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A VENEZIA LA MOSTRA DI WILLY RONIS “FOTOGRAFIE 1934-1998” CHE RACCONTANO L’ESISTENZA

A VENEZIA LA MOSTRA DI WILLY RONIS “FOTOGRAFIE 1934-1998” CHE RACCONTANO L’ESISTENZA

nov 07 2018

di SILVANA LAZZARINO – L’ESPOSIZIONE. Uno degli interpreti più significativi della fotografia del Novecento. Tra denuncia sociale e spirito di condivisione. Rimarrà aperta sino al 6 gennaio 

 
 

Il mezzo fotografico, apparentemente asettico, diventa strumento privilegiato per riprendere quanto accadeva intorno a lui tra fatti, ordinari e straordinari con riferimenti all’aspetto ideologico e sociale dove l’uomo è protagonista con i suoi dolori e paure, lotte e speranze. Così Willy Ronis (1910-2009), tra i più significativi interpreti della fotografia del Novecento lasciava che fosse l’umanità nelle sue diverse sfaccettature a venirgli incontro: da quella riferita alla vita di tutti i giorni tra le strade e la gente nei gesti e nelle attività quotidiane, a quella legata alle lotte operarie, senza dimenticare il paesaggio e le vedute in particolare riferite a Venezia dove si evince anche la figura umana.

A ripercorrere la carriera di questo grande artista che si inserisce nella corrente umanista francese a fianco di maestri tra cui: Brassai, Gilles Caron, Henri Cartier - Bresson, Raymond Depardon e Jacques Henri Lartigue, è la mostra WILLY RONIS, FOTOGRAFIE 1934-1998 in corso a Venezia alla Casa dei Tre Oci fino al 6 gennaio 2019. Si tratta della più grande retrospettiva mai realizzata prima in Italia dedicata al grande fotografo francese che amava viaggiare e ricostruire racconti per immagini di quanto si svelava davanti al suo obiettivo.

 
 

Le sue storie nascono da quanto riceveva dal mondo circostante, da quanto assorbiva e lo testimoniano le 120 immagini vintage di cui una decina inedite dedicate a Venezia presenti nell’esposizione curata da Matthieu Rivallin e coprodotta da Jeu de Paume di Parigi e dalla Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, Ministry of culture – France, con la partecipazione della Fondazione di Venezia.

Interessato alla quotidianità più umile e semplice, alla condizione umana attraverso cui intuiva un significato esistenziale ed universale, non poteva non restare affascinato dal sentimento di fraternità e partecipazione vista come condivisione tra persone unite da uno stesso sentimento e obiettivo. La sua è comunque una visione ottimista della vicenda dell’uomo nel vissuto ordinario e quotidiano, in cui si fa spazio la denuncia contro l’ingiustizia sociale e l’attenzione verso le classi più deboli.

Le immagini da lui realizzate e fatte circolare che ritraevano lo stato in cui vivevano le persone e le lotte operarie stanno a sottolineare la sua convinzione politica e il suo esser stato militante comunista e la sua profonda sensibilità nei confronti di quante persone ogni giorno costrette a combattere per la sopravvivenza in un contesto professionale, familiare e sociale precario. Sebbene la maggior parte delle sue immagini più riprodotte siano state scattate in Francia, sin dalla sua giovinezza Ronis non ha smesso di viaggiare e fotografare altri luoghi.

 
 

I suoi scatti in bianco e nero che rievocano la sua vita e il suo contesto politico e ideologico raccontano il suo desiderio di esplorare il mondo. Una realtà che spiava in segreto, aspettando pazientemente che la stessa gli rivelasse i suoi misteri. Più che andare a cercare situazioni da cogliere e fotografare egli lasciava che esse si mostrassero ai suoi occhi in modo da percepirne l’essenza. Ad arricchire l’esposizione sono due video: “Ritratto filmato, Willy Ronis”, realizzato nel 2009-2010 da Philippe Lecrosnier e Peter Burchett (durata 15’); e “Willy Ronis. Fotografie 1934-1998” realizzato in occasione dell’esposizione ai Tre Oci da Marco Zamata (2018, durata 10’).

SILVANA LAZZARINO

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