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RICORDANDO ANDREA CAMILLERI

RICORDANDO ANDREA CAMILLERI

ago 01 2019

di PASQUALE PETIX – CULTURA. Questo brano è tratto dal libro «È passato il Generale Patton... e non solo» del sociologo, saggista ed editorialista de La Voce del Nisseno 

 
 

Il 17 luglio Andrea Camilleri se n’è andato. Siamo più soli. Ci mancherà la sua umanità e il suo genio narrativo. Voglio ricordare Nenè - concittadino emerito di Serradifalco - così:

 

    “Nella notte dell'8 luglio il compagno che dormiva nel letto a castello accanto al mio sussurrò: <<Stanno sbarcando>>. Uscii sotto le bombe, tentai l'autostop: incredibilmente un camion si fermò. Arrivai così a Serradifalco, nella villa con la grande pistacchiera dove erano sfollate le donne di famiglia… Quella mattina che cosa mi svegliò? Mi svegliò il silenzio, all'alba. Allora uscii sulla strada, e capii che non c'era più niente. Non c'era più l'accampamento, non c'erano più i tedeschi, più nulla… Poi sulla destra, vidi arrivare una casa con un cannone. Era uno di quei giganteschi carri armati americani, con cannoni lunghissimi… Mentre questo carro armato avanzava sulla strada, lo vidi buttarsi all'improvviso tutto di lato. Lo sorpassò una jeep. E in piedi, su questa jeep, c'era uno con tre fiori d'argento sulla divisa... Io avevo di fronte, dall'altra parte della strada, un muro a secco, e su questo c'era una croce di legno in memoria di un soldato tedesco che era stato dilaniato da una bomba appena due giorni prima. Arrivato all'altezza di quel muretto, l'uomo con i tre fiori d'argento sulla divisa, fece cenno di fermare la jeep, senza neanche scendere strappò la croce dal terreno, la ruppe sulle gambe e ne buttò via i pezzi. Non disse una parola. Fece cenno all'autista di proseguire, e andò avanti. La cosa mi atterrì. Nel frattempo, il carro armato era arrivato alla mia altezza. E mi accorsi che dietro c'erano dei soldati americani… Erano le truppe di assalto statunitensi che avanzavano. Non mi guardarono in faccia. Passarono così, come se io non esistessi. Quando tutti furono passati, uno di loro, inspiegabilmente, tornò indietro, e parlandomi in siciliano - perché erano tutti siciliani - mi disse: <<Bacio le mani.  L'avi tanticchia d'ogliu? Pirchì al mio capitano ci promisi 'na 'nsalatedda>>. <<Ci l'aiu>> risposi io. E lui: <<Fra due ore turnamu>>. Dopo due ore tornò tutto il plotone.  Ma l'uomo con i tre fiori d'argento sulla divisa non c'era più. Consegnai l'olio e tutti cominciarono a mangiarsi la 'nsalatedda… Allora, presi coraggio, e gli chiesi: <<Senti passà uno cu tre fiori d'argento sulla divisa… ma cu è?>>. <<Chiddu è il generale Patton>>. Era la prima volta che sentivo il suo nome. <<Ma come? Piglià 'sta cruci… a ruppi … chi motivu c'era?>>. <<Eh… talé>> mi disse <<paisà come generale non ce n'è chiù bravi di Patton. U vidisti?  In testa a tutti è… Ma come uomo è una cosa fitusa>>.

L'episodio è stato raccontato da Andrea Camilleri e verosimilmente si riferisce a quanto accaduto all'alba del 18 luglio 1943, poco prima della pianura del Cusatino, sulla strada nazionale che da Serradifalco conduce a San Cataldo e poi a Caltanissetta”.

PASQUALE PETIX