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LUCIANNA ARGENTINO, ALLA RICERCA DEL SENSO SPIRITUALE DELLA VITA

LUCIANNA ARGENTINO, ALLA RICERCA DEL SENSO SPIRITUALE DELLA VITA

apr 15 2011

Al microfono di Michele Bruccheri la poetessa romana che ha già pubblicato cinque libri, di cui uno con la prefazione di Dario Bellezza. Nel suo arco vi sono anche due raccolte inedite e quattro poemi

 
 Lucianna Argentino mentre declama dei versi

 

Mi trovo a Nettuno, in provincia di Roma, in un importante evento culturale all’interno del quale c’è un reading poetico. A declamare i versi ci sono alcuni artisti della zona e tra questi c’è Lucianna Argentino, 48 anni, romana. Una poetessa delicata e profonda che ama la scrittura da sempre. Ama la poesia e i poeti. Su tutti, il grande Mario Luzi. I suoi primi versi li ha scritti all’età di quindici anni. Le sue vibranti parole sono alla ricerca del senso spirituale della vita. La sua produzione lirica è racchiusa in cinque libri. Ha inoltre due raccolte inedite e quattro poemi, “più uno in via di stesura” dichiara al nostro microfono.

 

Poetessa ed organizzatrice di eventi, collabora proficuamente con varie riviste e giornali. In passato ha anche scritto per le pagine culturali del quotidiano “Il Popolo”. Si occupa di recensioni (e non solo) per un blog letterario. Il suo primo volume pubblicato è “Gli argini del tempo” e in un altro suo libro c’è la prestigiosa firma, nella prefazione, di Dario Bellezza. E’ presente in diverse antologie ed è vincitrice di un importante premio, ottenuto nel 1993, nell’ambito del celebre Premio Donna Poesia. Intervistarla per la versione on line del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno” è stato un grande piacere e un vero onore.    

 

Quando è nata la tua passione per la poesia?

“Il mio rapporto con la scrittura è stato abbastanza precoce in quanto attorno agli undici anni mi regalarono un diario con la copertina di pannolenci rosso (lo conservo ancora) e il lucchetto. E in quei fogli bianchi, in cui mio padre aveva tracciato a matita delle righe per farmi scrivere meglio, cominciai a riversare oltre alla mia quotidianità, pensieri, primi turbamenti di cuore e inquietudini ancora senza un nome preciso. Quel nome che sarebbe venuto fuori qualche anno dopo, quel nome che era la vita stessa che mi si apriva davanti e mi affascinava e mi intimoriva al tempo stesso. Quindi ho sentito presto la parola come ponte e anche sostegno tra me e me e tra me e il mondo. Poi grazie ad una professoressa del primo anno di liceo ho scoperto la poesia dei poeti e non l'ho più abbandonata. Non solo perché ne scrivo ma anche perché di poesia altrui mi nutro”.

 

Ricordi i primi versi che hai scritto?

“La prima poesia, come mi è capitato di dire altre volte, l'ho scritta a quindici anni. Lo so con certezza sia perché conservo ancora anche quella, sia perché ricordo ancora il momento preciso in cui decisi di scriverla. Ero in Sardegna e mi annoiavo come solo ci si può annoiare a quindici anni, lontani da casa, dalle amiche del cuore, con due fratelli maschi più piccoli che non erano il massimo della simpatia (e forse a quel tempo non lo ero nemmeno io). Scrissi dunque una poesia in cui parlavo della mia tristezza attraverso le scontate immagini del mare e dei gabbiani. Eppure fu una sorpresa. Come guardarsi in uno specchio e vedersi diversi, sentii che il foglio bianco era (è) un altro mondo, in cui creare altri mondi. Uno spazio libero, come il mondo l'attimo prima del ‘sia la luce’”.

 

C’è’ qualche autore che ha influenzato il tuo modo di scrivere versi?

“Diciamo che negli anni in cui iniziavo, Leopardi mi è stato molto vicino. L'adolescenza è un'età pesante e impegnativa e in lui ritrovavo i miei stessi turbamenti e dubbi, lo stesso silenzio cosmico, la stessa profonda solitudine. Ma il poeta che più mi ha influenzata è stato ed è Mario Luzi. Anche se poi amo moltissimo Rilke, Cvetaeva, Celan, Sylvia Plath e tanti, tantissimi altri anche viventi come Bonnefoy, la Anedda, la Gualtieri, Milo De Angelis e mi fermo qui perché altrimenti non finisco più. Di poesia ne leggo molta. Per me è un nutrimento necessario, un godimento spirituale e spesso la leggo ad alta voce per gustarne meglio il suono, il ritmo”.

 

So che ti occupi attivamente come organizzatrice di rassegne e di altro. Me ne parli?

“Come organizzatrice di rassegne poetiche iniziai negli anni ‘90 insieme con Francesco De Girolamo, Sandro Di Segni e Maria Teresa Ciammaruconi in un locale che si trovava a Testaccio e si chiamava ‘I miti’. Ogni martedì sera ospitavamo poeti noti e meno noti e il locale era sempre strapieno! La rassegna si chiamava ‘Percorsi in versi’ e devo dire che sono stati anni ricchissimi di poesia e di incontri umani a cui penso spesso con tanta nostalgia. Abbiamo poi proseguito negli successivi solo io, Francesco e Sandro e siamo andati avanti più o meno fino al 2000. Poi si sa le cose cambiano e abbiamo continuato ad organizzare eventi più sporadicamente in occasione di festival (Roma Poesia) o di ricorrenze legate non solo alla poesia ma anche a questioni sociali. Lo scopo dei nostri incontri era anche quello di far sentire che i poeti ci sono e hanno una loro voce, una voce che va controcorrente e lotta per la giustizia e la bellezza, perché finalmente si ritrovino unite; per dire che si può guardare alla vita e alle cose della vita con uno sguardo diverso, nuovo”.

 

 
 Michele Bruccheri e Lucianna Argentino

In cosa consiste la tua collaborazione con diverse riviste?

“Per diversi anni ho collaborato con varie riviste e giornali. In realtà la prima volta che ho visto il mio nome sulla carta stampata è stato proprio in calce ad un articolo, una recensione. Alla fine degli anni Ottanta avevo varie collaborazioni, ero una free lance. Scrivevo per le pagine culturali del quotidiano ‘Il Popolo’, per ‘Solathia’ (o L'informatore librario) e per altre piccole ma vivaci riviste come ‘Pomezia-Notizie’, ‘La Stanza Letteraria’ e altre. Per un paio d'anni sono stata nella redazione di un mensile, ‘Italia Sud’, dove mi occupavo di libri e di cultura. Ora con il cartaceo ho meno a che fare e la mia attività al momento si esplica nel web”.

 

Complessivamente, quante poesie hai scritto?

“Le poesie che vanno a formare i miei cinque libri di poesia sono circa 200, quindi non moltissime. Ma poi ho due raccolte inedite abbastanza corpose e quattro poemetti, più uno in via di stesura”.

 

Qual è il filo conduttore della tua poetica?

“Dovrei dire la vita! La vita in tutte le sue sfaccettature, la vita e le sue luci e le sue ombre e dentro questo mistero immenso noi, esseri umani, così piccoli e così grandi. Il nostro cuore, il suo incessante pulsare amore e bellezza ma anche purtroppo odio e brutture. Quello che cerco è ritrovare e rinnovare il senso spirituale della vita”.

 

I tuoi versi sono presenti in alcune antologie. Ci segnali le più importanti e prestigiose?

“Penso che le antologie alla fin fine non abbiano poi questa grande importanza o prestigio, le ritengo sempre insufficienti e parziali. Quindi ricordo solo la prima ‘Poesia '90’ (edita da Il Ventaglio) pubblicata da Giorgio Weiss e Riccardo Reim che segnò anche il mio esordio sulla carta stampata”.

 

Sei impegnata in seno alla redazione di un blog letterario. Di cosa ti occupi?

“Come accennavo prima ormai la mia attività ‘giornalistica’ si svolge nel web e soprattutto nel blog letterario collettivo Viadellebelledonne della cui redazione faccio parte e ne approfitto per ringraziare pubblicamente Antonella Pizzo che nel giugno del 2006 mi propose di farne parte. E' un blog che a cinque anni dalla sua nascita ha percorso un cammino in costante salita, nonostante i momenti di stanca, gli scontri, le incomprensioni che penso ci siano in tutte le redazioni, e che secondo me se avvengono tra persone che comunque hanno una intelligenza e una sensibilità simili e non dimenticano qual è il senso del far parte di una comunità, virtuale ma pur sempre una comunità, possono essere stimolanti e portare nuova vitalità. Ora il blog gode di ottima salute e lo dimostrano i dati delle classifiche. Io in seno al blog scrivo recensioni, presento poeti, siano essi viventi sia poeti dimenticati; segnalo premi e/o eventi degni di interesse”.

 

Assieme a Vincenzo Morra sei autrice di un libro pubblicato circa un ventennio addietro. Di cosa si tratta?

“E' un libro in cui si parla di Alessio Niceforo un giovane ragazzo toscano che scriveva delle poesie interessanti, che lasciano presagire quali sviluppi felici avrebbe potuto avere la sua poesia e la sua vita se entrambe non fossero state stroncate da un incidente d'auto quando aveva solo 25 anni. Io ho partecipato al libro con un saggio sulla sua poesia”.

 

Mi parli del tuo libro di poesia dal titolo “Gli argini del tempo”?

“E' il mio primo libro, il libro in cui sono raccolte le mie prime poesie e dunque risente un poco dell'età per certe ingenuità espressive ma ha pure una sua freschezza. D'altra parte la giovane età non è solo un difetto, ma anche un pregio. Ci sono in esso ancora intatti sogni e speranze ma c'è pure già una certa consapevolezza oltre che del linguaggio, della vita e dei rapporti umani visti da un'angolatura non ancora violata dalle esperienze che sarebbero venute poi.

 

Tre anni dopo, pubblichi un altro libro con la prefazione del grande Dario Bellezza. E’ così?

“Sì, è così. Nel 1993 vinsi il primo premio al Premio Donna Poesia nella cui giuria c'era una poetessa legata alla casa editrice Fermenti. Conobbi quindi Velio Carratoni che mi propose la pubblicazione. Dario Bellezza era un suo caro amico. Gli fece leggere il dattiloscritto e Dario accettò di scrivere la prefazione. Lo conobbi poi in occasione della presentazione di ‘Biografia a margine’. Conservo gelosamente la foto di quella serata dell'ottobre del 1994 a cui assieme all'editore e alla poetessa Amanda Knering partecipò pure Elio Pecora. Ebbi modo poi di incontrare ancora Dario Bellezza in occasione di eventi di poesia”.

 

E dopo un lustro, “partorisci” un altro volume: “Mutamento”. Quali sono le tematiche principali del volume?

“’Mutamento’ fin dal titolo rende bene il senso di quello che è la terra in cui affondano le radici le poesie in esso raccolte, in quanto pur essendo stato pubblicato nel 1999 le poesie che raccoglie sono di qualche anno addietro, ossia di anni in cui la mia vita subì diversi ‘mutamenti’. Il titolo mi venne suggerito durante una pizza con Plinio Perilli che di quei mutamenti sapeva (io lo avrei voluto intitolare ‘La lama dell'accaduto’, da un verso di Mario Luzi, che lasciammo comunque come sottotitolo). Plinio allora curava una collana di poesia per Fermenti, ‘Il tempo ansante’ nella quale vide la luce ‘Mutamento’, con la prefazione di Mariella Bettarini. Il libro è composto anche da  prose poetiche segno di una mia esigenza interiore di maggior respiro, di un verso più lungo, di più spazio. Venivo infatti da un lungo periodo asfittico. E il tema, anzi i temi sono legati appunto al silenzio quando tra due esseri umani si fa distanza e non spazio per una comunicazione più vera, ma c'è anche la vita e il senso spirituale e carnale di essa, la vita che continuamente ci interpella e a cui dobbiamo delle risposte o almeno un tentativo di risposta. Che mai c'è una risposta sola e definitiva”.

 

Con l’avvento del Duemila, pubblichi altri due libri interessanti: “Verso Penuel” e “Diario inverso”. Succintamente, ci spieghi come sono articolati questi volumi di liriche?

“Sono due libri estremamente diversi. Vengono da mondi diversi. Di ‘Verso Penuel’ vorrei dire due parole in più per spiegare il titolo che è preso dal passo biblico della lotta di Giacobbe con l'angelo che avvenne proprio a Penuel. Dunque questo luogo per me è diventato il luogo della lotta per e con  la propria verità. Ed è pure una lotta con il linguaggio per la poesia. E' un libro a cui sono molto legata (forse al momento è il figlio prediletto) anche perché per motivi che non sto qui a spiegare non potei seguirlo molto (sensi di colpa pure verso un libro?!) e mi spiace che non abbia avuto la giusta diffusione. E' un libro in cui la spiritualità e la carnalità dell'esistenza si accentuano, in cui l'amore umano che pure è fisico e spirituale è vissuto e raccontato nel suo farsi strada per raggiungere l'assoluto. Penso spesso che mi piacerebbe ripubblicarlo”.

 

E “Diario inverso”?

“’Diario inverso’, libro che invece ho seguito e curato e mi ha dato molte soddisfazioni, nasce da motivazioni completamente diverse, anche se non nuovissime per me. E' il diario di una profonda incomprensione, di un equivoco proprio nel senso etimologico del termine. Un ripercorrere all'inverso il cammino percorso per comprendere meglio il presente”.

 

Potresti tracciare un breve identikit del tuo lettore medio?

“Non è facile. Il lettore di poesia è raro. Il lettore di poesia è di solito poeta lui stesso. E comunque le migliori soddisfazioni le ho avute dalle letture pubbliche, quando dopo le persone vengono a dirti delle emozioni che hai dato loro, delle cose che sei riuscita a far dire al loro cuore o meglio dello specchio che le tue parole sono state per il loro cuore”.

 

Negli ultimi anni hai realizzato un paio di e-book. Concretamente di cosa si tratta?

“Uno lo pubblicai con la Rivista Pagina Zero e fu più per curiosità verso questo nuovo modo di leggere e di farsi leggere. Poi di recente con il blog ‘Le vie poetiche’ ne ho realizzato un altro. Ormai sono abbastanza diffusi e si tratta di libri o estratti di libri, come nel mio caso, che si possono scaricare gratuitamente e dunque leggere. Una alternativa alla pubblicazione cartacea che però continuo a preferire”.

 

Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

“Virginia Woolf, Karen Blixen, Dostoevskij, Thomas Mann, Borges, Herman Hesse, Cesare Pavese, Anna Maria Ortese, Clarice Lispector, ma pure Simone Weil, Maria Zambrano. Sono una accanita e assidua lettrice e leggo romanzi, saggi di letteratura e poesia, libri di filosofia e ultimamente anche di fisica. Ho letto un'infinità di libri e ne ho ancora da leggere e mi spiace davvero di non poter parlare di ognuno di loro e dei loro autori che con le loro opere mi hanno dato tanto, hanno contribuito alla mia formazione interiore”.

 

Quale poesia di altri autori avresti voluto scrivere tu e perché?

“Un'infinità! Come faccio a dirle tutte? Tra l'altro spaziano tra poeti famosi e morti e poeti meno famosi e vivi. Ma se proprio devo, ne nomino due che si trovano nella via di mezzo di entrambe le categorie ossia Jiri Orten (morto ma poco noto) da ‘La cosa chiamata poesia’ e Mariangela Gualtieri (viva e nota almeno quanto può essere noto un poeta) da ‘Senza polvere senza peso’. Perché hanno avuto su di me un effetto folgorante, come se mi si fosse accesa dentro una luce. Hanno dato un nome a qualcosa che dentro di me vagava anonimo...”.

 

Che genere di musica ami ascoltare?

“Devo subito precisare che la musica, la bella musica, mi piace tutta. Quindi spazio fra vari generi, anche se ultimamente preferisco la musica classica o comunque musica senza parole che mi aiuti a concentrarmi o semplicemente a rilassarmi. Tempo fa acquistai dei cd di musica tibetana e mantra”.

 

Quali sono i punti forti del tuo carattere?

“Bella domanda! I miei punti forti credo siano la determinazione e la costanza, specie se devo perseguire qualcosa che mi sta particolarmente a cuore”.

 

E quelli deboli?

“Forse l'ansia che spesso mi prende, perché magari vorrei vedere subito i risultati e anche il non riuscire a volte ad organizzarmi e dunque tendo a perdere tempo o a non ottimizzarlo”.

 

Per quali ideali lotteresti strenuamente?

“Per quelli con cui attraverso la poesia e non solo sto lottando da sempre. Per la giustizia, la pace, la fratellanza, la vita...”.

 

Qual è ancora il tuo sogno nel cassetto?

“Sicuramente uno è di vedere un mondo migliore, senza volgarità, senza quella grossolanità e mancanza di rispetto che vedo oggi. Mancanza di rispetto non solo verso gli esseri umani ma anche verso la natura, le cose che ci circondano. Io vivo a Roma e mi piange il cuore nel vedere come trattiamo questa meravigliosa città (ma anche altri luoghi del nostro Bel Paese e del mondo intero). Sogno un mondo poeticamente abitato...”.

 

MICHELE BRUCCHERI