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MARTITA FARDIN: “IL MIO UNIVERSO INTERIORE E’ TUTTO”

MARTITA FARDIN: “IL MIO UNIVERSO INTERIORE E’ TUTTO”

dic 28 2013

Michele Bruccheri intervista la scrittrice di Como che ha pubblicato, nelle scorse settimane, “Zero alla N”. Giornalista e blogger, nel 2009 esordì con “valeANA”. Ma anni prima, uscì un suo romanzo erotico con uno pseudonimo    

 

 
 Martita Fardin

Scava nelle inquietudini e ci regala brandelli di realtà. Ci mostra le ferite della società odierna, ci fa conoscere se stessa tramite gli altri e gli altri mediante se stessa. Ci dona il vero volto dell’anima. Con una scrittura scarna ed essenziale, immediata e diretta. Talvolta forse violenta, sicuramente cruda. “Come uno sparo”, dichiara al nostro microfono Martita Fardin. Una giornalista, blogger e scrittrice di Como. Laureata in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano. Con una specializzazione in Storia dell’Età Contemporanea.

Da giornalista cura rubriche di cultura, spettacoli, libri e tematiche dell’universo giovanile. Vanta importanti collaborazioni: “L’Adige”, “il Mattino” e “La Provincia”, su tutte. Ha collaborato con il sito web “Nonluoghi” ed ha scritto per il mensile “GenioDonna”. Martita Fardin, nei suoi libri, racconta il dolore, le emozioni, la realtà. Con uno stile tagliente e penetrante, efficace e coinvolgente. Sette anni addietro (era il 2006) ha pubblicato un romanzo erotico (“volevo scrivere di erotismo senza vincoli, né censure mentali”). Tre anni dopo, nel 2009, esce un libro di 117 pagine dal titolo “valeANA” (editore Elliot). “E’ stato un lungo viaggio dentro me stessa – spiega alla versione online del nostro periodico d’informazione ‘La Voce del Nisseno’ – e dentro le storie di ragazzine che soffrivano di anoressia”. Un tema delicato e scottante, di stretta attualità.

A fine ottobre è uscita la sua prima pubblicazione digitale, di 279 pagine. “Zero alla N”, edito da Booxfactor, è ambientato in un liceo classico privato del capoluogo comasco. Martita Fardin ama scrivere di notte “per il silenzio” e in compagnia della musica. Non svela i suoi progetti editoriali per scaramanzia e per pudore, ma candidamente ammette: “Il mio universo interiore è tutto”.   

 

Chi è Martita Fardin per Martita Fardin?

“Martita Fardin non riesce a definirsi, neppure se si guarda allo specchio, neppure se si legge. Martita Fardin è indefinibile come la nebbia”.

 

Sei giornalista, blogger e scrittrice. Quali sono i punti deboli e quali, invece, quelli di forza per ciascuna di queste tipologie?

“Come giornalista sono molto attenta alle fonti, al verificarne l’attendibilità. Come blogger sono attenta all’interazione con gli altri blogger, uno scambio che a volte arricchisce molto. Come scrittrice sono attenta alle immagini che si creano nella mia mente; è come se vedessi scorrere le scene di un film e dovessi tradurle in parole”.

 

Hai collaborato con diverse testate giornalistiche. C’è un aneddoto peculiare che ami ricordare?

“L’intervista a Margherita Hack, sulla cometa di Halley, che non voleva rilasciare, ma alla fine fu gentile”.

 

Sette anni fa, hai pubblicato un romanzo erotico usando uno pseudonimo. Perché? Qual è il succo del libro?

“Sotto pseudonimo perché non volevo rimanere intrappolata nel cliché della scrittrice erotica. Volevo scrivere di erotismo senza vincoli, né censure mentali. Il tema? Non posso dirlo, perché capirebbero in troppi e io non voglio, non ora, non ancora”.

 

Nel 2009 “partorisci” un romanzo importante che tratta una tematica delicata e scottante. Mi parli di “valeANA”?

“’valeANA’ è stato un lungo viaggio dentro me stessa e dentro le storie di ragazzine che soffrivano di anoressia. È la storia di una famiglia che si disgrega interiormente per l’incomunicabilità. L’anoressia e il delirio religioso della protagonista - che identifica la propria magrezza con il corpo tormentato di Cristo per esprimere tutta la sua sofferenza interiore - si inseriscono in questo interno alto-borghese comasco in cui il benessere economico si scontra con la glacialità emotiva”.

 

Mi tratteggi anche dettagliatamente “Zero alla N”?

“Zero alla N è ambientato in un liceo classico privato di Como. Quattro protagonisti, i loro punti di vista e quattro storie che si intrecciano lungo il corso dell'anno. Sono ragazzi che fanno parte dell’alta borghesia comasca e sono ricchi, annoiati, soli. Qualcuno è anche autodistruttivo, come Joy, il boss di Campione che veste come Sid Vicious che considera un idolo, assieme a suo padre. Joy è perso per una enigmatica donna più grande di lui. E’ un personaggio tormentato, estremo. Poi c'è Damian, con la sua omosessualità, prima latente e poi manifesta che si trova a dover fare i conti con un ambiente falso e bigotto, ma solo in apparenza. C’è Lady Marija di estrazione sociale più bassa, ovvero una nuova ricca decaduta, fallita l’azienda del padre, una ragazza fragile che si stordisce con le droghe. Infine Baby Boom, che deve smaltire chili in eccesso, di cattiveria anche. Baby Boom non ha regole se non onora il tuo aspetto all'ennesima potenza e il suo scopo è fidanzarsi con un tipo dell’alta società, cui aspira a far parte. Il salto sociale dalla media all’alta borghesia è un prezzo molto alto da pagare, ma lei non ha scrupoli. I personaggi si muovono in ambienti altolocati, passano da una festa all’altra, mischiando sesso droga, promiscuità sessuale per affogare il vuoto affettivo che si portano dentro o la noia esistenziale. Sono sostanzialmente tutti soli, malati d’affetto. In zero alla N è descritta una Como insolita, in cui la magia del lago si perde e si stempera negli stati d'animo dei protagonisti. Il linguaggio è crudo e diretto”.

 

So che dai molta importanza al tuo universo interiore, quando scrivi. Com’è fatta la tua sfera emotiva?

“Il mio universo interiore è tutto, è il filtro attraverso cui passano i personaggi e quindi le storie”.

 

 
 La copertina del suo ultimo libro

Quale libro di altri avresti voluto scrivere e perché?

“Trilogia della città di K di Agota Kristof, perché è il libro più violento e più sottilmente crudele che abbia mai letto. Poi il personaggio della nonna mi ricorda qualcuno della mia infanzia. La nonna dei gemelli non era poi tanto crudele…”.

 

Preferisci scrivere di notte e in compagnia della musica. Per quale motivo?

“Per il silenzio, nessun rumore umano attorno, così posso abbandonarmi alla musica, che mi serve per il ritmo”.

 

Che tipo di musica ascolti, abitualmente?

“Varia molto dall’argomento che tratto. Può essere classica, progressive, punk, rap, hard rock”.

 

Cosa pensi dei giovani di oggi?

“Che siano molto soli. Troppo soli. Che abbiano comunque un grande potenziale. Io credo nei giovani”.

 

Secondo te, la Cultura – in Italia – è adeguatamente valorizzata o è bistrattata?

“Più bistrattata direi. Ed è un vero peccato”.

 

Qual è il tuo miglior pregio, come donna e come scrittrice?

“Come donna la sincerità e la capacità di ascolto, come scrittrice la capacità interpretativa. Mi calo nei personaggi che devono aderire a me come una seconda pelle”.

 

E in merito ad un eventuale difetto, qual è il peggiore?

“Il peggior difetto è l’eccesso di rigore con me stessa e con gli altri”.

 

Quali sono i valori ai quali credi ciecamente?

“L’onestà e il mantenere la parola data”.

 

Qual è la cosa che più ti ha commosso, in vita tua?

“Mi commuovo quando riesco a fare felice qualcuno o a essere felice”.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali e letterari?

“Non ne parlo mai, un po’ per scaramanzia, un po’ per mistero o pudore”.

 

MICHELE BRUCCHERI

 

 

 

La Voce del Nisseno online