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REFERENDUM COSTITUZIONALE, STEFANO QUARANTA (SEL): “IL VERO OBIETTIVO E’ UN SOLO UOMO AL COMANDO”

REFERENDUM COSTITUZIONALE, STEFANO QUARANTA (SEL): “IL VERO OBIETTIVO E’ UN SOLO UOMO AL COMANDO”

lug 05 2016

di MICHELE BRUCCHERI – Intervista al parlamentare nazionale nato a Milano ma che abita a Genova. Segretario regionale in Liguria, fa parte della Commissione Affari Costituzionali della Camera: “La riforma di Renzi non semplifica i compiti. Li complica”

 

 
 Michele Bruccheri (giornalista) e l'onorevole Stefano Quaranta (Sel)

“Non posso votare una riforma che è un pasticcio. Che anziché semplificare i compiti, complica. Basti vedere quanti provvedimenti legislativi – ben dieci – prevede questa riforma. La composizione del Senato che è quanto di più assurdo e di grottesco che ci possa essere. E’ una riforma che non velocizza per niente il funzionamento delle istituzioni. Il vero, unico obiettivo è un solo uomo al comando”, dichiara l’onorevole Stefano Quaranta (Sel) al microfono del nostro periodico d’informazione La Voce del Nisseno (versione online).       

“Avrei votato volentieri - prosegue il deputato ligure - una riforma che avesse semplificato davvero il quadro istituzionale. Che, ad esempio, avesse diminuito in maniera proporzionale il numero di deputati e senatori, che avesse diversificato i compiti delle Camere”. Mi rilascia una lunga intervista, dopo aver sorseggiato - in compagnia di comuni amici e amiche - una bevanda fresca al bar.

Crede nell’Europa dei popoli. Crede nell’Europa dei diritti. Da diversi mesi, gira in lungo e in largo l’Italia per informare sul referendum costituzionale che dovrebbe celebrarsi in autunno. Stefano Quaranta, parlamentare nazionale di Sel, 45 anni a settembre, è nato a Milano ma abita a Genova. E’ laureato in Giurisprudenza. Fa parte della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ed è segretario regionale di Sinistra Ecologia e Libertà in Liguria.

A cuore aperto, affabile e disponibile, risponde alla raffica delle nostre domande. Ecco la ricca e piacevole chiacchierata - presso la sala Don Sturzo, sede istituzionale del massimo consesso civico -, prima di partecipare a un dibattito promosso, a Serradifalco, dal movimento politico e culturale  ‘A Strata Nova nel suggestivo ed emblematico Monumento al Minatore.

In merito al referendum costituzionale che si celebrerà in autunno, voi fate parte del comitato del No. Perché?

Guardi, io avrei votato volentieri una riforma che avesse semplificato davvero il quadro istituzionale. Che, ad esempio, avesse diminuito in maniera proporzionale il numero di deputati e senatori, che avesse diversificato i compiti delle Camere. Non posso votare, però, una riforma che è un pasticcio. Che anziché semplificare i compiti, complica. Basti vedere quanti provvedimenti legislativi – ben dieci – prevede questa riforma. La composizione del Senato che è quanto di più assurdo e di grottesco che ci possa essere. E’ una riforma che non velocizza per niente il funzionamento delle istituzioni. Il vero, unico obiettivo è un solo uomo al comando. Che si ottiene attraverso la legge elettorale e la riforma della Costituzione.

 
 Michele Bruccheri mentre intervista il parlamentare

Qual è il significato dell’uomo solo al comando?

Il significato dell’uomo solo al comando poi rientra in un ragionamento – a mio modo di vedere – di governance europea, che prevede che nei singoli Paesi vi siano fedeli esecutori delle volontà di Bruxelles e Berlino, anziché avere Paesi liberi di ragionare, di valutare, anche di avere opinioni differenti. Quindi una riforma che non serve all’Italia, che toglie poteri ai cittadini perché si toglie il voto per il Senato e si mortificano anche le leggi di iniziativa popolare. Infatti si passa dalle 50.000 firme necessarie alle 150.000  e quindi va in direzione opposta da quella che io auspicherei. Cioè quella di avvicinare i cittadini alle istituzioni.

I vostri detrattori si chiedono: come, cerchiamo di ridimensionare il numero dei parlamentari, di risparmiare anche se simbolicamente… E invece voi siete contro?

Il risparmio è ridicolo e irrisorio. Parliamo di 50 milioni di euro l’anno che è quanto già oggi la Camera dei Deputati negli ultimi quattro anni ha risparmiato semplicemente con interventi di razionalizzazione. La nostra proposta era ancora più ambiziosa. Ovvero: 400 deputati e 200 senatori. In totale sono 600. La proposta di Renzi sono 630 deputati, più 100 dopolavoristi. Come si vede anche dai numeri, la nostra proposta era più efficace. Con la differenza che i nostri erano tutti eletti dai cittadini. Mentre con la proposta di Renzi, il Senato - che continua ad avere potere supremo di riforma della carta costituzionale – non sarà più eletto dai cittadini.

Cosa ne pensa lei in merito alla personalizzazione di questo referendum?

Penso che sia un errore commesso da Renzi. Non casualmente. Tutto nasce dal fatto che il governo si è arrogato un potere che non ha. Cioè quello di riformare la Costituzione. Che dovrebbe essere competenza del Parlamento. O dei cittadini. Una riforma di questo genere, di questa ampiezza – parliamo di un terzo degli articoli della Costituzione – doveva avere un mandato preventivo da parte dei cittadini italiani. Nessuno in campagna elettorale aveva proposto questo tipo di riforma. Renzi addirittura la sta portando avanti non solo dal governo, ma anche imponendo – di fatto – la sua volontà al Parlamento. Qui il problema non è che Renzi l’ha proposta, ha anche impedito al Parlamento di discuterne liberamente. A partire dal suo stesso partito. Per cui c’è stata una sorta di voto di fiducia permanente. Con la minaccia, da parte di Renzi, di scioglimento del Parlamento se la riforma non fosse passata così com’era nella sua volontà.

 
 Un momento del dibattito con Francesco Campanella (senatore) e Stefano Quaranta (deputato)

Quindi…

Quindi, la personalizzazione nasce da un’idea sbagliata di riforma della Costituzione. Le costituzioni sono leggi che devono valere per tutti. Sono le regole del gioco. Non può un singolo governo proporre la sua riforma, votarsela da solo con l’idea che poi c’è il referendum. Così la Costituzione diventa una legge ordinaria.

Il fronte del No, da qualche tempo, ingrossa le sue file. Questo rappresenta, certamente, un timore per il premier Renzi che ha personalizzato il referendum. Lei pensa che gli italiani daranno anche un segnale al governo?

Quando si parla, appunto, delle regole della democrazia è giusto che lo schieramento sia ampio e trasversale. A me non fa nessuna impressione votare No come farà, probabilmente, Forza Italia, la Lega e il M5S. Parliamo delle regole del gioco. Renzi ha commesso un errore. Se ne sta rendendo conto anche, probabilmente, alla luce del risultato del voto amministrativo. Credo che ormai non si possa più tornare indietro. Penso che l’unica risposta possa essere bocciare questo tipo di riforma. Non perché non si possa più cambiare la carta costituzionale, anche se io ritengo che si possano fare piccoli, lievi ritocchi. Qualche piccolo miglioramento di razionalizzazione. Non certo lo stravolgimento che propone questa riforma, che mette in contraddizione la seconda parte che viene riformata con la prima dei principi. Apparentemente si dice che non viene toccata. In realtà viene toccata.

Lei svolge la sua attività parlamentare (fa parte della Commissione Affari Costituzionali) e vive, dunque, in seno al Palazzo. So che questa data del 2 ottobre potrebbe anche essere posticipata. A tal proposito, cosa può dirci?

Sino a poco tempo fa, Renzi sembrava di avere una grande fretta per celebrare questo referendum. Si diceva anche che avesse studiato delle proposte per accorciare i tempi tecnici previsti dall’attuale legge che norma, appunto, il referendum costituzionale. Adesso il vento è un po’ cambiato e pare che lui auspichi tempi più lunghi, forse per licenziare prima la legge di stabilità e magari, come è accaduto l’anno scorso, inserire qualche mancia ai cittadini italiani che possano aiutarlo. Penso che questi mezzucci non siano più sufficienti per convincere un’opinione pubblica che ormai ha ben chiaro di cosa è Renzi e cosa è l’attività di governo di questo premier.

 
 L'onorevole Stefano Quaranta al microfono del direttore Michele Bruccheri

Lei è nato a Milano, ma vive a Genova. Recentemente c’è stato il voto amministrativo e Beppe Sala è subentrato al sindaco Giuliano Pisapia. Tutti, unanimemente, hanno valutato in modo positivo quell’esperienza amministrativa milanese. Cosa pensa del fatto che quando il Pd si allea con la sinistra italiana (pezzi ex Pd e Sel) ottiene lusinghieri risultati elettorali?

Ogni città fa storia a sé. Non mi pare che Sala possa essere considerato una totale continuità dell’esperienza di Pisapia. Sono due stagioni politiche e amministrative diverse. Certo, io sono felice che abbia vinto Sala pensando che l’alternativa poteva essere consegnare Milano a Salvini o alla Gelmini. Naturalmente il modello che abbiamo in testa noi è una cosa diversa rispetto a Milano guidata da Sala. Però come lei sa, la sinistra in questo momento sta cercando di riorganizzarsi. Avremo un congresso fondativo entro quest’anno. Quindi, nelle diverse città abbiamo valutato caso per caso quale poteva essere la soluzione migliore in quel momento per le diverse città. Abbiamo fatto delle scelte, come a Cagliari, confermando l’alleanza con il Pd, vincendo con un nostro candidato. Oppure abbiamo fatto scelte di contrasto al Pd dove si presentava con dei volti più renziani e quindi incompatibili con la nostra idea di politica.

Luigi De Magistris, rieleto sindaco di Napoli, potrebbe essere una risorsa della nuova sinistra italiana?

Io non credo che la nuova sinistra italiana nasca attraverso dei leader. Penso che nasca da idee nuove. Penso che la politica, costruita attorno a dei leader, sia stato uno dei limiti di questi anni. Anche a sinistra. Penso che dovremmo spersonalizzare. Bisogna conoscere meglio la realtà del nostro Paese, del mondo. Studiare di più, costruire un nostro punto di vista e dare risposte nuove. Avere finalmente un’ideologia e fare senso comune tra le persone. L’Europa, l’Italia, vivono momenti di crisi. Non solo economica, sociale, ma anche etico-morale. La politica ha bisogno di ricostruirsi, di avere una credibilità nuova. Questo, secondo me, non avviene attraverso le singole persone. Esse devono essere al servizio delle idee. E non il contrario.

Oggi in Italia ci sono tre grandi minoranze: Pd, M5S e centrodestra. Quale può essere lo spazio della nuova sinistra italiana?

Penso che le proposte politiche che ci sono oggi in campo non siano consolidate. La realtà politica è in forte evoluzione. M5S veniva dalla sconfitta delle elezioni europee, ora invece hanno avuto un ottimo risultato. In particolare in alcune città nelle recenti elezioni amministrative. Non siamo di fronte a un quadro che si è stabilizzato. Penso che da questo punto di vista, il referendum di ottobre sarà un’ulteriore scossa. Comunque finisca il referendum, sia che vinca il Sì o il No, avremo uno scenario politico diverso, il giorno dopo. Credo che ci sia uno spazio se la sinistra si metterà in condizione di proporre delle idee che rispondano ai nuovi bisogni dei cittadini. Bisogna aver anche la capacità di cambiare molto se stessa, il suo gruppo dirigente. Ci vuole un gruppo dirigente nuovo e idee nuove. Bisogna avere la capacità di volare alto. Dobbiamo coinvolgere le persone in un progetto politico che sia mobilitante. Bisogna portare, tra le persone, il gusto della politica.

 
 Michele Bruccheri e Stefano Quaranta

In Italia c’è un alto tasso di disoccupazione giovanile. Femminile. Intellettuale. Cosa si può e si deve fare per loro? E per le nuove povertà? Tanta gente rinuncia a curarsi, ormai.

Il nostro Paese dovrebbe scommette su alcuni settori strategici. Come fanno i Paesi seri. Si dovrebbe investire molto di più nella formazione, nelle università. Ci vuole anche la possibilità di fare degli investimenti pubblici. Ce lo insegnano gli Stati Uniti d’America, che dovrebbe essere la culla del liberismo, che quando un Paese è in crisi per rimetterlo in moto servono investimenti pubblici. Naturalmente fatti nei settori giusti. Quei settori che poi possono dare una continuità di lavoro e di sviluppo. Quei settori più innovativi. Le politiche anche ambientali. Ci vuole una grande politica per le ristrutturazioni delle abitazioni. C’è un patrimonio pubblico enorme. Poi però non è utilizzato perché non è disponibile. Nel nostro Paese c’è il settore del turismo. Bisognerebbe fare degli investimenti mirati su questi settori. Tutto questo invece contrasta con un’idea di Europa basata sull’austerità.

Un problema spinoso della nostra epoca è quello legato ai migranti. Cosa si deve fare per lenire questa piaga sociale, questo immane dramma che spesso sfocia in tragedia?

Intanto bisognerebbe capirne, comprenderne e combatterne le cause. Da un lato abbiamo l’emergenza dell’accoglienza, che deve essere organizzata in maniera razionale, dall’altra parte però bisognerebbe chiedersi come mai questi fenomeni migratori così violenti si sviluppano soprattutto in questa fase. Tutto ciò corrisponde alla povertà, alle guerre, all’instabilità di un’area geografica sempre più ampia. Oltre all’accoglienza, bisogna fare integrazione. Ci vuole una politica estera che dovrebbe fare l’Europa (…). L’altra grave situazione internazionale è il terrorismo.

Dal suo punto di vista, come procede la lotta dello Stato contro la mafia? Secondo lei, la cultura della legalità – nella gente e nelle istituzioni – è cresciuta o no?

Non mi pare che sia considerata una priorità politica. Purtroppo. Io penso che quando si parla di innovazione nel nostro Paese e creare nuove opportunità di investimenti, la lotta alla criminalità e alla mafia dovrebbe essere in cima ai pensieri di chiunque governi questo Paese. Mi pare invece che la logica di questi ultimi anni sia quella di chiudere un occhio. Anche due. Di fare patti politici-elettorali con tutti coloro che potevano garantirti il consenso. Nel centrosinistra si sono fatti enormi passi indietro. Basta poi vedere un coinvolgimento diretto della classe dirigente. Per me è invece un’assoluta priorità. Quando sento, pur da deputato eletto al Nord, che anziché ragionare sullo sviluppo – ad esempio della Sicilia – si parla di nuovo dello Stretto di Messina, ho l’impressione che le priorità non siano quelle giuste.

Dopo questa lunga disamina politica, qualche domanda più personale per conoscere meglio l’onorevole Quaranta. Che tipo di libri ama leggere?

Libri di qualsiasi genere. La mia attività politica mi porta molto a concentrarmi, soprattutto in quest’ultimo periodo, su saggi che parlino di riforma del sistema politico, della riforma della Costituzione. Però sono anche appassionato di romanzi. Di letture diciamo un po’ più leggere. Infatti, leggere assieme al cinema sono sempre state le mie principali passioni…

Mi faccia anche dei nomi.

Se devo citare due romanzi, sono molto appassionato di Roché da cui Francois Truffaut ha tratto due dei suoi film più belli. Cioè “Le due inglesi” e “Jules e Jim”. Questi sono i miei due romanzi preferiti. Mi piacciono anche i gialli italiani. Letture varie.

E musicalmente?

Per la musica invece non ho tempo. Sono quasi sempre tra aerei e treni. Quasi mai in macchina. Non riesco più nemmeno ad ascoltare la radio. Ascolto ancora musica degli anni Ottanta, della mia giovinezza (ride e sorride, ndr).

Il nome più rappresentativo?

Dal punto di vista musicale? Questo riguarda veramente la sfera privata e personale (continua a sorridere, ndr).

Mi dica tre aggettivi che descrivono la sua personalità?

Questo bisognerebbe chiederlo a qualcuno che mi conosce. Sono una persona sicuramente curiosa e piuttosto razionale. Sono anche generoso. Almeno dal punto di vista politico. In questi mesi ho girato tantissimo in Italia. Credo molto in questa battaglia referendaria. Si parla della qualità della nostra democrazia. E’ un tema su cui non si può scherzare. La mia ossessione è quella che i cittadini possano andare a votare, ad ottobre, in maniera consapevole. Sapendo veramente di cosa stiamo parlando e non delle barzellette che si sentono raccontare in televisione.

Cosa pensa della Sicilia e dei siciliani?

Sono sempre stato accolto con calore e ospitalità. Purtroppo è una regione che conosco poco, dal punto di vista, diciamo, del piacere e di fare dei viaggi di carattere turistico. La conosco di più dal punto di vista politico. Sono venuto in Sicilia sempre per dibattiti e convegni. Mi riprometto, magari, subito dopo la vittoria referendaria, ad ottobre, di passare qualche giorno di vacanza in Sicilia. Per conoscerla meglio.

Qual è l’appello finale rivolto agli indecisi? Perché bisogna vota No al referendum costituzionale di ottobre?

Prima di votare No, il cittadino deve informarsi. Su un tema come questo, bisogna andare a votare avendo le idee chiare e avendo letto la proposta di riforma, avendo ascoltato tutte le voci. Poi, il mio No è motivato dal fatto che un Paese che ha bisogno di cambiare non ha bisogno di un uomo solo al comando. Ha bisogno di tante teste, di tante intelligenze, di tante capacità e di tante passioni politiche. Vorrei, quindi, un sistema democratico che fosse aperto e permeabile nei confronti dei contribuiti dei cittadini, non chiuso ad una ristretta elite politica che pensa di poter decidere per tutti.

MICHELE BRUCCHERI