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MARTA LOCK: “ABBIAMO IL DOVERE DI AVVICINARCI AI LETTORI”

MARTA LOCK: “ABBIAMO IL DOVERE DI AVVICINARCI AI LETTORI”

gen 07 2014

Michele Bruccheri intervista la scrittrice umbra che ormai abita e vive a Milano. Viene definita “lettrice di anime”. Ha già pubblicato tre romanzi e coltiva un importante desiderio: far diventare “Ritrovarsi a Parigi” una pellicola cinematografica

 

 

 
 Marta Lock in una foto di Massimo de Ceglie

Risponde generosamente alle domande della mia intervista. Parla con dovizia di particolari, abbonda nei dettagli, dona una parte di se stessa. Marta Lock, 43 anni compiuti recentemente, umbra di Terni, ormai abita e vive a Milano. Dopo anni di lavoro impiegatizio, decide di lasciare la sua città nativa per andare a fare animazione nei villaggi turistici e addirittura per un biennio vive all’estero, prima di trasferirsi definitivamente nella città lombarda. Esperienze importanti che arricchiscono, dunque, il suo bagaglio emozionale. Un patrimonio, le sue emozioni e i suoi sentimenti, che deposita sulla carta.

 

Marta Lock ha già al suo attivo ben tre romanzi. La sua ultima fatica letteraria è “Ritrovarsi a Parigi”. Coltiva l’ambizioso sogno di farlo diventare una pellicola cinematografica. Ci crede strenuamente. Si definisce un’inguaribile ottimista, mentre viene definita una “lettrice di anime”. Una personalità sensibile e vulcanica che al nostro microfono dichiara: “Credo che noi scrittori contemporanei abbiamo il dovere di avvicinarci ai lettori attraverso il loro linguaggio”.

 

Nel maggio di tre anni fa pubblica il suo romanzo d’esordio dal titolo “Notte Tunisina”, classificandosi al quarto posto nell’ambito della Decima edizione del Premio nazionale di letteratura Città di Mesagne. Nel luglio 2012 pubblica un altro lavoro: “Quell’anno a Cuba”. Ottiene il quinto posto sempre nel medesimo concorso. Enormi soddisfazioni, quindi. Ha comunque ricevuto numerosi riconoscimenti e tra questi da segnalare quello conseguito in occasione del Megashow annuale del 6 gennaio delle Forze di Polizia: “L’Associazione Nazionale Poliziotti – spiega la brava scrittrice alla versione online del nostro periodico d’informazione ‘La Voce del Nisseno’ – mi ha assegnato una targa per il mio contributo letterario attraverso il quale contribuisco a sensibilizzare le persone sul tema della violenza sulle donne”.

 

Ama scrivere aforismi che pubblica con grande successo. Tra i suoi propositi c’è quello di pubblicare un nuovo romanzo dal titolo “Miami Diaries”. Si tratta di un libro innovativo, strutturato – precisa – come un telefilm: “Ma non posso anticipare altro, il progetto è ancora top secret”. Eccola intanto in questa lunga e profonda intervista rilasciata alla nostra testata.

 

Partiamo dalla tua ultima fatica letteraria: “Ritrovarsi a Parigi”. E’ il terzo romanzo a tua firma. Di cosa si tratta?

Ritrovarsi a Parigi è un romanzo di scoperta, di crescita, come in fondo è tutta la nostra vita e il titolo abbraccia e comprende diversi temi che si trovano al suo interno. Lizzy, costretta a lasciare Londra a causa di un ex fidanzato che le fa stalking, sceglie di trasferirsi per un anno a Parigi la città nella quale vive Bruno il nonno novantenne che non aveva mai voluto staccarsi dalla città dove aveva tutti i suoi ricordi e con cui inizia ad avere degli incontri quasi quotidiani durante i quali lui le racconta l’affascinante storia della sua vita da immigrato italiano povero che proprio a Parigi, la città che inizialmente lo aveva discriminato, trova il riscatto sociale e la possibilità di dare a Silvie, l’amore della sua vita, il futuro al quale aveva rinunciato per stare accanto a lui. Mentre si immerge nelle romantiche e rarefatte atmosfere del dopoguerra Lizzy affronta e incontra la sua nuova vita francese piena di nuovi amici, nuovi paesaggi e un nuovo travolgente amore, si ricostruisce una nuova identità perché scopre dei lati di sé che non conosceva e impara ad accettare e accogliere le proprie debolezze e insicurezze e a convivere con loro senza doversene più difendere come aveva fatto fino a prima di trasferirsi. La parola “ritrovarsi” del titolo racchiude quindi molti punti chiave del percorso della protagonista: lì ritrova il nonno novantenne con il quale consolida un bellissimo rapporto fatto di ascolto e di scoperta delle sue e di conseguenza delle proprie origini familiari; ritrova se stessa attraverso un percorso di conoscenza dei blocchi che l’hanno accompagnata per tutta la vita e impara, grazie alla saggezza del nonno, a portarli in superficie e superarli; ritrova la felicità attraverso la rinascita emotiva e una nuova apertura ai sentimenti profondi, dall’amore all’amicizia al legame con la madre che a un certo punto si perde per poi recuperarsi, dai quali era sempre fuggita per il terrore inconscio di perdere le persone; ritrova un padre che l’aveva abbandonata appena nata perché scopre che segretamente aveva seguito passo passo ogni suo momento di crescita; ritrova la capacità di ascoltare davvero gli altri e comprenderli arrivando persino a perdonare. E’ un romanzo che affronta molti temi sociali: oltre lo stalking e l’abbandono di un padre, già citati, anche il razzismo, il vizio del gioco, la prostituzione…tutti argomenti molto attuali ma trattati in modo quasi lieve, senza eccessi o morbosità che non appartengono al mio modo di essere né di scrivere.

 

So che ha ricevuto un prestigioso riconoscimento. E’ vero?

Sì, ed è stato un momento bellissimo: si è classificato quarto tra seicento partecipanti alla 26° edizione del Premio nazionale di letteratura Prof. Francesco Florio nell’anno 2013 permettendomi di ricevere un Diploma di elogio per meriti letterari e una medaglia. Tra l’altro questo importante premio letterario ha luogo a Licata (AG) nella vostra meravigliosa regione.

 

Dove l’hai presentato e che reazione hanno avuto la stampa e i lettori?

La prima presentazione assoluta di Ritrovarsi a Parigi è avvenuta a metà febbraio del 2013, in presenza di centoquaranta persone, ed è stata un’altra bellissima emozione perché ha avuto moltissimi consensi grazie anche al booktrailer che tocca i tasti emotivi riassumendo alcuni passaggi fondamentali del romanzo. Da quel giorno non ho mai smesso di presentarlo, e lo sto ancora facendo perché continuano a richiedermi in varie zone d’Italia grazie anche alle critiche entusiastiche che il romanzo ha ricevuto: ben sette critici letterari hanno fatto delle recensioni talmente emozionanti che spesso mi è capitato di commuovermi leggendole. Uno tra i tanti, appena scomparso, il critico d’arte e letterario Alberto Bagliani, ha scritto parole talmente lusinghiere sul romanzo e sul mio stile di scrittura da avermi portata a guardare me stessa in un modo diverso, più consapevole delle mie capacità e di ciò che scrivendo riesco a trasmettere…uno scrittore non è mai un bravo recensore di se stesso, noi raccontiamo storie seguendo il filo dettato dalla nostra creatività e non ci rendiamo conto dei messaggi e delle sfumature che possono emergere quando altri leggono i nostri testi. L’analisi che ne deriva ci porta a crescere e a maturare dal punto di vista dell’autocoscienza del nostro lavoro.

 
 La copertina di un suo libro

 

Hai ideato un importante evento, a Milano, per raccogliere fondi contro la violenza sulle donne. E parte del ricavato, è destinato al Centro antiviolenza Mondo Rosa di Catanzaro. Ce ne parli dettagliatamente?

In realtà per l’evento organizzato a Milano, L’Arte dice no!, avevamo deciso di raccogliere fondi in favore di Doppia Difesa ma poi in quell’occasione grazie all’ospite d’onore Fabio Rondinelli, Mister Mondo Italia – è stata una scelta quella di avere un testimonial uomo proprio per sottolineare quanti uomini vogliono fortemente dissociarsi dalla brutalità della violenza contro le donne – ho avuto modo di venire a conoscenza della comunità catanzarese di Mondo Rosa e, avendo deciso di proseguire la mia campagna di sensibilizzazione e di lotta contro la violenza, ho deciso di sostenere la loro realtà proprio perché piccola e perciò sicuramente più bisognosa dell’appoggio e dell’apporto economico che potrà loro arrivare anche grazie alla mia visibilità oltre al mio contributo diretto. Proprio per raccogliere fondi ho pubblicato la mia raccolta di aforismi, I Pensieri della sera di Marta Lock, di cui il 20% del ricavato andrà per sempre al Centro Antiviolenza Mondo Rosa di Catanzaro nel quale sono appena stata ospite per cinque giorni constatando di persona con quanta attenzione, dedizione e professionalità tutti gli operatori si adoperano per far sentire a casa le donne ospiti e i loro bambini. In occasione della mia presenza in città è stata organizzata dal Centro Calabrese di solidarietà una bellissima presentazione letteraria di Ritrovarsi a Parigi, alla quale sono intervenute anche, oltre al caloroso pubblico, le autorità al femminile: la Responsabile dell’Ufficio Pari Opportunità del Coisp Anna Abbenante, la Commissaria provinciale Wanda Ferro e l’Assessore alle Politiche Sociali Caterina Salerno, che hanno pronunciato frasi molto lusinghiere nei miei confronti. Il 20% del prezzo di copertina delle copie di Ritrovarsi a Parigi vendute durante la presentazione e per i prossimi due mesi, solo di quelle reperibili e acquistabili direttamente presso l’amministrazione del Centro Calabrese di solidarietà, sarà devoluto a Mondo Rosa.

 

Poche settimane addietro hai ricevuto una targa assai significativa. Da parte di chi?

Anche quel riconoscimento mi è piovuto dal cielo ed è stata un’altra grandissima soddisfazione: in occasione del Megashow annuale del 6 gennaio delle Forze di Polizia, l’Associazione Nazionale Poliziotti mi ha assegnato una targa per il mio contributo artistico letterario attraverso il quale contribuisco a sensibilizzare le persone sul tema della violenza sulle donne. C’erano 1.250 persone nella platea del Teatro dal Verme quel giorno ed ero davvero emozionatissima e per questa splendida soddisfazione mi sembra doveroso ringraziare, oltre l’Associazione Nazionale Poliziotti, anche Cinzia Veneziano, direttore artistico e organizzatrice dell’evento per aver sottoposto il mio nominativo all’attenzione dell’Associazione che ha poi deciso di premiarmi.

 

Mi risulta che a maggio, inoltre, riceverai un altro importante riconoscimento ufficiale. Per il tuo tenace impegno sociale. E’ così?

In realtà a maggio riceverò due premi: quello speciale della critica del primo Concorso letterario nazionale “Le parole dell’anima” della città di Casoria (NA) per Ritrovarsi a Parigi e a me come personaggio per l’impegno sociale contro la violenza sulle donne. Entrambi i premi mi verranno consegnati in occasione della manifestazione ‘Il maggio delle donne’ che si terrà a Casoria intorno alla metà del mese e, sinceramente, non vedo l’ora di incontrare i miei lettori campani!

 

Il tuo libro d’esordio è intitolato “Notte Tunisina”. Com’è andata questa tua prima esperienza letteraria?

Notte Tunisina è stato scritto d’impulso, perché è proprio da un impulso irrinunciabile che mi sono scoperta scrittrice. Mai prima di quel periodo avevo avuto il desiderio o il sogno di scrivere, ho sempre letto tantissimo nella mia vita, questo sì, ma non avevo mai preso in considerazione l’idea di poter essere io l’autrice di un libro. Quindi nel momento in cui ho iniziato a sentire quella forte spinta interiore ne sono rimasta in un primo momento stupita, poi disorientata perché non sapevo da quale parte cominciare e infine mi sono seduta al computer e ho lasciato andare la mia immaginazione: da lì in poi il libro si è scritto da solo. Il mio passato in giro per il mondo è stato fondamentale per suggerirmi di voler essere una scrittrice che parlava di estero, di posti lontani, per molte persone sconosciuti, perciò ho deciso che quelle esperienze passate sarebbero diventate caratterizzanti della mia nuova carriera. Il primo posto in cui ho vissuto e lavorato era stata Djerba, paese affascinante quanto diverso dalla realtà nella quale avevo vissuto fino a quel momento, quindi ho deciso di dedicarle Notte Tunisina, la storia di una donna, Sara, che per dimenticare e staccarsi definitivamente da un amore tormentato, di quelli che costituiscono o hanno costituito la croce e la delizia di tantissime persone, ma che la faceva stare più male che bene, prende al balzo l’occasione di andare a fare la stagione come barista nell’hotel del quale era direttore il suo migliore amico. Lì si tuffa a capofitto nel lavoro, pensando e sperando che sia l’unico modo per non avere più problemi sentimentali ma la sua natura romantica e il destino la portano a farsi conquistare da Luke, l’uomo perfetto, quello che tutte le donne sognano, amore che trova il momento più intenso durante un’indimenticabile notte nel deserto. Ma quello stesso destino che le aveva regalato l’appagamento emotivo che non aveva mai vissuto con il precedente fidanzato Paul, decide di strapparle via Luke facendola ripiombare nelle insicurezze e nei dubbi, nelle destabilizzazioni e nei timori appena superati fino a scoprire il perché di tutto che la porterà a prendere un’inaspettata decisione.

 

Successivamente, hai pubblicato un altro lavoro dal titolo “Quell’anno a Cuba”. Qual è il “succo”?

Quell’anno a Cuba è un romanzo molto solare e allegro, come d’altronde lo è l’isola caraibica nel quale è ambientato ed è la storia di Tracy una donna forte, determinata, che crede talmente tanto che il proprio sogno di coreografa possa diventare realtà che quando le si presenta l’opportunità di poterlo fare non esita a mollare tutto e salire su un aereo diretto verso l’altra parte del mondo nel luogo in cui aveva sempre sognato di essere. Lì scopre un mondo di colori, di tradizioni, di valori che le insegnano i ragazzi cubani ai quali dovrà insegnare i balletti che ha creato per loro, scontrandosi inizialmente con la loro diffidenza e resistenza ma poi, grazie alla sua umiltà e capacità di diventare una di loro, intrecciando dei meravigliosi legami di amicizia che diventeranno irrinunciabili al punto di indurla a fare per i suoi ballerini una cosa bellissima che sottolinea il carattere generoso e passionale della protagonista del romanzo. Ma è anche una scoperta di Cuba, delle sue tradizioni musicali, delle sue radici, delle sue contraddizioni e delle sua capacità di rubare il cuore delle persone; è anche una scoperta di posti e di scorci attraverso un viaggio che Tracy, la protagonista, farà insieme ad Agostino, un ragazzo del posto con il quale ha un rapporto tanto burrascoso quanto forte e determinato è il carattere di entrambi. E come in tutti i miei romanzi le vicende si intrecciano generando continui e inaspettati colpi di scena…

 

 
 I pensieri della sera di Marta Lock

Come puoi definire la tua scrittura?

Prima di tutto classica e contemporanea al tempo stesso: classica perché mi piace utilizzare un linguaggio pulito, senza usare le espressioni forti e impattanti a volte eccessivamente volgari che sono ormai diventate parte del parlare comune e sicuramente molto più di impatto ma che non fanno parte del mio modo di essere, contemporanea perché sono perfettamente calata nel mio tempo, non riuscirei ad ambientare i miei romanzi in epoche diverse da quelle nella quale vivo, fatto salvo per Ritrovarsi a Parigi nel quale il racconto del nonno si snoda tra dopoguerra e anni Settanta ma in quel caso il salto nel passato serve a spiegare e a far comprendere a Lizzy il proprio presente.

Poi assolutamente democratica perché non mi piace usare parole eccessivamente ricercate o periodi particolarmente contorti che appesantirebbero la lettura in quanto di non facile comprensione e farebbero desistere la maggior parte dei lettori. Credo che noi scrittori contemporanei abbiamo il dovere di avvicinarci ai lettori attraverso il loro linguaggio. Viviamo in un’epoca in cui il modo più utilizzato per guardare e sentirsi raccontare storie è la televisione, il cinema, perciò il modo migliore per riavvicinare le persone comuni alla lettura è quello di far loro leggere dei film. Mi piace usare molti dialoghi che danno vita ai protagonisti, molti colpi di scena e descrivo poco la fisicità dei personaggi dando invece una caratterizzazione molto più definita della loro emotività e psicologia così che tutti i lettori possano sentirsi vicini e soprattutto, immaginando, possano diventare registi del libro che stanno leggendo. Scrivo ed esprimo concetti molto profondi, che toccano l’anima delle persone perché racconto di emozioni che tutti vivono, ma lo faccio in modo leggero quasi sorridente perché credo che vivere con leggerezza, che non è sinonimo di superficialità, sia il modo migliore di camminare attraverso la vita e ci permette di trovare il risvolto o l’insegnamento positivo anche da un episodio negativo, forse la chiave per vivere più serenamente è questa, almeno per me lo è.

 

Curi una rubrica personale denominata “L’Attimo Fuggente” sul tuo sito web e scrivi aforismi. Come è nata questa bella idea?

L’Attimo Fuggente è nata da una costola dei Pensieri della sera, i miei aforismi. Poco dopo la pubblicazione del mio primo romanzo Notte Tunisina, ho iniziato a scrivere quotidianamente sul mio profilo Facebook delle riflessioni sulla vita, sulle emozioni, su qualunque cosa mi venisse in mente nel momento in cui mi sedevo al computer per scriverli liberando quel contatto tra testa e cuore che abitualmente si dimentica di attuare e che giorno dopo giorno mi diventava più facile. Lentamente hanno iniziato a seguirmi i miei amici, poi gli amici degli amici e infine filosofi, poeti, scrittori, psicologi che mi manifestano quotidianamente la loro stima. Circa un anno dopo aver scritto il primo Pensiero della sera mi è venuta l’idea di creare una rubrica settimanale nella quale avrei approfondito il tema dell’aforisma che aveva raccolto più consensi nei sette giorni precedenti e così ora sono arrivata all’articolo numero 93. Le persone mi leggono con passione perché trovano emozioni comuni che normalmente vivono, raccontate ed esplorate da vari punti di vista che possono aiutarli a valutare la realtà da un’ottica diversa dalla loro permettendogli di dare un significato diverso a comportamenti che diversamente li ferirebbero senza che riescano a dargli un perché. Mi rendo conto che è diventato un appuntamento atteso da tante persone e la soddisfazione di ricevere tanti consensi, manifestazioni d’affetto e ringraziamenti per ciò che scrivo e per riuscire ad aiutarli a riflettere su se stessi e sugli altri è qualcosa di impagabile.

 

Lo scorso anno sei giunta in finale nell’ambito del Concorso nazionale di filosofia di AnpfConfilosofare. E le tue massime sono state pubblicate. Dove?

Sono stata finalista sia con una selezione di dieci dei miei aforismi, sia con uno degli articoli dell’Attimo Fuggente. Gli aforismi sono stati pubblicati in una raccolta antologica intitolata Le figure del pensiero, che raccoglie tutti gli aforismi, aiku, epitaffi e paradossi degli autori finalisti del concorso, edita dalla casa editrice Sillabe di Sale.

 

Chi sono abitualmente i tuoi lettori?

Ho la fortuna di essere letta da persone di tutti i tipi e livelli culturali e sociali e di tutte le età, forse perché il mio stile diretto, realista, profondo ma al tempo stesso lineare e di semplice comprensione arriva diretto e colpisce l’anima, caratteristica che mi è valsa il soprannome di “lettrice di anime”, un appellativo che mi riempie di gioia perché mi conferma di riuscire a tirare fuori quel contatto emotivo che si sta perdendo nella società moderna ma di cui le persone hanno ancora tanto bisogno e desiderano fortemente ritrovare.

 

Chi fosse interessato ai tuoi libri, come può reperirli?

I tre romanzi, Notte Tunisina, Quell’anno a Cuba e Ritrovarsi a Parigi sono acquistabili in tutte le librerie italiane oppure in tutti i bookstore online (Amazon.it, Bol.it, Ibs.it, Lafeltrinelli.it) mentre la raccolta I Pensieri della sera di Marta Lock, di cui il 20% del ricavato sarà per sempre devoluto in favore del Centro Antiviolenza Mondo Rosa di Catanzaro, è acquistabile su Lulu.com, Amazon.it e ordinabile nelle librerie.

 

Chi sono i tuoi autori preferiti e perché?

Adoro Jorge Amado perché è un cantastorie semplice e diretto che racconta del Brasile al tempo delle piantagioni di cacao e della schiavitù con quella capacità di caratterizzare in modo talmente intenso una miriade di personaggi che ruotano intorno ai protagonisti da renderli quasi a loro volta protagonisti; nei suoi romanzi non c’è mai una morale semplicemente tante storie che si intrecciano a formare quella rete che costituisce la vita e l’esistenza di tutti, ieri come oggi. Poi mi piace molto Lucia Etxebarrìa, una contemporanea basca: di lei ammiro il realismo assoluto simile al mio quanto diverso è il modo di descriverlo. Lei esplora gli estremi, tira fuori la parte morbosa e a volte cruenta e a tinte forti della realtà tanto quanto io amo rimanere su una linea moderata, ma entrambe non potremmo scrivere al di fuori del nostro tempo; lei scrive degli eccessi della società contemporanea, io parlo alle emozioni e faccio rientrare i miei personaggi sempre sulla retta via anche dopo che l’hanno momentaneamente perduta. Mi piace molto anche Richard Yates, l’autore di Revolutionary Road, statunitense – mi sono formata con la letteratura statunitense, quella che in assoluto preferisco - con una meravigliosa capacità di rendere vivi i personaggi che descrive e di annullare i confini tra ciò che piace e ciò che non piace, quella particolarità di far diventare antipatico un personaggio che inizialmente sembra simpatico e di far piacere quello che inizialmente sembra detestabile. E poi il grande Francis Scott Fitzgerald.

 

C’è un libro, di altri, che avresti voluto scrivere tu?

Più che un libro è un racconto, Il curioso caso di Benjamin Button di Fitzgerald: trovo geniale la parabola dell’uomo che nasce vecchio e nel corso degli anni diventa giovane e alla fine della vita neonato, quasi come se l’autore volesse farci capire che da qualunque parte iniziamo la nostra vita il punto di partenza è uguale a quello d’arrivo… sia da molto anziani che da molto giovani abbiamo lo stesso stato di incoscienza, di inconsapevolezza, di fragilità. E poi quel veder invecchiare e morire le persone che lo hanno amato mentre lui ringiovanisce sembra farci rivivere la parabola dell’immortalità, ritrattata poi in tempi moderni nella prima pellicola di Highlander, alla quale tutti aspiriamo ma che se raggiunta ci fa realizzare che in fondo ci condanna a rimanere da soli perché in una vita senza fine siamo costretti ad assistere con immenso dolore alla fine di tutti quelli che abbiamo amato.

 

Quali sono i tuoi principali pregi, di donna?

Normalmente non mi piace parlare dei miei pregi anche perché non tendo mai ad autocelebrarmi, preferisco che siano gli altri a descrivermi. L’unica cosa che posso sicuramente affermare è di essere un’inguaribile ottimista, la classica persona che vede il bicchiere mezzo pieno e il futuro sempre rosa. Ma quello che a me può sembrare un pregio agli occhi di qualcuno può sembrare follia.

 

Hai dei difetti?

Ne ho un milione: quanto tempo ho per rispondere? Scherzo! Anche dei miei difetti non mi piace parlare, sono molto riservata per tutto ciò che riguarda me.

 

Della tua Umbria, cosa ami di più e perché?

Della mia regione amo da morire i valori semplici, i sentimenti puri, il rispetto degli altri, la correttezza nei confronti di chi abbiamo davanti, cose che hanno costituito le fondamenta della mia formazione personale e che mi hanno accompagnata e sostenuta durante il mio girovagare per il mondo e per l’Italia, anche quando le circostanze avrebbero potuto portarmi a cambiare punto di vista e scala di valori io non l’ho fatto, mantenendo integri quegli insegnamenti che ritengo fondamentali e che costituiscono i punti fermi della mia vita, irrinunciabili direi per continuare a essere la persona che sono stata finora.

 

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali?  

I primi due che spero si realizzeranno a breve sono la pubblicazione della raccolta degli articoli de L’Attimo Fuggente oppure l’inserimento della rubrica all’interno di un settimanale su carta stampata, e il secondo la pubblicazione del mio romanzo inedito Miami Diaries, una storia molto particolare che racconta le esistenze di tre amici che si intrecciano tra loro a causa di vicende che li coinvolgono ma che vanno avanti ognuno con le proprie vite e le proprie vicissitudini. E’ un romanzo innovativo strutturato come un telefilm, ma non posso anticipare altro, il progetto è ancora top secret. E poi il desiderio ormai noto che Ritrovarsi a Parigi possa diventare un film, è il mio sogno nel cassetto ma so che prima o poi si realizzerà!

 

MICHELE BRUCCHERI

 

 

 

 

 

 

La Voce del Nisseno online