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CALTANISSETTA, LA SCRITTRICE SARDA EMMA FENU OSPITE AL LICEO SCIENTIFICO “ALESSANDRO VOLTA”

CALTANISSETTA, LA SCRITTRICE SARDA EMMA FENU OSPITE AL LICEO SCIENTIFICO “ALESSANDRO VOLTA”

dic 20 2016

di MICHELE BRUCCHERI – Autrice del romanzo “Le dee del miele”, ha incontrato gli studenti nisseni. Nativa di Alghero, abita a Copenaghen. Sta scrivendo un altro libro. La Voce del Nisseno l'ha intervistata  

 
 Vito Parisi (dirigente scolastico), Michele Bruccheri (giornalista), Emma Fenu (scrittrice sarda), Franca Amico (docente e scrittrice) e Stefania Rinaldi (scrittrice) 

 

Incontro due occhi grandi ed espressivi. Direi dolci. Quelli della scrittrice sarda Emma Fenu, 39 anni. Ha una voce delicata e melodiosa. E’ nativa di Alghero, ma abita felicemente in Danimarca. A Copenaghen. Ha partorito “Le dee del miele” (Milena edizioni, 142 pagine). Si tratta di una saga familiare al femminile. Ambientata nella sua Sardegna, “intrisa di mistero e di memoria, che viene evidenziata nelle sue caratteristiche salienti nel corso del progresso che coinvolge il Novecento e che porta, man mano, alla perdita dell’identità e della memoria di una cultura arcaica e al desiderio però di riappropriarsene”, spiega alla versione online de La Voce del Nisseno.

 
 Il giornalista Michele Bruccheri e la scrittrice Emma Fenu

Laurea in Lettere e Filosofia, con un dottorato in Storia delle Arti, sposata, la brillante scrittrice sarda ha già pubblicato “Vite di madri. Storie di ordinaria anormalità”. Un romanzo inchiesta, che si basa su una ricerca sul campo: “Ho raccolto 151 storie di donne che esprimono la maternità nell’accezione più ampia”, prosegue. Insegna scrittura creativa e dichiara: “Ciascuno ha una storia dentro e bisogna farla venir fuori con i mezzi giusti”. Sostanzialmente, ognuno di noi ha una storia da narrare.

Ieri mattina è stata ospite del liceo scientifico “Alessandro Volta” di Caltanissetta, guidato egregiamente dal dirigente scolastico Vito Parisi. Ha incontrato due classi. Si è confrontata con gli studenti che hanno letto - con vivo interesse - il suo ultimo romanzo. A coordinare l’interessante progetto, la docente di materie letterarie e scrittrice nissena Franca Amico. Presente anche un’altra scrittrice del territorio: Stefania Rinaldi. Un’esperienza bella ed autentica, indimenticabile.

Emma Fenu adora la scrittrice Elsa Morante. Ama smisuratamente leggere e scrivere. E’ una donna ottimista, solare, positiva. Sta lavorando alacremente a diversi progetti, che racconta nella nostra intervista. E anticipa: “Sto scrivendo un terzo romanzo, ambientato in Sardegna. Una storia vera, ovviamente molto romanzata e molto intensa, con dei personaggi femminili ma anche maschili molto forti”. Conclude: bisogna “avere una grande fiducia nella propria forza. E non abbattersi mai”. A microfoni spenti parliamo ancora della sua terra e le consegno alcune mie riviste, per suggellare la nostra amicizia.

Una domanda di prammatica: quando nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce molto presto. Quasi in contemporanea con quella della lettura. La premessa per scrivere è sicuramente leggere. Ho cominciato a leggere tantissimo fin dai sei anni e prima leggevano per me. Devo dire che la stesura di opere complete è iniziata piuttosto tardi, dopo i venticinque anni con la saggistica. Quindi ho scritto sulle figure femminili del Rinascimento, su Maria Maddalena e su Eva in ambito accademico. E poi con la mia esperienza da espatriata, andando a vivere prima in Medio Oriente e poi a Copenaghen, ho avuto proprio l’esigenza di raccontarmi e di raccontare storie. Per tornare un po’ a casa. Ho avuto anche il tempo per coltivare questa passione, cercando tramite la scrittura una forma personale e accogliente di casa che potesse seguirmi ovunque.

“Le dee del miele” è la tua ultima fatica letteraria. Di cosa si tratta?

E’ una saga familiare al femminile. Le protagoniste principali sono donne che si snoda per tutto il Novecento. Dal 1904 al 1992. E’ ambientata in Sardegna. Una Sardegna intrisa di mistero e di memoria, che viene evidenziata nelle sue caratteristiche salienti nel corso del progresso che coinvolge il Novecento e che porta, man mano, alla perdita dell’identità e della memoria di una cultura arcaica e al desiderio però di riappropriarsene per poter, davvero, essere consapevoli delle proprie origini e quindi per custodire un futuro più consapevole.

Oggi (ieri, ndr) gli studenti del liceo scientifico “Alessandro Volta” di Caltanissetta hanno analizzato il tuo libro - dopo averlo letto prima - in una lodevole iniziativa promossa dalla professoressa Franca Amico. Che tipo di reazione e di relazione si è creata tra l’autrice e gli studenti nisseni?

Mi ha molto stupito la loro capacità di accogliere un testo che, comunque, non è semplice. Nel senso che è scritto in una prosa poetica, cioè una prosa lirica con molte figure retoriche e soprattutto nella prima parte con termini desueti per ricalcare, insomma, anche lo spirito dei classici ambientati a fine Ottocento o nel Novecento. Ho visto la voglia di conoscere. E soprattutto di dare una risposta, una definizione a quello che è il ruolo femminile, a quella che è l’evoluzione della donna nel corso di tutto il Novecento e alla sua possibilità di riscatto tramite la libertà e la conoscenza.

Mi fai un ritratto, definendo le luci e le ombre, della tua splendida Sardegna?

La Sardegna ha molte ombre. Ma la luce si nutre proprio di quelle. La Sardegna è una terra misteriosa, un’isola rude. E’ con rocce granitiche all’interno, con coste su cui si abbatte il vento; cha ha, come dice Salvatore Cambosu nella sua opera etnografica del 1954, intitolata “Miele amaro”, un miele di corbezzolo, che ha un retrogusto amaro. Cioè un miele che nutre, che si trova nei dolci e anche nelle tradizioni. Per esempio si usava per ricoprire le tombe in epoca preistorica, però ha sempre quel retrogusto di tristezza. Di senso del destino. Di profonda consapevolezza, quasi di una colpa atavica come nella tragedia greca. E’ una terra senza fronzoli e con una grande memoria.

 
 La scrittrice Emma Fenu al microfono di Michele Bruccheri per "La Voce del Nisseno"

Sei nativa di Alghero. Sei stata in Medio Oriente, ma vivi in Danimarca: a Copenaghen. Questa lontananza dalla Sardegna ti pesa? Perché sei andata fuori?

L’estero ha scelto me. Nel senso che per una serie di concatenazioni di eventi, ossia l’offerta di lavoro per me e per mio marito, siamo espatriati. Ci spostiamo ogni cinque anni, perché mio marito lavora per una multinazionale. Una volta finito l’appalto, dunque, dobbiamo muoverci. Sono felice di questo evento del destino. Il destino ha scelto bene per me. E’ una vita molto dura, sicuramente. Difficile e faticosa. Però estremamente arricchente. Permette di vivere intensamente e appieno. E di apprezzare la cultura della differenza. Ho scritto proprio per ritornare a casa. Ho scritto mentre a Copenaghen nevicava, accanto alla finestra, ricordando la mia Sardegna. Perché avevo voglia di scavare e trovare le mie origini. Avevo voglia di proiettarmi nel futuro, consapevole della mia identità di sarda.

Sei laureata in Lettere e Filosofia. Chi sono i tuoi autori preferiti? Chi ha anche influenzato la tua scrittura, Emma?

Nel mio romanzo, l’ultimo “Le dee del miele”, ci sono due scrittrici che vengono menzionate - perché una citazione introduce i capitoli -: sono sicuramente Grazia Deledda e Isabel Allende. Sono due scrittrici con cui mi sono confrontata tantissimo nella stesura. La Deledda, perché ovviamente è una scrittrice che racconta questa Sardegna che mi è vicina; però io non parlo di “canne al vento”, cioè di donne che si piegano. Ma di donne che si spezzano davvero, che non assecondano il destino. E poi il realismo magico della letteratura sudamericana mi affascina moltissimo. Però non posso non citare Elsa Morante, che in assoluto è la mia scrittrice preferita. Di lei ho letto tutto, avidamente. Di seguito, a 14-15 anni. E che ha veramente segnato il mio percorso di lettrice.

Associo il nome di Alberto Moravia, suo compagno di vita, a quello di Elsa Morante da te appena citato. Ad esempio la sua scrittura precisa e descrittiva ti piace? Menziono il suo perché hai menzionato soltanto tre nomi femminili! Se c’è, vorrei conoscere anche qualche nome maschile?

Sì, sicuramente. Moravia è un grande. Ma preferisco Elsa Morante. Ho citato appositamente tre nomi femminili. Ho un sito internet e presiedo un gruppo Facebook che si chiama Letteratura al Femminile, non perché le donne abbiano un modo migliore o peggiore di scrivere… E’ giusto dare loro “voce”. La Storia, in generale, ha dato meno “voce” alle donne. Quindi, è giusto cercare di mettere in evidenza la scrittura al femminile e il loro modo di vedere. Ci sono autori maschili che mi piacciono moltissimi. Italo Calvino in primis. Ho letto tutto di Umberto Eco. Leggo - più o meno - un libro a settimana. Vorrei citare un autore contemporaneo che ha scritto “Mari “ di Cristian Mannu che è molto bravo, giovane, che ha scritto un libro molto interessante sulla Sardegna.

 
 Michele Bruccheri ed Emma Fenu

Tu hai anche scritto altri libri. Ce li presenti, brevemente?

Ho scritto “Vite di madri. Storie di ordinaria anormalità”. E’ un romanzo inchiesta. Si basa su una ricerca sul campo. Ho raccolto 151 storie di donne che esprimono la maternità nell’accezione più ampia. Quindi non solo quella biologica, ma anche quella nelle parti più oscure. Ho scritto una fiaba “Il segreto delle principesse” contro lo stereotipo della principessa bella, buona e che viene salvata, mettendo in evidenza una figura femminile più aderente alla realtà e più contemporanea. Ho scritto una silloge che raccoglie racconti e poesie che si chiama “Sangue e miele” che è molto legata a “Le dee del miele” che affronta varie tematiche. E’ basata soprattutto sulla violenza di genere.

Descriviamo, stenograficamente, anche la sfera privata di Emma Fenu. Qual è la tua principale qualità umana e, viceversa, se c’è, qual è il tuo peggior difetto?

Il mio pregio maggiore è l’entusiasmo. Il difetto? L’esser molto impulsiva e passionale all’estremo. Quindi vivere tutto molto intensamente, di cuore e di pancia, farsi travolgere insomma.

Dal punto di vista musicale quali sono i tuoi gusti?

Non sono un’appassionata di musica. Sono però assolutamente innamorata di De Andrè, che è un’eredità di mia mamma. Conosco a memoria tutte le sue canzoni fin da quando ero piccola. Aggiungo Guccini e Gaber. Mi piace molto anche Nicolò Fabi. C’è una canzone che si intitola “E’ una buona idea” che è praticamente la colonna sonora della mia vita: sono orfano di storia, sono orfano di patria, sono orfano dell’Italia che non mi ha accolto e vorrei solo - dice lui - essere padre o madre di una buona idea. Riguardo ai miei interessi legati alla maternità, intesa come connotato della femminilità, quindi come capacità di generare, di accogliere anche a livello artistico mi rappresenta tantissimo.

Qual è stato il giorno più bello della tua vita, se ce lo puoi raccontare?

Credo che debba ancora venire, ma perché in generale sono un’ottimista. E’ come per la poesia che le parole più belle sono quelle che non ti ho ancora detto. Il giorno più bello della mia vita? Sai che sono in difficoltà! Ho avuto tantissimi giorni belli. Sono una donna fortunata. Forse potrei dire un giorno in cui mio marito alle terme mi ha chiesto di sposarlo. E’ stato ancora più bello del matrimonio. Estremamente romantico.

In merito ai tuoi progetti, cosa bolle in pentola? Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

C’è un calderone della Strega! Sto scrivendo delle filastrocche per una fascia d’età molto bassa (tre anni), sempre per un progetto sociale coordinato da psicologi dell’infanzia. Poi sto scrivendo un terzo romanzo, ambientato in Sardegna. Una storia vera, ovviamente molto romanzata e molto intensa, con dei personaggi femminili ma anche maschili molto forti e che, veramente, fanno parte della mia vita in questo momento.

So che ti occupi di scrittura creativa. In cosa consiste questo tuo progetto?

Sì. Insegno scrittura creativa. E’ un’esperienza bellissima perché consente di vedere il proprio laboratorio, dell’autore, ma soprattutto di vedere le potenzialità dei talenti e di metterli in luce. Comunque, ciascuno ha una storia dentro e bisogna farla venir fuori con i mezzi giusti. Quindi, lo stile e la tecnica sono in realtà fondamentali per far esprime al meglio il proprio universo interiore. Ciascuno ha qualcosa da raccontare.

Un’ultima domanda. Hai un biglietto e puoi scrivere un messaggio. Da inserire in una bottiglia e lanciarla a mare aperto. Cosa scriveresti?

Cercare di vivere la vita con una grande positività. Ed avere la capacità di rinascere sempre. E di avere una grande fiducia nella propria forza. E di non abbattersi mai.

Grazie Emma.

Grazie a te.

MICHELE BRUCCHERI