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ROMA, “IN CANTO A TE” DI LUCIANNA ARGENTINO: UN LIBRO DI POESIE D’AMORE

ROMA, “IN CANTO A TE” DI LUCIANNA ARGENTINO: UN LIBRO DI POESIE D’AMORE

giu 20 2020

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA. Gabriella Musetti firma la prefazione. La brava autrice ha già pubblicato undici “creature” liriche. Con delicatezza ed eleganza si racconta a La Voce del Nisseno 

 

Undici libri di poesia pubblicati dall’autrice romana Lucianna Argentino. Undici creature che raccontano sostanzialmente il suo cuore e i suoi pensieri. L’ultima fatica letteraria, cronologicamente, è “In canto a te”. Un volume di poesie d’amore. Con la prefazione di Gabriella Musetti.


“C’è da dire che l’amore è un percorso di conoscenza, che attraverso la passione, l’eros ci trascina nelle profondità di noi stessi e dell’altro, nelle profondità dell’amore stesso, così si può giungere a una maggiore consapevolezza e conoscenza, appunto, di noi stessi e dell’altro. Si può incontrare e creare la bellezza. L’amore è un sentimento che ci mette a nudo”, asserisce al microfono de La Voce del Nisseno (versione online). 

 
 Il giornalista Michele Bruccheri e la poetessa Lucianna Argentino a Nettuno (Roma)
 
 La copertina del libro

 

Lucianna Argentino, occhi chiari e dolci, è una tenace operatrice culturale. Nel corso degli anni ha promosso numerosi e importanti eventi. Nella sua biografia intellettuale vi sono diverse e prestigiose collaborazioni giornalistiche. Con delicatezza e profondità, eleganza e acume si racconta al nostro giornale che, quasi dieci anni addietro, ha avuto l’onore e il piacere d’intervistare. Ricordo anche un nostro meraviglioso incontro romano nell’ambito di un reading poetico.

 

Le chiedo un messaggio finale e lei risponde: “Sai penso che ogni libro di poesia sia proprio come un biglietto in una bottiglia lanciata in mezzo al mare e quindi la mia poesia è il mio messaggio in bottiglia. Comunque augurerei la pace in tutto il mondo e condizioni di vita migliori per tutta l’umanità e cura e rispetto per il nostro magnifico pianeta”.

   

“In canto a te” è la tua nuova creatura poetica. Come possiamo riassumere questo nuovo progetto editoriale a tua firma?

Non è facile riassumere questo mio nuovo libro, un libro di poesie d’amore, perché scriverlo è stato come trovarmi all’interno di un vulcano in quanto l’amore è una forza dirompente che travolge la vita di chi lo vive spiazzandolo, ma portandovi delle feconde novità e anche perché nasce da lontano, da un sentimento vissuto durante l’adolescenza e ritrovato e rivissuto intatto a distanza di più di trent’anni.

 

Proviamoci.

Vi racconto dunque la forza rinnovatrice dell’amore e dello stupore provato al suo cospetto. Potrei dire che le poesie di “In canto a te” sono dei lapilli incandescenti espulsi da quel vulcano sempre acceso e palpitante che è il cuore e soprattutto un cuore innamorato.

 

Gabriella Musetti firma la prefazione. Tra l’altro, scrive: questo libro “è un percorso di passione e di conoscenza nel senso più ampio del campo semantico”. Ed ancora: questo volume “è un percorso che si richiama al cammino mistico…”. Sviluppiamo questi concetti?

Gabriella Musetti ha scritto una prefazione molto bella e puntuale di cui la ringrazio ancora. C’è da dire che l’amore è un percorso di conoscenza, che attraverso la passione, l’eros ci trascina nelle profondità di noi stessi e dell’altro, nelle profondità dell’amore stesso, così si può giungere a una maggiore consapevolezza e conoscenza, appunto, di noi stessi e dell’altro. Si può incontrare e creare la bellezza. L’amore è un sentimento che ci mette a nudo, ci rende inermi davanti ad esso e nello stesso tempo ci rende forti davanti al mondo.

 

Vai avanti…

Fermo restando che l’amore non è solo sentimento, ma è un atto, un qualcosa di molto concreto. Il riferimento al cammino mistico che Gabriella Musetti fa è giusto sia perché è anch’esso un percorso di conoscenza, sia perché è vero che il linguaggio dei mistici è simile a quello della camera da letto come lessi da qualche parte anni fa. Voglio dire che le estasi che i mistici descrivono con tanta nitidezza e forza espressiva sono esperienze non solo spirituali ma profondamente carnali. Quello che provano lo sentono nel loro corpo, direi anzi che c’è una totale fusione di spirituale e carnale, così come è per gli amanti. Dare testimonianza di questa fusione è ciò che ho tentato di fare in “In canto a te” usando un linguaggio che affonda le radici nella mia formazione culturale, spirituale e umana amalgamata con la vita vissuta ed espressa poi nella precisione e nella profondità della parola poetica.

 
 La poetessa romana Lucianna Argentino

 

La seconda parte del tuo libro ha un andamento più narrativo. È così?

Sì. “Il poema della luce” è il racconto in versi della storia dei due, diciamo così, protagonisti. La storia del loro primo incontro dopo tanti anni e dello svelarsi di cose che erano rimaste taciute, sospese e il riannodarsi di fili che non si erano mai spezzati, ma solo allentati. Un racconto in versi in cui ho mantenuto una certa tensione musicale e narrativa.

 

Come intendi promuovere il libro ai tempi del Coronavirus?

“In canto a te” è uscito giusto un anno fa ed ha avuto il suo battesimo al Festival Tres Dotes a Tredozio in provincia di Forlì Cesena organizzato da Monica Guerra di IndipendentPoetry con Samuele Editore nella persona di Alessandro Canzian. Poi l’ho presentato a dicembre a Trieste nella rassegna “Una scontrosa grazia” con Gabriella Musetti e Alessandro Canzian e a Roma a gennaio al Pentatonic con Anna Maria Curci e Luca Benassi. Avrei avuto altri incontri e letture, ma il Coronavirus mi ha bloccata così l’editore ha organizzato una presentazione online e inoltre ho partecipato, sempre online, alla rassegna Vaghe Stelle dell’Orsa organizzata da Laura Corraducci.

 

Interessante.

E’ stato bello e ne ho avuto anche dei riscontri positivi, ma certo mi è mancato il contatto diretto e presente in carne ed ossa ed anima del pubblico. Per il futuro quindi spero che la situazione migliori e che si possa tornare a incontrarci dal vivo come in effetti si sta ricominciando a fare. Intanto ci sono le recensioni e i buoni riscontri dei lettori.

 

Complessivamente hai pubblicato undici libri di poesia. Ce li presenti?

Parlare dei miei libri di poesia di cui il primo è del 1991 è come parlare della mia vita stessa perché è dalla vita che la poesia attinge e quindi tutti insieme sono un po’ come tracce del mio cammino.

 

Partiamo dal primo?

Il primo “Gli argini del tempo” raccoglie poesie scritte con uno stile che andavo formando, sono ancora immature perché ancora non sapevo di me tante cose. Poi c’è stato “Biografia a margine” che in qualche modo io considero come il vero e proprio mio primo libro, anche qui ci sono alcune ingenuità, ma si delinea già quello che sarà il mio stile ed è anche il libro di un distacco cui, direi, naturalmente segue “Mutamento” in cui appaiono tematiche a me care come il femminile e lo spirituale e si approfondisce anche una certa ricerca di un linguaggio sempre più personale.

 

Continua…

“Verso Penuel” ribattezzato poi “L’ombra dell’attesa” è un libro in cui la poesia riflette su stessa, ma c’è anche una sovrapposizione di stati tra poesia e vita, tra poesia e amore. “Diario inverso” del 2006 prende spunto anch’esso da un evento biografico che diviene poi una riflessione sui rapporti umani, tra un lui e una lei che non riescono più a comunicare. “L’ospite indocile” è un libro nato all’aria aperta ed è dunque un libro arioso, luminoso, che vive di felici epifanie in cui la vita emerge nella sua nitidezza che le ombre, che pure ci sono, non riescono ad offuscare.

 
 Lucianna Argentino in un evento culturale

 

Poi c’è “Le stanze inquiete”…

“Le stanze inquiete” prende l’avvio da una mia esperienza lavorativa alla cassa di un supermercato che dal punto di vista umano è stata molto arricchente. Vi ho raccolto le storie di alcune delle persone che ho conosciuto in quegli anni e che sono state di spunto per una riflessione sulla nostra umanità. “Il volo dell’allodola” racchiude tre racconti in versi di tre personaggi biblici: Abele, la Samaritana e l’Emorroissa attualizzati per una maggiore comprensione del nostro essere difronte al mistero e al senso della vita. Infine “In canto a te” di cui ho già parlato. In tutti ho cercato di esprimere il mio amore per la vita, per gli altri e per la parola poetica così forte e potente da andare all’essenza delle cose e degli esseri e di portarvi luce.

 

In questi anni, inoltre, hai sovente organizzato eventi culturali. Quali sono gli appuntamenti ai quali ti senti maggiormente legata e perché?

In realtà di eventi culturali ne ho organizzati molti tra il 1994 e il 2007 circa, poi le cose cominciarono un po’ a cambiare sia per quanto riguarda la mia vita privata sia per i cambiamenti avvenuti anche a livello sociale. L’avvento dei social network ha in parte penalizzato gli eventi dal vivo. Credo che difficilmente si riuscirebbe ad avere la ricchezza di partecipazione e di attenzione che avemmo con la rassegna “Percorsi inversi” organizzata da me, Francesco De Girolamo, Maria Teresa Ciammaruconi e Sandro Di Segni dal 1994 al 2000.

 

È vero.

Oggi è difficile far venire pubblico persino se c’è un nome noto. Comunque di eventi interessanti ce ne sono. Ci sono tanti Festival ben organizzati in cui è possibile ascoltare e confrontarsi con gli altri poeti, conoscersi personalmente e parlare del proprio lavoro. Ed è questo l’aspetto che più mi piace e mi interessa di questo tipo di eventi.

 

Vanti anche alcune prestigiose collaborazioni giornalistiche. Ce le ricordi?

Sì in effetti la prima volta che vidi il mio nome stampato fu su un giornale verso la fine degli anni Ottanta. Collaborai per diverso tempo con il quotidiano “Il Popolo” dove scrivevo recensioni, con L’Informatore Librario per il quale ricordo feci anche una interessante inchiesta sull’editoria scolastica, con “Il Pomezia Notizie” e altre riviste del settore letterario. Inoltre per tre anni sono stata nella redazione del mensile “Italia Sud” di Giuseppe Miceli in cui mi occupavo delle pagine culturali. Fu una bella esperienza. 

 
 Lucianna Argentino

 

Senti Lucianna, a metà degli anni Novanta hai incontrato il grande Dario Bellezza. Che scrive la prefazione ad un tuo libro. Come nacque quell’incontro?

Come raccontai anche nella nostra precedente intervista nacque tutto quando vinsi il primo premio per una poesia inedita al Premio Donna e Poesia nel 1993. La premiazione si tenne alla Casa Internazionale delle Donne a Roma e in quell’occasione conobbi, tra le altre, Amanda Knering e Gabriella Gianfelici. Amanda Knering poi mi fece conoscere Velio Carratoni che nel 1971 aveva fondato la casa editrice Fermenti con cui anche lei aveva pubblicato e con cui collaborava e così ebbe vita “Biografia a margine”. La prefazione di Dario Bellezza fu un grande dono per me. Velio mi raccontò che a Dario piacque molto l’epigrafe che apriva il libro e che è mia, ossia “Se deve essere solitudine sia / ma vera e costante / solitudine mia / non assenza d’altri” e mi disse che fu anche quella a convincerlo a scriverla. Lo conobbi poi nell’ottobre del 1994 durante la presentazione di “Biografia a margine”. Lo rividi un altro paio di volte in occasione di eventi organizzati da Velio e mi addolorò molto poi la sua morte un anno e mezzo dopo che lo avevo conosciuto.

 

Quasi dieci anni addietro, come accennavi, t’intervistai. E ti chiesi i nomi dei tuoi scrittori e poeti prediletti. Magari in un decennio qualcosa cambia. Chi sono i tuoi punti di riferimento?

Certamente confermo i poeti che nominai allora anche perché non hanno esaurito, né mai lo faranno, quanto hanno da dirmi, da darmi. Mi sono resa conto però di non aver citato Virginia Woolf, Flannery O’Connor, Clarice Lispector che sono tra le romanziere che più amo, a cui mi sento vicina e che tanto mi hanno ispirata, ma certo ce ne sono anche molti altri. Come non citare, uno per tutti, il mio amato Dostoevskij! Giusto in quegli anni, inoltre, cominciai anche ad appassionarmi di fisica quantistica, passione che ancora mi avvince e quindi ogni tanto leggo qualche saggio sull’argomento che trovo molto affascinante.

 

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Sto leggendo, mi mancano davvero poche pagine, “La luce delle Muse – la sapienza greca e la magia della parola” di Davide Susanetti. Un libro molto bello e illuminante.

 

E l’ultimo film che hai visto?

Devo dire che il periodo di clausura in cui abbiamo vissuto mi ha spinta a rivedere film che non vedevo da anni o che avevo visto solo una volta. Ho rivisto Wenders “Il cielo sopra Berlino” e “Così lontano così vicino”, ho rivisto anche “Lezioni di piano” di Jane Campion. Spero presto però di poter riprendere ad andare al cinema senza mascherina!

 

Qual è il tuo peggior vizio?

Di vizi nel senso stretto del termine non ne ho. Non fumo, non bevo, non gioco d’azzardo. Ma battute a parte potrei dire, come recita il programma di libri del Tg 1 Billy, ho il vizio di leggere. Ma un difetto che mi riconosco è che non sempre riesco a ottimizzare il tempo che ho a disposizione per scrivere, a volte mi perdo e lo perdo. E questo mi disturba molto di me.

 

E la tua miglior virtù?

Credo sia la pazienza, virtù che i poeti conoscono bene quando sostano davanti al foglio bianco in attesa della parola giusta. Tra l’altro Marina Cvetaeva diceva proprio che la volontà creatrice è la pazienza. Virtù che mi riconosco anche in altri ambiti della mia vita e non solo in poesia.

 

Hai la possibilità di scrivere un messaggio e di inserire il biglietto in una bottiglia da lanciare a mare aperto. Cosa scriveresti?

Sai penso che ogni libro di poesia sia proprio come un biglietto in una bottiglia lanciata in mezzo al mare e quindi la mia poesia è il mio messaggio in bottiglia. Comunque augurerei la pace in tutto il mondo e condizioni di vita migliori per tutta l’umanità e cura e rispetto per il nostro magnifico pianeta.

 

MICHELE BRUCCHERI

La Voce del Nisseno online