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ANNA LAMONACA: “SEGUO SEMPRE IL MIO CUORE E CIO’ NON E’ MAI SBAGLIATO”

ANNA LAMONACA: “SEGUO SEMPRE IL MIO CUORE E CIO’ NON E’ MAI SBAGLIATO”

gen 15 2018

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA | Campana di Ischia, è giornalista e scrittrice. Ma anche poetessa e pittrice. Ha già pubblicato diversi libri. E’ collaboratrice de La Voce del Nisseno 

 
 

Nata ad Ischia, Anna Lamonaca è giornalista e scrittrice. Ma anche poetessa e pittrice. Classe 1983, ha già pubblicato diversi libri. E al microfono del periodico d’informazione La Voce del Nisseno (versione web) ammette: “Seguo sempre il mio cuore e ciò non è mai sbagliato”. Ama la cucina e segue il Napoli calcio (“la mia squadra del cuore”, asserisce). E poi rimarca: “L’amore è un valore irrinunciabile: quello per la propria famiglia, per mia figlia e mio marito, per gli amici e per la vita che è meravigliosa, per le proprie passioni che fanno vivere”.

Il suo libro d’esordio poetico si intitola “Spazi di Confine” (Nicola Pesce Editore). Poi è nato “Dipinti d’anima” (Graus Editore). E il terzo libro è un romanzo scritto con un collettivo Idra (sono 14 autrici provenienti da tutto lo stivale tricolore). “La poesia - spiega l’autrice campana - per me è sempre stato il primo modo di comunicare fin da quando ero bambina per parlare direttamente con l’anima. ‘Ho bisogno di guardarti negli occhi’ è stata la prima volta che una mia poesia è finita in un libro. Il libro s’intitolava Parole d’Amore di Giulio Perrone Editore. Iniziai a scrivere poesie un po’ per curiosità”.

Giornalisticamente si occupa di cultura, spettacolo, arte e società. Ed è una nostra collaboratrice: “Mi piace comunicare, forse perché sono empatica, il giornalismo ti permette di raccontare, di veicolare messaggi, la comunicazione è il primo atto della vita”. Anna Lamonaca, infine, ci racconta la sua passione per il pennello: “La pittura è nata perché a volte non mi bastava quello che scrivevo e quindi la mano si muoveva libera su un foglio e tracciava percorsi di colore e disegni astratti. E’ nata così una prima mostra, una raccolta di una cinquantina di opere”. Eccola ospite del nostro sito online.

Quando hai scoperto la tua passione per il giornalismo?

La cultura e la lettura mi hanno appassionato da sempre, l’amore per la scrittura è sopraggiunto in seguito ed ho cominciato a mettere nero su bianco le mie emozioni. Sono nati i miei due libri di poesia, ma la lirica non ti permette di vivere, per questo ho deciso di trasformare la mia passione in un lavoro. Mi piace comunicare, forse perché sono empatica, il giornalismo ti permette di raccontare, di veicolare messaggi, la comunicazione è il primo atto della vita.

Di solito, di quali notizie ti occupi?

Cultura, spettacolo, arte e società. Ricordo ancora quando iniziai il praticantato, cominciai subito con una rubrica sui libri, quando il direttore del giornale mi chiese di cosa volessi occuparmi scartai tassativamente la cronaca, m’intristiva scrivere di notizie drammatiche e dolorose o di problemi e ancor di più di politica.

C’è un maestro al quale ti ispiri?

 
 

Non seguo modelli, seguo sempre il mio cuore, scrivo quello che sento, che vedo, la mia anima diventa il filtro di ogni cosa. Sarà dovuto alle mie origini poetiche, per cui si può dire che io sono l’antitesi del giornalista che invece per natura deve essere freddo e distaccato da ciò che racconta. Io seguo sempre un mio stile.

Quali sono le tue interviste per cui vai maggiormente fiera?

Sono tanti anni che scrivo, ogni incontro è per me importante. Amo le persone, mi piace parlare con loro, perché da sempre quello che m’incuriosisce è andare in profondità, non mi fermo mai all’apparenza. Ho incontrato molti personaggi famosi e non. Di ognuno ricordo qualcosa, uno sguardo, un sorriso, una sensazione che mi ha comunicato dentro, una frase. L’intervista che ricorderò sempre tra tutte le altre è la prima, sul Castello Aragonese d’Ischia ad Antonello Caporale, giornalista di Repubblica. Era la prima volta che intervistavo qualcuno, mi sentivo agitata, pensavo a cosa avrei chiesto e a se ne sarei stata all’altezza, era pur sempre un giornalista e avrebbe potuto capire la mia inesperienza, invece andò benissimo.

La scrittura, per te, non è soltanto giornalismo. E’ anche lirismo. E il tuo esordio è legato ai versi di “Ho bisogno di guardarti negli occhi”. Me ne parli?

La poesia per me è sempre stato il primo modo di comunicare fin da quando ero bambina per parlare direttamente con l’anima. “Ho bisogno di guardarti negli occhi” è stata la prima volta che una mia poesia è finita in un libro. Il libro s’intitolava Parole d’Amore di Giulio Perrone Editore. Iniziai a scrivere poesie un po’ per curiosità, un po’ per scherzo in un blog, scrivevo quello che sentivo dentro e la gente mi rispondeva, questo interagire con le persone m’incuriosiva ed un giorno in quei commenti trovai l’invito a partecipare ad un concorso, così feci; poi il resto lo conoscete già, fui pubblicata.

“Spazi di confine”, tuttavia, è il tuo primo libro. Qual è il filo conduttore del volume?

Gli spazi di confine sono quelle terre al limite, quei luoghi inesplorati in cui gli uomini possono essere sé stessi, sperimentare, esplorare per essere liberi, ma gli spazi di confine sono anche quei luoghi  della nostra anima, sconosciuti perfino a noi stessi, in cui si nascondono emozioni profonde che vale la pena indagare. La raccolta si pone come filo conduttore per metterli a nudo.

Quante poesie vi sono inserite nel libro?

Nel libro ci sono circa 70 poesie.

Una la regaliamo ai nostri lettori digitali?

Ne dedico una ermetica, perché le mie poesie sono molto lunghe. E’ la più breve che abbia mai scritto: “La notte è mia madre, a volte, mi  culla”.

 
 

Successivamente, hai “partorito” un altro libro: “Dipinti d’anima”. Ci spieghi meglio questa particolare metafora?

Sì, è una metafora per parlare della poesia vista come l'arte di dipingere su quella tela bianca che è il foglio i colori, ma anche i chiaroscuri dell'esistenza che si colorano di luce nel momento in cui l'anima diventa pittrice e dipinge se stessa attraverso la poesia.

Il terzo libro è un romanzo, tra il noir e il giallo. Ce lo presenti nel dettaglio?

E’ scritto in collaborazione con un collettivo di autrici di tutt’Italia e nasce sotto la guida di Jonathan Arpetti, la trama è questa: una donna scomparsa nel nulla, nel cuore di Roma. Una setta segreta che sacrifica giovani nei sotterranei di un conservatorio. E poi Anastasia, una stagista-detective, muta, che si esprime scrivendo nel suo notes. Catapultata in un gioco di specchi dove nulla è come appare, sarà lei a guidare il suo superiore, commissario Metelli, di cui è segretamente innamorata, sulle tracce del folle Maestro prima che sia troppo tardi.

Qual è il tuo rapporto con la cucina? Quali sono i tuoi piatti preferiti?

Amo i piatti semplici e veloci da cucinare perché sono una mamma che lavora ed ho poco tempo da dedicare ai fornelli, da questo nasce la mia rubrica spicciola per tutti quelli che hanno poco tempo, ma che desiderano preparare piatti semplici ed economici. “Le ricette di Anna cuoca speciale” nasce anch’essa da un gioco, con una mia amica iniziammo a realizzare video su Youtube che poi vennero scelti prima da un giornale e poi successivamente la rubrica si è spostata a Radio Amore all’interno del programma “Il pranzo è servito” presentato da Pio Russo.

Un altro tuo interesse è l’universo pittorico. Quanti quadri hai dipinto?

Tanti, ho sempre dipinto, con tutto quello che avevo a disposizione, utilizzando carta, legno, tele, acrilici, oli, acquerelli, pennarelli, gessetti, cere. La pittura è nata perché a volte non mi bastava quello che scrivevo e quindi la mano si muoveva libera su un foglio e tracciava percorsi di colore e disegni astratti. E’ nata così una prima mostra, una raccolta di una cinquantina di opere, poi ho iniziato a studiare ed ora mi sto dedicando alla figura umana.

 
 

Mi descrivi la tua arte pittorica:

E’ un’arte semplice, come me, io sono autodidatta. Caratteristica fondamentale è il colore, mescolato con fantasia, le mie opere spaziano da soggetti astratti che deformano le linee, gli spazi, gli ambienti ed i paesaggi, al figurativo in cui i ritratti di uomini e donne, esprimono i sentimenti interni, gli stati d’animo e le emozioni. Immagini oniriche, sognanti che diventano esplosione di toni sgargianti e forme armoniose, volti e sguardi. Attualmente la mia attenzione è volta soprattutto agli occhi come specchio dell’anima.      

Qual è il tuo colore preferito?

Il mio colore preferito è il rosso da sempre, ma nei miei quadri li uso tutti, i colori sono qualcosa di bellissimo che ti permettono di decorare la vita, di trasformare un foglio bianco in qualcosa di vivo. E’ da sempre questa la mia ossessione.

Chi sono i tuoi scrittori prediletti?

I classici tutti, ma soprattutto uno scrittore che mi appassiona tantissimo è Dino Buzzati, per la sua capacità di scrivere storie che attraggono il lettore, per i suoi colpi di scena. Egli aveva la capacità di essere quello che voleva, scrittore, poeta, giornalista, pittore, drammaturgo e scenografo. Un uomo molto interessante.

Qual è la canzone che ti commuove di più?

“Vita” di Dalla e Morandi, è la mia canzone per eccellenza, perché la vita è meravigliosa e bisogna sempre credere in essa. Bisogna andare avanti, uscire dal passato anche se la sofferenza tocca il limite e così si può cancellare tutto e far nascere un fiore su un fatto brutto. E’ la sintesi perfetta di questa meravigliosa esistenza che è un percorso bellissimo, nonostante le cadute.

Dipingiti con tre aggettivi che descrivano il tuo carattere: quali?

Positiva, testarda, sensibile”.

Qual è il tuo peggior difetto?

Sono molto testarda.

Sei tifosa di calcio o comunque sportiva?

Amo il calcio, seguo la mia squadra del cuore: il Napoli. Da piccola mi piaceva tanto pattinare sui roller ed andare in canoa, frequentavo una palestra e ballavo latino-americano. Lo sport mette di buon umore, purtroppo a 26 anni a causa di un tuffo fatto da uno scoglio mi sono trovata paralizzata alle gambe, senza sapere se avessi potuto più camminare, ma grazie ad un intervento alla colonna vertebrale cammino e non si direbbe che sono stata paralizzata un anno. Oggi posso praticare solo nuoto e walking.

Quali sono i tuoi valori irrinunciabili?

L’amore è un valore irrinunciabile quello per la propria famiglia, per mia figlia e mio marito, per gli amici e per la vita che è meravigliosa, per le proprie passioni che fanno vivere. Io seguo sempre il mio cuore e ciò non è mai sbagliato.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

I miei sogni sono tanti, ma per carità, non li tengo nei cassetti, ammuffiscono, io non amo i cassetti, sono disordinata e finisce che li perdo, meglio lasciarli fuori. La vita è una e bisogna impegnarsi per realizzarli.

Come ti vedi tra dieci anni?

Che domanda difficile, io vivo alla giornata, ho imparato a fare così, la vita è imprevedibile, può succedere di tutto, i giorni diventano anni in un attimo. Spero soltanto di essere una persona serena.

Scrivi un messaggio e inseriscilo in una bottiglia che lanceremo, metaforicamente, a mare aperto: cosa scriveresti?

Credi in te stesso, piangi, lotta, impegnati, non mollare, sorridi, donati, punta sempre su di te, ma sempre con l’aiuto di Dio che è grande e tutto può.

MICHELE BRUCCHERI

 

La Voce del Nisseno online