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ALESSANDRA CELLETTI: “SONO ASSORBITA DAL PROGETTO ‘50/150 WORKING ON SATIE’”

ALESSANDRA CELLETTI: “SONO ASSORBITA DAL PROGETTO ‘50/150 WORKING ON SATIE’”

giu 17 2016

di MICHELE BRUCCHERI – La pianista e compositrice romana intervistata da “La Voce del Nisseno”. Nel nuovo lavoro è coinvolto l’artista Onze. Ad ottobre saranno al Romaeuropa Festival  

 
 La pianista e compositrice romana Alessandra Celletti

 

“Ora sono completamente assorbita dal progetto ‘50/150 Working on Satie’. Presto spero di poter entrare in studio per registrare i brani musicali e poi di lavorare per il montaggio delle animazioni che sta realizzando Onze. Quest’anno è dedicato a Satie. Il prossimo vedremo”. A parlare così è Alessandra Celletti, pianista e compositrice romana, da pochi giorni cinquantenne, con un bagaglio artistico di notevole pregio. Un’artista intensa, poetica, onirica, carezzevole.

 

Suona il pianoforte sin dall’età di sei anni. Discograficamente debutta nel 1994 con “Les sons et les parfums”. Nel frattempo ha realizzato una ventina di progetti, tutti raffinati e gustosi. Su YouTube circolano parecchi video dove lei suona con garbo e delicatezza, donando un’anima alla tastiera. Conosco Alessandra Celletti dai tempi del MySpace. Da sempre, in lei colpisce la grande sensibilità, l’estrosa fantasia e la vulcanica creatività. Nelle sue sonorità, poi, c’è un lirismo dalle toccanti e avvolgenti sfumature poetiche.

 

Ha una formazione classica. Ama la sperimentazione e l’elettronica. Adora Erik Satie, da sempre l’autore del cuore. Infatti, il nuovo progetto è dedicato a lui. Un progetto complesso e articolato. Sta scrivendo delle composizioni ed ha coinvolto Onze, “un artista molto speciale”, racconta alla versione online del nostro periodico d’informazione La Voce del Nisseno. Un artista che nasce come disegnatore e illustratore, ma che si sta evolvendo anche nell’animazione. Ad ottobre, insieme, saranno al Romaeuropa Festival.

 

Un lavoro importante è quello di dieci anni fa. Nel 2006, infatti, realizza “Chi mi darà le ali”. Tre anni fa, poi, ottiene un immane successo il progetto “piano piano on the road” che recentemente ha vinto il Festival del Viaggio. Alessandra Celletti ha collaborato con numerosi artisti. Tra questi, con il grande Hans Joachim Roeselius. Ovvero, con uno dei massimi esponenti della musica elettronica sperimentale. Ed è vero ciò che si legge sul suo conto: “La musica di Alessandra Celletti è un caleidoscopio nel quale trovano spazio le diverse sfumature della sua arte compositiva; un mondo immaginato, visivo e sonoro, che con instancabile tenacia e vorticoso entusiasmo Alessandra sceglie di rappresentare anche in concerto; gli appuntamenti dal vivo rappresentano momenti di rara intensità”. Eccola al nostro microfono.

 

Quando nasce la tua passione per la musica?

Suono il pianoforte da quando ero bambina. Avevo sei anni e la mia passione è nata credo dalla prima volta che ho appoggiato le mani sui tasti.

 

Alessandra, il pianoforte è il tuo strumento musicale. Puoi definirmi il legame che c’è con lui?

Un pianoforte è come un essere vivente con cui instaurare un dialogo. E il bello è che proprio come gli esseri umani, ogni pianoforte è diverso. A casa ho un piano a un quarto di coda che ha un suono molto dolce e caldo e con cui riesco a “parlare” molto bene.

                                  

 
 Alessandra Celletti

Il tuo debutto discografico risale al 1994, incidendo “Les sons et les parfums”. Come ricordi il tuo esordio artistico?

In modo avventuroso, divertente e libero. Quel primo disco fu un’esperienza dettata soprattutto dalla curiosità di sperimentare il lavoro in studio di registrazione. Registrai brani di Satie, Debussy e Ravel e poi, felice del risultato, decisi di far stampare un cd. Un lavoro autoprodotto e molto fortunato.

 

Mi descrivi, brevemente, il tuo genere musicale?

Questa è una domanda che mi mette sempre un po’ in difficoltà. Ho una formazione classica ma non mi piace fare distinzioni, né tantomeno gerarchie tra i generi musicali. Mi piace la musica antica come la sperimentazione, l’elettronica, Bach, ma anche il pop, il rock e adoro l’immediatezza del punk. Insomma non escludo niente, purché ci sia un’espressione autentica.

 

Chi sono i tuoi autori preferiti?

Erik Satie è da sempre il mio autore del cuore. Ho approfondito e inciso la musica di Gurdjieff, ricca di echi orientali e mistici. Philip Glass che mi ha contagiata con il suo minimalismo. Scott Joplin e i suoi irresistibili ragtimes. E poi c’è Bach, il padre (anzi come diceva la mia amata insegnante Vera Gobbi Belcredi) il nonno della musica. Ma ce ne sono molti altri: Ravel e Galuppi per restare nel mondo classico. E arrivando ai giorni nostri ho sentito molto il fascino di Brian Eno e Laurie Anderson e adoro il modo di cantare e le canzoni di Nick Cave.

 

Il tuo nuovo progetto è dedicato ad Erik Satie. In cosa consiste?

Quest’anno Satie compie 150 anni e così ho deciso di dedicargli un progetto complesso immergendomi nel suo mondo poetico, profondo e leggero… Così sto scrivendo delle mie composizioni che possano entrare in risonanza con queste qualità. Ma volevo fare qualcosa di più: così ho chiesto la collaborazione di Onze, un artista molto speciale, che nasce come disegnatore e illustratore ma che si sta evolvendo anche nell’animazione. Il 27 ottobre prossimo saremo in scena  per il Romaeuropa Festival ma nel frattempo abbiamo anche avviato una campagna di crowdfunding su Musicraiser per cercare di produrre un cofanetto con un cd e un dvd che custodisca questo nostro omaggio al bizzarro compositore francese. Se le persone continueranno a sostenerci come stanno facendo ci riusciremo sicuramente.

 

Perché Satie è l’autore del tuo cuore?

La prima volta che ho ascoltato una delle sue celebri Gymnopedies ho sentito una strana emozione e ancora oggi ogni volta che suono un suo brano mi risuona qualcosa di intimo e profondamente familiare.   

 
 Erik Satie visto da Onze

 

Quale brano musicale, di altri, avresti voluto scrivere?

Non è un desiderio che ho quello di aver scritto un brano di altri dal momento che se mi va posso suonarlo e farlo comunque diventare un po’ mio.

 

Dieci anni fa realizzi un lavoro importante: “Chi mi darà le ali”. Quali sono i capisaldi di questo progetto?

Era un momento difficile. Poi ad un certo punto scattò qualcosa che trasformò un dolore in qualcosa di dolce. E’ in quel momento che mi sedetti al piano e presero vita le note di “chi mi darà le ali”, una musica che è nata quasi in forma di improvvisazione sull’onda di una sensazione di grande liberazione.

 

Hai inciso numerosi lavori. A quali ti senti più legata?

Altra domanda difficile. Credo sia un po’ come chiedere ad una mamma qual è il figlio preferito. Per un motivo o un altro sono legata a tutti e ognuno è un pezzetto di me.

 

Hai collaborato con parecchi artisti. Ce ne ricordi qualcuno?

Sono tantissime e preziose tutte le collaborazioni e vorrei nominare tutti i musicisti con cui ho suonato e collaborato, ma forse non è possibile: Mark Tranmer (chitarrista e compositore elettronico), Nicola Alesini (sassofonista), Luca Venitucci (fisarmonicista), Marcello Piccinini (percussionista), Jaan Patterson (sperimentatore), Lawrence Ball (compositore minimalista), Paolo Fratini (flautista), Maurizio Mansueti (thereminista). Ultimamente il bassista Gianni Maroccolo mi ha coinvolto in un suo tour, con altri musicisti bravissimi, per cui si andrebbe avanti all’infinito. E il bello della musica è proprio questo.

 

Un nome prestigioso è quello di Hans Joachim Roeselius, uno dei massimi esponenti della musica elettronica sperimentale. Me ne parli?

Nel 2007 caricai alcuni miei brani al pianoforte su “myspace” un sito bellissimo che metteva in contatto musicisti di ogni tipo. Grazie a quella pagina e a quei brani in rete si sono aperte centinaia di relazioni musicali importanti tra cui quella davvero speciale con Hans Joachim Roedelius con cui si è creata una fantastica sintonia artistica e umana. Lui fu colpito proprio dalle mie interpretazioni di Satie e mi invitò a suonare in un festival che lui organizzava a Lunz (Austria). Da lì è nata l’idea e il desiderio di collaborare e abbiamo così realizzato un album (Sustanza di Cose Sperata) e un tour in America. Tutto questo grazie a Michael Sheppard una persona straordinaria (che purtroppo ha lasciato questa terra pochi mesi fa). Sheppard è il fondatore e direttore dell’etichetta discografica indipendente “Transparency” che ha prodotto anche tutti i miei ultimi lavori.

 
 Alessandra Celletti vista da Onze

Tre anni fa, di questi tempi, in estate, hai coraggiosamente realizzato un progetto itinerante, in giro per l’Italia. In cosa consisteva questa ambiziosa scommessa?

Fu sempre grazie a Musicraiser e all’affetto e la stima delle persone se ho potuto partire con un camion e un pianoforte caricato sopra e viaggiare dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia suonando in luoghi incredibili sia dal punto di vista naturale (il bosco di Topolò, la montagna sopra Palermo,  San Pier Niceto all’alba, l’Isola d’Elba…) che storico (i sassi di Matera, la piazza di Trieste…)

 

So che poi hai anche realizzato un documentario. E’ così?

Prima di partire per questo tour ricevetti una proposta che mi soprese: il regista Marco Carlucci mi chiese se avessi voluto farmi seguire in questo bizzarro viaggio musicale da due operatori che potessero girare il materiale per un documentario e raccontare così questa avventura. E’ venuto fuori un lavoro molto bello e in cui mi rispecchio totalmente. Proprio in questi giorni “piano piano on the road” (questo il titolo) ha vinto il Festival del Viaggio.

 

Sovente, ti esibisci in concerto. Che tipo di rapporto si crea tra te e il pubblico?

Naturalmente ogni volta è diverso, non ci sono mai regole. Un concerto è un momento magico dove le alchimie sono imponderabili. Posso dire che ogni volta è come entrare in un mondo incantato, senza tempo e alla fine il calore e l’affetto delle persone mi rende la persona più felice del mondo.

 

Descriviti, artisticamente, con tre aggettivi. Quali?

Libera, sincera, curiosa.

 

La tua principale dote umana qual è?

La fiducia negli esseri umani.

 

Quali sono i tuoi valori di riferimento?

Penso che il primo fra tutti sia la libertà, senza la quale tutti gli altri valori non valgono. Poi ognuno ha i suoi. Penso che sia importante il rispetto per ogni essere umano e fare della diversità una ricchezza.

 

Che genere di libri leggi? Che autori prediligi?

Devo ammettere che leggo poco perché la lettura impegna molto tempo e io preferisco suonare. Ma ho alcuni libri a cui sono legata da sempre tra cui “Il Piccolo principe” (ma anche altri suoi libri) di Sain Exupery, e “Una solitudine troppo rumorosa” dell’autore praghese Hrabal. Ultimamente ho avuto modo di leggere “Yuri” uno strano e interessante romanzo di Andrea Chimenti, bravissimo cantautore.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ora sono completamente assorbita dal progetto “50/150 Working on Satie”. Presto spero di poter entrare in studio per registrare i brani musicali e poi di lavorare per il montaggio delle animazioni che sta realizzando Onze. Quest’anno è dedicato a Satie. Il prossimo vedremo.

 

MICHELE BRUCCHERI