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EMERGENZA COVID-19, L’INFERMIERA LOMBARDA IN TRINCEA AL REPARTO MALATTIE INFETTIVE

EMERGENZA COVID-19, L’INFERMIERA LOMBARDA IN TRINCEA AL REPARTO MALATTIE INFETTIVE

mar 24 2020

di MICHELE BRUCCHERI – ESCLUSIVO. Intervista a Laura. Racconta l’emergenza che si combatte nel suo ospedale: “Il virus toglie la dignità della morte delle persone”. Eccola al microfono de La Voce del Nisseno 

 
 Immagine eloquente

Dati e tabelle, grafici e istogrammi raccontano l’emergenza pandemica Covid-19. Questo nemico visibile soltanto al microscopio, ma che uccide puntuale ogni giorno, è combattuto quotidianamente dal personale medico e infermieristico. Non si tirano assolutamente indietro davanti alla grave situazione e la loro è veramente una lotta senza quartiere al Coronavirus.

Laura è una mia cara amica da diversi anni ed è infermiera in una struttura ospedaliera lombarda. In trincea, in un reparto di Malattie infettive di quattordici posti. Tutto pieno. La raggiungo telefonicamente, per farmi raccontare questa epidemia che annienta ogni forma di affetto. Chi ormai vive in ospedale, conosce la violenza del Coronavirus che può sterminare. In questo lasso di tempo, ha visto morire tre persone anziane che, comunque, avevano già anche altre patologie.

Una drammatica esperienza che racconta a La Voce del Nisseno. Lei, in trincea, a combattere sul fronte di questa guerra ad alto rischio per la propria salute, se non per la propria vita. Nonostante la sua giovane età, Laura lavora come infermiera da ben ventisei anni. “Questa nuova realtà – spiega – ha cambiato le nostre vite. Non siamo eroi. Fare tutto quello che posso è il mio lavoro, altrimenti avrei scelto un’altra attività. Ci facciamo un mazzo. È dura. Comprendiamo il pericolo e la nostra crisi emotiva, la forte stanchezza fisica e psicologica”.

Nella nostra lunga conversazione, Laura parte dall’inizio. Da Wuhan, Cina, epicentro del contagio pandemico. “Abbiamo velocizzato tutto con dei protocolli - prosegue -. Capire cosa fare, prima che dalla Cina giungesse da noi”. Mi parla delle camere singole e doppie del reparto, di come si sono attivati in funzione del vestiario adeguato. Di come ridurre l’inquinamento. Insomma, emerge chiaramente la loro lungimiranza. È infatti cruciale l’aspetto difensivo: i dispositivi di protezione individuali per evitare il contagio, dalle mascherine alle maschere facciali, dai camici ai guanti monouso.

Attualmente il loro reparto è pieno. Pazienti adulti. “Prima si ragionava e poi si agiva - continua Laura -, ora prima si agisce e poi si ragiona. La realtà è diversa rispetto a prima. Abbiamo pazienti impegnativi e critici”. Mi parla dei supporti d’ossigeno, delle maschere CPAP. Mi dice: “Covid-19 toglie il respiro, la dignità della morte delle persone. Non si riesce a sorridere più. C’è un’atmosfera pesante, di lutto. Non si scherza più, come accadeva prima. Non c’è lo spirito, manca proprio. Siamo tutti seri, la situazione è veramente grave”.

Sono cambiate le nostre vite, s’è sparsa la paura. Ogni giorno, da settimane, combattiamo tutti – a modo nostro – questo nemico comune, silenzioso, ingannevole, invisibile e mutante. Una tragedia umana insostenibile. Laura, in prima linea, risponde alle mie domande ed è un fiume in piena: “I ricoverati sono senza parenti e tutto diventa più difficile, pesante. Le persone sono spaventate, magari il giorno prima, guardando la tv, vedevano la criticità della situazione. Nei loro occhi c’è stampata la paura, la consapevolezza. Qualche volta riusciamo a fare qualche telefonata, ma breve. Per non compromettere nulla. È veramente dura, faticosa la gestione emotiva di quei momenti”.

Medici e infermieri, dunque, in trincea, come in guerra. Turni di lavoro massacranti. Imbragati come marziani, gli unici ammessi al capezzale, insieme agli operatori socio sanitari… Laura riprende il racconto: “Ho una lunga esperienza professionale. Prima ero brava a staccare la spina dalla testa. Arrivavo a casa, staccavo la spina. Ora non più, purtroppo. Le emozioni, forti e travolgenti, arrivano a casa. Dio non voglia anche dover scegliere tra un paziente giovane e un paziente anziano, in base al posto disponibile…”.

Spavento e angoscia. Nei malati che sanno. Nelle famiglie che talvolta non hanno aggiornamenti, sebbene il personale medico e infermieristico faccia il possibile e l’impossibile. Laura, provata emotivamente, mi accenna anche qualcosa in merito ai cambiamenti del suo delicato lavoro, alla qualità del suo lavoro in tempi di Coronavirus. Pur causando una violenta polmonite, è pesante anche per il cuore questa subdola malattia.

“È stato potenziato il nostro reparto - continua l’infermiera lombarda -. Cerchiamo di razionalizzare i dispositivi, le mascherine sono diventate sacre. Ne facciamo un uso oculato”. Laura mi racconta di come ottenere il massimo dai mezzi e dalle risorse che hanno. E poi, aggiunge: “C’è una forte paura anche per noi stessi, ma soprattutto la paura è per le nostre famiglie. È difficile da spiegare. Pur avendo i requisiti per usufruire della legge 104, non mollo. Resto in reparto. Non posso mettere in crisi i colleghi. Non possiamo fare come se nulla fosse”.

So a cosa si riferisce, Laura. Denota un cuore grande, generoso, altruista. Mi parla della sanità equa e funzionale su tutto il territorio lombardo, dell’eccellenza della sanità italiana. Le chiedo, infine, un appello. “Non è vero che queste cose capitano agli altri - conclude -. Possono toccare a noi, quando meno ce lo aspettiamo. Noi sanitari siamo in prima linea, ma vediamo che ci sono persone irresponsabili. Bisogna restare a casa. Limitare la spesa, non stare in giro. Le terapie intensive per Covid-19 sono piene, non c’è più posto. È un problema smistare le persone. Siamo allo stremo. Questa è una grave emergenza sanitaria. Aiutateci ad aiutarvi. Gli attestati di solidarietà a noi fanno piacere, fanno bene al cuore. Ma bisogna restare a casa”.

Laura chiede il rispetto delle distanze di sicurezza previste dalle norme anti-contagio. Il rischio, poi, è che il virus si rimetta in moto insieme alla vita sociale. Quindi ci vuole un atteggiamento serio e responsabile, attenersi alle disposizioni governative. Bisogna isolare i contagi e rallentare il virus. Questa è incontrovertibilmente una fase critica del Coronavirus. Per vincere questa epidemia ci vuole sostanzialmente l’impegno di tutti.

MICHELE BRUCCHERI      

La Voce del Nisseno online