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NUOVA OPERA AUDIOVISIVA DI GABRIELLA PARISI DAL TITOLO “CARMEN”

NUOVA OPERA AUDIOVISIVA DI GABRIELLA PARISI DAL TITOLO “CARMEN”

set 15 2016

di MICHELE BRUCCHERI – Intervista esclusiva all’artista pugliese, attratta dalle Neuroscienze. “L’arte – spiega – è una radiografia della realtà”. Parla anche della dittatura della tecnologia 

 

 
 Michele Bruccheri e Gabriella Parisi a San Giovanni Rotondo

Artista eclettica e vulcanica, Gabriella Parisi – pugliese, quasi quarantenne – realizza una nuova e interessante opera audiovisiva. S’intitola semplicemente “Carmen”. Ed è musicata dal compositore cinematografico Alessandro Porcella. Un video musicale sperimentale e innovativo che include “il nuovo ambito di ricerca artistica ispirato alle suggestioni estetiche delle Neuroscienze”, spiega in questa intervista esclusiva alla versione online de La Voce del Nisseno.

 

“Sto lavorando su più fronti con vari linguaggi artistici come la fotografia, la pittura, l'audiovisivo e l'arte multimediale”, mi racconta. E aggiunge: “Sto perseguendo un personale percorso di ricerca e studio in Neuroscienze”. Gabriella Parisi, laurea con il massimo dei voti e lode presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, in Scenografia, con master e specializzazioni pregevoli, mi parla della dittatura della tecnologia, dell’amore smisurato per la sua Puglia, della “presenza” di Padre Pio nella sua vita. Ed esprime un concetto tanto semplice quanto rilevante: l’arte è una “radiografia” della realtà.

 

La brillante artista pugliese, inoltre, spiega icasticamente: “Siamo sempre più condizionati dalle tecnologie e dall’intelligenza artificiale”. Sottolinea: la realtà virtuale appare oggi più “reale” della realtà stessa. Per lei, “il cambiamento è la chiave di interpretazione più interessante della realtà”. Per saperne di più, bisogna leggere attentamente questa lunga conversazione con Gabriella Parisi che incontro in Puglia. Ha partecipato, nel corso degli anni, a numerose e importanti mostre internazionali. Elencarle tutte sarebbe veramente impegnativo. Conclude, al nostro microfono: “Amo l’arte in ogni sua forma e mi sento legata alla creatività che posso esprimere attraverso la pittura e l’audiovisivo”. 

 

La tua nuova opera video in produzione è “Carmen”. Ce la presenti?

La mia nuova opera audiovisiva in produzione si intitola Carmen e sarà musicata dal compositore cinematografico Alessandro Porcella. E' un'opera che è liberamente ispirata alla novella di Prosper Mérimée, pubblicata nel 1845 e da cui è tratta l'omonima opera di Georges Bizet.

 

 

 
 Gabriella Parisi e Michele Bruccheri a San Marco in Lamis

Continua, Gabriella.

E' da un po’ di tempo che avevo in mente un adattamento cinematografico di quest'opera in modo da poter realizzare un video musicale sperimentale che includesse il nuovo ambito di ricerca artistica ispirato alle suggestioni estetiche delle Neuroscienze e alla musica del talentuoso Alessandro Porcella, compositore e music producer, reduce da numerosi riconoscimenti internazionali, che ha già composto in passato la musica di due mie opere come Fly on the blue side e Over Game. Quest'ultima esposta alla Biennale di Venezia, nella mostra ‘Neoludica. Art is a game 2011-1966’ e opera manifesto del nuovo ambito di ricerca artistica italiano ispirato ai videogame.

 

Carmen è un personaggio ricco di fascino…

Mi ha sempre affascinata il personaggio Carmen, così come descritto da Prosper Mérimée, perché incarna il prototipo di una personalità femminile indipendente e passionale. Carmen è intrinsecamente fedele solo all'idea dell'amore e della libertà, non ai suoi uomini e alle regole sociali, ed è un personaggio totalmente diverso da quelli delineati da Ibsen, con la sua Nora in Casa di bambola e da Alexandre Dumas figlio, in La signora delle camelie, con Margherita. La mia Carmen non ambisce ad essere un'opera fedele alla novella di Mérimée ma quanto all'idea di libertà espressiva, una libertà che non si avvolge su un significato univoco ma che cerca, in una spasmodica ricerca di verità sul significato della realtà, molteplici interpretazioni e immagini, amplificando il punto di vista. 

 

E poi?

Inoltre, il mio film d'arte è intriso dello spirito poetico dell'opera Illuminations di Rimbaud e, per alcuni aspetti, è intimamente interconnesso alla sua ricerca e alla sua visione. Il ritmo diegetico della mia Carmen scorre sui binari della metanarrazione, con accelerazioni di immagini di matrice postmoderna e con frenate riflessive tese alla “decostruzione” del senso che riflettono sulla riflessione stessa, con una restituzione immaginifica della narrazione, totalmente rinnovata e in continuo slancio catartico, tesa a immergersi nei meandri più profondi del pensiero che anima l'agire di Carmen. E, in ultima istanza, l'opera suggerisce “finali potenziali” che aprono lo scenario su di una realtà in progress che si libera proprio del finale e che si modella, invece, con la sensibilità dello spettatore, rimandando concettualmente alla libertà ontologica che, non accontentandosi del dato fenomenologico, anela a un senso ultimo e più profondo del senso della vita e a ricongiungersi con la dimensione trascendente del divino. 

 
 Il giornalista Michele Bruccheri e l'artista pugliese Gabriella Parisi

 

Interessante, direi.

Sì. Perché il personaggio Carmen è più contemporaneo di quanto si possa immaginare? A un'attenta analisi il personaggio Carmen risulta essere più contemporaneo di quanto si possa immaginare perché manifesta un'accelerazione mentale tipica della realtà sociale in cui viviamo, evidenziando un avvitarsi del pensiero e dell'azione in un eterno presente, in cui il saltare da un'esperienza all'altra è tutto e che esprime una condizione in cui è difficile maturare una profonda riflessione interiore per via del bombardamento continuo di sollecitazioni sensoriali che iperstimolano il cervello, condizionando negativamente il modo di esperire la realtà.

 

Prosegui, prego.

Inoltre, il personaggio Carmen ha una personalità forte e anticonvenzionale ed è decisamente molto emancipato e fuori dai canoni rispetto al contesto storico in cui è “nato”. Carmen, pur essendo segnata dal suo status sociale che incombe su di lei come una condanna, riesce comunque ad emanciparsi in virtù della sua scaltrezza che la rende simile a un camaleonte che si adatta a ogni situazione per trarne vantaggi personali. Inoltre, anche se sembra un personaggio pieno di luci e ombre, agli occhi dei più forse con più ombre che luci, in lei ci sono però tutti i segni di una presa di posizione femminile, prettamente contemporanea, contro i dettami imposti da un certo pensiero e retaggio di natura maschilista che riduce l'amore al mero possesso non lasciando alcun margine di manovra alla donna.

 

Morale della favola?

La conclusione tragica dell'esistenza di Carmen è il canto del cigno di un destino da cui non poteva sottrarsi, ma nello stesso tempo è un'esaltazione del sommo valore della libertà a cui non ha voluto rinunciare nemmeno davanti allo spauracchio della morte, immolando la sua stessa vita.

 

Tu sei un’artista poliedrica. A quali progetti stai lavorando?

Sto lavorando su più fronti con vari linguaggi artistici come la fotografia, la pittura, l'audiovisivo e l'arte multimediale.

 

E in particolare?

In particolare, la mia attuale ricerca artistica indaga sulla possibilità che lo scenario in cui siamo immersi, più artificiale che naturale e dominato da una tecnologia sempre più sofisticata e perversiva, possa avere un impatto negativo sulla persona e sul suo modo di rapportarsi nei confronti del prossimo e della realtà circostante. I miei più recenti lavori sperimentali sono ispirati all'arte Glitch e alle Neuroscienze. La mia ultima opera video, A bokeh brain in a hyperaccelered world, unisce entrambe queste tendenze. 

 

Dov’è ambientata l’opera?

L'opera è ambientata in un Luna Park, di notte, con la gente che vaga ipnotizzata e stordita nel parco divertimenti tra le luci, i rumori e le musiche assordanti delle giostre: centinaia di input sonori, tutti convergenti, che creano una cacofonia indescrivibile, in cui non emerge alla fine alcun suono e messaggio predominante in particolare, essendo tutti gli input in conflitto tra di loro.

 

 
 Gabriella Parisi e Michele Bruccheri

Ho capito. Come hai girato il video?

Ho girato il video interamente con uno smartphone e la cosa curiosa è stata constatare che anche le riprese restituivano un completo stato di confusione visiva, lo stesso che si provava invece a livello sensoriale ed emotivo nella realtà e nell'essere immersi in quella babele di luci e suoni, tutti concomitanti.

 

Quale messaggio intendi trasmettere?

Il messaggio che voglio trasmettere con questa mia opera è che in un mondo più artificiale che naturale, dominato dalla tecnologia, è difficile elaborare una propria riflessione personale che funga da antidoto alla dittatura della tecnologia e che anche il nostro cervello non è strutturato e programmato, biologicamente, per vivere in uno scenario tecnologico sempre più accelerato…

 

Continua.

Per il filosofo Umberto Galimberti, l'uomo, nei confronti della tecnica, è un semplice funzionario. E se appare chiaro che l'uomo si è trasformato in un semplice funzionario della tecnica, privo di qualsiasi ruolo trainante, dall'altro lato il nostro cervello, per quanto complesso, vive un suo tempo indipendente in cui esperisce la realtà. Questa realtà elaborata non è mai contemporanea rispetto allo svolgimento cronologico della realtà stessa e si esprime con un secondo di ritardo, così come ha chiarito il biologo e neuroscienziato Leonard White della Duke Institute for Brain Sciences, alla Duke University. Uno scenario tecnologico sempre più accelerato manda in tilt le capacità cognitive del cervello umano, sottoponendolo non solo ad uno stress continuo ma, oserei azzardare l'ipotesi, ad una vera e propria alienazione mentale.

 

Hai partecipato a decine e decine di mostre internazionali. Ci riassumi le partecipazioni più prestigiose?

Ho partecipato, nel 2011, alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia nella sezione Eventi Collaterali della Biennale di Venezia, con il film d'arte Over Game presentato alla mostra in prima mondiale ‘Neoludica. Arti is a game 2011-1966’ presso la Sala dei Laneri di Venezia e il Centro Culturale Candiani di Mestre. Over Game è il video manifesto di Neoludica, un nuovo ambito di ricerca artistica ispirato all'estetica dei videogame.

 

E inoltre?

Sempre nello stesso anno, con un estratto del video Over Game, ho preso parte alla terza edizione dell'Atopic Festival presso il Cinema Nouveau Latina di Parigi. Poi, ho esposto al Lu.C.C.A. Lucca Center of Contemporary Art di Lucca, alla Triennale di Milano, al New Game Designer dell'Università degli Studi di Milano, al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, alla storica galleria d’arte di Bari ‘Ninni Esposito Arte Contemporanea’ e con MECA Mediterráneo Centro Artístico ho presentato le mie opere audiovisive presso il Museo de Almería, in Spagna.

 

Ed ancora?

Ho partecipato ad Arte Gira di Granada presso la Facoltà di Belle Arti di Granada e a Marte, la Fiera Internazionale di Arte Contemporanea più cool e aperta alle nuove tendenze artistiche della Spagna.

 
 Michele Bruccheri e Gabriella Parisi a Monte Sant'Angelo in Puglia

 

Il tuo percorso formativo è oltremodo qualificato e pregevole. Ce lo tratteggi?

Mi sono laureata con il massimo dei voti e la lode presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, in Scenografia, con una tesi sperimentale incentrata sull'arte interattiva di Studio Azzurro. Nel 2011, sono stata ammessa a un corso finanziato in Produzione Cinematografica per giovani registi, bandito dal Festival Cortisonici di Varese e lì ho avuto la fortuna di seguire le lezioni di regia del famoso regista e documentarista Guido Chiesa, autore del bellissimo film Io sono con te, incentrato sulla figura di Maria di Nazaret. 

 

Poi?

Poi, seguendo la mia vecchia passione per il cinema, mi sono iscritta a un Master in Cinema e Audiovisivo presso l'Università Tor Vergata di Roma e ho anche approfondito Multimedia Art presso il Museum of Modern Art (MoMA) di New York, con il famoso artista americano multimediale contemporaneo Randall Packer. Ho conseguito altre specializzazioni in Fotografia, Video Processing e Videogame Culture, cercando di approfondire tutte queste discipline di cui nutrivo un forte interesse. Ho appena terminato un Master in Medical Imaging e sto proseguendo un personale percorso di ricerca e studio in Neuroscienze.

 

Tu infatti sei un’artista, inoltre, ispirata dalle Neuroscienze. Ce lo spieghi?

Arte e Neuroscienze hanno un importante punto di contatto, entrambe indagano, da diversissimi punti di vista, sull'instabilità. Ed è interessante notare che la stessa filosofia, da Eraclito, con la sua teoria del divenire che successivamente influenzò Platone, fino alla filosofia orientale basata sull'assunto che «nulla permane tranne il cambiamento», ha rimarcato su tale importantissimo ruolo espletato dal cambiamento, capace di influire sulla realtà che circonda l'uomo, ma soprattutto sulle sue stesse capacità cognitive, sia a livello emozionale che di comportamento.

 

Conclusione?

Noi non siamo mai gli stessi, così come la realtà che ci circonda che è in continuo cambiamento. Il nostro mondo interiore e il nostro sguardo sul mondo non sono mai fissi, il nostro pensiero è suscettibile di diverse interpretazioni che si modellano in base alle differenti variabili poste in essere.

 

Prosegui, Gabriella.

Se una risonanza magnetica funzionale al cervello umano rimanda, oltre che allo stato di salute cerebrale della persona, alle reazioni dei neuroni che reagiscono a un particolare stimolo ed emozione, interagendo in una specifica area del cervello rispetto ad un'altra, così l'opera d'arte, oltre che manifestare il mondo interiore dell'artista, influenzato da tutte le variabili esterne a lui, fotografa l'hic et nunc, la società che è sullo sfondo, il suo sentire individuale che si trasforma in quello universale. Quindi anche l'arte è una “radiografia” attendibile della realtà contingente che esteriorizza il mondo spirituale ed emozionale dell'artista e che fa da cassa di risonanza, il più delle volte, al sentire di tutti gli altri uomini.

 

Affascinante.

La visione dell'artista sarà influenzata, a sua volta, dallo sguardo dello spettatore, che contribuirà a definire il significato dell'opera d'arte e tale giudizio, a sua volta, sarà suscettibile di differenti interpretazioni, in base alle variabili poste in essere nei differenti archi temporali e dal contesto sociale ed emozionale che influenza l'osservatore dell'opera d'arte.

 

 

 
 Gabriella Parisi e Michele Bruccheri con vista panoramica pugliese

Per esempio?

Per esempio, nella mie ultime opere ispirate alle Neuroscienze, volevo esprimere il concetto che l'arte, attraverso l'esperienza multisensoriale, esprime la dimensione individuale e sociale dell'uomo. Nei miei ready made come: Intergalactic Mental Space, I'm my thoughts and Unexplored nodes, ho riciclato alcuni manichini da donna inutilizzati e li ho trasformati artisticamente. La sfida era trasformarli in qualcosa di diverso, ibridarli con ispirazioni estetiche che creano per me fascinazione, da quelle spaziali e algoritmiche matematiche fino a quelle neuroscientifiche.

Vai avanti con il ragionamento…

Fascinazioni tutte unite insieme che creano un mix esplosivo di colori e forme, figure ibride e artificiali, quasi robotiche, che si specchiano nella realtà e che non si riconoscono più come ispirate alla natura e all'uomo, eccetto che nella mappatura del network neuronale, che ho ricreato artisticamente nella sezione assiale della testa dei manichini, ispirandomi a delle ricerche in ambito delle Neuroscienze.

 

Cosa volevi comunicare?

Con la mia ricerca artistica volevo comunicare che siamo sempre più condizionati dalla tecnologia e dall'intelligenza artificiale, derivata da quella dello stesso uomo, che contribuisce però a modificarlo irreversibilmente a livello emozionale e comportamentale.

 

Come definisci la tua arte che è in costante evoluzione?

Nella mia ricerca artistica sono sempre stata interessata a indagare il significato della realtà attraverso la sua costante evoluzione. A mio avviso, è proprio il cambiamento la chiave di interpretazione più interessante della realtà. Infatti, attraverso il cambiamento, possiamo conoscere gli elementi di stabilità e quelli più perturbanti che contribuiscono a restituirci dei frammenti di significato che altrimenti andrebbero persi e confusi nel fluire del tempo.

 

Per esempio?

Per esempio, nella mia opera video più paradigmatica, Gimme just a little more time, volevo indagare sull'esperienza acquisita attraverso la tecnologia: non quella veicolata da una determinata forma reale e tangibile, ma sull'esperienza intesa come modello, simulazione e rappresentazione della realtà. E cercavo delle risposte ad alcune di queste domande: Quale è il significato di "reale" e "virtuale" nella nostra società contemporanea? Siamo in grado di tracciare una linea precisa? Viviamo in un mondo "naturale" o "artificiale"?

 

A quale conclusione sei giunta?

Ho riflettuto sul fatto che la nostra vita scorre su entrambi i lati di queste due dimensioni, il "reale" e il "virtuale", e che siamo diventati troppo dipendenti dalle tecnologie, sempre più accelerati e intrinsecamente legati al mezzo tecnologico, lanciati alla velocità della luce nell'esplorazione della realtà virtuale che appare oggi più "reale" della realtà stessa. La vita, oggi, invece di apparire come un segno riconoscibile che si disegna sulla tela sembra smaterializzarsi e ricomporsi in nuove forme attraverso la virtualità. Infatti, la realtà appare senza il suo peso specifico nel virtuale: cristallizzata ed esteriorizzata nel suo fluire come quando scriviamo in chat o parliamo con la webcam, o ancora mentre si gioca con i videogame. Stiamo sperimentando, in tal modo, nuovi mondi attraverso nuovi occhi: quelli profondi della tecnologia. Ma come funziona il tempo all'interno della realtà virtuale? Stiamo perdendo pezzi di vita reale o guadagnando livelli di esperienza che ci arricchiscono? Stiamo vivendo forse una vita illusoriamente “illimitata”?

 

Domande interessanti…

Attraverso la mia arte ho fotografato un'istantanea su un particolare importante che sfugge e si perde nell'instancabile movimento della vita contemporanea: l'anestetizzazione collettiva a cui ci spinge la tecnologia, che tende a dissociarci dalla nostra stessa umanità e dalla solidarietà 'attiva' verso il prossimo; ci fa cedere alle fascinazioni di un mondo iperconnesso e falsamente collaborativo, che però non ha alcuna regola e che solleva, di fatto, gran parte delle persone dall'assumersi le proprie responsabilità morali, spingendo l'uomo in una sorta di limbo senza tempo dettato da una visione utopistica e autoreferenziale, che si sgretola sotto gli occhi indagatori e gelidi del Grande Fratello virtuale.

 

La tua sperimentazione è proclive ad indagare la realtà. Qual è la fotografia dell’esistente, secondo la tua ottica?

La realtà storica contemporanea, a mio avviso, ci rimanda a un'immagine incomprensibile di essa, in cui si fa a fatica a comprendere i significati più importanti. Penso che la tragedia dell'uomo contemporaneo sia quello di aver smesso di guardare al cielo, di cercare un senso più profondo che trascenda la sua individualità, il suo ego. Oggi, l'uomo è rassicurato dal circondarsi di device tecnologici, vere e proprie appendici tecnologiche che, lungi dal tenerlo in contatto con il mondo, lo riconnettono, paradossalmente, sempre a se stesso.

 

Stiamo forse smettendo di credere?

L'uomo ha smesso di credere in un qualcosa di superiore, in Dio, ha smarrito la fede, l'uomo si è sostituito a Dio, si crede misura di ogni cosa, nel tentativo delirante di bastare a se stesso, azzerando la sua stessa umanità.

 

Continua.

La fede sconfinata nella Scienza, che tende a ridurre tutto dal punto di vista tangibile e dimostrabile, manipolando la natura stessa, così come la tecnologia, non rassicurano l'uomo contemporaneo, ma lo scaraventano sempre di più in una disperazione cosmica, in cui l'uomo finisce per percepire se stesso come un mero accidente sulla faccia della terra. Il vero dramma dell'uomo contemporaneo è aver perso la fede in Dio, smarrendo se stesso.

 

Sei stata e sei impegnata su vari fronti. A quale versante ti senti più legata e perché?

Amo l'arte in ogni sua forma ma mi sento più legata alla creatività che posso esprimere attraverso la pittura e l'audiovisivo. Nel primo caso, ho un approccio più emozionale e manuale che coinvolge tutta me stessa e non di rado mi capita d'iniziare un'opera pittorica con un'idea e di terminarla in un modo totalmente diverso rispetto all'idea originaria.

 

Cosa significa, per te, dipingere?

Per me, dipingere, significa instaurare un rapporto catartico, quasi viscerale con l’opera, in cui vedo prender corpo un'idea, una visione che è suscettibile di cambiamento in base alle mie emozioni e al variare del significato della visione stessa fino a quando, tutte queste tracce messe insieme, mi permettono di scavare in profondità nell'essenza dell'opera stessa. Vedo l'atto del dipingere come un'operazione di sospensione della realtà, un calarsi nella profondità di essa per far emergere il significato più profondo delle cose e, in questo caso, l'opera pittorica si trasforma in "reperto", in cartina al tornasole che istruisce anche l'artista, contribuendo a fargli approfondire il significato delle cose e, perché no, a modificargli idee e credenze.

 

E in merito all’audiovisivo?

La mia creatività nell'audiovisivo, invece, è più mediata, legata a una minuziosa regia e sceneggiatura che devono guidare le riprese e il lavoro di postproduzione. Sì, a volte rifletto su questa contraddizione in termini, ovvero che nelle mie opere audiovisive di "finzione" c'è questa ossessione al dettaglio, al cercare di modellare e catturare la realtà per farla aderire, come una seconda pelle, all'idea della mia arte. A differenza, nei miei documentari abbandono totalmente il controllo sulla realtà, mi trasformo in osservatrice-spettatrice, lasciandomi stupire, come una bambina, dallo spettacolo sempre mutevole e significante della realtà stessa, senza manipolazioni e interpretazioni diverse.

 

Sono qui con te, in Puglia. Che è una terra meravigliosa. Cosa ti piace di più della tua regione?

La Puglia è davvero una terra meravigliosa come hai detto, che definirei un vero e proprio "set a cielo aperto". E' un luogo incantato e ipnotico, una terra molto ospitale e solare, in cui basta poco per sentirsi a casa e per trarre ispirazione: anche solo aprendo la finestra e lasciandosi invadere dai colori cangianti del cielo. E’ come una finestra sul mondo e sull'infinito, che sicuramente avrebbe amato William Shakespeare come ambientazione per i suoi drammi e che ora scopre il cinema internazionale come set ambito per i film. 

 

Cosa ti colpisce di più?

Ciò che mi colpisce di più della mia regione, che è ricca di storia, è la bellezza della natura, incastonata tra il cielo e il mare, e l'essere immersi in una vastità territoriale in cui la fa da padrona la campagna. Credo che pochissimi luoghi al mondo possano concentrare, in un'unica regione, così tante chiese, luoghi sacri e tradizioni religiose antichissime. Ed è questo viaggiare fantastico in questa dimensione religiosa, quasi fuori dal tempo, che fa sentire il divino come un'esperienza vivissima e in continuo dialogo con l'uomo.

 

E cosa ti piace di meno?

Della Puglia non mi piace la mancanza di opportunità lavorative concrete a dispetto di tutte le potenzialità e risorse che detiene in molti ambiti, risorse che non sono valorizzate appieno e che potrebbero risolvere il problema cronico della disoccupazione che c'è e che affligge molte persone. E, ovviamente, non mi piace la criminalità che imperversa e che sembra offuscare tutte le cose belle che per miracolo ci sono e che sono molte di più.

 

Qual è il tuo rapporto con il grande Padre Pio, ormai Santo?

Sono legatissima alla figura di Padre Pio e in un periodo della mia vita l'ho anche disegnato e dipinto in alcune mie opere.

 

Quali sono i tuoi ricordi?

I miei primi ricordi sulla figura di questo grandissimo santo, che amava definirsi umilmente servo di Dio, risalgono alla mia prima infanzia. Mia madre mi raccontava sempre che, quando ero bambina e andavo all'asilo nido, avevo contratto una bronchite cronica, resistente ad ogni trattamento medico, e che lei pregava per me. Una notte fece un sogno in cui Padre Pio le disse, in dialetto: "Sang e latt'", ovvero "sangue e latte". Espressione che aveva fatto sprofondare mia madre nel panico, non riuscendo a interpretare il messaggio che si nascondeva dietro queste parole pronunciate da Padre Pio. Enigma che fu presto risolto da una persona di San Giovanni Rotondo che aveva incontrato mia madre su un treno mentre lei si recava a lavoro per insegnare e le chiarì che, nel suo dialetto, era un augurio di buona salute.

 

Poi?

Inutile aggiungere che dopo quel sogno, grazie alle preghiere di mia madre e all'intercessione di Padre Pio, guarii velocemente e definitivamente da quella malattia che mi costringeva a iniezioni quotidiane e dolorose. Negli anni seguenti, sono andata spesso in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo a pregare in chiesa e sulla tomba di Padre Pio. Senza ombra di dubbio è un luogo santo che rafforza la fede in Dio, o che aiuta a trovarla, ed è un toccasana per superare e accettare le tante difficoltà quotidiane che ci affliggono.

 

Ci sono altri episodi?

Gli altri episodi legati al mio rapporto con Padre Pio sono più recenti negli anni. Ricordo che nel febbraio del 2005, mi trovavo in una casa di amici e stavo vedendo da sola un film proiettato su di una parete con un videoproiettore mentre loro erano intenti a fare altro. Ricordo ancora che questo film, che aveva come protagonista Claudio Amendola, non si vedeva per nulla bene e appariva seriamente disturbato nel segnale audiovideo…

 

Prosegui in questo racconto.

A un certo punto, non riuscivo a seguire più quel film ed ero sovrappensiero, quando all'improvviso la mia attenzione fu catturata da un'immagine dai colori molto brillanti, irraggianti e palpitanti di vita, che si era formata in una parte della parete su cui era proiettato il film e che rimandava a un'immagine sacra di Padre Pio: una delle tante che si possono trovare in commercio, ma in una posa particolare in cui sembrava seguire con lo sguardo la persona posta sul suo lato sinistro, ovvero dove ero io. Quest'immagine rimase impressa per alcuni secondi sulla parete per poi scomparire gradatamente alla mia vista, lasciandomi sgomenta ma nello stesso tempo rassicurata dalla sua presenza e vicinanza. In quel momento, era incomprensibile per me il motivo della sua apparizione, solo a posteriori ho capito che mi sarebbe stato vicino per superare tantissime prove.

 

C’è un altro aneddoto?

Ed è bello ricordare anche quando una volta mi sono recata a San Giovanni Rotondo per pregare per un'altra persona e mi era nato all’improvviso il desiderio grandissimo di confessarmi. Nel momento stesso in cui stavo per varcare la soglia del confessionale, sono stata investita da un profumo bellissimo di fiori, che è impossibile descrivere perché sembrava un profumo inesistente in natura e in questo mondo. Era un profumo meraviglioso e divino: il profumo del paradiso, sicuramente. Sono stata assalita da un momento di grande commozione e pensavo, tra me e me, che il Signore ci ama tutti.

 

Qual è la tua frase o citazione prediletta?

Mi piace tantissimo questa frase di Santa Madre Teresa di Calcutta: "Il giorno più bello? Oggi", che esprime in tutta semplicità che il bene, l'amore, la fede, la carità, l'impegno che possiamo profondere per noi stessi e per il prossimo non hanno bisogno del domani per essere attuati, ma che necessitano di essere estrinsecati ora, in questo preciso momento, perché domani potrebbe essere troppo tardi. E per concludere, c'è un'altra bellissima frase di Madre Teresa che adoro e che irradia di luce e speranza il presente, auspicando un futuro di solidarietà tra tutti gli uomini: "Io posso fare cose che non tu non puoi, tu puoi fare cose che io non posso. Insieme possiamo fare grandi cose".

MICHELE BRUCCHERI