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“VITE PARALLELE”: IL VIAGGIO INTROSPETTIVO DI GENNARO DI VICINO

“VITE PARALLELE”: IL VIAGGIO INTROSPETTIVO DI GENNARO DI VICINO

lug 12 2010

Michele Bruccheri intervista il cantautore partenopeo che ama la Sicilia. Recentemente, questo geologo con la passione per la musica ha pubblicato il suo secondo cd. Contiene dieci brani scritti tutti da lui

 

 

 
 Gennaro Di Vicino

Espressione sveglia e disinvolta, dallo sguardo acuto e dal sorriso che splende. Di primo acchito, guardandolo, ti colpiscono questi dettagli del suo viso. Gennaro Di Vicino, geologo napoletano, ma siciliano d’adozione, è un geologo con la travolgente passione per il canto e per la musica. Nelle scorse settimane ha “partorito” un cd interessante, maestoso e succulento.

 

“Vite parallele” è un progetto discografico serio e convincente, dalla bella copertina. Dieci canzoni di cui è autore dei testi e delle musiche, coinvolgenti e delicate insieme. Sfoglio il libretto interno, arricchito delle sue foto, e leggo le parole dei brani. Le trovo poetiche e graffianti, ironiche e mature.

 

Gennaro Di Vicino, direi cosmopolita, è consulente in geologia ambientale presso una multinazionale americana con sede a Milano. Dimostra enormi doti interpretative, nonché musicali e canore. Un artista eccellente di cui sentiremo parlare a lungo e positivamente. Eccolo, intanto, al microfono de “La Voce del Nisseno” per questa intervista nella versione online del nostro periodico d’informazione.

 

“Vite parallele” è la tua seconda fatica discografica, pubblicata nei giorni scorsi. Comprende dieci brani. Qual è il filo conduttore?

“Il filo conduttore dell’album è il racconto di un viaggio introspettivo iniziato in un momento molto particolare della mia vita e la mia necessità di confrontarmi con essa. E’ un album in cui parlo molto di me stesso e delle esperienze che ho vissuto”.

 

Chi sono stati i tuoi più stretti collaboratori al progetto musicale?

“In primis Tony Canto, al quale mi sono rivolto sia per cominciare le prime registrazioni del cd sia perché curasse la direzione artistica dell’intero progetto. Fondamentale è stata anche la collaborazione di Toti Denaro che ha arrangiato quattro brani”.

 

Il tuo singolo “Buongiorno signorina” è andato in rotazione nelle radio. Qual è stata la reazione del pubblico?

“In realtà il brano è stato mandato in onda due volte all’interno della trasmissione Demo, su Radio Rai 1. Direi che, anche nel suo piccolo, ha riscosso un notevole successo ed estremamente positivi sono stati i commenti rilasciati da chi ha condotto la puntata”.

 

Questo lavoro discografico è preliminare ad una tournée?

“Stiamo lavorando perché questo possa accadere. Per ora non è prevista una vera e propria tournée, ma a partire dall’ultima settimana di agosto, qualcosa si dovrebbe muovere”.

 

Cinque anni addietro hai inciso l’album “Il pagliaccio”. Quali sono le differenze rispetto al tuo recente cd musicale?

“Di sicuro ‘Vite parallele’ è un lavoro molto più maturo, un ‘luogo musicale’ dove mi sono divertito a sperimentare. Sempre restando nell’ambito del pop, ho viaggiato tra l’hip-hop su base chill-out di ‘Odore della notte’, al pop rock di ‘Io sono fatto così!’ passando dalla bossanova di ‘Rimani un attimo’ fino ad arrivare al gospel di ‘Note per un angelo’. Benché poi nei brani si parla di me, credo di poter dire che anche i testi parlano di storie e vicende molto diverse tra loro. Contrariamente a ‘Il pagliaccio’ che è stato un cd volutamente monotematico, almeno per quanto riguarda i contenuti dei testi”.

 

Quando nasci artisticamente parlando?

“Artisticamente sembra di nascere ogni volta. Tutto quello che di nuovo sperimento, sembra quasi che mi allontani da ciò che ho fatto in precedenza e mi sento rinnovato. Ma se proprio bisogna scegliere una data, credo di poterla individuare in un periodo fine anni Ottanta”.

 

Ricordi la tua prima canzone interpretata?

“La prima esibizione in pubblico in assoluto credo sia avvenuta alla fine degli anni Ottanta, appunto. Era una serata piovosa. L’emozione fu enorme. Il primo brano in assoluto fu ‘La donna cannone’ di Francesco De Gregori”.

 

Ti sei esibito sovente nelle piazze e nei teatri, nei palazzetti dello sport… Cosa si prova, emotivamente, prima di un concerto?

“Direi paura! Non ricordo più i testi dei miei brani e mi dico sempre ‘ma chi me l’ha fatto fare di essere qui?!’. Poi, dopo gli applausi e la performance, mi viene voglia di non scendere più dal palco”.

 

Tu sei napoletano ma siciliano d’adozione. Quali sono i punti di forza dell’essere partenopeo e dell’essere siciliano d’adozione e, viceversa, quali sono i punti deboli, secondo la tua ottica?

“Al momento non riesco a vedere punti deboli, ma solo punti di forza. Vivere in Sicilia mi ha dato la possibilità di completare, chiamiamola così, la mia personalità meridionale. La vivo come un arricchimento personale e culturale. A parte gli anni milanesi, ho sempre vissuto al Sud, in varie località della Campania e, fino al 2001, il Sud per me era rappresentato dalla mia regione d’origine. La Sicilia ha rappresentato per me il Sud vissuto ‘al confine’, al limite tra il mare e l’infinito. Qui il senso di calma della natura trova il suo massimo compimento”.

 

Mi risulta che il periodo siciliano che va dal 2001 a due anni addietro sia stato molto importante e fecondo, dove sei cresciuto sensibilmente come musicista ed autore. E’ vero?

“Si, credo sia proprio così. Forse per una serie di motivazioni. Questo è stato il periodo in cui ho conosciuto personalmente grandi musicisti della musica italiana e il confrontarmi con loro mi è servito molto. E poi sono stato aiutato da un modo di sentire la musica in maniera differente, una maturazione prettamente interiore, forse dovuto all’ascolto più attento di tantissimi generi di musica”.

 

Tre anni fa, assieme a Charley Fazio, hai fondato VEtna. Cos’è?

“E’ un progetto artistico nato così per gioco che si propone di diventare una magnifica realtà nel futuro. Abbiamo prodotto filmati per molto artisti e organizzato eventi musicali. Ci sono alcuni sogni nel cassetto, ma come tutti i sogni prima che si realizzano, è bene non svelarne i segreti per ora”.

 

Mi parli del videoclip “Falso movimento”?

“Io e Charley avevamo scritto e filmato un’intervista a Tony Canto al quale era piaciuta molto per la sua semplicità. Per questo motivo ci ha chiesto di scrivere la sceneggiatura e la regia del videoclip del brano che ha interpretato con Mario Venuti. E’ stata davvero una fantastica esperienza; io e Charley ci siamo divertiti a studiare la sceneggiatura, abbiamo organizzato tutto in pochissimi giorni. Il video è stato girato in poche ore. Non pensavamo di riuscirci così bene, ma devo dire che il risultato è stato ottimo”.

 

Gennaro, abitualmente che genere di musica preferisci ascoltare?

“Pop, Pop-Rock, Chill-Out e musica d’autore”.

 

Cosa pensi del festival canoro di Sanremo?

“Un’ottima vetrina per pubblicizzare e rendere visibile la propria immagine, ma scarsa di veri contenuti musicali”.

 

Sei geologo e sicuramente ami leggere. Che tipo di libri?

“I romanzi, più di tutto. Mi appassionano molto anche le riviste scientifiche”.

 

Quali sono le tue principali qualità umane e quali sono invece, se ci sono ovviamente, i tuoi peggiori difetti caratteriali?

“Di solito, delle mie qualità personali, mi diverto a lasciar parlare gli altri. Credo di poter dire che sono un discreto ascoltatore e una persona che, se ci crede davvero, non si arrende mai. Difetti? Sono un po’ suscettibile e rancoroso, credo. Basta così, altrimenti mi faccio una pessima pubblicità!”.

 

A quali valori o ideali credi strenuamente?

“Credo nella Verità e nella Giustizia”.

 

Come trascorri il tuo tempo libero?

“Quando sono in treno o in aereo amo leggere, a casa lavoro molto con il pc. Altrimenti mi piace molto stare coi veri amici”.

 

A conclusione di questa intervista, quale messaggio lanci nell’etere?

“Credo nei sogni e non li abbandono, ma sono consapevole che prima di tutto viene la vita e la realtà quotidiana. Se impariamo ad apprezzare quello che abbiamo e a darne la giusta importanza, capiremo che la vita non è un sogno da realizzare, ma un presente da godere! A buon intenditore, poche parole!”.

 

MICHELE BRUCCHERI