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A ROMA C’È “DONNE. CORPO E IMMAGINE TRA SIMBOLO E RIVOLUZIONE”

A ROMA C’È “DONNE. CORPO E IMMAGINE TRA SIMBOLO E RIVOLUZIONE”

feb 05 2019

dalla nostra corrispondente SILVANA LAZZARINO – L’ESPOSIZIONE. E' in corso presso la Galleria d’Arte Moderna. Un percorso che sottolinea come l’universo femminile sia stato sempre prediletto dall’arte

 
 

 

Nel suo essere stata nel tempo fonte di ispirazione non solo in campo artistico, ma anche letterario la donna ha sempre comunicato fascino e mistero, dolcezza, e inquietudine. Aspetti che  gli artisti in periodi diversi hanno saputo cogliere passando da un linguaggio realistico ad una percezione simbolista e astratta per arrivare a ricercare una visione alternativa in cui il corpo diventa il centro dell’azione e della performance.

 

A restituire il cambiamento dell’identità femminile attraverso l’arte soffermandosi su rappresentazioni che della donna hanno realizzato diversi e importanti artisti tra la fine dell’Ottocento e la contemporaneità è la mostra “DONNE. CORPO E IMMAGINE Tra simbolo e rivoluzione” in corso a Roma alla Galleria d’Arte Moderna di Via Crispi fino al 13 ottobre 2019. Promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, curata da Arianna Angelelli, Federica Pirani, Gloria Raimondi e Daniela Vasta, l’esposizione presenta cento opere tra dipinti, sculture, grafica, fotografia e video, di cui alcune mai esposte in precedenza o non esposte da lungo tempo, provenienti dalle collezioni di arte contemporanea capitoline, compresi i filmati dell’Istituto Luce di Cinecittà e della Cineteca di Bologna.

 
 

 

Un percorso che sottolinea come l’universo femminile sia stato sempre oggetto prediletto dell’attenzione artistica: da oggetto da ammirare, in veste di angelo o di tentatrice, a soggetto misterioso che s’interroga sulla propria identità, fino alla nuova immagine nata dalla contestazione degli anni Sessanta. In questa atmosfera tutta al femminile si possono ammirare figure di donne dall’aspetto distaccato, sensuale e misterioso, ma anche malinconico e turbato nel loro essere interpreti per dovere, per caso o per scelta di ruoli con cui si identificavano entro una società che nel tempo le ha viste in ombra e in sordina e poi alla ribalta grazie alla loro capacità di mostrare determinazione e carattere a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso.

 

All’immagine della donna angelicata, impalpabile ed eterea presente in “Le Vergini savie e le vergini stolte” di Giulio Aristide Sartorio (1890-91) si contrappone quella in posa provocante restituita da Camillo Innocenti in “La Sultana” (1913) coperta solo da un turbante o quella di Giuseppe Carosi con “L’angelo dei crisantemi” (1921). La donna si mostra nella sua duplicità di ninfa gentile e seduttrice crudele, in linea con quanto accadeva nella contemporanea letteratura simbolista e decadente di D’Annunzio e nelle pellicole cinematografiche dove brillavano le prime dive dell’epoca moderna.

 

Accanto all’amor sacro e all’amor profano è la rappresentazione del Nudo “Serenità” (1925) di Felice Carena dove sono raffigurate bagnanti entro un paesaggio idilliaco: nel dipinto si evince una reinterpretazione degli ideali di bellezza classica propri della tradizione e anche riferiti a pittori contemporanei. Accanto ai nudi di Adolfo De Carolis e Arturo Dazzi sono quelli realizzati dagli scultori Marino Marini con “Frammento”(1930-31) e Mario Ceroli presente con un’opera degli anni Sessanta “Goldfinger/Miss” in legno di pino (dorato su una delle fronti) in cui vi è la ripetizione di una sagoma ad evocare la Venere del Botticelli.    

 
 

Nella serie dei ritratti esposti al secondo piano della mostra spicca, tra gli altri, il volto di Elisa Marcucci, la moglie di Giacomo Balla, ritratta mentre si volta per guardare qualcosa o qualcuno dietro di sé, in questo sguardo vi è tutta la forza espressiva nel suo trasformare lo stupore in seduzione e curiosità. Tra gli altri ritratti da citare: “Dona alla toletta” (1930) di Antonio Donghi e “Nel parco” (1919) di Amedeo Bocchi, oltre a “Violette” (1913) di Lionne. Alla maternità tema molto trattato in epoca fascista, presente nell’altra sezione, si riferiscono le opere di Luigi Trifoglio con “Maternità”, Pino Pascali con “La gravida”. 

 

Vi sono poi ritratti dove viene dato risalto al nudo come quelli di Ferruccio Ferrazzi con “Frammento di composizione” (1921) dove vi è un evidente richiamo alla perfezione formale di Ingres e Felice Casorati con “Susanna” (1929) in cui è riproposto il tema della Susanna biblica in ottica moderna: nel dipinto le due figure non comunicano. L’identità come ricerca di sé viene espressa in diverse opere dove lo specchio è oggetto che riflette questo bisogno di ricerca per capire il proprio essere di donna: un esempio sono “Le sorelle” (1930) di Cesare Breveglieri. Non mancano artiste donne come Antonietta Raphael Mafai con “Riflesso allo specchio”, Giosetta Fioroni con “L’altra ego”, Tommaso Binga con Bacio indelebile” dove viene dato risalto ad una riflessione sulla nuova identità femminile.

 

L’ultima sezione della mostra, dedicata alle dinamiche e le relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe, presenta materiale documentario proveniente da ARCHIVIA - Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne - e testimonianze di performance e film d’artista di alcune protagoniste di quella stagione fondamentale provenienti da collezioni private, importanti Musei e istituzioni pubbliche (Museo di Roma in Trastevere, Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, Galleria Civica d’Arte Moderna Torino, MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, MART- Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto),

 

Per tutto il mese di febbraio in Galleria è presente un focus sull’opera di Fausto Pirandello con sue diverse opere della GAM unitamente a “Il remo e la pala” prestito speciale del Museo del Novecento di Milano.

 

SILVANA LAZZARINO

 
 

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