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“FOTOGRAFIE DI PAROLE” PER RACCONTARE ANCHE SE STESSI

“FOTOGRAFIE DI PAROLE” PER RACCONTARE ANCHE SE STESSI

nov 01 2010

Michele Bruccheri intervista Daniela Vellani che ha di recente pubblicato un libro di poesie. La docente partenopea vuole narrare la storia di Napoli attraverso la “voce” degli scugnizzi

 

 
 Daniela Vellani

A distanza di un anno, torno ad intervistare Daniela Vellani. Una brava docente partenopea con la divorante passione per la poesia. Nelle scorse settimane ha pubblicato “Fotografie di parole”. Un volume di vibrante lirismo che è metafora del suo ricco e variegato universo interiore. Sono scatti di emozioni, sentimenti, sapori. Versi scritti con eleganza ed arguzia. Una forma di straordinaria condivisione di stati d’animo e di esperienze. Un modo per raccontare anche se stessi attraverso le parole che sono preziose, incisive e vere istantanee.

 

Possiede la rara capacità innata di cogliere immediatamente la bellezza di una situazione, di un volto, di un paesaggio. Un’autrice capace di scavare con grande abilità nelle latebre oscure dell’animo umano. Ma nel suo cassetto c’è pure l’ambizioso progetto di raccontare la sua Napoli tramite la “voce” degli scugnizzi. Interloquire con lei è sempre un momento piacevole ed edificante. Ecco il resoconto del nostro dialogo per la versione on line de “La Voce del Nisseno”.  

 

Nelle scorse settimane hai pubblicato un libro di poesie. Ce ne parli?
“Sì, certo. Ho pubblicato recentemente questo libro. Si tratta di una raccolta di testi che ho scritto negli ultimi due anni. L’ho intitolata ‘Fotografie di parole’ perché, più che di poesie, si tratta di momenti che ho voluto impressionare, come fa il fotografo quando cattura col suo flash scene di vita, o come fa l’artista con i colori, mentre cerca di riportare sulla tela gli scenari che osserva avidamente”.

Il volume quante liriche comprende?
“Centododici”.

Qual è il filo conduttore?
“La natura e le sue diverse sfaccettature che diventano la metafora della mia intensa vita interiore. Devo dire che un elemento ricorrente è il mare”.

Dove l’hai presentato e quali sono i prossimi appuntamenti in calendario?
“L’ho presentato nella vetrina online del miolibro it., sul Facebook e sul Myspace. Ho intenzione di fare una ristampa a breve termine. Non appena sarà pronta la presenterò in alcuni centri culturali della zona e te lo farò sapere. La pubblicazione è nata dalla voglia di comunicare e condividere con persone sensibili sensazioni, emozioni ed esperienze. Molte persone che apprezzano i miei testi, mi hanno incoraggiata a farlo. Così ho voluto sperimentare quest’esperienza che non è assolutamente a scopo di lucro”.

Chi legge la poetica di Daniela Vellani? Puoi tratteggiare un rapido identikit del tuo lettore?
“Non posso fare un identikit del mio lettore. Ho ricevuto apprezzamenti da persone completamente diverse tra di loro, per personalità, professione, età. Leggono i miei testi, ad esempio, insegnanti, poeti, casalinghe, medici, musicisti, farmacisti, negozianti, impiegati, studenti… Sono molto richiesti anche dai miei alunni. Credo che ciò che accomuni queste persone, indipendentemente dalla professione e dall’età, sia la sensibilità e la capacità di provare emozioni”.

Tu riesci sapientemente a dipingere con le parole. C’è stato mai un evento che ti ha, come dire, frenato creativamente, cioè ti ha impedito a “fotografare con le parole”?
“Ci sono stati momenti in cui l’ispirazione mi è venuta meno, o meglio non ho provato l’impulso a scrivere. Non parlerei di eventi, ma di periodi in cui sono stata particolarmente coinvolta dal lavoro con riunioni, programmazioni, corsi di aggiornamento e così il lato freddo e professionale di me ha preso il sopravvento. Gli eventi invece, belli, brutti, dolorosi e angoscianti, la scoperta di posti
diversi, di città, di luoghi naturali m’ispirano tantissimo. E’ allora che una forza irrefrenabile mi spinge quasi automaticamente a scrivere”.

Qual è usualmente il tuo stato d’animo prima di scrivere una lirica?
“Mi viene improvvisamente un impulso, come una specie di ansia che placo scrivendo velocemente, ovunque mi trovi: scuola, treno, sala d’attesa di un medico, centro commerciale, auto, aereo, nave, spiaggia, bosco, ogni ambiente di casa, anche la stanza da bagno, chiesa, strada…Uno dei testi riportati nel libro, ‘Harem’, l’ho concepito mentre facevo la doccia. Uscita dalla cabina, ancora bagnata, lo scrissi in pochi minuti”.

Come ci si sente dopo aver scritto una poesia?
“Soddisfatta e insoddisfatta. Sicuramente rilassata. Sto bene con me stessa e sento il desiderio di scrivere ancora”.

Secondo te, i migliori versi si scrivono quando si è tristi o quando si è felici?
“Sicuramente quando si è tristi, addolorati, angosciati. Naturalmente anche i pochi momenti di felicità ispirano. Ma il dolore, la tristezza, la malinconia, la nostalgia, sono grandi ispiratori”.

Un tuo progetto editoriale tanto importante quanto ambizioso riguarda la storia di Napoli, la tua città, raccontata però da scugnizzi. A che punto sei con questo lodevole progetto culturale?
“Si tratta di un testo che sto scrivendo per la scuola. Ho intenzione di realizzare un progetto musicale insieme ad una collega musicista. Per avvicinare gli alunni alla storia della loro città, ho pensato di farlo attraverso il racconto degli scugnizzi, da quelli ‘greci’ fino agli odierni. I ragazzini e i narratori, attraverso battute ironiche, frasi in latino maccheronico tradotte in napoletano, filastrocche in rima, canti e balli, faranno un excursus storico, attraversando i momenti salienti della città partenopea. Si parlerà ad esempio della leggenda di Partenope, della fondazione della città da parte dei Greci, della presenza romana, del periodo medievale, degli Svevi, degli Angioini, di Masaniello,dei Borboni, della Repubblica partenopea, dei Savoia, delle Guerre Mondiali, della presenza americana, della camorra. Ho quasi ultimato la stesura del copione, che potrà subire dei
cambiamenti in itinere, se dovessero esserci proposte interessanti da parte degli alunni coinvolti”.

So che è pronto un tuo libro autobiografico sulla scuola. Quando lo pubblichi?
“Il libro è prontissimo. S’intitola ‘Mamma, esiste una scuola per me’. Uscirà a breve scadenza e naturalmente sarai subito avvisato. In quel libro c’è la mia vita, quella dei miei figli, dei miei alunni. Per questo ci tengo particolarmente. E’ scritto in modo spontaneo… E’ un ‘libro aperto’ della mia vita di madre ed insegnante, in cui metto a nudo esperienze, errori e successi. Ho cercato, inoltre, di trattare tutti gli aspetti della scuola: attività, metodologie, bullismo, integrazione di alunni diversamente abili, inserimento di stranieri ed extracomunitari, teatro, musica, creatività e pensiero
divergente, psicomotricità, viaggi di istruzione, prove d’esame e INVALSI, valutazione ed altro…”. 

Qual è stato il giorno più bello della tua vita?
“Questa domanda per me è molto imbarazzante. Non so. Potrei risponderti il giorno del matrimonio, ma ero molto indaffarata e confusa per viverlo pienamente. Potrei dirti quando è nata mia figlia Roberta o quando è nato mio figlio Luigi. Anche allora ero frastornata per poter assaporare pienamente la bellezza di quei vissuti. Forse il giorno della laurea, coronamento di anni di studio, il giorno in cui la mia autostima fino ad allora molto bassa, incominciò a crescere, giorno in cui regalai una grande soddisfazione ai miei genitori. Li resi veramente felici e la loro felicità rese anche me felice”.

Diametralmente opposto, qual è stato invece il giorno più brutto della tua esistenza?
“Bella domanda anche questa. Sicuramente il giorno in cui persi mio padre è stato uno dei più brutti della mia esistenza”.

Qual è, a tuo parere, la migliore qualità morale che possiedi?
“La spontaneità”.

Qual è, se c’è, ovviamente, il tuo peggior difetto caratteriale?
“La spontaneità”.

Che cosa ti rende felice?
“Il sorriso di un bambino”.

Di cosai hai paura, abitualmente?
“Del futuro dei miei figli”.

Qual è l’errore che ti riconosci?
“Agire d’impulso senza riflettere, spinta dall’emozione. Ah quanti errori ho commesso! Ne pago le conseguenze, ma persevero… Non imparo mai e continuo ad errare…: ‘errare humanum est, sed perseverare diabolicum’. Io sono diabolica!”.


Qual è il tuo regista preferito e perché?
“Stanley Kubrick. I suoi film, pur presentando una grande varietà di tematiche, sono affascinanti, ti entrano nell’anima, toccano le nostre paure nascoste e i nostri desideri, stimolano la fantasia, ti lasciano strascichi di pensieri: ‘Odissea nello spazio’, con le sue scene affascinati e futuristiche
accompagnate da musiche eterne; ‘Shining’ con le sue atmosfere inquietanti che mettono a nudo la psiche. Ho indicato istintivamente Kubrick, ma non posso non citare altri grandi registi come Federico Fellini, Claude Lelouch, Milos Forman”.

Chi sono i tuoi attori cinematografici prediletti?
“Jack Nicholson, Robert De Niro, Meryl Streep, Dustin Hoffman”.

Qual è il tuo personale bilancio in merito a quest’anno?
“E’ stato un anno molto ‘movimentato’. Ho vissuto momento belli e ricchi di soddisfazioni sul piano professionale, familiare e delle amicizie. Ma ho vissuto anche molti momenti deludenti di quelli che ti corazzano, ti mettono alla prova e ti fanno crescere. Nella vita non si finisce mai d’imparare. Le esperienze belle, brutte, traumatiche ti arricchiscono e sono mattoncini che pian piano erigono il palazzo della tua esistenza. Questo è stato un anno pieno di mattoncini. Il palazzo è cresciuto di qualche piano”.

 

MICHELE BRUCCHERI