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SPERANZA E SERENITA’ GLI INGREDIENTI PRINCIPALI NEL NUOVO LIBRO DI ATTILIO L. VINCI

SPERANZA E SERENITA’ GLI INGREDIENTI PRINCIPALI NEL NUOVO LIBRO DI ATTILIO L. VINCI

set 12 2015

Il giornalista e scrittore trapanese al microfono di Michele Bruccheri. Grande successo del volume che è una carezza al cuore. Elogi anche dalla sala stampa della Santa Sede

 

 

 
 Lo scrittore e giornalista Attilio L. Vinci

“L’origine e la speranza – Un omaggio alla serenità” (Campo Edizioni, 144 pagine) è il nuovo libro del giornalista e scrittore siciliano Attilio L. Vinci. E parafrasando don Ciro Benedettini, “è capace di accendere il cuore e dare serenità”. Il vice direttore della sala stampa della Santa Sede gli ha scritto una lettera per complimentarsi con l’autore. Un doveroso riconoscimento al raffinato intellettuale che è ormai alla sua undicesima esperienza letteraria.

Questo saggio pedagogico, come lo definisco io, è ricco di stimoli e capace di feconde riflessioni. Vinci definisce Papa Francesco, profeta dei nostri tempi, “una vera grazia di Dio”. Per lo scrittore trapanese, i “ponti” – tra persone e civiltà diverse – si costruiscono con il dialogo e il sano confronto. Cita, nel libro, Madre Teresa di Calcutta, parla di Papa Giovanni Paolo II°, riporta brani dell’interessante intervista tra il cardinale Gianfranco Ravasi (presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia sacra) e il filosofo francese Luc Ferry.

Ed ancora, evidenzia l’esemplare impegno sociale del “sindaco santo”, Giorgio La Pira, in merito al ruolo del cristiano in politica; dà “voce” all’amico Italo Farnetani, celebre pediatra e docente universitario a Milano che con la sua testimonianza arricchisce il volume; racconta con amabile dolcezza Gesù e parla di fede, di cristianesimo, di pluralismo. Insomma, un libro snello ma poderoso. Da leggere per farsi accarezzare il cuore. Questa è l’intervista che ci ha rilasciato per la versione on line de “La Voce del Nisseno”.    

A fine giugno, hai pubblicato un nuovo libro: “L’origine e la speranza”. Un omaggio alla serenità. Questo è il sottotitolo. Come e perché nasce?

“Nasce da un desiderio di un amico prete, il quale, cosciente del momento di sbandamento che la società moderna sta registrando, dandomi delle indicazioni, mi ha chiesto di stendere un testo che avesse l’obiettivo di infondere, con e nella fede, la speranza per un mondo migliore”.

All’inizio, si parla di Papa Francesco che è “una grazia di Dio”. Della sua missione evangelizzatrice. Che idea ti sei fatta di questo profeta dei nostri tempi?

“Personalmente ho un’idea molto positiva di Papa Francesco. A mio avviso una vera grazia di Dio in questo momento storico! Non aggiungo altro al momento che nel libro c’è un interessante e utile approfondimento”.

Sottolinei l’importanza del dialogo nella diversità che ha intrapreso da subito il nuovo Pontefice. I “ponti” si costruiscono soltanto con il dialogo?

“E non c’è dubbio alcuno che i muri, piuttosto, creano distanze non dialogative. Se leggiamo il Corano, dopo aver letto la Bibbia, ci accorgiamo che alla fine anche lì una molteplicità di similitudini ci riconduce ad un essere supremo che, noi chiamiamo Dio, altri in maniera diversa. Dunque, come suggerisce Francesco, se tutti ci ritenessimo figli di Dio, e perciò fratelli, il dialogo prima e la pace subito a seguire sarebbero molto più facili. E sarebbe fare del mondo e della vita un grande salto di qualità nella migliore convivenza”.

 
 La copertina del libro

Scrivi di fede e citi Madre Teresa di Calcutta. Davvero “l’uomo è ciò in cui crede”, parafrasando lo scrittore russo Cechov?

“Scrivo di fede perché, come ho anticipato rispondendo alla prima domanda, ho avuto precise indicazioni nell’aver commissionata la stesura del testo. Cito l’immensa, indimenticabile, preziosa ancor oggi che dal 5 settembre del 1997 è salita agli onori del cielo, perché gli esempi che abbiamo dal suo operato e dalle sue azioni, nonché gli insegnamenti che ci tramanda sono un prezioso bene per ogni essere umano che vuole riflettere e rifarsi ai veri valori della vita. L’aforisma di  Anton P. Cechov : L’uomo è ciò in cui crede, è, come tutti i pensieri, discutibile, opinabile. Certamente il genio russo, medico e uomo di lettere, scrittore e drammaturgo, autore di opere teatrali che rimasero nella storia, in questa sua esternazione di ‘taglio’ psicanalitico avrà fatto tesoro di tante  esperienze frutto di contatti umani da medico, da scrittore, da drammaturgo. Personalmente penso anch’io che, nella maggioranza dei casi, l’uomo nelle sue azioni e nei suoi pensieri riflette ciò in cui crede”.

Un capitolo pregevole e significativo del tuo volume è quello intitolato “Fede e ragione”. Menzioni il libro “Il Cardinale e il filosofo” di Gianfranco Ravasi e Luc Ferry. Qual è la forza della fede e della ragione?

“La forza della fede è di potenza inimmaginabile. Sorprende anche chi, agendo in ispirazione della fede, ne dà dimostrazione. Un esempio viene dalla splendida storia di Don Gaspare Nicosia, che racconto nel libro. E che, saputo della decisione di una casa di produzione cinematografica di dedicare un film alla sua vita, proprio quando consegnavo la bozza per la stampa in tipografia, è stata, e per me continua ad essere, una emozione d’indescrivibile bellezza. Don Gaspare se avesse ascoltato la ‘ragione’ o come  tramanda Freud l’io, non avrebbe accettato di andare ad evangelizzare nell’isola dei lebbrosi, dove a quel tempo (anni ’70) oltre alle inevitabili mortalità e atroci sofferenze si registravano continui suicidi e violenze. Allora, non a caso, quell’isola al largo di Macao, in Cina, era chiamata l’isola dell’inferno. Ad aprile Don Nicosia ha compiuto, sano e pieno di vitalità, cento anni.  E quell’isola è chiamata: l’isola del Paradiso. Don Gaspare ha trovato una forza sovrumana nella fede. La ragione l’avrebbe, pur mettendoci tutta la forza umana che si vuole, portato a ‘rinunciare’ all’invito del Vescovo di Macao che negli anni Settanta gli ha chiesto di occuparsi dei lebbrosi di quell’isola”.

E qual è la debolezza, se c’è, della fede e della ragione?

“La debolezza della fede, a mio avviso, che è umana, si presenta nei momenti di sofferenza e quando veniamo a conoscenza di stragi… soprattutto di innocenti. Nel libro tratto anche di questo ‘delicatissimo’ argomento cercando di darmi e di dare delle risposte. La debolezza della ragione sta nella inspiegabilità delle cose. Quando l’Io non spiega il perché di una cosa o di un evento allora per i limiti della ratio impattiamo nei dubbi, nelle paure, nelle perplessità…”.

Nel parte finale del tuo saggio pedagogico, torni al dialogo tra Ravasi e Ferry. Qual è il resoconto di quella intervista?

 

 
 I giornalisti Attilio L. Vinci e Michele Bruccheri

“In che cosa il messaggio di Gesù è ancora attuale per i credenti e i non credenti nella nostra società moderna e laica? E’ questa la domanda che conduce al resoconto che mi chiedi, e alla quale il cardinale Ravasi e il filosofo Ferry cercano di dare una risposta affrontando uno dopo l’altro i principali snodi del pensiero cristiano. I loro punti di partenza sono naturalmente molto distanti, ma i percorsi spesso si incrociano o si sviluppano appaiati senza sovrapporsi. Per il non credente Ferry il nodo irrisolto rimane il rapporto tra fede e ragione. Per il Cardinale Ravasi ci si può districare fra questi due estremi attraverso un nuovo canale di conoscenza, riassumibile nella formula CREDERE e COMPRENDERE, ossia Credere prima, per poter Capire poi. Il libro che riporta in maniera veramente egregia questo profondo ma chiarissimo dialogo si chiude, a voler superare il pantano del nodo citato, con una efficace soluzione: abbandonando gli estremismi del fondamentalismo puntuto e del molle concordismo, fiorisce il dialogo riflessivo”.

Una doverosa attenzione è stata rivolta a Giorgio La Pira nell’ambito del capitolo “Il cristiano in politica”. Mi parli del “sindaco santo”?

“La scelta di parlare di Giorgio La Pira in questo mio ultimo libro è stata fatta  per dire (e darne esempio inequivocabile) come dovrebbe essere un cristiano in politica. Il siciliano La Pira ne è stato e ne resta, esempio encomiabile. In  ‘L’origine e la speranza’ ne parlo abbondantemente. Qui, altrimenti ne rendo quasi inutile la lettura, dico che Il sindaco santo (ma non è stato solo sindaco, ha avuto molti altri incarichi di prestigio) ha operato sempre e veramente nell’interesse collettivo, soprattutto dei più bisognosi.  Quanto sarebbe bello se quanti non lo fanno ne prendessero esempio!”.

Sei amico di Italo Farnetani, grande pediatra e docente universitario a Milano. La sua testimonianza impreziosisce il tuo libro e ci insegna che non si deve insegnare a farsi giustizia da soli. E’ così?

“E’ così per entrambi le preziose argomentazioni che trai col tuo spiccato fiuto di giornalista e di uomo. E’ molto vero che Italo impreziosisce il libro con una sorta di decalogo sul comportamento del genitore nel contribuire alla crescita e alla maturazione del figlio. Descrivendone con minuzia di particolari e di realistici riflessi i diversi ritorni dagli atteggiamenti possessivi o assenteisti, autoritari o permissivi. Detti da lui che è uno studioso dei fenomeni dell’educazione evolutiva del giovane è sì: molto prezioso. Il prof. Farnetani nel dare il contributo al mio libro prende spunto da un vero fatto di cronaca che ha registrato un esempio di come si può fare a farsi giustizia da soli. Niente di più sbagliato. Perché le leggi ci sono, come ci sono gli organi competenti ad intervenire. E poi è un insegnamento sbagliato che un genitore fa agli occhi del figlio, che… finirà per prenderne esempio”.

Parli di Gesù con smisurata dolcezza. Chi è Lui, per te?

“Per me è definibile, ti prego di accettarlo, con la frase filosofica  con la quale il fisico e filosofo francese Blaise Pascal, cheparlava del bisogno che l'uomo ha di Gesù, affermò: ‘Nel cuore di ogni uomo c'è un vuoto che ha la forma di Dio e che solo Dio può riempire per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo’”. 

Nel capitolo “La speranza”, oltre a citare ancora una volta la grande Madre Teresa di Calcutta, ti soffermi su Karol Wojtila. Quale ruolo ha avuto, nel cristianesimo, la figura di Papa Giovanni Paolo II?

“Papa Giovanni Paolo II ha avuto un ruolo molto importante nel cristianesimo della sua/nostra epoca. Soprattutto nella sua capacità e coinvolgimento e per il forte dialogo che ha saputo instaurare con i giovani”.

Analizzi anche due temi importanti: il pluralismo e il sacro. Sulla falsariga del tuo quesito, chi può stimolare e dare testimonianza del sacro per salvare il nostro tempo dal dolore?

“Domanda e temi non da poco. Si tengono seminari di studi che durano mesi, se non, in maniera, dilazionata, anni. Non mi è semplice rispondere in maniera esauriente e sintetica come è giusto fare nel caso di un’intervista come questa. Rispondo che occorre una presa di coscienza di tutti. E che a stimolare debbano essere, a cascata (come è d’uso dire oggi) per primi quelli che hanno il compito e la formazione per essere, al tempo stesso, evangelizzatori ed educatori, poi tutti gli altri, considerando anche gli insegnanti e i genitori elementi di prezioso riferimento”.

E chi può sollecitare e chiarire la delicata tematica del pluralismo per esplorare con amorosa speranza la verità?

“Certamente si può stornare la risposta precedente anche qui”.

A conclusione, scrivi: “Penso, da convinto credente, che la Chiesa possa fare ancora molto”. Che cosa può e deve fare?

“E lo credo fermamente. Anche perché conosco (apprezzo e ne prendo esempio) molti uomini di chiesa che quotidianamente, con non pochi sacrifici e rinunce, si adoperano, secondo l’esatto insegnamento cristiano, ad evangelizzare stando vicino soprattutto ai più bisognosi”.

So che hai ricevuto un’importante lettera dalla sala stampa del Vaticano in merito alla tua ultima pubblicazione. Dopo la condivisione con me, al telefono, vuoi condividere con i lettori questa preziosa notizia?

“E’ stata un’emozione grandissima. Ed anche una gratificazione per il lavoro fatto che, spero veramente tanto, dia una carezza all’anima e tanta speranza al cuore (come ha scritto qualche giornalista) che ha letto il libro. La lettera mi è stata spedita da Don Ciro Benedettini, capo del personale e vice direttore della sala stampa della Santa Sede che ha voluto onorarmi scrivendomi tra l’altro che ‘è uno di quei POCHI libri il cui contenuto è capace di accendere il cuore e dare serenità’. Non è poco per rendermi felice. Proprio perchè, scrivendolo, mi prefiggevo esattamente questo. E se la percezione viene dal cuore e dalla mente dell’organo preposto alla comunicazione del Vaticano...”.

MICHELE BRUCCHERI

  

 

 

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