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IOLE TROCCOLI: “IL MIO SOGNO? SCRIVERE UN ROMANZO”

IOLE TROCCOLI: “IL MIO SOGNO? SCRIVERE UN ROMANZO”

feb 03 2011

Michele Bruccheri intervista la poetessa fiorentina che ha pubblicato, l’anno scorso, il volume “L’amore, in stesure d’acqua solitaria (apparizioni)”. I suoi versi e i suoi racconti sono presenti in numerose antologie 

 
 Iole Troccoli

Sin da piccola si nutre di parole. Nella fattispecie di versi, ma anche di prosa. Iole Troccoli, toscana di Firenze, farmacista, ama scrivere poesie e racconti. E il suo sogno nel cassetto è “scrivere un romanzo, naturalmente”. Sensibile, volitiva e delicata come le sue liriche vanta una discreta produzione poetica e letteraria. Indubbiamente il 2010 rappresenta un anno da “incorniciare”, importante e significativo. Infatti, a giugno, con Alletti Editore ha pubblicato la raccolta poetica “L’amore, in stesure d’acqua solitaria (apparizioni)”. In quel volume palpita veracemente il suo cuore lirico.

Nel corso degli anni ha partecipato con tre sue poesie all’antologia “Anatomia di un battito d’ali” edita da Liberodiscrivere. Ha pubblicato un racconto sul tema del narcisismo, ha offerto un contributo di poesia e prosa nell’antologia “Il volo dello Struffello”. Ed ancora: un suo racconto, “Il criceto è tornato”, è inserito nell’antologia “La natura della notte” ed è presente, inoltre, in varie antologie poetiche e di prosa edite da Giulio Perrone Editore. I suoi versi, profondi ed intensi, sono inseriti anche nella raccolta (edizione Il Filo) intitolata “Navigando nelle parole” (volume 7) e nella rivista letteraria “Poeti e Poesia”. Infine, compare pure nelle agende 2007 e 2010 denominate “Le pagine del poeta”. Per saperne di più, insomma, ecco la sua “voce” in questa intervista rilasciata alla versione on line del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”.             

Quando nasce la tua passione per la scrittura?

“Nasce praticamente con me. Scrivo fin da bambina e a nove anni ho composto la mia prima poesia: si intitolava ‘Aprile’”.

Li ricordi i primi versi, in assoluto, che ha scritto?

“Ecco, appunto, erano questi: ‘Ecco Aprile col cappello, giallo, grande e tanto bello, che vuole giocare con i fiori e l’azzurro mare…’”.

Da sette anni scrivi anche sul web. Quali sono, a tuo avviso, le luci e le ombre di Internet?

“Da otto, ormai… Internet è un grande e potente mezzo di condivisione e avvicinamento della conoscenza. Essendo un oceano di dati e informazioni, rischia però di essere molto dispersivo. Bisogna inspirare profondamente e fermarsi a selezionare, scegliere…”.

Hai pubblicato tre liriche a tua firma, contenute in un’antologia poetica. Mi descrivi di cosa si tratta?

“In realtà ho pubblicato poesie sparse in diverse antologie. Alcune sono riunite, legate da un filo di prosa, nella raccolta ‘Il volo dello Struffello’, edita da Liberodiscrivere, alla quale tengo molto”.

E’ vero che hai pubblicato anche un paio di racconti?

“Un paio di miei racconti sono inseriti in due antologie, sempre edite da Liberodiscrivere. Una si intitola ‘Ciao, come sto?’, curata da Rossella Pirillo, sul tema del narcisismo”. 

Mentre l’altro è inserito nell’antologia “La natura della notte”. E’ così?

“Sì, la notte nella sua accezione più vasta. Il mio racconto si intitola ‘Il criceto è tornato’, e la raccolta di racconti è stata curata da Francesco Faraoni”.

La tua produzione, lirica e in prosa, è presente anche in diversi progetti editoriali. Quali sono?

“Ho pubblicato anche con Giulio Perrone Editore e con la Casa Editrice Pagine, sempre in poesia”.

Nell’estate scorsa hai pubblicato una raccolta poetica intitolata “L’amore, in stesure d’acqua solitaria (apparizioni)”. Qual è il “succo” del parto culturale?

“Sì, una raccolta poetica ‘tutta per me’, edita da Aletti, che raccoglie quello che ho scritto tra il 2008 e la fine del 2009. I temi sono quelli a me più cari da sempre, l’amore, sentito come urgenza primaria, filtrato attraverso le visioni dell’acqua, richiamata come sorgente, o contenitore di capienze insondabili, in un eterno movimento che è carezza a sconfiggere la solitudine, intesa come distacco, messa a fuoco, isolamento necessario o, se vuoi, fondamentale. L’acqua, il mare, ritornano spesso nelle mie poesie”.

Dove l’hai presentato? Qual è stata la risposta del pubblico e dei lettori?

“Non ho ancora fatto una presentazione ufficiale del libro, ma sono stata invitata a leggere alcune poesie della raccolta durante una serata di Musica e Poesia, che si è tenuta poco tempo fa a Scandicci, vicino Firenze. La risposta, fortunatamente, è stata positiva, così come quella di chi gentilmente ha letto l’intera raccolta”.

Il mondo della farmacia con quello della poesia è, di primo acchito, diverso. O no?

“Certamente! Diverso come la notte dal giorno. Sono due mondi che non si incontrano. Al limite, come ogni altra situazione, del resto, può essere fonte di ispirazione, essendo un ambiente lavorativo a stretto contatto con le persone, in un via vai continuo che può trasformarsi in un interessante punto di osservazione”.

Chi sono i tuoi poeti e i tuoi scrittori preferiti?

“Amo la poesia al pari della prosa e l’elenco sarebbe noiosamente lungo. Preferisco citare solo alcuni nomi alla rinfusa: Marquez, Pasolini, Achmatova, Kristof, Keats, Dostoevskij, Cvetaeva, Ungaretti, Quasimodo, Gualtieri, Dickinson, Rilke… basta, mi fermo qui”.

Complimenti, intanto. Che cos’è, per te, la poesia? Come la definiresti?

“La poesia per me è come una seconda pelle, un luogo notturno dove arrivo trafelata perché sento il richiamo degli elementi e il bisogno di far esplodere quello che si è gonfiato dentro di me e ha urgenza di uscire dalle dita. La poesia è la mia ansia che cresce e defluisce lentamente, è il fermo immagine di un ricordo, la ricerca della bellezza nascosta ovunque che ha necessità di essere guardata, esposta. E’ il rivivere in un lampo squarci di memoria, è la ricerca di una frase che martella in testa e cerca la strada per uscire. E’ esperienza di vita o desiderio di vita che si riflette sulla pagina bianca, è il mio raccontare come fosse un micro romanzo, un battito d’ali, la compostezza di un gesto”.

Chi avresti voluto essere, poeticamente?

“Sylvia Plath, che ho dimenticato di menzionare prima. Grandissima, dolorosissima poetessa”.

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

“Leggo un po’ di tutto. Ultimamente ho riletto alcuni racconti di Dostoevskj e l’ultimo romanzo di Stephan King, anch’esso strutturato in racconti”.

E l’ultima pellicola cinematografica che hai visto?

“Negli ultimi tempi un autore che ho molto apprezzato come regista è stato Paolo Sorrentino. Trovo ‘Le conseguenze dell’amore’ un film sorprendente”.

Quale genere musicale ascolti?

“Tutta la musica bella, dalla classica al jazz, che amo molto”.

C’è una persona che stimi? E perché?

“Stimo tutti coloro che si sono adoperati con tutte le loro forze per qualcosa in cui credevano. Stimo tutti coloro che compiono il loro dovere, anche se faticoso, giorno dopo giorno”.

Cosa ti fa arrabbiare di più della vita?

“L’indifferenza e il sopruso”.

C’è un errore che ti riconosci?

“Uno solo? Sono indolente, e poco ambiziosa, se è un difetto…”.

Quali sono, caratterialmente, i tuoi punti di forza?

“La tenacia, nonostante tutto. E la creatività. Sono un tipo fantasioso”.

E quelli deboli?

“Il timore di non essere all’altezza”.

Che animale vorresti essere?

“Un elefante, possente, che arriva a guardare orizzonti lontani”.

Di cosa hai più paura, in generale?

“Dell’abbandono”.

Qual è il tuo sogno ancora nel cassetto?

“Scrivere un romanzo, naturalmente”.

MICHELE BRUCCHERI