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A ROMA

A ROMA "TITIWAI" DI SANDRO ANGELUCCI SABATO PROSSIMO

giu 08 2019

di SILVANA LAZZARINO – LA PRESENTAZIONE. Evento letterario presso la Libreria Hora Felix. A moderare l’incontro Maria Rizzi. Ecco tutti i nomi dei protagonisti su La Voce del Nisseno  

 
 

 

In quest’epoca dove si è proiettati al raggiungimento del bene materiale che sembra non bastare mai, dove lo sfruttamento di tutte le risorse possibili del Pianeta rischia di far saltare gli equilibri dell’ecosistema, si perde di vista l’ascolto di sé e di quanto è racchiuso nel dono della vita. In quanto dono la vita diventa occasione per ritrovare consapevolezza del proprio ruolo e apertura ad un domani di cui non sappiamo, ma possiamo immaginare. Sono questi aspetti che riguardano l’esistenza dell’uomo e il suo rapporto di dominio controllo e poi smarrimento di fronte al mistero della Natura a trovare nuova luce nella raccolta poetica di Sandro Angelucci: “TITIWAI” edita da Giuliano Ladolfi (marzo 2019) con prefazione di Franca Alaimo e postfazione di Franco Campegiani, che ha già riscontrato molto successo con la recente presentazione svoltasi lo scorso 11 maggio ad Aulla (Massa) presso la Sala Capitolare del Museo di San Caprasio con relatore il Prof. Franco Pezzica.

 

Grande attesa per la presentazione romana di sabato prossimo 15 giugno presso la Libreria Hora Felix in Via Reggio Emilia, 89 che vede quale moderatrice Maria Rizzi presidente Iplac e relatori Franco Campegiani noto poeta, saggista, filosofo, critico letterario e d’arte e Gianna Castelmagno, critica letteraria e scrittrice. Le letture sono affidate a Loredana D’Alfonso scrittrice di gialli e racconti di successo, mentre i brani musicali sono eseguiti da Valerio Angelucci su testi di Crise.

 

Poeta, saggista e critico letterario di grande spessore e sensibilità, Sandro Angelucci guarda all’uomo al suo cercare risposte al senso di un’esistenza di cui avverte quel limite che sempre più si palesa nell’approssimarsi di una notte aperta al mistero di una nuova vita. Angelucci cattura e affascina il lettore attraverso versi con cui restituisce pensieri, desideri di un’umanità apparentemente sicura di sé, ma fragile, in bilico in questo tempo dove la Verità non è facile da raggiungere specie per chi vive in funzione del potere e della visibilità fermandosi alle apparenze senza guardare oltre.

 

Oltre la superficie vi è sempre qualcos’altro. Guardare con altri occhi un luogo considerato banale e quasi insignificante diventa occasione per scoprire una nuova realtà inaspettata. “Titiwai” nel titolo suggerisce un percorso di ricerca della verità su questo cammino a cogliere la sua finalità a partire dal centro della Terra dove nasce il primo fulcro dell’energia. É proprio da questo punto profondo individuato nelle grotte della Polinesia abitate da larve che restituiscono luminosità, che inizia quel viaggio verso la riscoperta di se stessi e delle proprie attitudini originarie, distante dai desideri di potere dell’attuale società. 

 
 

 

La luce che emettono queste creature (larve) apparentemente insignificanti e prive di bellezza entro questi siti oscuri è sorprendente poiché dona lo stesso effetto di un cielo stellato, un cielo sotto Terra. Da questo cielo, come suggerisce Sandro Angelucci si può ripartire per scoprire come dietro un aspetto anonimo, o meno importante possa nascondersi un’infinita armonia e una ricchezza sorprendente.

 

Suddiviso in due parti, il libro si sofferma su un tempo dove l’individuo è alle prese con il lavoro, il suo impegno per maturare consapevolezza di ogni gesto e azione sia essa positiva sia negativa, e su un tempo “non tempo” dove le liriche si rivolgono a quello stato dell’essere che è il pensiero nel suo proiettarsi nell’altrove per rinascere ancora. Entro questo viaggio verso una presa di coscienza dell’uomo la Natura è protagonista: ora nel suo grido di dolore che chiede rispetto e cura come si può evincere nella lirica “Se i conati saranno più volenti”, ora nel suo essere occasione per un autentico ascolto delle emozioni da parte dell’uomo per riscoprire se stesso nei suoni e colori della stessa Natura come nella poesia “Pan Flut”.

 

La poesia nella sua forza evocativa che scuote gli animi, diventa strumento per un cambiamento verso il bene e il bello, verso quell’armonia della vita che l’umanità rischia di perdere. Come scrive Franca Alaimo nella prefazione: ”Angelucci crede che il canto poetico possa essere risanatore dell’attuale disequilibrio del mondo sconvolto dall’indifferenza, dalla sperequazione sociale, dalla violenza della politica che affanna ‘i popoli dei deboli / degli ultimi dei vinti’ ”.

 

Nelle sue liriche di ampio respiro Sandro Angelucci mette in luce le ferite di una Natura maltrattata il cui grido di dolore risuona come un ultimo tentativo di salvare se stessa e con sé lo stesso destino dell’uomo che sembra sempre più volto a rispondere al proprio ego. Se si torna ad amare la Natura, rispettandola e proteggendola, si riscopre la bellezza di un vivere in armonia con se stessi riconoscendosi parte di un tutto con gli altri e con quanto intorno. Se si continua a deturpare la Natura sfruttando ogni sua risorsa fino all’osso, la si uccide e con essa la capacità di amarsi e amare.

 

Nell’essere custode di verità e bellezza la Natura nei suoi orizzonti infiniti tra luci e ombre suggerisce un possibile equilibrio tra la ragione e il sentimento, equilibrio e armonia necessarie per tornare ad amare.

 

SILVANA LAZZARINO

La Voce del Nisseno online