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“RAGNATELE CREMISI”, IL NUOVO LIBRO DI CLAUDIA PICCINNO: “LA POESIA E’ TESTIMONIANZA”

“RAGNATELE CREMISI”, IL NUOVO LIBRO DI CLAUDIA PICCINNO: “LA POESIA E’ TESTIMONIANZA”

lug 06 2016

di MICHELE BRUCCHERI – La silloge (“La Lettera Scarlatta Edizioni”) dell’autrice pugliese che abita in Emilia Romagna sta riscuotendo un grande successo. I proventi sono devoluti in beneficenza

 
 La poetessa Claudia Piccinno

 

Quando la scrittura si sposa con l’impegno: “Mi piace indurre il lettore a riflettere sulle marginalità e sulle povertà del nostro tempo. La poesia è una testimonianza”. Ed ancora, parlando di un altro suo libro: Geggio “l’ho visto crescere e non avevo armi per lenire il profondo dolore dei suoi cari, così scrivevo per fermarne il ricordo. Posso testimoniare che il suo sorriso non mi ha lasciato mai. Il suo sorriso mi ha insegnato a cogliere la forza dei fragili ed è a loro che ho rivolto il mio sguardo. Nel libro c’è una galleria di volti nascosti, dal clochard all’alcolizzata, dalla prostituta alla donna ferita, dal matto all’imbroglione”.

 

L’ultima fatica letteraria di Claudia Piccinno, classe 1970, di origine pugliese (esattamente di Lecce), che abita in provincia di Bologna, s’intitola “Ragnatele Cremisi” (La Lettera Scarlatta Edizioni). Una silloge delicata, intrisa di pathos, che dona emozioni. Vi sono versi anche su temi civili, come i bambini soldato o le spose bambine. Un libro arricchito dai componimenti del suo amico Nico Rutigliano. Questa nuova creatura poetica riscuote un grande successo e l’ha presentata in vari posti.

 

Vincitrice di numerosi premi (“a prescindere dalle graduatorie, il bello delle premiazioni consiste negli incontri che capitano”, spiega alla versione online del nostro periodico d’informazione La Voce del Nisseno), i proventi delle sue pubblicazioni vanno in beneficenza. Vengono devoluti all’associazione che “si chiama ‘Con gli occhi di Geggio’ - prosegue Claudia Piccinno - e nasce nel novembre 2013 a Lecce con lo scopo di portare un sorriso nei reparti oncologici pediatrici di tutto il territorio nazionale, tramite donazioni in denaro, apparecchiature, giochi”.

 

Coniuga sapientemente, dunque, i valori della cultura con quelli della solidarietà. Un encomio a questa brava e raffinata poetessa che vanta diverse pubblicazioni: “La sfinge e il Pierrot”, “Portando l’euforbia” e “Il soffitto, cortometraggi d’altrove”, nel 2013, con l’attuale casa editrice La Lettera Scarlatta, donandole un sacco di soddisfazioni e di belle gratificazioni. Un libro che è una storia particolare. Dedicato a Geggio, che è il diminutivo di Giacomo. Morto prima di compiere undici anni. L’anno dopo, con la prefazione di Antonella Griseri, esce il volume in versione anglosassone. E poi c’è “Tabahna” in serbo per “portare a Belgrado la storia di Geggio”, dichiara con dolcezza l’autrice.

 

Membro di giuria in vari premi letterari, ama smisuratamente leggere. L’elenco dei suoi autori preferiti è lungo e pregevole. Ascolta – su tutti – la grande e splendida Fiorella Mannoia. E ai lettori del nostro giornale, versione web, dona dei versi che al termine dell’intervista consegna all’etere.       

 

Con “La Lettera Scarlatta Edizioni”, nei mesi scorsi, hai pubblicato la tua ultima silloge dal titolo “Ragnatele Cremisi”. Qual è il filo conduttore del volume?

Il filo conduttore sono le ragnatele, ossia gli stereotipi tessuti dalla società e intrappolati nella nostra mente fino a diventare veri e propri pregiudizi. Talvolta si radicano così in profondità da generare discriminazione, conflitti, violenza, e si tingono di sangue… diventando appunto cremisi.

 
 La copertina della sua ultima silloge

 

Ci sono anche temi civili come, ad esempio, i bambini soldato o le spose bambine. E’ vero?

Sì, mi piace indurre il lettore a riflettere sulle marginalità e sulle povertà del nostro tempo, ci sono Paesi in cui queste consuetudini sono realtà difficili da estirpare. Ciao Gazzella e Gli occhi delle spose bambine sono un tributo all’infanzia negata.

 

Nel libro, mi risulta, ci sono anche foto di opere di un bravo artista. E’ così? E perché?

La copertina è un dono del maestro Sergio Carlacchiani, in quanto il componimento Ragnatele Cremisi nasce come commento istantaneo a una foto del suo quadro. Per me è un grande onore questa collaborazione, poiché solo ad Alda Merini prima di me, concesse tale privilegio. Nel 2000 infatti Carlacchiani e la Merini pubblicarono un libro-cartella dedicato a Vanni Scheiwiller in soli trecento esemplari, stampato dalla tipografia Fioroni, contenente sei aforismi e tre inediti della poetessa e sei disegni realizzati a carboncino dall’artista marchigiano. Ad altri quadri del Maestro mi sono ispirata per Pietosa Madre, Gufi e scalpi, Chiaroscuro di guerra e pace, La Bianca conchiglia, Crocefissa di spalle.

 

 
 Claudia Piccinno

Ci sono anche dei componimenti scritti con un altro poeta. Chi è?

Si tratta di Nico Rutigliano, un amico con il quale ho collaborato per un periodo in un blog dedicato alla poesia. Ci siamo cimentati un po’ per gioco, per dimostrare come anche in poesia la differenza possa trasformarsi in complementarietà per un risultato felice.

 

Dove hai presentato il libro? E chi l’ha letto, come si è espresso in merito alla tua poetica?

Il libro è stato presentato in anteprima lo scorso 9 settembre al Premio Sele d’Oro, a Oliveto Citra (Sa), dove sono stata invitata come ospite per la rassegna Versami. Successivamente l’ho presentato, in ottobre, al circolo ufficiali di Bologna, ospite della rassegna Pegasus; il 7 novembre 2015 al Premio Olmo a Raviscanina (Ce); in gennaio a Lecce presso la storica libreria Palmieri, a marzo ancora a Bologna presso la galleria Artebo…

 

Continua.

Ho ricevuto parole di apprezzamento dal lettore comune e ottime recensioni da giornalisti, professori universitari tra cui Giovanni Invitto e poeti quali Ninnj Di Stefano Busà, Carmen Moscariello, Nicoletta De Gregorio, Nicola Maselli. Il libro di recente ha avuto il premio della critica letteraria al concorso Toscana in poesia.

 

Facciamo un salto all’indietro. Parlami dei tuoi primi libri: “La sfinge e il Pierrot” e “Portando l’euforbia”.

La sfinge e il Pierrot, edizioni Aletti, sottotitolato Una voce in due tempi, fu il mio esordio nel 2011 e include una serie di componimenti della mia adolescenza più una ventina di prove più mature. Pur avendo avuto consensi critici, non è stato promosso particolarmente ed è fuori stampa, ma resta la creatura con cui affronto il pubblico e decido di svelarmi.

 

E “Portando l’euforbia”?

Potando l’euforbia è una silloge di 20 componimenti inserita nel volume Transiti diversi, edito da Rupe Mutevole nel 2012; lo ritengo un melting pot tra haiku, odi e prosa in cui sperimento la metafora, con particolare riferimento al linguaggio dei fiori. Ad esempio Potando l’euforbia, vuol dire coltivare la perseveranza.

 
 Un altro libro della poetessa

 

Dopo queste sillogi, nel 2013 pubblichi – sempre per “La Lettera Scarlatta Edizioni” – “Il soffitto, cortometraggi d’altrove”. Me ne parli?

Il soffitto è il libro che mi ha dato di più in termini di soddisfazioni e gratifiche, perché è un libro che già da inedito aveva riscosso molti premi, ma soprattutto è un libro con una storia particolare, perché io lo dedico a Geggio.

 

Chi è Geggio?

Geggio è il diminutivo di Giacomo. Giacomo ci ha lasciato prima di compiere gli 11 anni, io l’ho visto crescere e non avevo armi per lenire il profondo dolore dei suoi cari, così scrivevo per fermarne il ricordo. Posso testimoniare che il suo sorriso non mi ha lasciato mai. Il suo sorriso mi ha insegnato a cogliere la forza dei fragili ed è a loro che ho rivolto il mio sguardo. Nel libro c’è una galleria di volti nascosti, dal clochard all’alcolizzata, dalla prostituta alla donna ferita, dal matto all’imbroglione, e via dicendo.

 

L’anno seguente, questa silloge viene tradotta anche in inglese. Confermi?

In realtà avevo già tradotto i componimenti nel 2013 senza pubblicarne la traduzione, per agevolare la lettura del poeta palestinese Munir Mezyed e delle poetesse serbe Milica Lilic e Slavica Drugi Pejovic che mi hanno donato la loro opinione da inserire a completamento della prefazione di Antonella Griseri. Poi ho iniziato a ricevere apprezzamenti anche da altri amici scrittori con cui collaboravo, tra cui l’egiziano George Onsy e il Dr Jernail Anand, rettore di un’Università indiana e collaboratore del Daily Times. Inoltre alcuni soci della no profit tra Londra e la California avevano desiderio di far conoscere il piccolo Geggio ai loro amici ed ho deciso di pubblicare la versione bilingue, che tuttora è la più diffusa ed è stata già ristampata.

 

Sempre nel 2014, stavolta in serbo, esce “Tabahna”. Come è strutturato il progetto?

E’ stato un desiderio delle mie amiche serbe portare a Belgrado la storia di Geggio, così Milica Lilic s’interessò di affiancarmi il traduttore Lazare Mercure e la poetessa editore Slavica Pejovic ha sostenuto i costi della pubblicazione, presentando la versione serba de Il soffitto alla Fiera di Belgrado nell’ottobre 2014.

 

Hai ottenuto diversi premi. A quali ti senti maggiormente legata e perché?

A livello affettivo il primo premio non si scorda mai e fu appunto il premio Città del Galateo 2013, quando la silloge inedita Il soffitto si aggiudicò il primo premio nella cittadina di Galatone. Gli incontri che feci quella sera furono determinanti nel mio intento di continuare a scrivere. Altri premi che porterò nel cuore restano il premio Tulliola Formia 2014 e il premio Olmo di Raviscanina, nonché il Pegasus Città di Cattolica, Premio Vitruvio di Lecce e  quello Città di Pontremoli, ma ce ne sono tanti altri di nuova insorgenza come il Premio Afrodite di Nardò, il Fortuna d’Autore di Bari e Sinfonie Poetiche di Martina Franca (Ta), in cui la competenza e la professionalità della giuria si coniugano con accoglienza e trasparenza. Comunque, a prescindere dalle graduatorie il bello delle premiazioni consiste negli incontri che capitano.

 

Coniughi magistralmente cultura e solidarietà. A chi vengono destinati i proventi dei tuoi libri?

Ad una no profit di cui sono socia onoraria. L’associazione si chiama “Con gli occhi di Geggio” e nasce nel novembre 2013 a Lecce con lo scopo di portare un sorriso nei reparti oncologici pediatrici di tutto il territorio nazionale, tramite donazioni in denaro, apparecchiature, giochi e/o suppellettili che agevolino il soggiorno dei piccoli pazienti e dei loro familiari.

 

E poi?

Tra le varie iniziative dedicate all’infanzia vi è il Trofeo Geggio Summer Cup che coinvolge le squadre di calcio giovanile locali ed il concorso di disegno “Dai tuoi occhi alla matita” rivolto ai bambini ricoverati. Ho avuto l’onore di presiedere la giuria di quest’ultimo in entrambe le edizioni e annoveriamo tra i membri, medici e artisti di fama internazionale, ma soprattutto dall’indiscutibile umanità.

 

Che cos’è e cosa rappresenta per te la poesia?

La poesia è una testimonianza, una forma di resistenza all’omologazione e rappresenta una possibilità d’interrogarsi su quesiti profondi, un’opportunità di ascoltare il proprio canto interiore nonché di restituire voce autonoma sia al silenzio e sia al frastuono indifferente di chi ci circonda. Anche il filosofo si pone delle domande sulla vita, la morte, la verità, ma ti spiega la sua teoria perché tu ci possa arrivare. Il poeta crea un alfabeto sonoro, ti dà la chiave e poi tocca al lettore trovare la porta giusta.

 

Le tue origini sono pugliesi. Ma ormai vivi in Emilia Romagna. Che differenza c’è tra il Sud e il Nord Italia, socialmente e culturalmente?

Ho avuto la fortuna di nascere e crescere in una terra magica: Lecce e il Salento. Sono posti in cui la cultura è il risultato di incontri secolari tra grandi civiltà: Arabi e Normanni, Angioini e Aragonesi  e persino i Turchi, tutti hanno lasciato il segno del loro passaggio e noi leccesi siamo ospitali e curiosi.

 

Prosegui.

Abbiamo delle ottime università e la fortuna di un buon clima e un paesaggio molto suggestivo. Nel tempo è cambiata anche la mentalità degli imprenditori e assistiamo a un decollo turistico di questa terra. Ci vuole forse nella mentalità dei più, ancora una spinta a interessarsi del bene comune con lo stesso senso di responsabilità e correttezza civica che si usa nei riguardi dei beni privati. Se ciò avverrà, anche la sanità, l’urbanistica, la qualità dei servizi in genere, ne trarranno giovamento.

 

E in Emilia Romagna?

In Emilia Romagna ho scoperto la forza del volontariato, i miracoli del senso civico, la condivisione di legalità e cittadinanza a partire dalla più tenera età. Ammiro degli Emiliani il loro acume imprenditoriale e l’energia con cui si mettono in gioco, in occasione del terremoto 2012 ne ho avuto prove tangibili.

 

Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

Ho amato Mary Alcott per l'impertinenza di Jo, Virginia Woolf per il detto e non detto, Jane Austen che restituisce dignità alla mente femminile, Moliere e Racine per i testi teatrali, Shakespeare per i sonetti, Baudelaire e les fleures du mal, Zola, Balzac e Verga per la loro schiettezza, amo molto Isabelle Allende per la sua prosa calda, accogliente, Almudena Grandes per le sue indagini introspettive e sociologiche; Sepulveda, Gabriel Garcia Marquez per il racconto delle ricadute sociali della dittatura, amo le scrittrici indiane e irlandesi contemporanee, gli spagnoli, la nicaraguense Gioconda Belli, Marcela Serano, la Mastreta. E tra i poeti ancora amo la Dickinson, la Szymborska, Neruda, Kavafis, Hikmet…

 

Che musica ascolti?

Preferisco i cantautori italiani, tra tutti Fiorella Mannoia.

 

Quali sono i tuoi hobby?

Leggere, leggere, ancora leggere.

 

A quali valori credi?

Alla lealtà e alla coerenza verso se stessi in primis, abbiamo solo una vita, bisogna fare ciò che desideriamo, senza nuocere a terzi ovviamente. Se rispettiamo noi stessi, sapremo amare meglio il prossimo.

 

Qual è stato l’episodio più bello della tua vita?

La nascita di mio figlio.

 

E il più brutto?

Risale al giorno in cui mio figlio ebbe un malore in mare. I suoi soccorritori faranno sempre parte delle mie preghiere, li voglio ricordare, posso?

 

Puoi.

Irma Bisanti, Ernesto Bruno, Luca Lobo. Grazie ragazzi.

 

A conclusione, ci regali qualche tuo verso?

Nel blu è una poesia riprodotta su stele in maiolica sul lungomare di Santa Caterina - Nardò, la dedico ai lettori del vostro giornale.

Nel blu

Nelle volute del tempo

sbiadiscono gli abbagli,

aromi sconfinati

esalano

dal gettito d’inchiostro.

Metafora di noi

s’affaccia all’orizzonte,

ipotesi azzardata

di un gioco in controcanto.

Spirali in volo libero

Si stagliano nel blu.

 

Grazie Claudia e auguri per tutto.

 

MICHELE BRUCCHERI