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GIOVANNA CRISCUOLO: «MONICA VITTI E ANNA MARCHESINI SONO LE MIE DUE ICONE»

GIOVANNA CRISCUOLO: «MONICA VITTI E ANNA MARCHESINI SONO LE MIE DUE ICONE»

dic 19 2019

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA/2. L’attrice catanese: “Nel lavoro, non amo l'approssimazione. Cerco di essere più dettagliata. Non mi va di lasciare nulla al caso” 

 
 L'attrice Giovanna Criscuolo e il giornalista Michele Bruccheri

Attrice siciliana brillante e brava, Giovanna Criscuolo è ospite de La Voce del Nisseno. Quando nasce questa grande passione per il mondo dello spettacolo?

Nasce all'età di sedici anni. Quando comincio a fare i miei primi passi, grazie al laboratorio teatrale all'interno della scuola. Ero una ragazzina molto timida. Quindi il teatro mi ha sbloccato. Mi ha portato a vestire personaggi diversi. Dunque, delle maschere. Aiutandomi un po' a liberarmi di questa timidezza. Ogni volta che salivo sul palco, non ero io. Ero sempre qualcun altro. Man mano, questa passione continuava a crescere. Poi un giorno ho deciso di farla diventare una professione. La svolgo ormai da quando avevo diciotto anni.

Nella tua vita artistica e professionale, una figura centrale e importante è quella di Enrico Guarneri. Me ne parli?

Enrico è stato sicuramente il mio primo grande amore artistico. Avevo 21 anni. Anche lì ero una ragazzina. Avevo il mio trio di cabaret che si chiamava 95014. Un giorno, era il periodo clou di Litterio, il suo boom, un'organizzatrice di eventi aveva Enrico Guarneri-Litterio come personaggio principale della serata ed essendo mia amica, mi fa: ti va con il tuo gruppo di aprire la serata? Risposi: sì, con molto piacere. Enrico, quella serata, mi notò e mi chiamò per far parte della sua Compagnia. Per quindici anni sono rimasta accanto a lui, professionalmente (ride, ndr).

Sicuramente hai avuto un modello a cui ispirarsi. Qual è il tuo? C'è un'attrice, ad esempio?

Assolutamente sì. Una delle mie icone, l'adoro, è sicuramente Monica Vitti. È un'icona di sensualità, bravura e bellezza messe insieme. E poi la meravigliosa Anna Marchesini. È stata una delle prime donne comiche. Per me è stata un punto di riferimento. All'epoca, le donne comiche erano veramente poche. La sua autoironia, di una bella donna, mi colpì. Erano delle donne molto belle. Non facevano leva sulla loro bellezza, ma si prendevano quasi in giro. Senza diventare dive. Cosa che invece accade spesso oggi. Monica Vitti e Anna Marchesini sono state le mie due icone.

Hai portato avanti - in questi anni - numerosi spettacoli, di cui alcuni tuoi. Un paio di anni addietro, ti presentai e poi ti intervistai pubblicamente. Cosa significa per te confezionare un progetto teatrale che nasce dalle tue idee?

È faticoso. Soprattutto quando sei sola sul palco. Affrontare da soli il pubblico è più difficile. Principalmente quando non interpreti un personaggio, ma racconti. Chiaramente sei nuda davanti al pubblico. Non hai scudi. È difficile anche a livello teatrale. Sia quando scrivo per il teatro. Devi avere una storia accattivante, i personaggi di conseguenza devono essere pure loro accattivanti, devono interagire tra di loro. Non è semplice. Tu sai benissimo, il discorso di provare… È un mestiere che richiede fatica.

Ci vuole preparazione…

Preparazione e fatica, sì. Proprio per questo lo devi amare necessariamente. Altrimenti diventa più faticoso.

Tanti anni di attività, tanti incontri. Qual è l'elogio più bello che hai ricevuto?

Allora, ce ne sono due. Il primo quando ho interpretato un monologo teatrale su Rosa Balistreri. La buonanima di Gilberto Idonea venne a vedermi e mi disse (lui conobbe personalmente Rosa), al termine dello spettacolo: “È tornata Rosa”. Questo è stato sicuramente uno dei complimenti più belli.

E il secondo?

È proprio più recente. Questo fine settimana (fine novembre, ndr) ho debuttato con “Polvere di stelle” con Alessandro Idonea e la regia di Angelo Tosto. Una persona del pubblico è venuta in camerino, dopo lo spettacolo. E mi ha detto: “Guarda, hai ricordato moltissimo Monica Vitti senza copiarla”. Sono stata paragonata a due donne molto importanti.

Riusciamo a dipingere il carattere di Giovanna Criscuolo con tre aggettivi?

(ride, ndr). Allora, sicuramente sono testarda. Sono suscettibile. Dico i difetti, che è meglio (continua a ridere, ndr). E sono molto precisa.

Essere precisi è un difetto o può essere anche una qualità?

Beh, sì. Può essere l'uno e l'altro. Nel lavoro, in particolar modo, non amo l'approssimazione. Cerco di essere più dettagliata, ma non in maniera minuziosa. Cioè, in maniera professionale. Non mi va di lasciare nulla al caso (…).

Ho una curiosità per quanto concerne la tua formazione: che tipo di libri leggi?

Guarda, leggo intanto tanti copioni (ride, ndr). Sono rimasta molto colpita dalla “Lettera scarlatta”, da “L'amore ai tempi del colera”…

Di Marquez.

Sì, di Marquez. Sono molto legata a questo libro. E poi c'è un libro, di cui non ricordo il nome dell'autore, “La lettera d'oro”, che mi ha colpito particolarmente. È la storia di questo ragazzino che attraverso un somaro riesce pian piano a realizzare i suoi sogni, con tanti sacrifici. Molto bello, molto bello.

Concludiamo con un tweet. Cosa scriveresti ai nostri lettori?

(ride, ndr). Quindi, c'è l'hashtag di mezzo? #voletevibene.

Grazie Giovanna.

Grazie a te, Michele.

MICHELE BRUCCHERI