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MICHELE BRUCCHERI, L’ALTRA MARGHERITA BLU

MICHELE BRUCCHERI, L’ALTRA MARGHERITA BLU

ott 25 2010

di CARMEN INGRAO - Intervista al giornalista siciliano, da sempre impegnato nella diffusione di un’adeguata informazione socio-politica e artistico-culturale e nella valorizzazione del tessuto sociale di appartenenza 

 

 

 
 Michele Bruccheri e Carmen Ingrao

Amo scrivere e lo faccio ogni giorno, come fosse un’esigenza simile a respirare o mangiare. Questo non c’entra niente con l’essere una “scrittrice”, tantomeno una “giornalista”. Quindi, amici, mi presento a voi in punta di piedi, come si conviene a una persona che pur affrontando la scrittura con naturale istinto e passione, non la tratta professionalmente.

 

Mi chiamo Carmen e da quando avevo 15 anni sono amica di Michele Bruccheri. Siamo nati e cresciuti a pochi chilometri di distanza, quindi nello stesso clima sociale e culturale, e molto presto, le nostre vite, si sono incrociate e “riconosciute”. Metaforicamente, due timide margherite blu, tra le tante margherite bianche. Ma non sono qui per parlarvi della nostra amicizia, anche se ne varrebbe la pena, credetemi. Sono qui, perché ho deciso di intervistare Michele. Sì, sì, proprio così! Io, che non ho mai fatto un’intervista in vita mia, voglio cimentarmi, per gioco, ma soprattutto per affetto, in questa impresa.

 

So già che sarà dura, perché mi trovo di fronte, da un lato l’amico, al quale sono legata da grande complicità e profonda confidenza, dall’altro lato mi trovo di fronte il giornalista, quello che le interviste le fa sul serio, con metodo e professionalità. Ed io, da che parte devo iniziare per fare con lui una chiacchierata spontanea e scorrevole che non mi faccia troppo sfigurare di fronte alle sue impeccabili pagine? Vediamo un po’…

 

Ciao Michele, non ti nego che sono molto emozionata all’idea di vestire, anche se solo per questa occasione, i tuoi panni. Dimmi, come ti senti all’idea di essere intervistato da me?

“Ti confesso che pure io sono oltremodo emozionato! Di solito, mi trovo dall’altra parte della ‘barricata’. La tua originale idea, che coltivi da tempo, è intrigante, affascinante, coinvolgente. Spero di essere all’altezza della situazione”.

 

Innanzitutto mi preme chiederti come stai. Un “come stai” che si riferisce alla tua sfera personale, e che poi si allarga al momento di grande tensione e paura che noi tutti stiamo vivendo assistendo alla cronaca di tutti i giorni.

“Complessivamente sto bene. Corro, come da copione, sempre, perennemente. Una vita intensa, sovente frenetica e convulsa, ma direi appagante, serena e ricca di soddisfazioni. Tutto ciò per quanto concerne la sfera squisitamente personale e privata. Per quanto attiene l’ambito più generale, avverto enorme disagio per ciò che quotidianamente accade. Noto, con profondo disappunto, che il clima, ovunque, si è imbastardito. Mi riferisco, ad esempio, all’uccisione della giovane Sarah e dell’infermiera rumena, ai diritti negati a molti precari nel lavoro, alla devastante crisi socio-economica… Mi fermo, altrimenti sarebbe annichilente”. 

 
 Carmen e Michele: amici inseparabili

  

 

Trovi che ci siano delle differenze evidenti da sottolineare facendo un confronto tra com’era la società ai tempi in cui noi, adolescenti, ci affacciavamo alla vita, e la società di oggi?

“Sinceramente no. Tutto si ripete, in modo diverso. Per usare una metafora: il direttore d’orchestra cambia, ma la musica è sempre la stessa. Forse, allora eravamo più giovani e inconsapevoli. Questa è, a mio avviso, l’unica differenza: allora mancava il senso della consapevolezza”.

 

E’ stato difficile per te, trovare un sereno inserimento nell’ambiente della tua comunità, considerato che, fin da ragazzino, invece del pallone, hai preferito il vocabolario e il microfono?

“Ho sempre avuto una naturale inclinazione verso determinati interessi. Sono sempre stato proclive alla lettura di libri di qualità e dell’ascolto di buona musica, ad esempio. Nutro, da poppante direi, una smisurata passione per i libri che adoro leggere. I libri sono stati il prezioso carburante della mia vita. Mi hanno alimentato cuore e mente. Già a quattordici anni leggevo, ad esempio, Freud o Dostoevkij, Hermann Hesse, Alberto Moravia o Oriana Fallaci. Mi hanno arricchito spiritualmente, culturalmente e intellettualmente. E in modo analogo, la musica. Che ho studiato. Ho imparato a suonare il clarinetto. Per dieci anni ho suonato con la banda musicale del mio paese. E poi c’è il microfono, di cui parli tu. Ti riferisci alla mia lunga esperienza radiofonica. Alla conduzione di trasmissioni musicali, d’intrattenimento, ma sempre con un palese taglio giornalistico”.    

 

Da molti anni ormai sei un affermato giornalista, ma mi piace ricordare il tuo lungo periodo radiofonico, quando, tra gli altri programmi, conducevi anche “Siddharta” e mi deliziavi con la musica e le tue puntuali citazioni. Ce ne vuoi parlare?

“Ho lavorato, complessivamente, per diciassette anni in ambito radiofonico. Avevo appena quattordici anni quando iniziai. E dopo pochi mesi, feci la mia prima intervista. All’arciprete del mio paese che poi è diventato vescovo missionario in terra brasiliana. Quel programma che segnali tu andò in onda per sette anni. Mi diede grandi soddisfazioni. Era molto seguito. Il filo conduttore era la musica di qualità. Il palinsesto prevedeva alcune rubriche: l’aforisma, la poesia, la recensione di libri, interviste a personaggi locali e a vip… Coinvolgeva il pubblico che, copioso,  interveniva anche tramite telefono. In tempo reale, poi, mediante un’agenzia di stampa davo aggiornamenti di ogni genere, notizie che comunque facevano riflettere. Sono riuscito a coniugare l’intrattenimento con l’approfondimento. Il mio intento era far trascorrere piacevolmente qualche ora, leggera e rilassante, ma anche di porre questioni che facessero riflettere. Occasioni di introspezione”.      

 

 
 Carmen e Michele a Torino

La musica e la lettura fin dall’adolescenza sono stati importantissimi per te, come due fari che ti hanno illuminato nel difficile cammino che poi hai intrapreso. Quale artista e quale libro hanno contraddistinto gli anni della “preparazione” a quella che è poi diventata la tua scelta professionale?

“Hai detto bene: la musica e la lettura sono due fari luminosi nella mia vita. Per quanto concerne la musica, ho da sempre apprezzato Mina, Ornella Vanoni, Fiorella Mannoia, solo per citare alcuni nomi di peso. Sul versante maschile, ho privilegiato Ron, Mango, Ivano Fossati, Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori, Francesco Guccini… Mi fermo, ond’evitare di fare un elenco pedissequo di nomi. Poi, ci sono stati i Pink Floyd, i Supertramp, Pat Metheny, Bob Dylan, ma anche la musica classica e la musica new age, la musica jazz e… Musica che mi ha regalato forti emozioni, benessere interiore, apertura mentale… Per quanto riguarda la lettura, anche qui sarebbe lungo e titanico riferirti tutto. Cerco di essere sintetico. Rispondo chiaramente ed inequivocabilmente, senza glissare. I libri che mi hanno contraddistinto, nel periodo adolescenziale, sono stati quelli di psicanalisi e filosofia. Per quanto attiene la letteratura, ho amato ed amo quella russa”.    

 

L’istinto alla comunicazione è sempre stato il tuo talento naturale: diretto, spontaneo, solare, simpatico, trascinante. Sei da sempre stato un personaggio di spicco nel tuo paese, un punto di riferimento per molti giovani, un simbolo molto positivo. Tu hai sempre saputo che volevi fare il giornalista. La famiglia e gli amici hanno sostenuto questa tua inclinazione?

“Ho sempre saputo che amavo follemente la scrittura e la lettura. Sono entrambe la faccia della stessa medaglia. Leggendo, impari a scrivere e scrivendo impari a crescere. Maturi. Da giovanissimo avevo questa chiara consapevolezza, questa spiccata sensibilità… La lettura e la scrittura erano, sono e saranno sempre il mio ossigeno. Mie fedeli compagne di vita. Mi piace osservare la realtà e raccontarla. Ho affrontato, da solo, senza l’aiuto di nessuno, immani sacrifici per diventare giornalista. Ho dovuto affrontare ostacoli di ogni genere, frequenti insidie, sgambetti, ma ho sempre vinto le mie battaglie perché sono una persona coraggiosa e tenace. Che sa ciò che vuole e lotta per ottenerle. Quando mi pongo un obiettivo, lo raggiungo nonostante le difficoltà. Diventa una questione di tempo, però conosco a priori l’esito finale. So essere paziente, so attendere il momento che verrà”.

 

La fiducia in te stesso e un coraggio di fondo molto forte ti hanno sostenuto nelle tue scelte professionali. C’è stato un periodo in cui hai tentato di trovare un’occupazione più “comune”. Sei anche stato al Nord in questo tentativo di inserimento nel mondo del lavoro. Ti va di accennare brevemente a quel periodo di transizione?

“A ventitré anni è passato un ‘treno’ nella mia vita ed ho deciso di salirvi. Scrivevo per il Giornale di Sicilia e mollai tutto perché avevo sogni più ambiziosi. Una follia che si può fare soltanto a quell’età. Avevo una base di partenza, ma i progetti erano legati sempre all’ambito dell’informazione e della comunicazione. Dopo poco più di un anno, dinanzi ad una serie di difficoltà oggettive, decisi di rientrare da Varese nella mia terra. Mi sono impegnato strenuamente a realizzare quei sogni nella mia amata Sicilia. Avrei potuto avere o fare di più altrove, ma non mi pento di nulla. Vuol dire che per me c’era un progetto da realizzare nella mia terra”. 

 

 
 Carmen Ingrao e Michele Bruccheri

In realtà io sono molto felice che tu sia riuscito ad affermare il tuo talento nel tuo ambiente natale, e che abbia sempre lottato per rimanere te stesso, lavorando in quella che è la tua professione ma anche la tua passione, ossia il giornalismo. Ci vuoi parlare di come si è sviluppata la tua carriera, da quando eri corrispondente per “La Sicilia” e “Il Giornale di Sicilia” a quando sei diventato direttore responsabile de “La Voce del Nisseno”?

“Si può cambiare la propria terra anche vivendoci dentro e non soltanto da fuori. Sono anch’io contento di ciò che ho fatto e faccio nel mio ambiente natale, come asserisci tu. E’ stato più difficile per diverse ragioni, per una certa mentalità, per la penuria di occasioni serie… Partendo da questa domanda, potremmo scrivere libri. Ma io voglio essere sobrio ed esaustivo nel medesimo tempo. Sono molto legato al periodo in cui collaboravo con La Sicilia. Avevo un rapporto telefonico quotidiano con un giornalista di rango, Salvo Bella, amico fraterno del grande Pippo Fava ucciso dalla mafia. Nutriva un’immensa stima nei miei confronti. E’ stata un’esperienza professionale preziosa, ma breve. Avevo dato fastidio a qualcuno e, per farla breve, andai via”.

 

Poi, approdi al “Giornale di Sicilia”: è vero?

“Sì. Dapprima ho lavorato, per un anno, presso la redazione nissena del Giornale di Sicilia. Ho conosciuto il capocronista, Candido Casagni, morto recentemente. Ricordo un suo complimento, molto bello. Mi disse: tu sei una miniera inesauribile. Aveva un carattere spigoloso, ma era un professionista eccellente. E quelle poche parole non le dimenticherò mai. Poi, sono stato corrispondente per oltre sei anni. Quotidianamente ero sul pezzo. Ho scritto tantissimo, davvero. Ho realizzato una miriade di scoop. Le notizie scomode che pubblicavo davano fastidio. Insomma, come dicevo prima, potrei scrivere libri. Non immagini le esplicite minacce che ho ricevuto, le striscianti intimidazioni, le forti pressioni… Ho sempre resistito e combattuto a testa alta, chiunque. E pagato i miei prezzi. La libertà e la dignità, per me, non hanno prezzo”.

 

Oggi c’è il periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”.

“Ormai da nove anni c’è questo periodico d’informazione che si occupa del territorio. Tralascio il periodo che sta di mezzo, legato ad esperienze professionali con emittenti televisive private e all’importante compito che ho avuto come direttore responsabile, nonché addetto stampa, per alcuni enti locali curandone i notiziari comunali. Questo giornale racconta il territorio, dà voce ai protagonisti di questo lembo di terra. Una rivista a colori e in carta patinata. Un giornale che gode di prestigio, autorevolezza e credibilità. In forte crescita. Una tiratura di migliaia di copie per ciascuna edizione. E da poco più di un anno, c’è anche una versione on line. Un sito web curato da preziosi collaboratori che mandano, in versione ridotta, in rete alcune parti del giornale. Un modo per raggiungere il mondo. Una finestra sul mondo”.          

 

Nel corso degli anni, oltre a far crescere il tuo giornale in diffusione e prestigio, hai curato altri progetti editoriali, nell’ambito della tua comunità e per località limitrofe. Ce ne vuoi parlare?

“Anche qui mi limito ad essere stenografico. Ho curato numerose pubblicazioni e realizzato importanti supplementi monografici. Ho sempre narrato la mia terra con singolare senso di abnegazione. Su tutti, segnalo i miei tre numeri dei ‘Ritratti serradifalchesi’, la guida turistica su Serradifalco ed opuscoli vari. E’ già pronta una nuova monografia che prossimamente vedrà la luce e in cantiere vi sono altri progetti editoriali alquanto ambiziosi”.

 
 I due amici Carmen e Michele

 

Da quando facevi la radio ad oggi, hai avuto modo di incontrare, conoscere e intervistare centinaia di personaggi nell’ambito della cultura, dello spettacolo, della religione e della politica. Senza togliere niente a nessuno, ci vuoi indicare cinque nomi tra le personalità che più hanno colpito la tua attenzione?

“La domanda, cara Carmen, è difficile. Nel corso della mia lunga attività professionale ho realizzato non centinaia ma migliaia di interviste. Ciascun incontro è stato, per me, sempre stimolante e arricchente. La diversità è sempre ricchezza. Ometto di indicare nomi, diciamo, più a portata di mano e mi soffermo su alcuni personaggi famosi che mi hanno lasciato una traccia nel cuore e nel ricordo. Spero di non fare torto a nessuno! Indico per primo il cantautore Rosalino Cellamare, alias Ron. L’ho intervistato parecchie volte. Lui rappresenta la mia adolescenza, la sua musica è la mia colonna sonora. Mi ha sempre regalato intense e vibranti emozioni. Poi, ti fornisco il nome di Leoluca Orlando. Anche lui è stato, sovente, intervistato da me e ormai ci conosciamo da molti anni. Un giorno dovetti intervistarlo due volte per due diverse emittenti radiofoniche. Alla fine, m’invitò pure a mangiare in campagna con lui. All’epoca, disponeva di una scorta ragguardevole. La minaccia mafiosa era forte e seria. Il terzo nome che faccio è quello dell’onorevole Luciano Violante, già presidente della Camera. E’ stata una bella soddisfazione intervistarlo. Un politico di rango, di profondo spessore umano e culturale…”.

 

E gli altri due nomi?

“E’ davvero difficile. Rischio di far torto, davvero, a qualcuno… Ecco: Pierangelo Bertoli. La motivazione sta in questo breve brano dell’articolo che scrissi, raccontando un retroscena: ‘…Sebbene in ritardo per esibirsi in concerto, quella sera pur di rilasciarmi l’intervista cenò con un panino mentre rispondeva, seduto sulla sedia a rotelle, alle mie domande. Un artigiano del verso, un operaio della parola…’. Infine, ti do il nome di Annamaria Mazzamauro. Perché, con me, è stata travolgente e di una simpatia più unica che rara. Ho avuto la fortuna d’incontrare una pleiade di artisti e di politici di un certo spessore. Davvero tanti. Questi sono i primi cinque nomi che mi vengono in mente, di getto”.          

 

Ormai Internet ci permette di essere cittadini del mondo e padroni dell’informazione,  24 ore su 24 ore. Ritieni che nel tuo settore, la presenza su Internet attraverso un Sito Web o un Social Network sia importante, se utilizzati in maniera moderata e intelligente?

“Ho sempre definito Internet come un coltello. Se viene usato per tagliare la carne, è uno strumento utile ed efficace. Se viceversa, quel coltello viene utilizzato per assassinare una persona è nocivo e pericoloso. Io ritengo che sia una risorsa, una ricchezza, una fonte inesauribile e preziosa di informazioni. Tuttavia, c’è un limite: ciò che c’è in rete, non sempre è oro colato. Indubbiamente, quest’opportunità di conoscenza globale va usata con sapienza ed intelligenza. Con buonsenso e con parsimonia, con morigeratezza, senza eccessi”.  

 

 
 Il sorriso di due grandi amici

Pochi sanno che tu hai scritto anche poesie. Continui a farlo? Cosa ti ispira di solito?

“In effetti, su questo aspetto ho sempre mantenuto il massimo riserbo. Amo visceralmente la poesia. Ho letto molti poeti. Ma non avevo mai scritto versi, in vita mia, sino all’età di ventiquattro anni. Un giorno, in campagna, con un mio fraterno amico, diventato nel frattempo avvocato, ci siamo messi a scrivere liriche. Lui, ormai, era un veterano, mentre io ero un neofita. Quel giorno ne scrissi ben otto. Da allora ho raccolto, complessivamente, trecento poesie, o poco più. Tutte, però, custodite gelosamente in un cassetto. Sono prevalentemente private, autobiografiche, intime, benché non manchino versi di carattere generale o filosofico. Ormai è da parecchi anni che non scrivo più poesie. Per la mancanza cronica di tempo libero. Non c’è mai stato un fattore scatenante. Quando scrivevo i miei versi, tutto avveniva rapidamente, di getto. Un magma di sentimenti e di emozioni solcava fluidamente i miei fogli bianchi…”. 

 

Conduttore radiofonico, giornalista, presentatore di eventi socio-culturali, moderatore di dibattiti, poeta. La tua abilità si dirama nelle varie sfaccettature della comunicazione e dell’informazione. Ma io so, che hai avuto anche delle esperienze audio-visive e televisive: un professionista della parola a 360° gradi, insomma.

“Questo è un assist per parlare almeno dodici ore consecutive! No, scherzo. Sempre brevemente: ho, infatti, lavorato per alcune emittenti televisive della mia zona geografica. Esperienze positive, importanti. Tuttavia, amo ricordare alcuni reportage multimediali che ho realizzato insieme a validi collaboratori. E dato che l’elenco sarebbe anche qui piuttosto lungo, segnalo soltanto il dvd che mi ha regalato più soddisfazioni e del quale sono maggiormente legato a livello affettivo. Si tratta di un reportage sulla nomina, ordinazione episcopale e festa popolare di un mio amico diventato vescovo. Un lavoro lungo e certosino. Ho raccontato una bella storia”.   

 

Con questo notevole bagaglio di esperienza alle spalle, con tutte le soddisfazioni e i riconoscimenti che finora hai ricevuto, oggi, se dovessi pensare a un sogno professionale da realizzare, quale citeresti?

“Mi piacerebbe intervistare Roberto Saviano e Roberto Benigni. Attualmente è un sogno, ma credo che potrò, prima o poi, realizzarlo. Chi l’avrebbe mai detto che io avrei intervistato don Luigi Ciotti, i giudici Ottavio Sferlazza e Stefano Dambruoso, solo per fare dei nomi, che vivevano sotto scorta! Eppure, molti sogni li ho realizzati perché ho creduto nella forza dei miei sogni. Ovviamente, non smetterò mai di sognare”.

 
 Michele e Carmen

 

Quale musica ascolti di solito?

“Ne ascolto poca, purtroppo, per la cronica mancanza di tempo. Ma quando posso, ascolto Celine Dion, Sade, Michael Bolton, Mina, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni… In pratica, ti sto elencando i miei artisti preferiti. Però ascolto saltuariamente la musica che, tuttavia, adoro smisuratamente”.  

 

Prima leggevi moltissimo. La tua raccolta di libri è immensa, quasi incontenibile. Oggi, a causa della tua attività, sei costretto a leggere di meno, ma quando riesci a concederti un libro, cosa scegli di leggere in questo periodo della tua vita?

“Ho letto, davvero, molti libri. Menomale che mi sono formato prima. Anche qui c’è la nota dolente dell’esiguità del tempo libero. Tutt’al più, per lavoro, seguo la stampa quotidiana e periodica. Devo essere sempre aggiornato ed informato. Ma non mi sottraggo alla domanda. Quando posso, leggo i miei autori preferiti. Quei libri che, in passato, non ho avuto il tempo di leggere. Ti cito Gabriel Garcia Marquez, Isabel Allende, Alda Merini, Paulo Coelho, Milan Kundera, Giampaolo Pansa… I principali libri di questi autori li ho letti, dunque – quando posso – leggo i nuovi romanzi. Compro sempre libri e la mia biblioteca personale, come ben sai, è davvero ragguardevole”.   

 

La famiglia ha un ruolo determinante nella tua vita, perché hai una moglie davvero “speciale” e un figlio “straordinario”. Non voglio addentrarmi nel personale, ma desidero che anche i tuoi diamanti abbiano posto nella mia intervista. Se dovessi definire con tre aggettivi tua moglie e tuo figlio, quali useresti?

“Quando si tocca il tasto privato, trovo grandi difficoltà. Tengo la sfera privata dietro le quinte, sempre o quasi sempre. Tre aggettivi per mia moglie: dolce, generosa e comprensiva. Mi attengo alle qualità morali. Per mio figlio posso dire che è bello, intelligente e perspicace. Ha appena compiuto otto anni”.

 

Cosa sono per te l’amore e l’amicizia?

“Sono due sentimenti importanti e basilari per la vita di ciascuno. Quindi anche per me. L’amore è l’ossigeno dell’esistenza e l’amicizia è, come ho sempre sostenuto, un ‘colore’ dell’amore”.

 

Fai una classifica fra: Lavoro, Affetti, Successo, Denaro, Credibilità.

“Medaglia d’oro ex aequo  per Affetti e Lavoro, medaglia d’argento per Credibilità e Successo (anche qui ex aequo), medaglia di bronzo per Denaro. Alla base di tutto ci sono gli affetti e l’attività professionale, dunque; il resto arriva se fai bene ciò che devi”.

 

Sei grato a qualcuno in maniera particolare?

“Non vorrei apparire presuntuoso: non sono grato a nessuno. Tutto quello che sono e tutto quello che ho è frutto del sudore della mia fronte e dei miei enormi sacrifici”.

 

Qual è il tuo rapporto con la religione?

“Sono credente. Credo in Dio. Credo in questo Architetto per eccellenza. Sono osservante e praticante, ma anche incostante. Non sempre, ad esempio, vado a messa per impegni lavorativi”.

 

Mentre guardavo la popolare trasmissione domenicale del pomeriggio di RAI 1, sono rimasta molto affascinata da un certo tipo di intervista basata sui colori… E quale miglior modo per concludere questa mia prima semi-seria intervista, se non quella di accogliere l’arcobaleno? Un arcobaleno per la mia margherita blu. Iniziamo dal Rosso, la passione, il corpo. Quali sono le tue armi di seduzione e cosa invece ti seduce in una donna?

“Sono sempre me stesso. Forse seduco con l’intelligenza. E di una donna, su tutto, mi piace lo sguardo, principalmente amo gli occhi azzurri. Non a caso mia moglie ha bellissimi occhi azzurri! Preferisco la bellezza nordica, in generale. La donna deve stimolarmi intellettualmente”.

 

L’Arancione, le emozioni e i desideri. Sei un uomo che sa dominare le sue emozioni o ti fai guidare dall’impulso? Riesci a tenere a bada i tuoi desideri o vuoi sempre tutto e subito?

“Sostanzialmente sono un uomo razionale. So dominare le emozioni. Eppure, ci sono occasioni in cui sono più istintivo che razionale. Di solito voglio ciò che merito o che penso di meritare”.

 

Il Giallo, la riflessione. Come stai con te stesso? Qual è il tuo rapporto con la solitudine?

“Amo stare in compagnia di me stesso. Amo profondamente la solitudine. Ma mi piace anche stare in compagnia. Dipende dalle situazioni e dalle persone. Ho un ottimo rapporto con la solitudine e anche con il silenzio che non è mai vuoto, ma pieno, eloquente, parlante, arricchente, stimolante”.

 

Il Verde, la serenità, la pace. C’è un luogo, un posto, dove ami stare e in cui ti senti particolarmente a tuo agio e protetto?

“Amo il mio bunker, ossia il mio studio che è alquanto spazioso e confortevole. Pieno di libri, cd e dvd. Sono i miei amici, discreti e fedeli. Mi sento a mio agio, più che protetto”.

 

Il Blu, l’equilibrio, gli affetti. Come vivi le tue relazioni affettive? Sei un uomo capace di esternare con spontaneità i sentimenti e a vivere ogni tipo di rapporto, d’amore, familiare e d’amicizia con equilibrio e senso di benessere?

“Sono generalmente solare e affabile, soprattutto poi con chi merita. So essere anche oltremodo intransigente con chi non merita. Sono capace di sentimenti spontanei. Di recente, in occasione della laurea di una mia nipote, mi sono commosso. E il pianto in un uomo non è segno di debolezza, quanto piuttosto di forza e di sensibilità. Almeno per me”.  

 

Il Viola, i valori, la fiducia. In conclusione parlaci di ciò che veramente conta nella tua vita, quali sono i valori che ti hanno permesso di diventare l’uomo che sei e che vuoi trasmettere a tuo figlio, affinché non smetta mai di avere fiducia in te.

“I miei valori sono l’onestà, il coraggio, la legalità… Insegno a mio figlio ad essere sempre corretto e leale. I valori che trasmetto con l’esempio che trascina, inoltre, sono la libertà, la dignità, la solidarietà, la ricerca della verità”.  

 

Dimmi Michele, oggi, quale di questi colori identifica la tua personalità e il tuo atteggiamento nei confronti della vita e del futuro?

“Penso che prevalga, su tutti, in questo momento l’arancione, il colore dei desideri e delle emozioni”.

 

La sai una cosa amico mio? Probabilmente te l’avrò già detta, non ricordo. Ebbene, tu sai che ci sono due M e due B nella mia vita, e non mi vergogno a dirlo: Michele Bruccheri e Miguel Bosè. La coincidenza non si riferisce solo alle iniziali del vostro nome, ma anche alle vostre date di nascita: tu sei nato il 2 aprile, Miguel il 3 aprile. Gradi del segno dell’Ariete (il vostro) in cui si posiziona il mio Saturno natale, appunto, intorno a quei gradi dell’Ariete. Sarebbe troppo lungo da spiegare e non è il contesto adatto. Volevo solo concludere questa nostra lunga chiacchierata aggiungendo un particolare di grande rilevanza, al nostro antico e inossidabile legame. E per farti sorridere, invece che sbuffare di noia, chiudo facendoti un’ultima domanda: ritieni che potrei fare una discreta intervista a Miguel Bosé, dopo essermi impegnata tanto nella tua?

“Prima di rispondere alla tua domanda finale, volevo ringraziarti. Tempo addietro avevi manifestato questa intenzione d’intervistarmi. Ho risposto subito in modo affermativo. E’ stata una piacevole chiacchierata, diretta e spontanea. Per quanto riguarda l’intervista a Miguel Bosè ritengo che tu possa farla, ma ad una condizione: che la facciamo insieme”.     

 

CARMEN INGRAO