiunti impegni istituzionali. Ribadisce l’impegno da parte dell’Amministrazione comunale: “Diamo la massima disponibilità e tutta la collaborazione possibile per avviare nuovi progetti, anche sul fronte lavorativo, per gli ospiti. Per impiegare meglio il tempo e per sentirsi parte integrante della comunità”.  

L’assistente sociale, Ilenia Bellavia, racconta la finalità della ricorrenza e lo scopo del progetto gestito dall’associazione di Favara. Da anni, infatti, si occupa della gestione di numerosi centri di accoglienza offrendo ai migranti vitto, alloggio, assistenza sanitaria, assistenza legale, sostegno psicologico e di alfabetizzazione di base, nonché mediazione interculturale. “Il progetto Sprar – un passaggio del suo intervento – che designa il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati è rivolto proprio a coloro che richiedono la protezione internazionale e si articola in interventi volti a garantire il benessere psicofisico dei richiedenti durante un periodo di tempo determinato”.

 
 Lidia Augello - mediatrice culturale

La dottoressa Bellavia elenca pure ciò che prevede il progetto: garantire l’alloggio, il vestiario, un’adeguata alimentazione ed infine “sono previste attività di socializzazione, alfabetizzazione e integrazione sociale”. E’ prevista, inoltre, l’attivazione di borse lavoro e “ognuno di loro ha diritto ad essere aiutato e supportato, oltre che essere protetto dalle brutalità che hanno subito”. Ad arricchire la ricorrenza, l’intervento di Lidia Augello, mediatrice culturale, che presenta un video intenso e commovente che descrive la vita all’interno della struttura. “Comunichiamo con l’inglese – dice – e il filmato vuole farci conoscere i loro paesi di provenienza, racconta usi e tradizioni, ma anche ciò che stiamo facendo per farli integrare nella nostra comunità”. Gli undici ragazzi ospiti a Serradifalco, sono fortunati perché sono riusciti a superare tanti pericoli, a schivare fame e freddo. Molti invece sono morti, durante il lungo viaggio della speranza.

I principali concetti espressi dal video sono: rimuovere diffidenza e razzismo, dare spazio alla solidarietà. Integrarsi non significa cancellare le proprie tradizioni, è invece “venirsi incontro”. Bisogna stabilire un rapporto di fiducia e di tolleranza, evitare paure e pregiudizi. Loro, racconta la voce narrante, scappano da guerre e da brutali violenze. Partono in condizioni disumane e sappiamo qualcosa dai telegiornali che informano. “Bisogna guardare gli stranieri per quelli che sono: esseri bisognosi”, chiosa la dottoressa Augello.

Si registra anche l’intervento del vice sindaco, Lillo Speziale, che definisce il progetto Sprar “un lavoro importante di civiltà”. Dopo un breve ragionamento sul loro status di rifugiati politici (“e noi abbiamo l’obbligo dell’accoglienza”), conclude: “Serradifalco, da sempre, è accogliente e l’integrazione c’è già. Noi possiamo diventare davvero una vetrina per altri enti locali”. Infine, c’è un interscambio gastronomico tra prodotti tipici dei paesi da cui provengono i ragazzi ospiti e i prodotti tipici locali. L’integrazione passa anche dalla tavola.

MICHELE BRUCCHERI        

              

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