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STEFANIA BATTISTELLA, IL LIRISMO INNOVATIVO DELLA “BAUDELAIRIANA” POETESSA VENETA

STEFANIA BATTISTELLA, IL LIRISMO INNOVATIVO DELLA “BAUDELAIRIANA” POETESSA VENETA

nov 30 2011

Al microfono di Michele Bruccheri l’autrice della silloge “Briciole di pensieri e di velluto”. In cantiere, la seconda silloge che verrà pubblicata prossimamente

 
 Stefania Battistella

 

Stefania Battistella è una poetessa giovane e brava, di grande sensibilità. Ventidue anni, veneta della provincia di Treviso, ha pubblicato il suo primo libro (AltroMondo editore) intitolato “Briciole di pensieri e di velluto”. Un volume di liriche, tanto intenso quanto interessante. E prossimamente emetterà i suoi vagiti la seconda silloge. Questa promettente autrice spinge la sua indagine stilistica “alla ricerca di un individuale e originale stile poetico, che riesca a rendersi visibile e leggibile il carattere profondo della vita”.

 

Ironica e acuta, ama immensamente il lirismo vibrante di Alda Merini. Collabora in spettacoli e reading poetici. Scrive recensioni. E’ una brillante operatrice culturale. “La Voce del Nisseno” l’ha intervistata per la versione online del periodico d’informazione. Le sue risposte sono scarne ed essenziali. E’ profonda e divertente. Ecco il resoconto della nostra piacevole conversazione.    

 

Quando hai scoperto di amare la poesia?

“L’ho scoperto per gradi: all’inizio scrivevo sottoforma di racconto, quasi un monologo. Avevo bisogno di esprimermi essendo stata una bambina estremamente timida, così, il mezzo più semplice e immediato è stata la penna. Solo successivamente ho scoperto la poesia, ‘contagiata’ se vogliamo, dalla poesia di Alda Merini; da qui in poi lo scrivere in poesia viene in maniera abbastanza naturale, come se mi fossi assestata e trovato il mio modo di scrivere”.

 

Quando hai scritto i tuoi primi versi?

“Ho iniziato a scrivere quei racconti attorno ai 13 o 14 anni, la prima poesia attorno ai 16”.

 

Chi sono i tuoi autori preferiti e perché?

“Alda Merini. La trovo estremamente calata nella realtà, parla e scrive di cose che tutti provano e sentono, anche inconsciamente forse; ma soprattutto in lei trovo una poesia fatta di verbi. Mi spiego. Non amo particolarmente le poesie che descrivono sentimenti parlando di fiorellini che sbocciano e bei colori di tramonto; amo invece le poesie dentro le quali si può trovare movimento, azione, vita, gioco… nella vita reale si affrontano i problemi, penso che nella poesia si debba ritrovare l’azione atta alla risoluzione di problematiche”.

 

“Briciole di pensieri e di velluto” è il tuo primo volume di liriche. Ce lo presenti?

“Appunto. Raccolta di liriche. Non credo di volermi presentare, in questo senso; vorrei che il lettore restituisca la mia personalità dopo aver sfogliato quelle pagine”.

 

Come ha reagito il lettore alla tua poetica? Quali sono i riscontri che hai avuto sino ad oggi?

“Mi hanno dato della ‘Baudelairiana’, dell’ ‘innovatrice’ (tutte cose che non mi dispiacciono affatto). Fino ad ora ho avuto riscontri positivi”.

 

Sei stata ospite al Festival Internazionale Letterario Città di Sassari. Com’è stata questa esperienza, sul piano umano e culturale?

“E’ stata una esperienza magnifica, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con i grandi della poesia come Jack Hirschman, Paul Polanski, Beppe Costa e molti altri. Ho visto quanta semplicità stia dietro queste personalità che semplici non sono assolutamente. Con semplici intendo idealmente frivoli. Mi ha fatto vedere che ci sono altre persone che lottano, questo ha contribuito a darmi quel senso di ‘squadra’ che non avevo; la poesia è in grado di toccare ogni argomento esistente, lo sa fare in maniera tagliente e irriverente mettendoci di fronte a palesità che non si possono più nascondere”.

 

Poco tempo fa, hai partecipato ad una raccolta antologica contro la privatizzazione dell’acqua… Cosa hai fatto esattamente?

“Ho partecipato scrivendo alcune poesie che sono inserite nell’antologia”.

 

So che è pronta la tua seconda silloge poetica. Qual è il filo conduttore del progetto editoriale?

“Non c’è un filo conduttore, non è un romanzo in cui si può trovare una storia. La nuova silloge può essere letta tenendo bene a mente il periodo il cui le poesie sono state scritte e da chi sono state scritte. Questo solo ed esclusivamente per accorgersi che pensa o quali sono i disagi di una persona con sensibilità spiccata che si ritrova a bazzicare in un periodo dove i ricchissimi volano e vivono sopra un tappeto di persone che si arrabattano per arrivare a fine mese. Sembra un argomento detto e ridetto ma, evidentemente, è sempre all’ordine del giorno”.

 

Collabori in spettacoli e reading poetici con Beppe Costa. E scrivi recensioni. Cosa ti insegna questo forte impegno culturale?

“Mi insegna a conoscere il panorama che ruota attorno al mondo ‘Poesia’ dando una precisa collocazione alle cose e persone”.

 

Che studi hai fatto?

“Direi piuttosto, che studi mi piacerebbe aver fatto? Sono un odontotecnico. Ma evidentemente non era quella la mia aspirazione. Non ho neppure io una aspirazione, volontà attuale. Voglio addentrarmi il più possibile in questo mondo e di certo lo farò anche con studi di carattere umanistico”.

 

Quali sono le caratteristiche principali dei veneti, secondo la tua ottica di giovane veneta?

“I veneti hanno tre orecchie e due ombelichi. Ma mi raccomando, riservatezza”.

 

Che tipo di musica ami ascoltare, abitualmente?

“Musica senza parole, compositori come Renè Aubry. Il mio gusto riguardo la musica è abbastanza vasto”.

 

Qual è, secondo te, il valore di Internet, oggi?

“L’unico valore rimasto, forse. Su internet si può ancora dire e scrivere pareri. Quindi internet ha un valore enorme anche per l’annullamento delle distanze”.

 

Quanto conta, per te, l’amicizia?

“Conta molto, se si tratta di amicizie serie”.

 

Chi è il tuo eroe?

“Il foglio, quand’è bianco”.

 

Quale è stato il tuo più grande errore e qual è, invece, la cosa più bella o commovente che hai fatto?

“Devo ancora convocare la giunta per deliberare tutto ciò”.

 

Cosa ami e cosa odi, Stefania.

“Amo la zucca (mantovana). Odio le zanzare che, posizionate in assetto d’attacco sul soffitto della camera da letto, progettano un bombardamento di proporzioni sovrumane”.

 

Qual è il senso più importante, per te? La vista, l’olfatto, il tatto…

“Credo il tatto, ma anche l’udito mica scherza…”.

 

Hai un sogno ricorrente?

“No, già mi va bene quando me li ricordo, i sogni”.

 

Quale consiglio daresti ad un giovane che voglia intraprendere la scrittura poetica?

“Direi di buttarsi prendendo bene la rincorsa; qualcuno ad acchiapparlo al volo c’è. Mal che vada finisce a terra e più giù di ‘a terra’ si può andare benissimo”.

 

MICHELE BRUCCHERI