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RITA DI FELICE: “CANTICUMVIDEO PRODUCTION RENDE VISIBILE CIO’ CHE E’ INVISIBILE”

RITA DI FELICE: “CANTICUMVIDEO PRODUCTION RENDE VISIBILE CIO’ CHE E’ INVISIBILE”

lug 05 2010

Intervista di Michele Bruccheri alla giovane regista romana che assieme a validi collaboratori porta avanti un progetto “ideativo e filosofico”. Realizza video-clip musicali ed ama profondamente il canto  

 

 
 Rita Di Felice

Canticumvideo Production è un progetto ambizioso, importante, “ideativo e filosofico”. Dà “una visione reale del senso del sogno in una forma fruibile per tutti, cercando di rendere visibile ciò che è invisibile”, confessa Rita Di Felice, 41 anni, romana, con la grande passione per il canto e per la musica. Assieme ad un affiatato e qualificato gruppo di persone fa parte di questo grande progetto da qualche anno.

 

Lei è una giovane donna caparbia e determinata, tenace e volitiva. E’ regista, montatore e direttore di fotografia che ama smisuratamente la musica, la poesia e le immagini. Dunque: i suoni, le parole e le figure fotografiche. Realizza abilmente video-clip musicali, lei che vanta anche una interessante esperienza come cantante in una band tutta al femminile.

 

Nel suo cuore pulsa una solida passione e un estro creativo vulcanico. “La Voce del Nisseno”, nella versione in rete, l’ha intervistata.     

 

Una domanda di prammatica: chi è, secondo te, Rita Di Felice?

“Rita Di Felice è una persona che ama l’Arte allo stato puro come tante altre persone. Credo nella meritocrazia e nella bellezza”.

 

Che legame intercorre tra te e la musica?

“La musica è intessuta nel mio Dna”.

E’ vero che a quindici anni eri già la corista di una band musicale?

“Sì, è vero. La musica era nel mio destino, è non ha tardato a manifestarsi”.

Cosa suonavate, cosa cantavate? E dove?

“Un genere che potrei definire rock romantic, tutti brani originali. Suonavamo ovunque. In particolare partecipammo ad una manifestazione molto nota in quegli anni nella capitale”.

Poi, avviene il salto di qualità e diventi solista. Esattamente con chi?

“Non parlerei di salto di qualità perché sono due cose diverse, anche se essere corista mi ha insegnato molto. Determinante è stato l’incontro con una grande chitarrista Sabrina Scriva, da cui nacque, ampliandosi ad altri due elementi basso e batteria, una band tutta al femminile”.

Nei tuoi quindici anni di attività canoro-musicale che tipo di esperienze hai vissuto?

“Ho incontrato l’umanità intera con tutto il suo incanto e disincanto. In particolare, quelle notti, furono il momento in cui l’anima sembrava esalarsi o rivelarsi”.

Un’altra tua grande passione è per le arti visuali e il cinema. E tre anni addietro nasce il progetto Canticumvideo Production. Di che cosa si tratta?

“’Canticumvideo production’ viene fondata nel febbraio del 2007 da Maurizio Pocci che mette le basi per un progetto ideativo e filosofico il cui fine doveva essere null’altro che l’avvicendarsi al dispiegare, in senso artistico, tutte le intrinseche possibilità offerte nel racconto visivo di una canzone attraverso soluzioni informatiche all’avanguardia in fase di post-production; unite a ciò che si può intendere come il montaggio per associazione simbolica e cioè una particolare costruzione seriale di immagini la cui forza può essere fatta risalire alla naturalità, in funzione della verità, con cui l’inconscio elabora la realtà mutuata dalla coscienza. In altre parole dare una visione reale del senso del sogno in una forma fruibile per tutti, cercando di rendere visibile ciò che è invisibile”.    

 

Lavorare in un team, in un lavoro di squadra, non è mai facile. Come riuscite ad amalgamare le diverse sensibilità?

“Sì, è vero. Lavorare in team non è semplice. Tuttavia, il fattore più importante per un lavoro di squadra è l’empatia che suggerisce l’uno all’altro consigli preziosi che non hanno bisogno delle parole”.

Tratteggiamo brevemente il profilo professionale dei tuoi preziosi collaboratori. Partiamo da Maurizio Pocci che è appassionato di regia, vero?

“Maurizio Pocci ha lavorato fin dalla prima metà degli anni Novanta come grafico 3d e regista pubblicitario per importanti gruppi italiani, all’interno di una srl di Roma legata alla gestione della sicurezza nell’ambiente di lavoro. E’ laureato in psicologia alla Sapienza di Roma con una tesi su Pavlov. E’ diplomato al Conservatorio in contrabbasso classico in anni lontani ed anche uno dei pionieri della grafica 3d in Italia essendo stato tra i pochi nel gettarsi a capofitto in una disciplina informatica che nel 1993 creava più desiderio di suicidio che soddisfazioni, diventando in seguito anche insegnante certificato del software di grafica 3dmax e consulente in mental-ray per progetti architettonici di svariata natura, anche se la sua vera specializzazione è sempre stata il 3d modelling tramite subdvision surfaces. Ha molti contatti con professionisti tedeschi e svizzeri della post-production che spesso hanno collaborato con noi”.

 

Prosegui pure…

“La sua più importante qualità, se vogliamo parlare di Canticumvideo, è la mirabolante capacità dicotomica di associazione ritmica, tra dinamismo visivo e quello musicale avendo una preparazione professionale in entrambe le materie. Nei videoclip, o negli short che realizza, non predilige affatto il raccontare la storia del testo in senso oggettivo, cosa deprecabile già in partenza, ma ricerca il senso della significazione del contenuto tramite la pulsazione semantica che la materia visivo-sonora può e deve trasmettere attraverso una sinusoide psicologica legata agli aspetti delle dinamiche del profondo. In un certo qual senso i clip musicali sono semplicemente degli spot pubblicitari e sicuramente Maurizio ha delle capacità di controllo tecnico sulla costruzione subliminale del messaggio intrinseco nel prodotto, dato che l’unica realtà possibile da capire è quella che noi percepiamo unicamente come soggettiva”.

 

Poi, c’è Piercarlo Sprecacenere che è il production supervisor. Esattamente di cosa si occupa?

“Piercarlo è colui che nella Canticumvideo provvede a tutto per ciò che concerne la ricerca delle locations e per la costituzione dei casting. E’ quasi sicuramente la reincarnazione di certi personaggi mitici della Cinecittà degli anni Cinquanta. Se ci serve il relitto del Titanic parcheggiato in via Veneto a Roma alle ore ‘x’ di un tal giorno, è sicuro che in quella data e ora lo troveremo pronto per noi. Ci affidiamo totalmente a lui per qualsiasi cosa ed è in questo progetto fin dai suoi esordi”.

Costantino Stramatopoulos è il production executive. Quali sono le sue principali funzioni?

“Costantino o ‘Costas’, come lo chiamiamo noi, lavora di concerto con Piercarlo essendo la persona che materialmente rende operative le direttive organizzative in sede di sopralluoghi e appuntamenti. Come Piercarlo e Maurizio anch’egli è musicista, essendo un chitarrista classico di notevole livello. Possiede una cultura profonda unita ad una solida conoscenza per tutto ciò che riguarda la fenomenologia delle tendenze musicali legate ai ragazzi della sua generazione. Si aggira spesso per sale prove e club alla ricerca di quel ‘qualcosa’ che noi vorremmo rappresentare come valida materia artistica propositiva. E’ un autentico talent-scout per certi versi”.

L’operatore video è Marco Borrelli che lavora a stretto contatto con il regista Maurizio Pocci. E’ l’occhio operativo. O no?

“Sì. Marco lavora con Maurizio Pocci fin da quando si conobbero casualmente anni fa per motivi di lavoro realizzando corsi e promo aziendali legati alla sicurezza. Marco è cameraman professionista presso un importante network internazionale con sede a Roma ed è la punta di diamante della Canticumvideo, nonostante la stessa abbia un’impostazione aziendale di tipo anglosassone. E’ uno dei migliori operatori che abbia mai conosciuto con la telecamera a mano ed ha un fluidità formidabile per le riprese di soggetti in movimento, come possono essere per esempio i cantanti o i musicisti. Maurizio e Marco sono interattivi spesso fino al paranormale e, in qualche modo, il secondo rende meno rigidi certi schemi di proporzione dell’immagine del primo, essendo Maurizio molto legato romanticamente, in modo monomaniacale, ai modus operandi di un John Alcott ad esempio e, dato che entrambi hanno avuto a che fare per anni con i ‘clienti’, sanno sempre come districarsi in situazioni estreme fatte da deadline operative impossibili”.

 

Nel vostro affiatato staff c’è anche la presenza di una compositrice, Sabrina Scriva, della quale abbiamo vagamente accennato poco fa. Mi parli del ruolo di questa musicista?

“Sabrina è una chitarrista-compositrice che ha scritto per noi la musica di ‘Frozen’ e di  ‘Salva come Amore’. E’ una persona che ha dedicato la sua vita, con grande dedizione e sacrificio, allo studio della musica senza compromessi di sorta. Di lei posso dire che possiede una grande creatività artistica, unita a quel senso professionale del comporre musica di tipo produttivo in cui le esigenze personali non sempre possono avere lo spazio assoluto in un classico lavoro di squadra”.

Chi è e cosa fa Mauro Casini?

“Mauro Casini o ‘Casini Mauro’ per gli amici, è una figura ‘mitica’ all’interno del nostro gruppo. E’ un’icona vivente ed è tenuto in grandissima considerazione. Viene dritto dritto dagli anni 60-70 ed è stato un fotografo professionista per un certo lasso di tempo della sua vita in quegli anni, prima di passare a qualcosa legato al mondo della spiritualità. Nella Canticumvideo svolge la funzione di cameraman e direttore della fotografia ed ha una visione compositiva delle immagini assolutamente derivativa da un certo ‘fashion style’ tipico dei primi anni Settanta”.

Cosa avete realizzato ad oggi?

“Sei videoclip, più uno in lavorazione, un cortometraggio e una serie di spot aziendali che non sono presenti in rete per ovvi motivi”.

Quest’anno, poi, avete realizzato uno spot evento. Me ne parli?

“’Frozen’ è un piccolo ‘corto’, una bagatella che prende a pretesto un rituale squisitamente rappresentativo del ‘villaggio globale’, per costituire un coacervo simbologico in cui il significato di ‘massificazione’ passa attraverso il ‘silenzio’ e il ‘congelamento’ che proprio la massificazione impone, laddove il valore dell’’essere protagonisti’ si scontra nel controsenso che la civiltà dell’immagine vuole imporre all’’unicità’ come unico distinguo dagli altri. Essere tutti protagonisti rende quindi ‘muti, sordi e immobili’ e, in definitiva, tutti anonimi”.

 

E il 2010 è un anno indimenticabile anche per il cortometraggio dal titolo “Salva come Amore”. Come e perché nasce questo progetto?

“’Salva come amore’ è un piccolo affresco che cerca di sintetizzare in sette minuti il conflitto tra razionalità e irrazionalità tipico delle passioni amorose. Il suo mondo è un mondo dell’’essere gettato’ che si rivela nella sua bruta opacità, invalidando ogni iniziativa progettuale. Così il significato si ritira dalla realtà e tutto appare come fonte di un dolore assoluto quanto insensato. Desertificazione, cristallizzazione del significato che si manifesta nell’ordine del tempo in una continua invasione del passato nel presente e in quello dello spazio. Lo spazio di ‘Salva come Amore’ è uno spazio ristretto, angusto e chiuso. Uno spazio abitato dalla morte e da una colpa opprimente. Dalla disperazione per lo sprofondarsi nel nulla. Nella perdita di tutto”.

Parliamo, adesso, un po’ di te. Che libri ami leggere?

“Amo leggere e adoro i classici, ma tuttavia compro anche libri di autori emergenti e fuori dal mercato dell’editoria che va per la maggiore”.

Che film preferisci guardare?

Il cinema dei grandi registi come Kubrick, Eastwood, Coppola, Scorsese. Ma sono aperta anche al nuovo”.

Cosa pensi della politica?

“Lascio la politica ai politicanti”.

E dei giovani?

“Adoro il profumo dello spirito giovane, anche quando si manifesta in chi conosce già diverse primavere”.

C’è un posto dove non sei mai stata e vorresti andare?

“Nell’aldilà con un biglietto di ritorno”.

Di cosa hai paura?

“Della decadenza fisica”.

Qual è stato il tuo più grande successo come persona?

“Vivere la mia vita a modo mio”.

E il tuo più grande fallimento?

“Nessun fallimento, non perché non ce ne siano stati ma perché ciò che ho appreso dai fallimenti non avrei potuto apprendere dai più grandi Maestri. Nulla di più ci permette di crescere, è capire questa strana cosa chiamata vita”.

Se la tua vita fosse un film, chi vorresti che fosse a dirigerlo? 

“La Canticumvideo”.

MICHELE BRUCCHERI