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BARI, FLORISA SCIANNAMEA: “IO SONO TUTTO CIO’ CHE HO SCRITTO”

BARI, FLORISA SCIANNAMEA: “IO SONO TUTTO CIO’ CHE HO SCRITTO”

gen 11 2018

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA | Un’artista versatile. Scrittrice ed esperta di moda, già docente universitaria. Ha realizzato un calendario per le popolazioni colpite dal terremoto. E con la somma raccolta “è stato acquistato un modulo sanitario mobile”

 

 
 

Mi piace il suo incrollabile senso del dovere e di solidarietà verso ogni essere vivente. Questa tensione etica anima i suoi gesti e le sue scelte. Florisa Sciannamea, 63 anni, abita a Modugno ma è nata a Bari, è una donna volitiva e vulcanica, poliedrica e attiva su numerosi fronti. “Io sono tutto ciò che ho scritto”, dichiara al microfono del nostro periodico d’informazione La Voce del Nisseno (versione online).

Nei giorni scorsi, nemmeno una settimana fa, ha presentato il suo ultimo libro. Si intitola ”Dieci ragazze per me”. Ed è “un affresco a volte delicato, altre drammatico in cui racconto dieci figure femminili che hanno avuto un peso importante nella mia vita - spiega l’autrice pugliese -. Prima di questo ho scritto ‘Favole capovolte’, ventisette favole/metafore in cui scardino gli schemi e gli stereotipo tipici delle favole tradizionali invitando i lettori piccoli e grandi a guardare da prospettive diverse ciò che da sempre viene visto da un solo punto di vista”. Florisa Sciannamea ha già pronto un altro libro (“in attesa di editore”).

Nel dicembre 2016 ha pubblicato, insieme a Cinzia Ponticelli, il saggio “Con gli occhi dei bambini – manuale per apprendisti genitori”. Ma il suo libro d’esordio è stato “Donne nell’acqua loro”.  Descrive sommariamente il volume, stimolata dal cronista, e mi colpisce questo suo ragionamento: “Noi donne galleggiamo nella nostra acqua fatta di umori, emozioni, malumori… per poi riemergere”. Una verità storica, oggettiva, vera, sacrosanta.

Laureata in Scenografia e Costume presso l’Accademia delle Belle Arti di Bari, è stata anche docente universitaria. Un prestigioso incarico per il corso Fashion Design svolto presso il Dipartimento di Studi umanistici, Lettere, Beni culturali, Scienze della Formazione dell’Università di Foggia “(la Gelmini ha deciso di chiudere una facoltà che secondo lei non era produttiva avendo pochi docenti strutturati… difficile poterlo essere se non si bandiscono i concorsi!!! La facoltà di Scienze e Tecnologie della Moda era l’unica nel Sud che potesse permettere ai ragazzi di evitare l’esodo esoso verso le Università del settore collocate per la maggior parte al Nord Italia”.

E’ stata esperta del settore moda, nazionale ed internazionale, ma anche del mercato, principalmente dell’abbigliamento femminile. Ha lavorato all’evento Moda Sposa 2018 (“ora si lavora per la collezione 2019 ed io ho deciso di non fare più parte di questo mondo”, afferma con limpida chiarezza). Perché? Mi spiega la sua concezione della Moda Etica e sottolinea: “Non posso adeguarmi a queste modalità che le aziende chiedono”.

Lo scorso anno, a maggio, Florisa Sciannamea ha portato nelle scuole il workshop “Il corpo come opera d’arte”. Ha parlato di Moda nei Musei e “nello stesso luogo - prosegue - ho anche presentato il mio saggio su ‘La  Camicia bianca di Gianfranco Ferré’ inserito all’interno del libro scritto con altre autrici (‘Fashion Intelligence’). Lo stesso saggio e il libro sono stati presentati a novembre 2016 presso la Fondazione Gianfranco Ferré a Milano in occasione di Book City. Le presentazioni sia di questo saggio che  di altre mie pubblicazioni le ho condotte in diverse scuole in occasione di eventi legati alla cultura e ai libri”.

Ha curato, infine, la direzione artistica per la realizzazione di un calendario intitolato Solidarietà-Ricreare. Una raccolta fondi in favore delle popolazioni terremotate del centro Italia colpite dal sisma due anni fa: “La somma ricavata per la vendita di oltre 600 calendari è stata consegnata alla Presidente della Croce Rossa della Puglia lo scorso anno. Con quella somma è stato acquistato un modulo sanitario mobile”.

 
 

Sei un’artista poliedrica. Partiamo dal tuo prossimo impegno legato all’evento Moda Sposa Primavera-Estate 2018. Quale sarà il tuo ruolo?

La collezione Sposa 2018 l’ho già realizzata e presentata a Milano in occasione di SposaItalia a maggio 2017…

Pardon, mi hanno fornito un dato erroneo…

Ora si lavora per la collezione 2019 ed io ho deciso di non fare più parte di questo mondo.

Tu sei un’esperta del settore moda nazionale ed internazionale e del mercato, soprattutto dell’abbigliamento femminile. Dal tuo “osservatorio”, che tipo di evoluzione c’è stata?

Oggi purtroppo la Moda così come tanti altri settori che non riguardano solo la creatività e l’importanza dell’artigianato, sono tristemente accantonate in nome del  Fast Fashion. “Usa e getta” è lo slogan che serpeggia nella nostra società dove tutto si consuma velocemente e altrettanto velocemente si compra in modo compulsivo. Ovviamente la qualità è scadente e i prezzi dei prodotti sono accessibili a moltissimi. Impossibile quindi proporre prodotti di qualità in cui l’artigianato e la manodopera italiana hanno necessariamente costo-lavoro adeguati. Ci si  avvale di manodopera straniere, soprattutto orientale con relativo sfruttamento di tante persone compresi i  bambini. Ma sembra che al pubblico questo non interessi. Avendo sempre fatto una Moda Etica non posso adeguarmi a queste modalità che le aziende chiedono. Questo uno dei motivi del mio ritiro.

A maggio, lo scorso anno, c’è stato un workshop: “Il corpo come opera d’arte”. Ci illustri brevemente questo progetto?

Il Workshop di maggio portato in alcune scuole e anche in un seminario di tre giorni “Dal cuore alla luce” organizzato da un Piero Fanizzi  fotografo, punta essenzialmente sulle modifiche che il nostro corpo ha vissuto e vive ancora nel corso della storia. Modifiche che vengono fatte non solo alterandolo esternamente mediante l’abito e gli accessori e seguendo quelli che per il periodo, la località geografica, la razza di appartenenza indicano come canoni di bellezza, ma anche con mutilazioni, decorazioni e alterazioni permanenti (per esempio i tatuaggi, piercing, i discoidi labiali di alcune tribù, i collari delle donne giraffa, le scarpe minuscole delle donne cinesi…). Il corpo diventa quindi quasi un’opera d’arte attraverso cui si raccontano sia la storia che la cultura di appartenenza.

Hai avuto un ruolo attivo ed intenso sul fronte dei seminari e delle presentazioni. Quali sono stati i più importanti?

Molti sono stati i seminari a cui ho partecipato attivamente. A parte quello del “Corpo come opera d’Arte”  la scorsa primavera sono stata invitata insieme ad altri ospiti dalla direttrice del Museo  d’Arte Moderna Pino Pascali  (Polignano, in provincia di Bari, ndr) per parlare della Moda nei Musei. Nello stesso luogo ho anche presentato il mio saggio su “La  Camicia bianca di Gianfranco Ferré” inserito all’interno del libro scritto con altre autrici (“Fashion Intelligence”). Lo stesso saggio e il libro sono stati presentati a novembre 2016 presso la Fondazione Gianfranco Ferré a Milano in occasione di Book City. Le presentazioni sia di questo saggio che  di altre mie pubblicazioni le ho condotte in diverse scuole in occasione di eventi legati alla cultura e ai libri (Presidio del libro).

 
 

Quale compito hai avuto in merito al calendario per la raccolta fondi in favore delle popolazioni terremotate del centro Italia colpite dal sisma nell’estate di due anni fa?

Il calendario Solidarietà-Ricreare è un mio progetto. Ho curato la direzione artistica, l’individuazione delle signore che si sono prestate a fare da modelle, scelto le opere d’arte da rileggere e fatto gli abbinamenti fra opera e modella. Tutto il lavoro di organizzazione è stato complesso, ma per fortuna ho avuto la preziosa collaborazione concreta di amiche come Mariella Lippo e Maria Passaro (anche modelle) oltre ovviamente alla cura grafica di Enzo Catalano che è stato anche uno dei dodici eccelsi fotografi e la collaborazione per trucco e parrucco di professionisti dello storico teatro Petruzzelli, oltre ad una bravissima costumista. Tutti hanno prestato la loro opera gratuitamente e soprattutto con gioia. La somma ricavata per la vendita di oltre 600 calendari è stata consegnata alla Presidente della Croce Rossa della Puglia lo scorso anno. Con quella somma è stato acquistato un modulo sanitario mobile il cui nome è “Solidarietà- Ricreare”.

So che nell’ottobre di tre anni addietro sei stata relatrice nell’ambito del XX Festival International TV e Fashion. Ce ne parli?

Tre anni fa io e le altre autrici del libro “Fashion Intelligence“ siamo state invitate a Bar in occasione del XX Festival Internazionale TV e Fashion. Abbiamo portato il nostro messaggio legato alla Moda Intelligente e alla possibilità che questa possa essere il filo rosso che unisce popoli e culture diverse. Infatti il tema del nostro lavoro che si è avvalso anche di un flash mob fatto davanti al castello di Bar,  era KNOT (nodo). Ho realizzato sotto lo sguardo di studenti dell’Università della Moda di Podgorica, alla presenza di modelli e stilisti di Belgrado, del Ministro della Cultura e di tantissime persone che si trovano di passaggio da quelle parti e aiutata da un sottofondo musicale molto suggestivo, un abito fatto di foglie di quercia, rami di nocciolo, teli in tnt e vari gomitoli di lana  rossa, usando solo spilli. Una volta completato lo abbiamo disfatto prendendo un capo dei gomitoli e annodandoci tutti in un unico grande nodo. Il giorno dopo abbiamo condotto un bellissimo seminario sull’argomento.

 
 

Tra gli altri impegni, sei anche una docente universitaria. Ci racconti questa prestigiosa esperienza?

Non lo sono più… lo sono stata per diversi anni fino a quando la Gelmini ha deciso di chiudere una facoltà che secondo lei non era produttiva avendo pochi docenti strutturati… difficile poterlo essere se non si bandiscono i concorsi!!! La facoltà di Scienze e Tecnologie della Moda era l’unica nel Sud che potesse permettere ai ragazzi di evitare l’esodo esoso verso le Università del settore collocate per la maggior parte al Nord Italia. L’esperienza ovviamente è stata bellissima, pur se  breve. Sono comunque riuscita a portare i miei studenti ai quali ho fatto quasi per tutti da relatrice delle loro tesi, in vari posti facendoli vivere belle esperienze. Un seminario importante di tre giorni completamente spesato dall’Università di Bari a Firenze presso la Fondazione Roberto Capucci  (Materia e Forma ), un  lungo giro di visite presso aziende tessili nel comasco grazie ad amici tessitori che ci hanno ospitato e le fiere dei tessuti a Milano (Moda In), partecipazioni a back stage e anche a sfilate come protagonisti.

Nel dicembre 2016 hai pubblicato un manuale. Di cosa si tratta?

Ho pubblicato insieme ad una mia amica pedagogista e formatrice, la dottoressa Cinzia Ponticelli, un libro saggio e divertente allo stesso tempo: ”Con gli occhi dei bambini - manuale per apprendisti genitori” dedicato a mamme e papà di bambini da zero a quattro/cinque anni. La dottoressa Ponticelli è stata la voce seria e professionale, l’emisfero sinistro. Ha dispensato consigli e suggerimenti agli “apprendisti genitori”. Io invece ho dato voce al bambino, alle sue proteste e richieste in modo ironico, scherzoso, ma anche feroce o emozionante. Insomma l’emisfero destro. Come tutte le mie pubblicazioni (ad esclusione di Fashion Intelligence) ho anche illustrato il libro.

Mi parli di “Donne nell’acqua loro”?

“Donne nell’acqua loro” è il mio primo librino. Nato per caso con piccoli post su Facebook in cui descrivevo le miei avventure vissute in una piscina a cui mi ero iscritta durante un periodo di grande amarezza professionale. Periodo che anticipava di poco la mia decisione di abbandonare il settore fashion. La scelta dell’acqua apparentemente casuale è stata fondamentale. L’acqua  della piscina nasconde il corpo, le cuffie annullano i connotati del volto e si riesce ad essere “nessuno” per i cinquanta minuti di lezione. Possibile quindi lasciarsi andare a pensieri, riflessioni, ricordi e mescolare le lacrime con l’acqua… “nell’acqua loro” è una ricetta, un modo di cucinare il polpo qui da noi ed io ho pensato che spesso noi donne galleggiamo nella nostra acqua fatta di umori, emozioni, malumori… per poi riemergere.

Hai altri progetti editoriali in cantiere?

Il giorno cinque gennaio 2018 ho presentato il mio ultimo lavoro: ”Dieci ragazze per me”, un affresco a volte delicato, altre drammatico in cui racconto dieci figure femminili che hanno avuto un peso importante nella mia vita. Prima di questo ho scritto “Favole capovolte”, ventisette favole/metafore in cui scardino gli schemi e gli stereotipo tipici delle favole tradizionali invitando i lettori piccoli e grandi a guardare da prospettive diverse ciò che da sempre viene visto da un solo punto di vista.

E poi?

Pronto, ma in attesa di editore un altro lavoro: ”La Spunteggiatura”, lavoro indirizzato alle scuole e ai docenti. L’argomento è l’uso corretto dei segni di punteggiatura, ma raccontato in modo originale e ironico pur essendo preciso. Sono partita da uno scritto di Josè Saramago. Mi ha colpito moltissimo il suo scarso uso in molti casi dei segni di interpunzione. Ho capito che l’uso di questi segni ha non solo un valore grammaticale, ma (è sembra strano) perfino etico.

Hai numerose competenze professionali ed elencarle sarebbe impresa titanica. A quali ti senti maggiormente legata?

Non posso assolutamente dire a quali competenze io sia più legata… io sono tutto ciò che ho scritto…

Che genere di libri leggi abitualmente?

Amo leggere moltissimo. Leggevo tanto già da bambina. Ammetto che ho una certa preferenza per gli scrittori latino/americani… la Allende per esempio mi piace moltissimo. Non amo i polizieschi e i romanzi mielosi. Mi piacciono le narrazioni forti, drammatiche, a tinte vivaci.

Che musica ascolti?

Ovviamente amo la musica. Classica (adoro Mozart e Bach), ma mi piace anche quella commerciale. Adoro i cantautori (Guccini, De André, Battisti, De Gregori, Fossati…). Non sopporto il jazz e la musica elettronica.

Qual è l’ultimo film che hai visto?

L’ultimo film è stato “Napoli velata”: un capolavoro.

Quali sono i valori ai quali non rinunceresti mai?

L’onestà, l’etica, l’amore e l’amicizia. La solidarietà, la coerenza, la speranza.

Vizi e virtù di Florisa: quali?

Sono una sognatrice e la vita ci ha provato e ci prova ancora a svegliarmi, sono tenace e positiva. Forse queste le mie virtù. I miei vizi? Più che vizi parlerei di difetti: cancello dal mio cuore chi mi ha tradito o deluso, sono molto selettiva.

MICHELE BRUCCHERI

La Voce del Nisseno online