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SEGNI DI AUTODISTRUZIONE

SEGNI DI AUTODISTRUZIONE

ago 02 2017

L’ANALISI DEL SOCIOLOGO. Pasquale Petix sull’Italia che brucia, tra interessi speculativi e malavitosi legati all’edilizia. Radiografia degli idioti piromani

 

 
 Il sociologo Pasquale Petix

Sull'Italia che brucia dalla Sicilia alla Toscana per mano di pochi (?) suoi scellerati cittadini si è scritto a mani piene. Si è detto degli interessi speculativi e malavitosi legati  all'edilizia; di leggi non applicate o difficili da applicare; di rimasugli di quella cultura agropastorale e mafiosa  nemica dei rimboschimenti o di chi invece ha interessi lavorativi per il successivo rimboschimento; di strumenti di spegnimento inadeguati e poco moderni rispetto alla progressione geometrica delle linee di fuoco; dei cambiamenti climatici che stanno seccando la Terra; dei piromani per divertimento o svago, come gli idioti che lanciano i sassi dai cavalcavia.

Il punto è che nessuna di queste ragioni, seppur verosimili e molte volte verificate dalle indagini, è sufficiente a spiegare la mole dei roghi sadici che ogni estate segna la vita dei luoghi e delle persone. Lo scarto tra i famosi interessi speculativi e lo scempio del tessuto ambientale e sociale è infatti così macroscopico, così “mostruosamente empio” da far venire in mente piuttosto categorie psichiatriche: pazzia, istinto di autodistruzione, voglia di morte. Ma quale persona sana di mente, per quanto disonesta o avida, vorrebbe vedere ridotto in cenere il suo paese, le sue case, le sue colline, i suoi alberi, la sua gente, nel nome di qualche suo progetto speculativo.

Per bruciare un pezzo di Italia con tanta determinazione, in varie Regioni, profittando in modo  vigliacco del vento che accresce i focolai, bisogna avere perduto “ogni nesso logico tra le proprie ambizioni e la realtà della vita”. Esseri umani carbonizzati, boschi inceneriti, attività economiche in sfacelo, case evacuate, pubblicità infausta che gira per il mondo. Come può tutto questo rientrare solo in un cinico calcolo speculativo?

All'analisi manca qualcosa. Il “cui prodest” economico-mafioso non basta a entrare nel cuore di un crimine così drammatico. Ed allora occorre interrogarsi sul mistero di una psicologia civile così autolesionista, di una comunità così ricca di risorse e pure così permeabile al crimine, alla sopraffazione e all'autodistruzione.

L'intrico è tutto interno a quelle comunità e a quei territori che i soli sono in grado di spegnere le “fiamme” prima che arrivino i Canadair e i vigili del fuoco. Lo Stato da solo non può venirne a capo. I piromani hanno parenti, amici, figli che vanno a scuola, frequentano gli stessi bar di chi poi fugge terrorizzato da abitazioni, villaggi, ospedali. La questione non è solo di pertinenza delle istituzioni, ma è anche nelle mani di chi è costretto a calpestare la cenere prodotta dai delinquenti che vedono le altre persone  come arbusti da bruciare e rifiuti da eliminare.

PASQUALE PETIX