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DANIELE CHIOVARO, IL PITTORE CALABRESE CHE DIPINGE CON LA BOCCA

DANIELE CHIOVARO, IL PITTORE CALABRESE CHE DIPINGE CON LA BOCCA

nov 26 2016

di MICHELE BRUCCHERI – Al microfono de La Voce del Nisseno il bravo artista affetto da distrofia muscolare. Ha già realizzato circa duecento tele. E con gioia ringrazia la famiglia per il quotidiano sostegno

 
 L'artista calabrese Daniele Chiovaro dipinge con la bocca

Non si è mai arreso alla malattia degenerativa. Combatte con determinazione e grinta, aiutato amorevolmente dalla famiglia. Daniele Chiovaro, ventenne calabrese, ama la pittura, una passione nata sin da bambino. Ha sempre adorato disegnare. Nonostante sia affetto da distrofia muscolare di Duchenne, dipinge magistralmente col pennello fermo nella bocca. E’ faticoso, impegnativo, ma non è impossibile. E la lezione che ci consegna è toccante, commovente, edificante. 

“Non ho mai perso la gioia di vivere. Il mio atteggiamento è stato ed è sempre positivo, perché la vita va vissuta intensamente e fino in fondo con gioia e coraggio - afferma in questa intervista online per La Voce del Nisseno -. La voglia di esprimermi con la pittura è più importante della stessa malattia. Per me significa liberare le emozioni e trasferirle sulla tela”. Daniele Chiovaro ha i muscoli bloccati, dal collo in giù. E vive su una sedia motorizzata. Respira artificialmente con un ventilatore polmonare, per i tre quarti della giornata. Non potendo dipingere con le mani, fa uso delle labbra e dei denti. E dipinge quadri che sono “poesia”.

“Ho realizzato il mio sogno più grande dipingendo col pennello tenuto fra i denti, utilizzando la bocca”, continua il giovane e bravo artista calabrese. E aggiunge con schiettezza disarmante, sollecitato da una nostra precisa domanda: “Credo fermamente in Dio e lo sento sempre a me vicino. So che posso confidare in Lui”. Ringrazia con smisurato affetto la famiglia, ma soprattutto la madre per il basilare e prezioso sostegno quotidiano. Ed io ringrazio la mia amica marchigiana Francesca Guidi, che mi ha fatto conoscere questo ragazzo veramente in gamba.

Dedica un paio di ore al giorno al pennello ed ha già realizzato circa 200 tele. Dopo la maturità alle superiori, avrebbe voluto iscriversi all’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria, “ma per varie difficoltà non è stato possibile. Per motivi di cui oggi preferisco non parlare. Sono stato seguito e continuo ad esserlo a casa dal mio insegnante Antonio Federico e dalla sua assistente Cristina Santostefano. Ho trovato la soluzione migliore per me, anche perché utilizzando per 20 ore al giorno un ventilatore polmonare che mi aiuta a respirare sarebbe stato complicato frequentare giornalmente l’Università”.

Daniele, quando nasce la tua passione per la pittura?

Sin da bambino. Ho sempre amato disegnare. In ogni momento libero utilizzavo sempre pennarelli e matite colorate. Mi piaceva osservare la natura e soprattutto gli animali. Guardavo i documentari in tv e mentre osservavo, riproducevo ciò che vedevo. Ancora riuscivo ad usare le mani.

 
 Daniele Chiovaro in un incontro pubblico

Non ti sei mai arreso alla malattia degenerativa di cui soffri. Nonostante la distrofia, dipingi col pennello tra i denti. Con ottimi risultati, direi. Cosa significa per te?

Con la mia malattia, la distrofia muscolare di Duchenne ci sono nato e ci convivo. Non mi sono mai arreso nonostante le difficoltà sempre maggiori. Prima camminavo, poi non più e i miei muscoli si sono sempre più indeboliti col tempo fino a non riuscire più a fare semplici movimenti con le braccia, le mani... Ma non ho mai perso la gioia di vivere. E’ sempre più forte. Il mio atteggiamento è stato ed è sempre positivo, perché la vita va vissuta intensamente e fino in fondo con gioia e coraggio. La voglia di esprimermi con la pittura è più importante della stessa malattia. Per me significa liberare le emozioni e trasferirle sulla tela. E credo che questo si percepisca guardando i miei quadri. Significa anche dire: "Niente è impossibile”. Bisogna credere e seguire i propri sogni e ciò che ti detta il cuore. Il mio messaggio è anche rivolto ai ragazzi come me che lottano ogni giorno con questa patologia e dico loro che non bisogna arrendersi mai. Con coraggio e determinazione si possono realizzare con successo i propri desideri. Io ho realizzato il mio sogno più grande dipingendo col pennello tenuto fra i denti, utilizzando la bocca.

Quanti quadri hai realizzato? A quale ti senti più legato, dal punto di vista affettivo?

Ho realizzato finora circa 200 tele. E a tutte sono legato, ma in particolare ad uno che ritrae la primavera. Uno dei miei primi quadri che ho regalato e dedicato a mia madre.

Qual è stato il più difficile o impegnativo?

Le tele più impegnative sono quelle più grandi come quella del "Galeone nella tempesta" perché avendo poca mobilità nel capo sono costretto a spostare sul cavalletto la tela continuamente e addirittura a girarla sottosopra per poter riuscire a dipingere.

 
 Daniele Chiovaro mentre dipinge

Dopo la maturità alle superiori, avresti voluto iscriverti all’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria. Ma…

Dopo la maturità avrei voluto frequentare l'Accademia delle Belle Arti, ma per varie difficoltà non è stato possibile. Per motivi di cui oggi preferisco non parlare. Ma sono stato seguito e continuo ad esserlo a casa dal mio insegnante Antonio Federico e dalla sua assistente Cristina Santostefano. Ho trovato la soluzione migliore per me, anche perché utilizzando per 20 ore al giorno un ventilatore polmonare che mi aiuta a respirare sarebbe stato complicato frequentare giornalmente l’Università.

Quante ore al giorno dipingi?

Dipingo comunque un paio di ore al giorno. Solitamente di mattina con la luce del sole.

So che hai partecipato a delle mostre. Me ne parli?

Ho partecipato a numerose mostre e ho ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali quello della quarta edizione del "Sud Trek - Sentieri diversi", il Premio Reggio Città del Mediterraneo del Kiwanis Club di Reggio Calabria nel giugno 2016 e l’ultimo "Premio speciale al Concorso di Ragusa delle "Muse d'Argento".

La tua famiglia, straordinaria, ti ha sempre sostenuto e aiutato. Oggi hai la possibilità di comunicare i tuoi sentimenti. Con quali parole li ringrazi?

In tutta la mia storia un ruolo importante è quello della mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, incoraggiato e amato. Fa sì che i miei sogni si possano realizzare e pure quelli dei miei fratelli (anch’essi affetti da distrofia muscolare). Compiono sacrifici ogni giorno per consentirci di vivere al meglio e superano i notevoli ostacoli che la vita ci pone di fronte... Alla mia famiglia, ma in particolare dico a mia madre un semplice ‘Grazie’ dal cuore per la vita che dedica interamente a me e ai miei fratelli, sacrificando molto di sé.

Qual è il quadro, di altri, che avresti voluto dipingere tu? E perché?

Il quadro che mi sarebbe piaciuto è Cielo stellato di Van Gogh per la profondità che esprime e il grande senso di calore e immensità. Le stelle luminosissime, quasi come fossero degli altri "mondi" vicini ma allo stesso tempo irraggiungibili.

 
 Daniele Chiovaro e una sua tela

So che sei amico dell’artista Francesca Guidi, nostra comune conoscenza. Parlami di lei, dal tuo punto di vista?

Ho avuto la fortuna di conoscere qualche tempo fa l’artista Francesca Guidi. La stimo per la grande sensibilità d' animo che dimostra e la grande disponibilità. Sono felice di averla conosciuta come persona soprattutto, ma anche come sensibilissima artista.

Per quale squadra di calcio tifi?

Deluderò qualcuno dicendo che non sono tifoso di calcio o di sport in generale. E’ un mondo che non mi ha mai colpito veramente.

Credi in Dio?

Credo fermamente in Dio e lo sento sempre a me vicino. So che posso confidare in Lui, che attraverso Cristo ha offerto la sua sofferenza al mondo.

Che musica ascolti?

La musica che preferisco è quella rock, pop e anche classica. Ascolto molta musica mentre dipingo.

Come trascorri il tuo tempo libero?! Sempre a dipingere?!

Il mio tempo lo trascorro anche vedendo molti film, giocando alla play station con i miei fratelli e utilizzando il computer col puntatore oculare che mi consente di stare in contatto con i miei numerosissimi amici con i quali chatto soprattutto su Facebook.

Qual è il tuo principale pregio umano?

Uno dei miei pregi… dicono che sia la dolcezza e la determinazione.

Nel tuo carattere, c’è un difetto che altri ti riconoscono?

Per i difetti... divento insofferente quando i miei fratelli non vogliono giocare con i videogiochi che piacciono a me (sorride, ndr).

MICHELE BRUCCHERI