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JADRANKA JOVANOVIC, UNA STAR INTERNAZIONALE DEL CANTO LIRICO

JADRANKA JOVANOVIC, UNA STAR INTERNAZIONALE DEL CANTO LIRICO

ott 18 2017

di MICHELE BRUCCHERI – L’INTERVISTA / Cantante lirica serba, di fama mondiale, è stata anche ospite d’onore durante un concerto di Placido Domingo. Adora la Sicilia 

 
 Jadranka Jovanovic

 

Jadranka Jovanovic è bella e brava. Una donna di grande fascino, un’artista di notevole padronanza scenica. Una voce che accarezza il cuore, una bellezza che incanta. Una carriera internazionale di tutto rispetto. Ha quasi sessanta anni, ma non li dimostra. Laureata in Teoria della Musica e in Canto solista è indubbiamente una delle più straordinarie cantanti liriche nel mondo.

 

“Sto preparando la Carmen per il Teatro Nazionale di Belgrado e mi aspetta la visita nell’opera in Algeria - mi racconta l’artista serba -. Due anni fa ho cantato in due concerti in Algeria e adesso ho ricevuto l’invito per la loro Opera. Non vedo l’ora di andare perché mi sono innamorata di questo paese. Passione, passione, sempre passione“, continua alla versione web del periodico d’informazione La Voce del Nisseno.

 

A cinque anni inizia lo studio del pianoforte (“da quel momento - dichiara al nostro microfono - ho saputo che la musica sarebbe stata la strada della mia vita. Però la lirica è venuta abbastanza tardi. Ero solista in un coro e questo rapporto fra me e il pubblico mi ha spinto ad iniziare a studiare il canto e la tecnica vocale. Già ero al terzo anno di Università di Arte a Belgrado”). Una lunga e prestigiosa carriera, dunque. Si è esibita in ogni parte del mondo, riscuotendo sempre un immane successo.

 

Diretta da numerosi maestri, grandi direttori d’orchestra, tra i quali Abbado, ha cantato sovente alla Scala di Milano. E anche nella mia Sicilia: Palermo, Catania, Messina. “Adoro la Sicilia”, mi sussurra. E il mio cuore, ovviamente, si inebria. Ha diffuso il canto lirico in Serbia, la sua terra, superando ostacoli e diffidenze. E’ stata ospite d’onore anche in un concerto di Placido Domingo. “Con Donizetti – conclude Jadranka Jovanovic – ho trovato tutto”. Eccola ospite al nostro giornale e siamo fieri di intervistare una grande artista di fama mondiale dal cuore buono e generoso.  

 

Quando nasce la tua passione per il canto lirico?

La musica era sempre di casa nella mia famiglia. Mio padre suonava due strumenti (autodidatta): la chitarra e la fisarmonica. Si cantava a casa, soprattutto le canzoni dei vincitori di Sanremo, dell’epoca. Ancora oggi ricordo a memoria tante bellissime canzoni che hanno vinto Sanremo...

 

Quando inizi a studiare il pianoforte?

Quando ho avuto cinque anni ho cominciato studiare il pianoforte e da quel momento ho saputo che la musica sarebbe stata la strada della mia vita. Però la lirica è venuta abbastanza tardi. Ero solista in un coro e questo rapporto fra me e il pubblico mi ha spinto ad iniziare a studiare il canto e la tecnica vocale. Già ero al terzo anno di Università di Arte a Belgrado quando ho cominciato a studiare il canto e dopo sei messi di studio ho debuttato come Rosina nel Barbiere al Teatro Nazionale di Belgrado.

Ti sei esibita in tutto il mondo, ottenendo sempre un grande successo. Ci ricordi le tappe più importanti?

 
 Placido Domingo e Jadranka Jovanovic

Prima tappa importantissima erano tre anni dal mio inizio e la maggior parte dei musicisti delle istituzioni nel mio paese  non mi accettavano. O per meglio dire: non mi comprendevano come artista e nemmeno il mio carattere. Ero troppo diversa, nuova, con un repertorio nuovo e strano, musicalmente molto educata. Suonavo il pianoforte e portavo nuove interpretazioni con grande coraggio e decisione... Questo non l’accettavano. Avevo grande disciplina e continuavo con una severa preparazione ogni giorno, che hanno costruito in me le basi per la seconda importantissima tappa: lasciare il canto o trovare l’opinione, da un’autorità italiana...

Vai avanti.

Vado in Italia, dunque, e trovo a Pesaro assolutamente da sola (senza nessuna raccomandazione) il maestro Abbado che nel 1984 dirigeva la prima mondiale “Il viaggio a Rems” di Rossini. Faccio un’audizione per lui. Firmo il contrato per la Scala – apertura della stagione con Carmen (Abbado, Verret, Domingo...) nella parte di Mercedes. Durante le recite della Carmen firmo ancora due contratti, uno per la protagonista nell’opera Orfeo di Rossi, sempre alla Scala. Dopo si aprono tanti altri teatri: Firenze, Bergamo (Festival di Donizetti), poi Adriana Lecouvreur al Liceo di Barcellona, con Domingo e Mirella Freni, al teatro Municipal di Rio de Janeiro dove ho avuto quattro contratti. Fra l’altro Carmen con Domingo, poi Carmen con Carreras a Roma e a Milano, Lisabon – Gulbenkian Fondazione...

Sei stata anche in Italia, alla Scala di Milano, come dicevamo. Quale altra opera lirica avete proposto?

Dopo Carmen, Andrea Chenie (Bersi) con il maestro Chailly, Eva Marton, Cappucilli, Martinucci, Orfeo protagonista ed ho avuto il contratto per Nabucco (Fenena).

So che sei stata anche in Sicilia. A Palermo e a Catania. Cosa hai cantato, Jadranka?

Adoro la Sicilia, la prima regione straniera che da piccola ho visitato con mi miei genitori. A Palermo ho cantato 12 recite di Rigoletto (Maddalena) e a Catania “Il capello di paglia di Firenze” (Baronessa di Champigny) di Nino Rota e “La Principessa della Charda” - Silva. A Messina al Teatro Vittorio Emanuelle ho cantato Requiem di Mozart, al Festival di Trapani gala concerto con l’orchestra...

 
 Jadranka Jovanovic nell'Aida

Hai collaborato con numerosi direttori d’orchestra. Mi fai tre nomi, di coloro che porti ancora nel cuore?

Sono cinque direttori che porto ancora nel cuore: Abbado, Guadagno, Arena, Isaak Karabchevsky e Rahbari.

Qual è la parte che più ti piace cantare?

Non posso scegliere una parte... sono sempre curiosa per il nuovo repertorio. Anche nelle diverse fasi della vita si cambiavano le mie preferenze. Ogni giorno scopro nuova musica che mi piace, non solo lirica, ma diversi stili. Finora ho cantato anche in cinese, svedese, arabo, coreano, giapponese, jidish... dunque non ci sono limiti.

Tu hai avuto un ruolo centrale e importante per diffondere in Serbia, la tua terra, il canto lirico. E’ stato facile o difficile?

E’ stato difficile e facile. Difficile perché l’ambiente musicale classico è troppo conservatore e senza coraggio per la mia libertà musicale, gusto e immaginazione. Facile perché il pubblico mi accettava sempre e mi e appoggiava. O per meglio dire: il pubblico mi adorava e mi credeva.

Chi sono gli autori dell’opera che ami di più e perché?

Tutti. Con questa maturità e sapienza trovo molto piacere nella diversità e originalità artistica mondiale. Guardando il più severamente possibile la mia arte credo che mi sono esibita al più alto livello artistico nel Donizetti (la mia voce e il mio temperamento hanno trovato non solo puro bel canto nel Donizetti ma anche drammaticità necessaria per esprimermi). La mia voce ha goduto nella linea e nella bellezza musicale donizettiana e nello stesso tempo nel grande virtuosismo donizettiano. Dunque con Donizetti ho trovato tutto.

So che ami l’operetta. E’ vero?

L’adoro, sì. Sono stata molto amata nel Festival dell’Operetta Triestino. Al Cavallino bianco, La Contessa Mariza, Pipisterllo, La Principessa dello Charda... sono i titoli nei quali veramente ho goduto.

Qualche anno fa, sei stata ospite d’onore di Placido Domingo durante un suo concerto. Come ricordi quell’evento?

Placido Domingo è per me la figura artistica più completa degli ultimi 40 anni. L’artista che ha segnato la nostra epoca. Molto onorata dal destino, e grata a Placido, che dopo due grandi produzioni mondiali, che abbiamo fatto insieme, mi ha invitato, al suo Gala concerto nella mia città nativa come ospite ne 2014. I miei conterranei serbi forse erano ancora più felici di me.

 
 Jadranka Jovanovic nel Nabucco

Due anni fa hai vinto un prestigioso premio “Vuk Karadzic”. Per quale motivo?

Il premio “Vuk Karadzic” si ottiene per chi una carriera lunga e importante, di alta qualità, per la vasta gamma di attività culturali. So che questo l’ho meritato.

So che lo scorso anno è stato pubblicato un libro importante: “Recondita armonia”. Qual è stato il tuo ruolo? Me ne parli?

Sono stata molto felice. Resterà scritto a vita nella mia anima. Grandi emozioni ed energia nei teatri italiani (e non solo italiani) insieme con gli splendidi colleghi con i quali dividevo l’arte e l’amicizia. Ringrazio enormemente il signor Bruno Baudissone per questo libro (e tanti altri) come testimone del talento, dell’arte e della vita universale.

Mi risulta anche che sei stata, sovente, negli Stati Uniti d’America. Perché?

Sì, gli ultimi anni ho cantato sovente in America: Boston, Clivelend, Philadelphia, Chicago, Kennedy Centar-Washington, Carnegi Hall-New York...

Qual è il tuo film preferito?

In diversi periodi della vita ho avuto vari film preferiti. Esattamente non posso dirne uno, però tre-quattro titoli sono rimasti nel cuore. Per esempio: Meet Joe Black con Brad Pitt, Failing in Love con Maryl Streep e Robert de Niro. E poi, Goodphader di Coppola, The Accountant con Ben Affleck, The Man who cried con Ricci e Johney Deep... E negli ultimi anni la miniserie “L’Onore e il Rispetto”.

Chi sono i tuoi scrittori prediletti?

Le mie scelte non sono quasi mai i romanzi. Perché la mia vita è molto più intensa e più forte di tante storie immaginate. In genere sono scrittori, psicologi, teologi e psichiatri. Ad esempio ne nomino uno: il Vescovo e teologo ortodosso Nikolaj Velimirovic.

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Sto leggendo due libri insieme in questo momento: Gabriel Garcia Marquez “Sull’Amore e sugli altri demoni” e il libro della Regina Alexandra Fjodorovna Romanova “Regalate l’amore”.

Credi in Dio?

Tenterò di tradurre le bellissime frasi del Vescovo Nikolaj Velimirovi: “La nostra vita non si può immaginare senza tre cose: la fortuna, la sfortuna e la morte. Nella felicità, la gente si può ricordare di Dio o non si può; nella felicità, la gente si può o non si può ricordare di Dio. Però nella morte, tutti si devono ricordare di Dio”. Questa è la mia risposta.

Qual è la tua miglior virtù?

Il coraggio. Da questo tratto emerge una grande quantità di qualità umane, almeno nel mio caso.

E il tuo peggior difetto?

Non posso estrarre un difetto marcante... (ride, ndr). Non so come sembrerà questa risposta, però chi mi conosce sa che è vero. Forse: la velocità e tutti gli altri contorni negativi che la velocità porta con sé.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Qualche giorno fa con grande gioia ho cantato a White Palace a Belgrado per il matrimonio reale, del Principe Filippo e della Principessa Danica, il figlio del nostro prence Karadjordjevic di Serbia. Felicissima di poter presentare una piccola parte della cultura Serba agli illustri ospiti stranieri: la Regina Sofia di Spagna, la Principessa Victoria di Svezia, la Principessa Maria di Gloria di Orleans, l’Ambasciatore Zanardi Landi, Prince Amin Can... più di 300 ospiti da tutto il mondo.

E poi?

Sto preparando la Carmen per il Teatro Nazionale di Belgrado e mi aspetta la visita nell’opera in Algeria. Due anni fa ho cantato in due concerti in Algeria e adesso ho ricevuto l’invito per la loro Opera. Non vedo l’ora di andare perché mi sono innamorata di questo paese. Passione, passione, sempre passione, nel canto, nelle frasi, nelle opinioni. Passione di rispondere a queste domande... Adesso ho capito che la mia virtù e il mio difetto può essere anche la Passione.   

MICHELE BRUCCHERI