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ROMA, GIACOMO BALLA A VILLA BORGHESE CON LE SUE OPERE REALIZZATE NELLA VILLA

ROMA, GIACOMO BALLA A VILLA BORGHESE CON LE SUE OPERE REALIZZATE NELLA VILLA

gen 02 2019

di SILVANA LAZZARINO – LA MOSTRA. Rimarrà aperta sino al 17 febbraio. Sono esposti trenta lavori riuniti cronologicamente. L’antologica si sofferma sul periodo divisionista dell’artista 

 
 

 

Tra i protagonisti più eclettici e originali del Futurismo, movimento artistico e non solo di dichiarata rottura con le tradizionali forme di percezione ed interpretazione della realtà fissata nella sua staticità ed oggettività, GIACOMO BALLA (Torino, 18 luglio 1871 – Roma, 1 marzo 1958) pone al centro della sua pittura la luce, il movimento e lo spazio, elementi fondamentali che caratterizzano le sue prime opere legate anche agli ambienti naturali.

 

La corrente futurista ha sottolineato il rinnovamento ideologico, sociale attraverso un processo artistico in linea con il fascino inarrestabile del progresso scientifico degli inizi del secolo XX che con l’esaltazione della velocità e della corsa aggredisce e trasforma la vita moderna.

 

Dopo un’iniziale fase divisionista presente fin dai suoi primi dipinti in cui emerge la scomposizione della luce, con la sua venuta a Roma, dove resterà per tutta la vita, Giacomo Balla si accosta alle nuove tendenze e insieme a Marinetti e agli altri futuristi firma i manifesti che sancivano gli aspetti teorici del movimento futurista. Un movimento che dal febbraio del 1909, quando il suo fondatore Filippo Tommaso Marinetti firma il primo Manifesto al 1944, ha mirato ad una trasformazione continua in diversi ambiti del vissuto sia individuale, sia sociale per una ricostruzione futuristica dell’universo di cui l’uomo fosse il punto di partenza e di arrivo.

 

L’opera di Giacomo Balla in questi anni passa da una fase analitica attraverso composizioni che rispecchiano la simultaneità e le compenetrazioni dinamiche proprie di quella realtà metropolitana ad una fase sintetica con forme sintetiche astratte, soggettive e dinamiche.

 

Alla sua arte in particolare al periodo romano è dedicata la mostra BALLA A VILLA BORGHESE in corso a Roma presso il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese aperta fino al 17 febbraio. Promossa dall’Assessorato alla Crescita Culturale di Roma Capitale con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’antologica di Giacomo Balla curata da Elena Gigli, storica dell’arte e studiosa e impegnata da anni nella catalogazione dell’opera di Balla, rappresenta un focus incentrato esclusivamente sulle opere dipinte nella Villa, con un’indagine sulla prima produzione pittorica dell’artista che, non ancora futurista, è già rivolta allo studio della luce e del colore.

 

Nell’estate del 1904 Giacomo Balla, dopo il matrimonio con Elisa Marcucci si trasferisce a Roma andando a risiedere in un antico monastero in Via Parioli, 6 l’attuale Via Paisiello. Dall’interno di queste mura dove stabilisce la sua casa, inizia a dipingere quanto scorre innanzi ai suoi occhi ogni volta che si affaccia al balcone del suo studio o fuori dalla porta della sua abitazione. In questo periodo fino al 1910 la natura è centrale nei suoi dipinti diventando materia di indagine da sperimentare fino all’astrazione.

 

Essa è uno dei primi temi sperimentali da lui affrontati che trova una straordinaria rappresentazione nelle 30 opere esposte in questa mostra  per la prima volta riunite cronologicamente. Così accanto al tema della Rondine vista più volte dallo stesso balcone, sono quelli dell’Automobile in corsa, la Velocità astratta, le Linee forza di paesaggio, le Trasformazioni forme spirito, il Mercurio che passa davanti al Sole.

 

Ad accompagnare il percorso, al primo piano vi è una serie di fotografie di Mario Ceppi realizzate negli istessi luoghi dei dipinti esposti, quasi a voler attualizzare lo “sguardo fotografico” di Balla. Nel percorso verrà proiettato il film di Jack Clemente “Balla e il Futurismo” vincitore del Leone d’Argento alla Biennale di Venezia del 1972 nella sezione documentari d’arte. La colonna sonora del film presenta il brano “Echoes” dei Pink Floyd concesso al regista dalla band da lui incontrata e conosciuta in occasione delle riprese del film concerto di Adrian Maben Pink Floyd a Pompei nel 1971, seguite su incarico della produttrice Michéle Arnaud.

 

Nel film documentario protagoniste sono Elica e Luce figlie di Balla: e tutto lo scenario legato all’appartamento di Via Oslavia il cui lungo corridoio conduce dentro le stanze, oltre la finestra della dimora in cui l’artista mise in atto quella “Ricostruzione futurista dell’Universo” teorizzata con Depero nel 915

 

SILVANA LAZZARINO

 
 

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