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VALERIO VANCHERI: “VORREI SCRIVERE UN THRILLER”

VALERIO VANCHERI: “VORREI SCRIVERE UN THRILLER”

feb 24 2011

Michele Bruccheri intervista l’avvocato di Siracusa, autore del romanzo di successo “La Parola all’Accusa”. Il professionista siciliano vanta anche importanti successi sportivi

 

“Vorrei scrivere un thriller, una storia di un serial killer che uccide a suon di una canzone particolare”, confida al cronista che gli chiede dei suoi prossimi progetti editoriali. Valerio Vancheri, avvocato siracusano, prossimi ai cinquant’anni (a novembre), dalle tradizioni forense tramandate per un secolo, è soprattutto il bravo autore di un romanzo che ha riscosso un immane successo: “La Parola all’Accusa”. Un importante caso editoriale, un libro fluido e bello. Giudizi lusinghieri, volume apprezzato da chiunque l’abbia letto. Sposato, con due figli, è un avvocato con specializzazione in civile, fallimentare e penale. Da circa dieci anni è anche cassazionista.

 
 Valerio Vancheri

 

Intensa è anche la sua attività pubblicistica di carattere tecnico-giuridico. Racconta e descrive con chiarezza e rigore, possiede acume critico ed efficacia argomentativa. Vanta inoltre importanti risultati sportivi. E’ stato pallanotista con l’Ortigia di Siracusa. Da Master (over 40) ha conquistato il titolo italiano nel 2009 e di vice campione del Mondo 2010. Un atleta in gamba, un professionista affermato e brillante, un uomo sensibile e disponibile. Eccolo al microfono del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno” nel versione online.    

 

L’anno scorso, in estate, hai pubblicato il romanzo dal titolo “La Parola all’Accusa”. Di che si tratta?

“Con il romanzo ‘La Parola all'Accusa’ ho voluto raccogliere una serie di riflessioni e di esperienze, sia di vita personale, che di vita professionale, raccontando, dal punto di vista di un avvocato penalista innamorato della propria professione, la storia di un giovane Pubblico Ministero. In sostanza, descrivendo le vicende del magistrato che indaga e sostiene l'accusa nel procedimento penale - naturale avversario processuale dell'avvocato - ho voluto descriverne la figura, secondo i miei ideali, che portano a vedere i due ruoli come complementari, in un sistema Giudiziario concepito per creare giustizia e non giustizieri”.

 

Il libro è un pretesto per raccontare la Sicilia. Quali sono, dal tuo punto di vista, le risorse e i limiti della nostra terra?

“Le risorse della Sicilia sono ambientali, storiche, artistiche. I limiti, ahimè, continuano ad essere culturali e strutturali”.

 

Dove hai presentato, ad oggi, il volume?

“Il libro, oltre che nella mia città – Siracusa -, è stato presentato a Roma e a Palermo. Ha partecipato al premio letterario Legal Drama Society, a Milano, ricevendo un encomio dalla giuria. L'estate prossima parteciperà ad un premio letterario in costiera amalfitana”.

 

Qual è stata la risonanza da parte della stampa e dei lettori?

“A livello locale, il libro è andato completamente esaurito. Ho ricevuto decine di messaggi, anche da persone del tutto sconosciute, che, da Alessandria a Milano, da Roma a Palermo, da Messina a Catania, hanno avuto l'amabilità di leggermi”.

 
 La copertina del suo libro

Potresti sommariamente tracciare l’identikit di chi ti legge?

“Molti dei miei lettori provengono dal mondo giudiziario. Tuttavia, più dei due terzi sono persone assolutamente comuni, che hanno apprezzato la storia e lo stile letterario, a loro dire molto scorrevole e comprensibile”.

 

La tua attività forense influenza e in che modo la tua scrittura da romanziere?

“La mia attività forense è stata determinante per l'ispirazione e l'istigazione alla scrittura. Oltre ad una vena artistica familiare (mio nonno materno, penalista, aveva anch'egli scritto molto sulle sue esperienze giudiziarie)”.

 

Prima di questo romanzo, cosa hai scritto e pubblicato?

“Le mie precedenti pubblicazioni hanno avuto carattere tecnico-giuridico: ho scritto per alcune riviste e per dei commentari al Codice di Procedura Penale, sulla riparazione per l'ingiusta detenzione, sulle indagini difensive e sull'incidente probatorio. Ho pubblicato un dvd dal titolo ‘Chiedi chi erano i Beatles’ e il libro di racconti ‘Casi Miei’".

Due anni addietro, appunto, hai pubblicato il saggio dal titolo “Casi miei – Una vita in verticale”. Qual è la sostanza?

"’Casi Miei’ è una raccolta di brevi racconti, o di vita personale o di vita professionale. E' un lavoro in parte simile a ‘La Parola all'Accusa’. Col romanzo, in sostanza, ho legato con un unico filo conduttore una serie di vicende di vita e di giustizia. In entrambi i lavori, ho voluto coniugare la lettura alla musica”.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali e culturali?

“Vorrei scrivere, e sto lavorando su di un thriller, che avrà i medesimi protagonisti di ‘La Parola all'Accusa’. E' la storia di un serial killer, che uccide a suon di una canzone particolare...”.

Sei un avvocato affermato ed apprezzato. Dal tuo “osservatorio” che società vedi?

“Se sono affermato ed apprezzato, a parte la vanità, lo lascio dire agli altri. Vedo nella professione un decadimento inarrestabile e questo mi rattrista non poco. Nel sistema Giustizia una situazione a dir poco preoccupante. Nel vivere sociale, una caduta di valori, competenze e qualità. E mi rammarico, perché, avendo viaggiato tanto, continuo a considerare l'Italia il posto più bello al mondo dove vivere”.

 

Puoi brevemente parlarmi dei tuoi numerosi incarichi ed impegni professionali?

“Sono avvocato penalista per passione e civilista per necessità... Mi sono occupato di formazione dei giovani e di vita associativa”.

 

Tra gli altri impegni, sei pure direttore del corso semestrale “L’esame incrociato” dell’associazione fra giuristi Lapec, acronimo di Laboratorio permanente esame e controesame. Concretamente di cosa si tratta?

“Da alcuni anni, ho contribuito a fondare un'associazione che comprende avvocati, magistrati e docenti universitari, che si occupa di Giusto Processo e della Prova nel Processo Penale. Si chiama, appunto, LAPEC - Laboratorio Permanente Esame e Controesame”.

L’attività sportiva, nella tua vita, occupa un posto importante. Mi risulta che sei stato anche campione nazionale di nuoto. Confermi?

“L'attività sportiva ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione e, a livello amatoriale, continua ancora. Sono stato pallanotista con l'Ortigia di Siracusa, arrivando a qualche apparizione in serie A. Due dei miei compagni di squadra furono campioni olimpici a Barcellona nel 1992. Da Master (over 40) ho conquistato il titolo italiano nel 2009 e di vice campione del Mondo 2010”.

 

Per quale squadra di calcio tifi?

“Grazie al plagio prematuro di un caro zio, poi mio maestro d'Avvocatura, sono milanista dalla nascita. E direi che negli ultimi ventidue anni me la sono proprio goduta!”.

 

Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

“I miei scrittori preferiti sono Dante e D'Annunzio. Poi Kant, Nietzsche e Russel, restando sul serio. Follet, King, Turow, Grisham. Ma ne ho letti così tanti, che ho perso il conto. Ah, dimenticavo: un certo... Vancheri (sorride sornione, ndr)”.

Che musica ascolti?

“Ascolto ogni genere di musica. E più ne ascolto, più ne voglio ascoltare. Ho una collezione che va dal vinile a 78 giri degli anni '30, ad oggi. Fra tutti, metterei al primo posto Genesis (con Peter Gabriel) e Pink Floyd. Ma sinfonica, lirica, jazz, swing, rock, R' 'n' B': va bene tutto”.

Quali sono i tuoi ideali irrinunciabili?

“Tra gli ideali metterei: la famiglia, anche in misura allargata; l'amicizia; la passione e la dedizione per ciò che si fa; l'altruismo; il senso della Giustizia”.

Quali sono i tuoi pregi, caratterialmente?

“I miei pregi sono: disponibilità, educazione, carisma, allegria”.

E i tuoi difetti?

“Direi: vanità, presunzione, a volte approssimazione”.

Cosa pensi della politica italiana?

“La politica italiana, in chi la fa e in chi la commenta, è solo una parodia”.

Quale giudizio esprimi in merito ad Internet?

“Internet è il luogo della vera Libertà. Dovremmo, però, tutti riflettere sul fatto che ‘Libertà di parola’ non vuol dire affatto ‘Parole in Libertà’".

Manda un messaggio ai giovani siciliani: cosa diresti?

“Ai giovani siciliani direi di esserne orgogliosi e mai rassegnati: il loro destino è nelle loro mani”.

 

MICHELE BRUCCHERI