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MALDOLA RIGACCI, POETESSA E SCRITTRICE “CANTASTORIE”

MALDOLA RIGACCI, POETESSA E SCRITTRICE “CANTASTORIE”

feb 01 2011

L’artista di Firenze, al microfono di Michele Bruccheri, ha vinto il Fiorino d’argento e pubblicato un romanzo intitolato “Il rosso vino dei desideri”. In cantiere c’è un altro libro  

 

 

 
 Maldola Rigacci

Si definisce “cantastorie”. Maldola Rigacci, nata a Firenze dove risiede, è una scrittrice raffinata e una poetessa brillante. L’artista toscana, al microfono del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno” (versione on line), risponde con tempi televisivi alle domande per conoscerla di più e meglio. Ha dapprima frequentato il liceo classico fiorentino, poi ha conseguito la laurea in Storia della Chiesa nella facoltà di Lettere. “Ho fatto una carriera di insegnante di lettere alle medie - racconta al cronista -, girovagando per il Mugello e poi a Compiobbi”. Ha scritto oltre venti testi, nella fattispecie sceneggiature, per spettacoli per ragazzi. Riscuotendo un grande successo.

 

Anni addietro ha vinto un prezioso e importante premio: il Fiorino d’argento. Un paio di anni fa ha pubblicato un romanzo dal titolo “Il rosso vino dei desideri” e tra i suoi più ambiziosi progetti c’è un altro romanzo. Una scrittrice vulcanica e tenace che ama, tra l’altro, dipingere. Tra le sue esperienze c’è la pittura su stoffa e il decorativismo. Ama viaggiare e al cronista colpisce oltremodo questa dichiarazione che racchiude l’essenza di questa donna straordinaria: “Mi sono messa in pensione quando si ammalò mio marito, malattia che lo ha portato alla morte. Ho una figlia adottiva, che è uno splendore”.         

 

Su tutte, spiccano due grandi passioni nella tua vita: scrivere e dipingere. Partiamo dalla prima. Cosa ami scrivere, abitualmente?

“Scrivo di tutto. Ultimamente più poesia, perché ho molte incertezze sull'argomento del futuro romanzo”.

 

Scrivere copioni per spettacoli per ragazzi cosa significa?

“Scrivere copioni ha voluto dire discutere insieme ai ragazzi la storia, i personaggi e poi materialmente scrivere la sceneggiatura. Ne ho fatte almeno venti. Tutte con successo. Le ultime, ovviamente, anche per esperienza mia, con notevole successo. Mi fu proposto di tenere stabilmente un gruppo teatrale, ma non me la sono sentita”.

Parliamo dell’altra passione. Cosa dipingi e, soprattutto, perché?

“Ora non dipingo. Ho fatto soprattutto pittura su stoffa, decorativismo, per arredi o foulard. La pittura è un altro linguaggio, che esprime le mie fantasticherie e la passione per i colori”.

Nella scrittura come nella pittura c’è qualcuno che ti ha influenzato? Cioè, ti ispiri a qualche artista in particolare?

“Non mi ispiro a nessuno in particolare. Ho letto e visto tanto, che certo mi è rimasto dentro un discreto cocktail!”.

 

Sei stata docente di Lettere alle scuole medie. Quale identikit tracci dei giovani che hai conosciuto?

“Fondamentalmente i ragazzi, tutti e sempre, hanno un gran bisogno di punti saldi di riferimento, che contestino o no. Chiedono interesse e passione. I ragazzi degli ultimi anni sono stati fragilissimi.”.

 

Circa tre lustri addietro hai vinto un prestigioso premio: il Fiorino d’argento. Ci racconti come è nata la tua partecipazione?

“La partecipazione è nata in modo un po’ particolare. Io non ritenevo di essere all'altezza per partecipare, fra l'altro non avevo mai mandato nulla di mio a nessuno. Allora mio marito, raccolse una silloge e zitto zitto la mandò. Seppi tutto solo quando mi comunicarono la vincita. Uno svenimento! E da allora ho preso sul serio la scrittura. Cominciai a pubblicare su Liberodiscrivere e poi uscì un'antologia di alcuni di noi di Libero ‘Il volo dello Struffello’”.

Che cosa rappresenta, per te, la poesia?

“La poesia è un cancello che si spalanca su un mondo parallelo, un po’ misterioso, che vuole essere decifrato con un suo linguaggio”.

Un paio di anni fa è uscito il tuo romanzo dal titolo “Il rosso vino dei desideri”. Di cosa si tratta?

“’Il rosso vino dei desideri’ parla di una figlia (io) che non ha mai conosciuto il padre e non sa quasi nulla di lui. Troverà un grande uomo e una bella storia da raccontare. E' la storia di una ricerca nel tempo e nello spazio”.

 

Dove l’hai presentato? Come hanno reagito i lettori? E come si è espressa la stampa?

“L'ho presentato a Cavriglia e a Firenze. Chi lo ha letto l'ha trovato molto piacevole. La stampa, caro Michele… Beh, non ho di questi allori!”.

E’ vero che vorresti scrivere un altro romanzo? Quale storia vorresti raccontare?

“Mi verrebbe di raccontare la storia dell'adozione di mia figlia che fu una vera avventura. Ma vorrei non ricadere troppo sull'autobiografico”.

Ti senti più scrittrice o poetessa? E perché?

“Più scrittrice, perché la mia vera natura è quella della cantastorie”.

 

Un’altra tua grande passione è viaggiare per il mondo. Qual è il suo significato più profondo?

“Viaggiare è curiosità, libertà, andare a caccia di un'altra dimensione mia”.

Due persone importanti, nella tua vita, sono tuo marito (morto per malattia) e tua figlia adottiva. Mi piacerebbe che tu dessi “voce” ai tuoi sentimenti… Ti va?

“Mio marito è stato il Grande Amore: padre, fratello, amico, amante, me stessa. Mia figlia è l'altro amore, duramente conquistato, al di là del sangue, più importante del sangue”.

 

Credi in Dio?

“Credo in Dio”.

Quali sono i valori ai quali credi ciecamente?

“L'amore, tutto il resto è conseguenza...”.

Cosa pensi di Roberto Benigni?

“Benigni è un geniaccio, un guitto di grandissimo talento, uno spirito libero. Come regista mi fermerei a ‘La vita è bella’”.

Elencami tre aggettivi per definirti?

“Sognatrice, solidale, fragile-forte”.

 

Generalmente che musica preferisci ascoltare?

“Non ho un genere prediletto; se è bella va bene, non jazz!”.

Chi sono i tuoi scrittori prediletti e perché?

“Isabel Allende, Oriana Fallaci, Piero Citati. Trovo sempre in loro stile da vendere e molta sostanza e un modo di sentire comune”.

Quali sono gli altri tuoi interessi?

“Andare al cinema, la cucina e poi via a seconda dell'umore”.

Qual è stato il giorno più bello della tua vita?

“Il giorno del mio matrimonio, davvero”.

Qual è il tuo piatto preferito?

“Cinghiale in umido”.

 

Infine, scegli il regista per la pellicola cinematografica che racconta la tua vita. Chi sceglieresti e perché?

“Spielberg, perché sono un po’ Indiana Jones e un po’... il colore Viola!”.

 

MICHELE BRUCCHERI