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DANIELA FERRARO, UNA POETESSA IN TRINCEA CHE RACCONTA SE STESSA

DANIELA FERRARO, UNA POETESSA IN TRINCEA CHE RACCONTA SE STESSA

nov 16 2011

Michele Bruccheri intervista la docente calabrese autrice della silloge intitolata “Icaro”. Prossimamente verrà pubblicata un’altra raccolta di liriche 

 

 
 Daniela Ferraro

Una poetessa che racconta se stessa. Una poetessa che dà “voce” alle sue più intime emozioni e ai suoi più profondi sentimenti. Una poetessa che ama la poesia. Una poetessa in trincea che con i suoi versi fa riflettere. Daniela Ferraro, di Locri, è un’autrice di grande sensibilità. Laureata in Lettere classiche presso l’università di Messina, ha pubblicato una silloge poetica dal titolo “Icaro” (casa editrice Rupe Mutevole Edizioni) per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”. Si tratta di quaranta liriche e di quattro fiabe in versi. Una scrittura elegante e delicata, intrisa di sottile malinconia. Una poesia che è un “abbraccio”, un modo di comunicare con gli altri.

Docente calabrese di notevole spessore etico – insegna materie letterarie e forte è anche il suo impegno sul versante educativo-, Daniela Ferraro ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed ha partecipato, con enorme successo, a diversi concorsi. I suoi versi sono inseriti in alcune antologie. La brava poetessa ha già pronto un secondo volume, una raccolta di liriche che intende pubblicare prossimamente. “La Voce del Nisseno” l’ha incontrata per un’intervista per il sito web del nostro giornale. 

Poco tempo fa hai pubblicato il tuo primo libro di liriche intitolato “Icaro”. Ci presenti la tua “creatura” poetica?

“Icaro, come ben sai, era il figlio di Dedalo e con lui imprigionato da Minosse all’interno del Labirinto. Grazie a due paia di ali tenute assieme dalla cera, i due librarono il volo verso la libertà ma Icaro non seppe trattenersi dal volare sempre più in alto alla conquista del sole che, sciogliendo la cera che teneva unite le sue ali, ne provocò la rovinosa caduta… Mi ha sempre affascinata questo mito cui ho dedicato una breve poesia che ho incluso nel libro assieme ad altre pure di carattere mitologico che più sentivo vicine alla mia vita come, ad esempio, Aracne e Apollo e Dafne. Fuggire dal ‘labirinto’ della vita che ci affanna ed opprime librandomi verso il sole, sia esso inteso come libertà che come ricerca d’amore. Icaro precipita nella sua follia ma ”...svetta, alto, l’urlo d’amore”. E questa è l’unica, e davvero, cosa importante, costi quel che costi”.

Qual è il filo conduttore della tua poesia?

“Le mie poesie sono tutte di stampo autobiografico non mere esercitazioni buttate giù tanto per ‘far poesia’. Scrivo solo quando le parole mi ‘scappano dalla penna’, come improvvisa e dirompente esigenza interiore, necessità del mio Io di esprimersi e conoscersi più a fondo fin nei suoi più interiori recessi. La storia di Icaro è così, in effetti, la storia della mia vita, una specie di racconto in versi per cui il libro va letto di seguito e non a pagine sparse riportando esso, in ordinata sequenza, illusioni e disillusioni, rabbia, cadute e riprese di chi, nonostante tutte le avversità, vuole ancora, e sempre, credere e sperare”.

Cosa c’è, dunque, nella tua raccolta poetica?

“Nella raccolta sono così presenti antiche e recenti poesie, le prime di più semplice intendimento, le seconde più complesse ma sempre ordinate lungo il filo della storia di un’anima sempre tesa nello sforzo di chiarirsi all’interno delle avversità attingendo, dalle cadute, sempre nuova energia e vigore. Sempre all’interno di tale accezione, vanno intese anche le quattro fiabe poste in appendice, più o meno dolorose metafore delle mia vita. La principessa illusa e tradita che si rifugia dentro il pozzo, la donna abbandonata e vilipesa che medita e ottiene vendetta ma anche, alla fine (non casuale tale collocazione secondo l’ordine di cui sopra), la delicata fatina che, dopo tante peripezie, riesce a congiungersi al suo amore. Solo un sogno, quest’ultimo, ma Icaro vuole alfine insegnare che, nonostante tanta sofferenza, bisogna sempre, e di nuovo, credere ed osare”.

Qual è stato il riscontro da parte dei tuoi lettori e della critica di settore?

“Non ho potuto ancora verificare un riscontro a livello di vendite nelle librerie italiane in cui il libro è stato distribuito oppure online in quanto la casa editrice me ne darà notizia non prima di aprile, cioè a distanza di un anno dalla pubblicazione ma mi conforta molto il fatto che i video realizzati con alcune di queste poesie stiano riscuotendo un più che lusinghiero successo di letture tra i lettori di Facebook e, in genere, su Youtube. Decisamente positivi sono pure stati i commenti raccolti da parte di amici intellettuali ed amanti della poesia, anche i più severi e pignoli nel campo”.

Hai in programma di presentarlo? E dove?

“Ho incontrato decise difficoltà, finora, a presentare il mio libro dove vivo, nella Locride, terra di grandi promesse e di scarsissimi riscontri alle medesime. Di recente ho conosciuto, comunque, una brillante giornalista della zona, Maria Teresa D’Agostino, che mi ha promesso, tra dicembre e gennaio, una serata di presentazione del mio libro corredata dalla visione di alcuni miei video all’interno del vivace centro culturale di Sant’Ilario dello Jonio. Si vedrà, ho comunque fiducia in lei”.

Quando hai iniziato a scrivere i tuoi primi versi? Lo ricordi?

“Ho cominciato a scrivere i miei primi versi in rima a 7 anni, poesie dedicate ai miei genitori e a diverse occasioni, in genere tristi che necessitavano di uno sfogo che, in altro modo, non riuscivo ad esprimere. Comunque tale produzione si è svolta sempre a singhiozzo, intervallata da lunghi anni di silenzio o impegnati in produzioni d’altro tipo”.

Come e perché è nata la tua passione per la poesia?

“Solo di recente, ho ripreso a scrivere poesie in modo più continuo e regolare, non saprei dire il perché esattamente… Un rinnovato bisogno di chiarirmi e, assieme, di comunicare con gli altri attraverso i versi dato che il logoro scambio quotidiano mi soddisfa sempre di meno? Forse…”.

Chi sono i tuoi autori preferiti, tra gli italiani e tra gli stranieri?

“Ho sempre letto un po’ di tutto, a partire dal mondo classico, latino e greco, fino a quello moderno. Amo, in particolare, gli scritti d’introspezione piuttosto che quelli che trattano d’attualità o, in genere, del sociale, in quanto ho sempre considerato la lettura come evasione. Un divanetto, un libro in mano, il mondo fuori! Autori che più amo? Saffo, Mimnermo, Catullo, Foscolo, Leopardi, Montale, Palazzeschi, Baudelaire, Verlaine, Paul Eluard ed altri, come poeti. In quanto ai narratori, autori del genere fantasy e dell’horror, specie stranieri, da Tolkien ad Edgar Allan Poe e Lovecraft… Adoro le sensazioni”.

So che hai scritto anche dei racconti. E’ vero, Daniela?

“Negli anni non dedicati alla poesia, ho scritto cose d’altro genere specie all’interno delle scuole in cui insegnavo come, ad esempio, il soggetto e la sceneggiatura di un film poi realizzato con alunni e altri insegnanti come attori, compresa la sottoscritta, un lavoro teatrale in versi, testi di documentari. Sì, in quegli anni ho scritto pure qualche racconto uno dei quali, dal titolo ‘Una panchina nel parco’, da me presentato a ‘tempo perso’ presso il concorso nazionale di narrativa ‘Città di Pompei’ 1998, ha vinto il terzo premio. Da lì a poco, comunque, ho smesso. Non so il perché. Può darsi che riprenderò a scriverne altri tralasciando la poesia più in là. Come ti dicevo, scrivo solo quando mi va di farlo e, principalmente, quello che mi va di scrivere. Tutti mi dicono ‘La narrativa vende di più’. E vabbè… Per ora mi sento più poeta, pazienza se non venderò, non è questa la finalità primaria della mia scrittura che sgorga spontanea e che non posso, peraltro, indirizzare se non secondo la sua volontà”.

Per le scuole dove hai insegnato so che hai curato pure una serie di sceneggiature ed elaborato dei testi. Di cosa si trattava?

“Sì, come ti dicevo, ho scritto il soggetto e la sceneggiatura di un film ispirato ad una storia vera e, cioè, la vita di un bidello di Antonimia di nome Antonio Zinghinì (molto trasfigurata dalla fantasia, comunque), dal titolo ‘Tonino come sta?’ che ancora le tv locali trasmettono a distanza di tanti anni e il testo di numerosi documentari sulla nostra zona, dagli scavi archeologici di Locri ai castelli medioevali, sempre all’interno della scuola media dove allora insegnavo prima del passaggio di cattedra alle scuole superiori”.

Mi risulta che la tua stesura integrale dell’opera teatrale dal titolo “Sulla scia della cometa” abbia ottenuto importanti riconoscimenti. Me ne parli?

“’Sulla scia della cometa’, lavoro in versi da me integralmente scritto e condotto anche come musica, regia e rappresentazione sul palcoscenico, è nata di getto in occasione del progetto ‘Ragazzi in gamba’ che coinvolgeva gli alunni delle scuole medie. Non ricordo l’anno, pardon! Il lavoro, rappresentato a Lamezia Terme, ha poi partecipato alla finale di Chiusi dove ha riportato un notevole successo alla presenza, anche, di notevoli personalità del mondo della politica dalle quali sono stata premiata. Ma tante sono state le invidie e le cattiverie subite in zona per tali mie produzioni, film e documentari compresi, da portarmi, dopo quest’ultimo lavoro, ad abbandonare il tutto e a ritornare alla mia solitaria poesia che solo da un anno ho deciso di divulgare”.

Intensa, attiva e positiva risulta la tua partecipazione nei vari concorsi letterari. Quali sono i riconoscimenti più importanti che hai ottenuto in questi anni?

“In passato ho partecipato solo ad un concorso di narrativa, di cui sopra, e ad uno di poesia ‘Calabria ’79 - Riviera dei cedri’ ottenendo la menzione d’onore e la pubblicazione delle mie liriche su alcune riviste relative al concorso. Solo quest’anno, dopo la pubblicazione di Icaro, ho deciso di partecipare, se pur nel poco tempo a mia disposizione, a due concorsi di alto livello e cioè: Il Premio Vivarium di Catanzaro, organizzato dall’Accademia dei Bronzi (Ursini Edizioni) in onore del papa Giovanni Paolo II e Il Federiciano di Rocca Imperiale (Aletti Edizioni) ottenendo, per il primo, il sesto posto con diritto a pubblicazione e, per il secondo, di essere annoverata tra i finalisti (con diritto a pubblicazione) per la finale che si terrà, sempre a Rocca Imperiale, nella prima settimana di dicembre del corrente anno e alla quale conto di partecipare”.

I tuoi versi sono contenuti in alcune antologie. In quali e con che cosa?

“Ho pubblicato, di recente, su diverse antologie previo concorso o selezione, e cioè: ‘La donna, forza della Calabria e dell’Europa’ anno 2000 (Istar Editrice), ‘Poesie sotto l’albero 2010’ (Associazione Culturale La Nuova Musa, Aprilia), ‘Poesie del Nuovo Millennio vol. 8 anno 2011’ (Aletti Editore), ‘Se sbaglio mi corrigerete…’ anno 2011 (Ursini Edizioni), ‘Poesia moderna 2011’ (Ursini Edizioni). Sono in attesa di altre tre pubblicazioni entro il prossimo mese di dicembre su ‘Parole in fuga’ dell’Aletti e su altre due antologie della casa editrice Limina Mentis. Nelle antologie già edite sono confluite una poesia poi pubblicata su Icaro, ‘Ferventi Attimi’ e altre che faranno parte della mia prossima raccolta, come ‘Meriggio estivo’( premiata presso il concorso ‘Vivarium’ di Catanzaro), ‘Fermenti’, ‘Passi’, ‘Desolati silenzi’. Su quelle di prossima pubblicazione, si potranno leggere ‘Incontro’, ‘Fuochi arditi’, ‘Piove’ (finalista al Federiciano), ‘Prometeo’,’Fischi nel buio’, ‘Catene’”.

Sei docente di materie letterarie. Dal tuo “osservatorio” come vedi i giovani della tua terra, la Calabria?

“Il mio è un ben triste osservatorio, anche perché insegno materie letterarie (sono laureata in lettere classiche) presso un istituto professionale che raccoglie alunni in gran parte provenienti da disagiati, quanto deprivati culturalmente, paesi dell’interno o della Locride in genere. Cosa osservo? Mancanza o travisamento di quelli che sono i ‘veri’ valori della vita, atti continui di bullismo, vandalismo, arroganza e vilipendio nei confronti dei docenti aggiunti alla ‘pretesa’ di una promozione gratuita ed obbligatoria. Sono rari i casi di sereno colloquio con gli allievi, pochi quelli ‘recuperati’. Sembra proprio che i giovani d’oggi non solo non vogliano più apprendere, neppure dai docenti, ma che abbiano fatto dell’ignoranza un blasone di vanto e di nobiltà. Per non parlare del rispetto e di tutti quei buoni valori che, quasi inutilmente, cerchiamo loro di insegnare… Ma, dal momento che ancora mi sento in dovere di aggiungere quel ‘quasi’, vuol dire c’è ancora qualche speranza. O che, almeno, non ho ancora perso la voglia di insistere e lottare per loro”.

Rispetto al passato, noti cambiamenti positivi sul versante della lotta contro la criminalità organizzata oppure no?

“Non prendiamoci in giro. La criminalità organizzata è al governo, nelle ‘retate’ della polizia cadono solo pesci piccoli o persone divenute ingombranti…”.

Come giudichi la politica?

“’Politica’… Il mio dizionario Devoto porta, tra le altre, questa definizione: ‘Comportamento improntato ad accortezza e ad astuzia in vista di un più facile raggiungimento dei propri fini’. Mi sembra proprio la più esatta ed arguta guardando i nostri politici”.

Come valuti i cambiamenti che ha subito negli ultimi tempi la scuola italiana?

“Cambiamenti della scuola italiana? Mi fai pensare a quel vecchio ma mai sorpassato detto: ‘Si stava meglio quando si stava peggio’”.

Quali sono i tuoi valori di riferimento?

“Adoro il detto: ‘Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te’. In considerazione che il fine ultimo di tutti gli esseri umani è il conseguimento della felicità e la fuga dal dolore, se tutti seguissero questo detto, anche nel suo conseguente corollario (Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te), che Paradiso che sarebbe il mondo”.

Qual è il tuo peggior difetto, caratterialmente?

“Il mio peggior difetto?  La sincerità”.

E qual è il tuo miglior pregio?

“Il mio miglior pregio? La sincerità”.

Cos’è per te, Daniela, la felicità?

“Felicità è, essenzialmente, il sapere stare bene con se stessi ma, siccome viviamo in una società, è impossibile prescindere dagli altri che possono distruggere, in un attimo, ciò che tu ti sei costruito dentro, a fatica, in tanti anni… Tranne che non ti ritiri sul Tibet, allora sì, potresti essere felice”.

Credi in Dio?

“Dio è Amore, e io credo nell’Amore pure se spesso, come ho scritto in una mia poesia di Icaro, esso si rivela ‘...un dio troppo beffardo / cui cinge i fianchi/ lucore di sirene’”.

Quali sono, infine, i tuoi più ambiziosi ed imminenti progetti letterari che intendi realizzare al più presto?

“Spero di poter presentare in zona, al più presto, il mio libro Icaro e di pubblicare la mia seconda raccolta di poesie, già pronta da un pezzo, che verterà sul tema del ‘prigioniero’. Un caro saluto e grazie”.

MICHELE BRUCCHERI