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MONTEDORO, ESSERE GIOVANI: CONFESSIONE DI UNA SETTANTENNE

MONTEDORO, ESSERE GIOVANI: CONFESSIONE DI UNA SETTANTENNE

nov 25 2020

di GRAZIELLA MORREALE – L’OSPITE. Insegnante in pensione, racconta a La Voce del Nisseno la sua esperienza e gli anni della sua gioventù. L’impegno culturale e sociale di allora. Ci dona una sua lirica

Erano gli anni ‘60, gli anni del boom economico e tutto sembrava bellissimo. In casa entravano, per la gioia delle nostre mamme, le prime lavatrici, i primi frigoriferi, i primi televisori e la vita iniziava a cambiare. Un giorno mio padre ci fece una sorpresa e venne a casa in sella alla famosissima Lambretta. Grande gioia per noi figlie che, per la prima volta, potevamo girare per le vie del paese in pochi minuti e su un mezzo che per noi sembrava un bolide. Poi venne il tempo della mitica Cinquecento e poi...

Ero giovane, felice, ma non mi rendevo completamente conto di quale bene prezioso possedessi. Non colsi tutta la bellezza e tutta la potenzialità che l'esser giovane mi offriva e, sebbene adesso sia anziana, penso che proprio l'inconsapevolezza e l'incoscienza abbiano reso la mia giovinezza   leggera. Io posso considerarmi fortunata. Da bambina ho vissuto in un mondo magico fatto di affetti, di giochi, di semplicità. Avevo dei genitori adorabili, delle sorelle e delle cugine come compagne di giochi, una nonna che mi adorava e, da brava sarta, mi confezionava dei vestitini bellissimi e un paese che, pur sonnacchioso, faceva da cornice alla mia innocente e felice infanzia.

Negli anni della mia prima giovinezza, ho avuto la fortuna di avere dei cugini adorabili che amavano tanto la musica e, soprattutto, il ballo e con cui trascorrevo del tempo in leggerezza e gioia. Con loro mi sono cimentata nei primi balli alla moda: twist, hully gully, surf, e la casa della mia amata zia Ciccina divenne la nostra balera. Crescendo ho conservato nella mia memoria quegli anni e quelle esperienze: esse hanno forgiato il mio carattere e, malgrado l'età e i dolori che la vita mi ha riservato, rimango sempre un'idealista e, tutto sommato, un'ottimista.

Gli anni ‘70 hanno rappresentato nella mia vita un periodo di crescita culturale e relazionale molto significativo. Io, insieme ad altri amici che come me avevano voglia di aggregazione, di scambio di idee, di esperienze formative, abbiamo creato un Circolo culturale, il Circolo di cultura “Giovanni Verga”. La promiscuità dei soci suscitò in paese molti pettegolezzi, ma noi continuammo a frequentare il circolo senza curarcene. In noi era forte il desiderio di aggregazione, di crescita culturale e umana.

Erano gli anni del comunismo di Berlinguer, della democrazia cristiana di Andreotti, e il circolo diventava un luogo di dibattiti, di opinioni contrastanti, di grande confronto. Si stava bene insieme e, pur con le naturali diversità ideologiche, esperenziali e culturali non ci si offendeva o discriminava, ma ci si arricchiva reciprocamente. Si giocava, si organizzavano conferenze, si allestivano mostre, si facevano gite, sempre con la massima collaborazione e con grande senso di autentica amicizia. Poi sono arrivati gli anni della maturità, delle responsabilità lavorative e familiari, il circolo ha chiuso i suoi battenti, ma noi “circolini” siamo ancora oggi quelli che provano entusiasmo per le iniziative culturali e ricreative, talvolta promuovendole.

L'esperienza di quegli anni è stata molto formativa. Oggi vedo che molti giovani, per fortuna non tutti, non hanno molta voglia di cultura e di socializzazione. Spesso si trincerano dietro i loro cellulari e comunicano soltanto attraverso di essi. Vedo molte ragazze e ragazzi annoiati, forse perché hanno troppo e troppo facilmente e quel troppo mortifica, secondo me, la loro voglia di sognare, di progredire, di agire. Spero che anche loro trovino l'entusiasmo che avevamo noi sessantottini e scoprano le immense opportunità che la giovinezza offre loro. Auguri, giovani!

GRAZIELLA MORREALE

*

Poesia

Nostalgìa (di Graziella Morreale)

Antichi ideali

affermati lottando.

Antiche certezze

che fan bello il mondo.

Antichi convivi

vissuti in famiglia.

Antiche amicizie

che si sono perdute.

Antiche visioni

di galli e galline

che entrano in gabbia

sul far della sera.

Antichi rumori

di zoccoli equini

e il canto struggente

di più contadini.

Antica natura

olezzante di fiori,

di fieno mietuto

nelle aie assolate,

di terre bagnate

dopo esser piovuto.

Antichi balocchi

di giochi innocenti

che giacciono adesso

in fondo a un baùle.

Antichi ricordi

che credevo sopiti.

Antichi momenti

che credevo finiti.

Antiche memorie

di un tempo che fu,

di vita autentica

che non c'è più.

 

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