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FRASCATI, UN CONVEGNO E UNA MOSTRA A 40 ANNI DALLA LEGGE BASAGLIA

FRASCATI, UN CONVEGNO E UNA MOSTRA A 40 ANNI DALLA LEGGE BASAGLIA

set 13 2018

di SILVANA LAZZARINO – Domani e sabato presso le Scuderie Aldobrandini. Verranno esposte anche le opere dell’artista Sante Monachesi. Nomi e dettagli su La Voce del Nisseno 

 
 

 

Promotore della riforma psichiatrica in Italia, Franco Basaglia, traendo spunto da alcuni progetti dello psichiatra statunitense Thomas Szasz, si adoperò per riformare l'organizzazione dell'assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale mediante il superamento della logica imposta dai manicomi. La legge Basaglia, la 180 del 13 maggio del 1978 con la chiusura dei manicomi e la regolamentazione del trattamento sanitario obbligatorio, prevedeva un’impostazione più moderna dell’assistenza psichiatrica rinnovando i rapporti con il personale e la società e riconoscendo ai pazienti ricoverati diritti per una vita dignitosa, che desse loro la possibilità di essere seguiti e curati anche da strutture territoriali.

Prima di questa legge i manicomi raccoglievano migliaia e migliaia di persone spesso non propriamente malate che erano sottoposte a terapie dure che non tenevano conto della loro dignità di esseri umani. I manicomi diventavano spesso prigioni per persone che si mostravano essere sopra le righe, anticonformiste, originali. All’epoca i manicomi erano luoghi di contenimento fisico in cui agli internati venivano applicate pesanti e invasive terapie farmacologiche come la terapia dell’elettroshock e in alcuni casi era praticata la lobotomia in cui il soggetto veniva privato di determinati centri nervosi con la convinzione di poterlo gestire e migliorare la sua condizione clinica, metodo che invece rendeva il paziente a volte incapace di reagire. A queste terapie poi negli anni Cinquanta seguirono i primi psicofarmaci come l’antipsicotico clorpromazina che sostituirono per la maggior parte i precedenti trattamenti.

Franco Basaglia, vedeva nei pazienti ricoverati delle persone e come tali non potevano essere privati della propria dignità. Da qui il bisogno di una legge che a partire dalla chiusura dei manicomi, garantisse il recupero dei pazienti grazie anche all’intervento della società e dell’affetto e vicinanza delle famiglie. La legge Basaglia sarà al centro di un interessante convegnoLegge 180 tra dignità e salute mentale, un viaggio lungo 40 anni” e di una mostra “Legare e sciogliere” dedicata all’artista Sante Monachesi molto apprezzato dallo stesso Basaglia. Due appuntamenti paralleli da non perdere patrocinati dalla Regione Lazio, dal Comune di Frascati e dall’ASL Roma6, in programma a Frascati domani e sabato presso le Scuderie Aldobrandini in Piazza Guglielmo Marconi. 

Il Convegno nella giornata di domani, che sarà aperto dai saluti di benvenuto del Sindaco di Frascati Roberto Mastrosanti, dell’Assessore ai Servizi Sociali e Pari Opportunità del Comune di Frascati la Dott.ssa  Alessia De Carli e del Direttore generale ASL RM6 Narciso Mostarda, vedrà l’intervento del Dott. Alessio D’Amato Assessore Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria Regione Lazio,  della Dott.ssa Angela D’Agostino presidente della Gnosis Cooperativa Sociale e del sig. Ubaldo Lucci presidente della Cooperativa sociale Arcobaleno. Durante la tavola rotonda moderata dalla Dott.ssa Angela D’Agostino saranno trattati diversi argomenti in materia di salute mentale: dai servizi offerti sul territorio tra percorsi recenti e prospettive, agli interventi riabilitativi, dall’importanza della promozione della salute quale opportunità di sviluppo locale al difficile, ma possibile percorso per l’inclusione sociale.

A moderare il dibattito, tavola rotonda di sabato sarà il Dott. Giuseppe Fabiano Direttore U.O.C CSM H6 Anzio Nettuno, dove tra gli altri segnaliamo gli interventi degli psichiatri il Dott. Paolo Boccara e il Dott. Giuseppe Riefolo membri ordinari della Società Psicoanalitica Italiana, del Dott. Tommaso Losavio psichiatra fondatore del Museo della Mente e Centro Studi Santa Maria della Pietà, e poi quello della Dott.ssa Diana Di Pietro direttore f.f U. OC. TSMREE ASL RM6 e del direttore della Cooperativa Sociale Apriti Sesamo Ruggero Signoretti.

La mostra “Legare e sciogliere” Monachesi e Basaglia: un’esperienza (Jesolo 1977-78)” che sarà presentata da Donatella Monachesi, figlia dell’artista Sante Monachesi, permetterà di entrare nel tessuto visivo ed emotivo dell’artista attraverso le sue opere alcune in evelpiuma e attraverso una selezione fotografica dell’evento “Legare e sciogliere”, che si tenne a Jesolo nel 1977, ideato dall’artista insieme a Franco Basaglia.

Fu proprio Basaglia ad interessarsi all’opera di Sante Monachesi (Macerata 1910 - Roma 1991) artista e scultore molto vicino alla corrente dei futuristi negli anni giovanili per uno stile innovativo, che ha trattato contenuti importanti come il bisogno di libertà grazie anche all’uso di materiali semplici e leggeri. Monachesi accanto al bronzo a partire dagli anni ’60 iniziò a lavorare la evelpiuma, materiale prodotto dalla Pirelli che restituiva alle opere leggerezza e dinamismo.

Ottenute ripiegando fogli del materiale e legandole con lo spago egli creava così le sue sculture leggere. Sempre in linea con la leggerezza nel 1964 Monachesi stilava il Manifesto Antigravitazionale sintetizzato poi in Agrà. La leggerezza era da lui vista non solo come peso fisico, ma come libertà mentale da qualsiasi condizionamento.

Proprio questo aspetto colpì Franco Basaglia oltre alla grande creatività dell’artista e al fatto che utilizzasse materiali non costosi e tecniche affatto complesse. Da questo incontro fu dato vita nel 1977 al progetto “Legare e Sciogliere - L’evelpiuma e l’universo Agrà di Monachesi” svoltosi a Jesolo grazie al contributo del Comune che mise a disposizione gli ampi spazi della nuova scuola. L’iniziativa dato il grande successo venne presentata anche a Parigi nel 1979 alla Sorbonne.

Un progetto che oltre alle opere di Monachesi prevedeva poi la visione di sculture create da Ugo Guarino dentro l’Ospedale psichiatrico di Trieste, utilizzando vecchi mobili ed infissi; le foto di Mark Smith; senza dimenticare la grande scultura simbolica “Marco Cavallo”, costruita in legno e cartapesta da un gruppo di artisti insieme ai degenti nello stesso Ospedale, scultura quest’ultima simbolo della lotta contro ogni forma di oppressione nei confronti dell’uomo.

SILVANA LAZZARINO

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