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MICHEL WERNER, IL GIGANTE BUONO SVIZZERO DAL CUORE GENEROSO CHE AIUTA L’AFRICA

MICHEL WERNER, IL GIGANTE BUONO SVIZZERO DAL CUORE GENEROSO CHE AIUTA L’AFRICA

set 19 2017

di MICHELE BRUCCHERI | ESCLUSIVA ONLINE. Incontro con l’ex insegnante che costruisce scuole e pozzi per la gente di Burkina Faso. Amico di Michele Castelluzzo, di Serradifalco, si racconta a La Voce del Nisseno 

 
 Michele Castelluzzo, Michel Werner e il giornalista Michele Bruccheri 

 
 Michel Werner al lavoro con i suoi ragazzi

Questa è una bella storia che va raccontata. Un gigante buono, dal cuore generoso. Michel Werner, 59 anni, svizzero, aiuta concretamente la gente del Burkina Faso. Uno stato dell’Africa occidentale, scevro di sbocchi sul mare. Reperisce fondi e poi parte per quella zona del pianeta. Per costruire scuole, pozzi, mulini e altre strutture importanti.

L’INCONTRO. Michele Castelluzzo, titolare del rinomato Bar Clifton di Serradifalco, un giorno fa vedere al cronista alcune fotografie, dal suo smartphone. Mi spiega sommariamente l’opera filantropica di questo ex insegnante in favore del popolo africano (Burkina Faso confina con il Mali a nord, con il Niger a est, con il Benin a sud-est, con il Togo e con il Ghana a sud e, infine, con la Costa d’Avorio a sud-ovest).

Concordiamo una data per incontrarci. Passeranno molte settimane. Michel Werner è parecchio occupato. Finalmente giunge il giorno stabilito, dopo esserci sentiti al telefono. Mi trovo dinanzi, dunque, al gigante buono, dal cuore generoso. Un uomo alto, quasi due metri, con una stazza imponente e massiccia. A raffica, gli faccio una lunga serie di domande. Per capire, per sapere. Con dolcezza e garbo, risponde a tutte le domande. Con dovizia di particolari, in un italiano perfetto.

IL RACCONTO. Sposato con Borin e padre di quattro figli, abita a Borgo Palo (territorio di San Cataldo). Come abbiamo già accennato, è stato un insegnante. Ha abbandonato il lavoro per accudire il padre ammalato. E’ amico di Castelluzzo e ci ritroviamo, dunque, seduti presso il suo bar. Michel mi spiega, a cuore aperto, un sacco di cose. Nel 1992, ad esempio, è vittima di un brutto incidente che gli procurerà dolori dilanianti. Otto anni dopo, nel 2000, fortunatamente trova un apparecchio da applicare alla schiena che lenisce le sue sofferenze. Supera anche un difficile periodo, una grave crisi esistenziale.

 
 La struttura realizzata

COSTRUIRE SCUOLE E NON SOLO. Aderisce all’associazione svizzera “Nouvelles Planètes”, con sede a Losanna. Mette a disposizione il suo tempo e il suo cuore in favore delle persone sottosviluppate. Le aiuta concretamente. Parte e va a Petit Samba, dopo aver reperito dei fondi. Con venti giovani e per un mese, si dedica alla costruzione di una scuola media. Una struttura che ha una capienza per 300 ragazzi. Con un’impresa edile e con manodopera del luogo, realizza questo importante progetto. Crea una proficua collaborazione con gli africani. Li fa lavorare, per farli guadagnare. Fa in modo che il salario possa essere trattenuto dalla popolazione locale.

IL POZZO D’ACQUA. Due anni dopo (siamo, quindi, al 2002), ritorna a Petit Samba, ma stavolta con la sua omonima associazione. Con la “Petit Samba”, infatti, inizia i lavori per un pozzo d’acqua. Ottanta metri di profondità. Cerca e trova parte dei fondi, coinvolge attivamente un’impresa edile locale. Ultimando i lavori, il pozzo d’acqua – dall’enorme capacità idrica – fornisce il prezioso liquido in primis ad una struttura sanitaria di neonatologia, ma anche alla popolazione.

 
 Michel Werner e due suoi collaboratori

Michel Werner, con cadenza annuale, torna in quelle zone. Vuole realizzare molti progetti. Dare una mano. Costruisce, nel tempo, scuole, mulini, pollai, case per fabbricare il sapone, giardini per famiglie dotati di pozzi d’acqua. Sono opere importanti e strategiche. E lo fa con generosità ammirevole. Con tenace convinzione.

UNA NUOVA SCUOLA. Quattro anni fa sono iniziati i lavori per la costruzione di una nuova scuola. Stavolta per adulti. Lo stato di Burkina Faso ha un basso tasso di alfabetizzazione. Per istruire ci vogliono principalmente adeguate strutture e lui si dà da fare. A Natale, quest’anno, avverrà l’inaugurazione (il 28 e 29 dicembre). Partirà intorno a metà dicembre. Una struttura importante, quindi, per imparare i mestieri: artigianato e arte. Si intendono fornire maggiori possibilità per vivere meglio. Sorge su mezzo ettaro di terra. L’associazione di Michel – per i primi tre anni – fornirà sostegno economico per le varie e inevitabili incombenze. La struttura sarà dotata di uno spazio accoglienza e cucina-bar, di un palco per momenti di intrattenimento, di laboratori per studiare i metalli, il legno, i tessuti, disegni e dipinti su tela, lamiera, t-shirt.

LA FORMAZIONE. Interpellato sui vari progetti, Michel Werner risponde con precisione e abbondantemente. Gli chiedo qualcosa anche sul piano umano. Dichiara candidamente di essere contento e soddisfatto. Mi spiega pure delle notevoli difficoltà che incontra nel far apprendere i vari metodi di lavoro. Si dedicherà alla formazione. Preparare nuovi docenti e cercare di disporre di personale qualificato. Per dare una migliore e più efficace risposta ai burkinabè.

“DO, MA RICEVO”. Con pazienza francescana e lucida determinazione, Michel porta avanti i suoi ambiziosi progetti in favore della gente più sfortunata. Lo fa con indicibile altruismo. E’ appagato. “Do, ma ricevo”, dichiara dolcemente. E mi cita una frase di suo nonno Alberto: “Quando moriremo, la più grande ricchezza che avremo sarà ciò che avremo dato e donato”. Michele Castelluzzo ci offre una bevanda. Scattiamo alcune fotografie. Con una vibrante emozione nel cuore, abbraccio il gigante buono. Mi consegna una pen drive, con centinaia di foto. Quando le guardo dal mio computer, comprendo ancora di più e meglio la grandezza di questo uomo. Un gigante buono, sì, dal cuore generoso.

MICHELE BRUCCHERI