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IL LIBRO FOTOGRAFICO DI LISA BERNARDINI PER COSTRUIRE IL POZZO DELLA SOLIDARIETA’

IL LIBRO FOTOGRAFICO DI LISA BERNARDINI PER COSTRUIRE IL POZZO DELLA SOLIDARIETA’

dic 01 2010

Michele Bruccheri intervista l’autrice di “Ethiopia Inside – Fotografre Attraverso”. I proventi verranno devoluti in beneficenza. Al nostro microfono anche Simona Mastrangelo

 

 
 Lisa Bernardini e Michele Bruccheri

Sono foto che graffiano l’anima. Sono foto che danno una sonora sberla alla nostra coscienza. Sono foto che parlano. Sono le fotografie di Lisa Bernardini pubblicate nel libro “Ethiopia Inside – Fotografare Attraverso” (edito dalla Onirica Edizioni di Milano). Un viaggio introspettivo, un viaggio alla ricerca di se stessi attraverso gli altri. Un sorso di vita. Cento pagine che narrano sapientemente un popolo, un lembo di terra africana. Le sue straordinarie bellezze, ma anche i suoi aspetti più tristi. Un volume che canta a squarciagola la speranza. E la realizzazione del sogno passa dall’acquisto di questo splendido reportage in bianco e nero della fotografa romana, di origine toscana.

 

I proventi verranno devoluti interamente in favore delle suore missionarie di Madre Rubatto che si occupano dell’istruzione dei bambini etiopi. Nella fattispecie, urge la costruzione di un pozzo d’acqua a Jijiga, nella scuola dove insegnano ad oltre mille persone. Un progetto concreto di solidarietà, importante e di enorme valenza sociale. Lisa Bernardini racconta l’essenziale in questa lunga intervista per la versione online del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”. Abbiamo anche interpellato Simona Mastrangelo che nei mesi scorsi ha dedicato un mese della sua vita a quel popolo bisognoso di uno sguardo attento e di una mano calda. Si potrà costruire quel pozzo d’acqua soltanto se riusciremo, tutti, coralmente, ad edificare il “ponte” che collega i nostri cuori a quelli di quei bimbi che magistralmente la fotografia di Lisa Bernardini descrive e racconta.      

 

E’ stato appena pubblicato un libro fotografico a tua firma intitolato “Ethiopia Inside – Fotografare Attraverso”. Come nasce questo progetto editoriale?

“’Ethiopia Inside – Fotografare Attraverso’, edito dalla Onirica Edizioni nella sua collana ‘I Desideri’, è un volume-catalogo che accompagna la mia attuale mostra itinerante italiana che si chiama nello stesso modo del libro. Questo progetto editoriale nasce in itinere durante il mio ultimo viaggio africano del dicembre scorso. Precisamente, in quella parte del corno d’Africa, l’Etiopia appunto, di cui mi sono pazzamente innamorata e che tornerò prestissimo a visitare, sebbene quest’anno mi dirigerò al nord rispetto al tragitto invece già fatto a dicembre, il quale era esclusivamente verso il sud di quel Paese. Mi ha talmente rapito nel cuore  ciò che ho visto che mi sono riportata in Italia la presenza invisibile di quei volti, l’eco lontano degli scenari ‘respirati’ con gli occhi e la luce delle ‘voci’ toccate con mano. Mi sono detta: ‘Devo fare qualcosa per questa gente meravigliosa; devo far vedere la grande  ricchezza umana, nonostante la triste povertà materiale, di questi posti lontani dal mondo occidentale, e devo provare a descrivere, a chi questi posti non avrà mai la fortuna di visitarli, la magia dell’attimo temporale che in questa parte di mondo sembra non essere lo stesso a cui siamo abituati nelle nostre vite frenetiche nel West’. In Africa (Ryszard Kapuściński docet) il tempo ha davvero un ritmo proprio, rallentato, che sembra vivere di leggi proprie ed avere radici sperdute nella memoria degli avi”.

 

I proventi del volume verranno devoluti in beneficenza. A chi e perché?

“Sì, Michele, le vendite di questo volume saranno date da me completamente in beneficenza ad un progetto che ho scelto di sposare al mio ritorno da quel viaggio, dopo aver parlato con il Centro Missionario Romano e, precisamente, con il suo responsabile, l’encomiabile ed infaticabile don Michele Caiafa. Io ci tenevo a sposare un progetto etiope e non un progetto qualunque. Le foto che avevo fatto provenivano da quella terra difficile e bellissima. E l’aiuto che avrei voluto contribuire a dare con le mie immagini doveva ritornare lì dove avevo lasciato il mio cuore e visto il loro. Il nome delle suore cappuccine di Madre Rubatto mi è stato segnalato a San Giovanni in Laterano, in Roma; le ho contattate subito attraverso la loro sede generale dell’Urbe. Ho esposto la mia idea e il mio grande desiderio di aiutare una loro mission. Tra delle alternative che mi sono state proposte, ho scelto la costruzione di un pozzo d’acqua a Jijiga, in una scuola di bambini (scuola San Giuseppe) dove le suore missionarie di Madre Rubatto si occupano dell’insegnamento, senza distinzione di religione, razza e tribù, rivolto a ben 1200 studenti dai 4 ai 18 anni. La costruzione di questo pozzo è urgente”.

 
 Michele Bruccheri e Simona Mastrangelo

 

Cosa ricordi di quell’esperienza umana e professionale etiope del dicembre dell’anno scorso?

“Questo viaggio mi ha cambiato la vita, Michele! E non esagero. Professionalmente,  mi ha messo a dura prova con l’abilità sul campo nei ritratti di strada; umanamente, mi ha così scardinato tutte le mie certezze, che tornata da quel viaggio non sono stata più la stessa. L’Etiopia del sud è veramente ancora molto selvaggia e con scenari fuori dal tempo, soprattutto fra alcune popolazioni primitive che si possono visitare (alcune sono tra le più primitive di tutta l’Africa, come i Mursi). Le strade sono praticamente inesistenti, mentre le difficoltà igieniche presenti ad ogni angolo. Zanzare malariche, comodità quasi inesistenti (perlomeno nel tragitto che ho scelto io di fare), difficoltà di avere la luce elettrica e l’acqua per lavarsi, comunicazioni telefoniche con il resto del mondo almeno per me completamente cessate (il  telefonino mi aveva già abbandonato ad Addis Abeba, tappa di partenza del viaggio). Insomma, ho vissuto sulla mia pelle un isolamento coatto e soprattutto imprevisto rispetto ad una quotidianità a cui ero abituata. Dentro di me, si sono iniziati ad amplificare ricordi, voci, profumi, nomi che avevo lasciato in Italia. Il Sogno si è iniziato a mescolare con la Realtà man mano che passavano i giorni. L’Occidente è iniziato a sbiadire per tutto, eccetto che per delle presenze umane che continuavano a mancarmi e che avrei invece voluto con me. Tornata in Italia, mi sono sentita subito ‘strana’. Confesso di aver girato spesso con gli aerei, di aver visitato posti vicini e lontani, di averne goduto appieno le meraviglie e le emozioni nate. Ogni volta, però,  sono sempre stata felice di tornare a casa, nonostante io ami davvero viaggiare…”.

 

Mentre al rientro dall’Africa cosa hai provato?

“Stavolta è stato diverso. Il mal d’Africa mi ha perseguitato da subito. Fuori e dentro di me, mi sono scoperta che non ero più in grado di adattarmi facilmente a regole, condizioni ed esigenze che la vita occidentale inevitabilmente porta con sé: i diktat della Civiltà, in poche parole. Dove stavano i miei spazi infiniti? Dove quegli occhi che mi hanno attraversato l’anima? Dove quei loro sorrisi e quelle loro lacrime? Erano rimasti indelebili dentro, nel profondo delle mie emozioni e delle mie ‘visioni’ in bianco e nero (così chiamo, usando il termine ‘visioni’, tutte le emozioni sensoriali che riporto da ogni viaggio: siano essere tattili, visive o auditive)”.

 

Hai accennato prima che nei prossimi giorni riparti per l’Etiopia. Esattamente quando?

“Sì. Esattamente il 22 dicembre. Tornerò il 10 gennaio e, rispetto allo scorso anno, avrò modo di festeggiare ad Addis Abeba non solo il nostro Natale, ma anche il loro, che cade il 7 gennaio”.

 

Cosa farai in quel lembo di terra africana?

“Ogni viaggio che ormai organizzo è in funzione del mio amore per la Fotografia di strada. Questo faccio, durante i viaggi. Scatto fotografie (mentre finisce di pronunciare la parola, sorride di cuore e si capisce immediatamente dagli occhi che ama tanto guardare il mondo attraverso la sua reflex; anzi, non ne può fare a meno, ndr). Il tragitto è al nord, alla ricerca di voli pellegrini e di atmosfere storiche. Preferisco non dire adesso le varie tappe che farò, anche perché voglio siano una sorpresa per chi vedrà le mie fotografie una volta tornata dal viaggio”.

 

 
 Una foto di Lisa Bernardini

Con chi ci andrai?

“Io, mio figlio di 12 anni e mio marito che si occuperà di seguirlo nel durante. Io, quando faccio foto, mi dimentico di tutto ciò che mi circonda e penso solo a scattare. Ovviamente, un bambino deve essere seguito sempre e in questo caso lo è dal padre; la mia amica Simona, un’altra che si chiama Gabriella – è etiope - ed altre persone (altri due locali) che faremo salire in jeep ad Addis Abeba, punto di partenza di tutto il nostro viaggio, rispettivamente autista e guida. In forse al momento un’altra presenza umana che vive ad Addis e che oramai è come una  nostra amica, visto che già l’anno scorso ci ha deliziati della sua presenza. E’ soprannominata China Attak. Sarebbe troppo lungo spiegare perché’, ma vi assicuro che il motivo di questo nick è esilarante (risata fragorosa e sincera, ndr)”.

 

Ne approfitto per porre qualche domanda anche a Simona Mastrangelo. A settembre, per un mese, sei stata in l’Etiopia, in missione umanitaria. Come ricordi questa straordinaria esperienza umana?

“La decisione di fare volontariato in Etiopia è nata da un viaggio di piacere fatto un anno fa. Sono stata molto colpita da questo Paese, dagli spazi immensi, dai colori e profumi che ti entrano nell’anima e non vanno più via, ma soprattutto sono stata affascinata dal popolo etiope. Ho incontrato delle persone dall’animo profondo e da un umanità quasi surreale. Se pensiamo che per loro ogni giorno è una lotta per la sopravvivenza! C’è molta povertà, ma nonostante questo è un popolo molto dignitoso e fiero del loro Paese, considerato la ‘culla dell’umanità’”.

 

Hai sentito, Simona, che la tua coscienza veniva interpellata?

“Sì. Ed ho preso la decisione di ritornare in Etiopia, ma questa volta non per una vacanza. Sentivo dentro di me il bisogno di fare qualcosa, di rendermi utile, di dare un contributo, nel mio piccolo, alla popolazione etiope. Il volontariato è un’esperienza molto forte. Si è a contatto con delle realtà totalmente diverse dalla nostra quotidianità, ma nonostante le dure realtà che si possano incontrare, penso che mettersi a disposizione per aiutare il prossimo sia la gioia più grande che si possa provare”.

 

Sei stata in una scuola, vero?

“Cosi decisi di andare, infatti, in una scuola di Addis Abeba gestita dalle Suore Missionarie di Madre Rubatto. E’ un ordine cattolico piccolo, ma grande è il loro impegno e il loro cuore. Per i ragazzi danno il massimo fino allo stremo delle loro forze. Sono orgogliosa di averle conosciute. Nonostante fossi alla prima esperienza di volontariato e non avendo una particolare specializzazione, non ho potuto dare il massimo di quello che avrei voluto. Ma sono sicura che con la mia presenza ho trasmesso gioia ai bambini che ho conosciuto. Il fatto di essere lì, scattare foto, fare piccoli giochi insieme senza nessuna distinzione, né di colore, né di ceto sociale, senza pensare a chi siamo e da dove veniamo, il semplice fatto di stare lì insieme e vivere quegli attimi intensi dove quello che conta è solo il rapporto umano è un’esperienza forte e coinvolgente”.

 

Cosa ti hanno trasmesso quei bimbi?

“Mi hanno trasmesso la gioia di vivere. Tutti i bambini che ho incontrato, ognuno con un bagaglio di sofferenza diverso l’uno dall’altro, hanno un unico denominatore: la gioia di vivere, nonostante tutto”.

 

Simona, un’ultima domanda. Mi parli più dettagliatamente della scuola di Jijiga?

“Sono andata nella scuola di Jijiga, che si trova a circa cento chilometri dal confine con la Somalia. Lì abbiamo una realtà ancora più dura, data la forte presenza di musulmani. Nonostante le varie ostilità, le Suore Missionarie sono riuscite a superare gli ostacoli della loro differenza di credo. Nella scuola di Jijiga abbiamo l’esempio eclatante di come due culture religiose possano convivere pacificamente. Infatti ci sono anche bambini e ragazzi musulmani che frequentano la loro scuola, che ospita 1200 ragazzi: vanno dalla prima classe alla decima. Da noi in Italia, corrisponde dalla scuola materna fino alla terza media. C’è ancora tanto da fare lì. Se pensiamo che solo in una classe ci sono circa ottanta bambini, avrebbero bisogno di altre aule, un’infermeria per il primo soccorso e cosa fondamentale hanno bisogno di un pozzo per l’acqua, che purtroppo è un grandissimo problema che affligge l’Etiopia e il resto dell’Africa”.

 

Cosa ti porti dentro, Simona?

“Dopo questa esperienza bellissima, sono tornata in Italia più ricca. Sì, più ricca nell’animo. Si apprezzano di più le cose che si hanno, ti cambia la vita, ma soprattutto si torna con il mal d’Africa”.

 

Tornando al libro, Lisa, so che è arricchito da diversi interventi scritti. Ce ne parli?

“Il libro si apre con una introduzione del Centro Missionario Romano, seguita da una prefazione che mi hai scritto tu, caro Michele, una parte che ho scritto io di mio pugno per illustrare i tratti salienti di questo lavoro. Come intenzioni preliminari di viaggio, emozioni incontrate, risultati iconografici ottenuti, scelte varie inerenti a questa mia ultima fatica e dieci incursioni poetiche di Mariapia Giulivo, scrittrice e poetessa pugliese (e oramai  mia squisita amica), che ha donato con il cuore per questo progetto di beneficienza”.

 

Perché mi hai chiesto di scriverti la prefazione?

“Perché sei un ottimo giornalista (migliaia di interviste davvero, nella tua carriera, tra vip dello spettacolo, ma anche gente ordinaria, personalità del mondo della Cultura, del Lavoro, della Musica e quant’altro). Oramai sei da un po’ un grande amico e poi perché hai una sensibilità’ fuori dal comune. Come Mariapia, del resto. Pur essendo infatti coinvolti entrambi per motivi professionali in un periodo lavorativo e privato intenso, avete comunque generosamente detto subito ‘sì’ nel seguire questo mio sogno da realizzare del pozzo d’acqua da costruire con i proventi del mio libro. La stima che nutro nei tuoi riguardi, Michele, per tornare alla tua domanda, è così tanta che, soprattutto dopo averti conosciuto dal vivo ad una mia tappa di ‘Ethiopia Inside’ lo scorso agosto,  non avrei fatto scrivere a nessun altro la prefazione. Le foto tu le hai viste dal vivo e chi quindi meglio di te poteva descrivere i risultati di questo  mio lavoro anche come osservatore e non solo come autore della prefazione?”.

 

Hai detto che ci sono anche dieci poesie di MariaPia Giulivo: ce ne parli, brevemente?

“Di MariaPia, nel libro, ho voluto riportare comunque una brevissima biografia, ma per lei parlano ovviamente le sue liriche. Perché è una poetessa vera e vibrante. E come tutti i veri poeti, ha un talento viscerale con cui si presenta in prima persona al mondo e che regala generosamente al lettore. Sono dieci tra le più auliche voci della sua produzione inedita. Grazie ancora, Mariapia: ti mando un abbraccio grande dalle pagine de ‘La Voce del Nisseno’”.

 

Complessivamente, quante fotografie hai pubblicato nel tuo libro?

“Per contenere le spese vive a discapito dei ricavi - non dimentichiamo che la vendita del libro è per beneficienza e non volevamo eccedere con i costi di produzione -, abbiamo stampato un volume di 101 pagine, con poco più di ottanta immagini selezionate”.

 

So che presenterai questo volume a Torino. Esattamente quando e dove?

“Sì, esattamente a Torino. Il 2 dicembre presso la Società Fotografica Subalpina, fondata il 4 aprile 1899. E' il circolo più antico fra quelli esistenti in Italia ed il quarto nel mondo. Una cornice prestigiosa, che ringrazio di cuore per l’ospitalità e l’accoglienza calorosa alla mia persona e al mio progetto”.

 

Come è articolato il progetto artistico-culturale legato alla mostra itinerante “Ethiopia Inside”? Chi è interessato ad acquistare il libro, a chi si può rivolgere e come può ricevere il volume?

“La mostra è prenotabile (una offerta di prenotazione alla mission di Jijiga è gradita, ma non obbligatoria) da chiunque abbia spazi adeguati ad ospitare una exhibition in fine art che ha un costo economico elevato; sicuramente, servono quindi spazi in qualche modo custoditi e comunque non all’aperto, onde evitare danni alle fotografie. Il buon senso vale come criterio di scelta, non serve altro. La prenotazione avviene tramite richiesta scritta alla e-mail dell’associazione Occhio dell’Arte (occhiodellarte@tiscali.it), specificando il periodo di interesse, nonché il luogo dove si vorrebbe far esporre. Chi prima prenoterà, prima disporrà della mostra. Il libro omonimo accompagnerà sempre la esposizione, tutta rigorosamente in bianco e nero come è  nel mio stile, in maniera tale da poter essere venduto ai visitatori delle varie tappe italiane che la mostra itinerante coprirà. Il tutto ad oltranza, fino ad obiettivo finale  raggiunto. Il costo del libro è di solo dieci euro per permettere a tutti di comprarlo, così da rendere partecipi più persone possibili alla costruzione del pozzo a Jijiga. Ripeto che tutto andrà, totalmente, in beneficenza”.

 

E per l’acquisto del libro?

“Se non si riesce a visitare la mostra per qualsiasi ragione, il volume può comunque essere acquistato in ogni momento mandando relativa e-mail di acquisto a occhiodellarte@tiscali.it e scrivendo come oggetto ‘Acquisto Libro per Jijiga’, fornendo in detta e-mail i propri dati personali (nome, cognome, indirizzo, eventuale recapito telefonico, numero di copie che si vogliono acquistare). I nominativi degli acquirenti saranno fatti avere alla Curia generale delle Suore Cappuccine di Madre Rubatto che provvederà a spedire i libri all’indirizzo fornito dall’acquirente di turno, maggiorando il bollettino prepagato all’interno solo di 2,50 euro. Sono le spese di spedizione . Il totale complessivo quindi è di 12,50 euro. Altrimenti, il volume può essere prenotato tramite la Onirica Edizioni di Milano, che è la casa editrice dello stesso, la quale provvederà comunque a trasmettere i dati degli acquirenti al contatto e-mail dell’Occhio dell’Arte riportato sopra. Per concludere, di seguito tutti gli estremi diretti delle Suore Cappuccine:

Amici Missioni Cappuccine ‘Aiutiamo Promuovendo’  - A.M.C.A.P. Onlus

Sede legale: 24122 Bergamo – Piazza G. Matteotti, 20  

C.F. 95138390166 tel. (+39) 035/285858  -  fax (+39) 035/218555

Sede operativa:  c/o Centro Missioni di M. Rubatto - Suore Cappuccine

00197  Roma  -  Via Ulisse Aldrovandi 19  tel. 06-326957212  06-326957216

                       Fax 06.326957209 E.mail: piam@scmrubatto.org

10148   Torino - Via Caluso, 18 tel/fax (+39) 011/291.44.86

                      Reperibilità: lun - mer - ven  h  9,00 - 11,00 mar - gio  h 15,00 - 17,00

                      E-mail: cmissioni.rubatto@libero.it  Sito: www.scmrubatto.org

Ø c/c postale   n° 47669429 – Poste Italiane

                  IBAN: IT95 A076 0111 1000 0004 7669 429

Ø c/c bancario n° 23956 – Banca Popolare di Bergamo

                  IBAN:  IT65 D054 2811 1010 0000 0023 956

 

Qual è stata finora la risposta della gente al tuo racconto di immagini?

“Una risposta emotivamente molto buona: ricorrente è la parola ‘immagini che guardano dentro e penetrano’. Sono opinioni assolutamente in linea con il titolo che ho dato all’intero progetto, che  quindi  mi sembra sia stato compreso dai più”.

 

Lisa, cosa ti emoziona di più, in generale, della vita?

“L’Amore”.

 

Cosa ti fa perdere di più le staffe?

“L’indifferenza emotiva, l’arroganza, la cattiveria. In egual modo”.

 

Qual è stato il giorno più bello della tua vita?

“La nascita di mio figlio”.

 

C’è una persona alla quale sei grata?

“Sono grata a me stessa: mi sono sempre rialzata da terra. E ci sono caduta spesso”.

 

A parte il bianco e nero, qual è il tuo colore preferito e perché?

“Il rosso. Mi ricorda tutti i sentimenti passionali ed estremi”.

 

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

“’L’Oblio’ di Josephine Hart”.

 

Di cosa hai paura, generalmente?

“Del buio. E di non riuscire ad amarmi abbastanza, che è la base per poter amare gli altri in maniera sana. Insomma, ho il terrore di rimanere ‘geneticamente folle’ (forte risata, ndr)”.

 

Qual è il regalo più bello che hai ricevuto o vorresti ricevere?

“Il regalo più bello è il Sole che ho dentro: mi piacciono tutti i sogni che ancora abitano al suo interno, nonostante la vita abbia provato a spengerli. Cosa vorrei ricevere? Una morte illuminata e serena. Il più tardi possibile, però. Ho ancora troppe cose da fare in questa esistenza”.

 

Qual è il tuo sogno più grande ancora da realizzare?

“Diventare saggia”.

 

MICHELE BRUCCHERI