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“PER FAVORIRE LA NOSTRA ECONOMIA BISOGNEREBBE CONSUMARE SICILIANO”

“PER FAVORIRE LA NOSTRA ECONOMIA BISOGNEREBBE CONSUMARE SICILIANO”

gen 24 2012

Attilio Ludovico Vinci, giornalista trapanese, lo dichiara al microfono di Michele Bruccheri. Il professionista sta lavorando ad una nuova biografia, ma intanto presenta le sue nuove creature saggistico-letterarie “Una sfida vinta” e “Vito Bocina – dalla vigna all’arte mobiliera” 

 

 
 Attilio L. Vinci

“Per favorire la nostra economia bisognerebbe consumare siciliano”. A pronunciare queste parole solenni ed inequivocabili è il giornalista enogastronomico Attilio Ludovico Vinci. Il brillante e fecondo operatore dell’informazione non ha peli sulla lingua e dichiara chiaramente il suo pensiero. Il professionista siciliano, laureato in Scienze politiche e già docente in diversi istituti in Discipline giuridiche ed economiche, vanta una produzione letteraria e saggistica di notevole pregio. Nel libro a sua firma intitolato “Più Briciole” che ha vinto un prestigioso premio nazionale di letteratura cita, in apertura, il filosofo Schopenhauer: “La maggior parte del pensiero umano è depositata nei documenti e nei libri, memoria in carta dell’umanità”. Parole sacrosante. E quel libro, che ho letto avidamente, è davvero molto suggestivo. Ne conservo un ottimo ricordo, anche per la bellezza della dedica del collega trapanese per me scritta nell’estate di tre anni addietro.

Di recente ha pubblicato due importanti volumi che arricchiscono la sua pregevole produzione. Si tratta del libro “Vito Bocina – dalla vigna all’arte mobiliera”, un interessante ritratto di un piccolo artigiano che diventa un grande ad affermato imprenditore del settore. La sua nuova fatica saggistico-letteraria è stata presentata a Mazara del Vallo. Tra le sue opere, spicca pure il recente lavoro intitolato “Una sfida vinta” dedicato all’Avis di Campobello di Mazara. Per il giornalista con una lunga esperienza nel mondo radiotelevisivo siciliano, collaboratore dei quotidiani “la Repubblica” e “Giornale di Sicilia”, il futuro riserva altri importanti progetti editoriali. Infatti, ha appena iniziato a scrivere un’ennesima biografia ed è a metà opera in merito ad un nuovo ed originale libro di cui c’è il massimo riserbo. “La Voce del Nisseno”, versione online, l’ha incontrato per saperne di più.   

Da poco tempo hai pubblicato il volume intitolato “Vito Bocina – dalla vigna all’arte mobiliera”. Puoi tratteggiarci il profilo di questo importante e prestigioso personaggio siciliano?

“Vito Bocina fu un personaggio volitivo, d’intelligenza lungimirante e proficua, un creativo che da piccolo artigiano seppe diventare grande imprenditore. Ciò in un periodo in cui si verificarono le due guerre mondiali e la grave crisi economica che partì, com’è avvenuto ai giorni nostri, dall’America. Nonostante tutto riuscì ad evolversi in maniera davvero considerevole, creando ricchezza, occupazione e significativi rinomati trend di arredamento. E pur se gli affari hanno una e sola responsabilità - quella di aumentare i profitti (come sostenne il Premio Nobel per l’economia, Milton Friedman) - conservò una encomiabile sensibilità umana anche negli affari”.

E’ vero che è stato insignito del titolo di Cavaliere dal Presidente della Repubblica dell’epoca, Giovanni Gronchi?

“Sì! Il conferimento del titolo di Cavaliere, con la facoltà di fregiarsi delle insegne stabilite per tale classe, gli  è stato assegnato con decreto datato 24 dicembre 1961,  firmato dal Capo dello Stato Giovanni Gronchi e controfirmato dal Capo del Governo Amintore Fanfani, per particolari benemerenze”.

So che creò una scuola per artigiani, incidendo notevolmente nella formazione professionale. E’ così?

“Proprio così. La scuola di formazione professionale per artigiani la ideò e creò nel 1954. Quando le istituzioni dovevano ancora concepirla. La definì ‘un grande sogno che giaceva nel cassetto’. Con essa creò nuovi posti di lavoro e fece specializzare meccanici, elettricisti, e soprattutto falegnami”.

Mi risulta che sia stato amico e consigliere personale di Angelo Molteni, il più grande mobiliere dell’epoca. Ci parli di questo importante sodalizio?

“Con il famoso mobiliere d’epoca Angelo Molteni si conobbero in una fiera del mobile a Milano. Molteni ne fu subito affascinato; soprattutto per la competenza con cui Vito Bocina gli parlava dei legni e della diversa destinazione per la produzione dei mobili. Da quel momento i rapporti si intensificarono fino ad instaurare un vero e proprio rapporto di collaborazione”.

Questo tuo nuovo libro dove l’hai presentato?

“Il libro è stato appena presentato nello splendido ottocentesco Teatro Garibaldi di Mazara del Vallo”.

Qual è stata la risposta da parte dei lettori?

“Ottima. Soprattutto per i commenti sulla scoperta del personaggio che, come ti ho anticipato a voce, è scomparso 25 anni fa. E che, dunque, le nuove generazioni non conoscevano”.

Di recente hai pubblicato un altro libro interessante dal titolo “Una sfida vinta”. Un volume dedicato agli avisini di Campobello di Mazara, in provincia di Trapani. Cosa ti ha spinto a scrivere questa pregevole pagina storica del territorio di riferimento?

“Mi ha spinto il lato nobile dell’impegno degli avisini. Il libro nasce dal fatto che i vertici di questa ‘prestigiosa’ sezione avisina sono gli ex giovani che decenni fa l’hanno fatta nascere. E che ora sono ottantenni, o qualche anno giù di lì. Com’è facile immaginare oggi il loro più grande desiderio è quello di lasciare tutto in mano ai giovani avisini, offrendo loro una memoria storica: appunto il libro. Il titolo ‘Una sfida vinta’ l’ho concepito dalle loro confidenze: Era l’inizio degli anni sessanta – mi hanno detto -. Molti concittadini disperati ci confidavano che non potevano più far fronte all’acquisto di sangue per ‘far sopravvivere con una trasfusione’ i poveri familiari colpiti da talassemia. Per questo pensammo di istituire un centro di raccolta volontario. Avanzando la richiesta all’unico centro di raccolta che era a Trapani, invece di  un appoggio e un incoraggiamento abbiamo subito un atteggiamento snobbante e demotivante. Ma noi non ci siamo dati per vinti… Ecco da quali loro parole ho fatto nascere il titolo del libro. Anche perché, essendo riusciti a battere il record di raccolta sangue in più di una occasione, hanno dimostrato davvero di aver vinto la sfida”.

Come è stato accolto questo libro-documento?

“Molto bene. Proprio perché rappresenta una pagina ‘emotivamente’ nobile e significativa nella storia di quella comunità”.

Complessivamente hai pubblicato sette opere letterarie. Ci ricordi anche le altre tue fatiche?

“La prima ‘Petrosino, tra storia, leggenda, personaggi, tradizioni popolari’; poi, ‘Briciole di Sapienza’, ‘Più Briciole’, ‘Marco De Bartoli’, ‘Carlo Nicolosi Asmundo’. Queste ultime due, edite dalla Veronelli, fanno parte della prestigiosa collana I SEMI”.

“Più Briciole” di quasi nove anni addietro ha ottenuto un prestigioso riconoscimento. Quale? “’Più Briciole’ ha vinto il Premio Nazionale di Letteratura ‘Fiori di Sicilia’”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali?

“Ho appena iniziato un’altra biografia e ho quasi a metà d’opera un libro che, per la sua originalità, ti prego di tollerare il mio non voler dire altro in questo momento”.

Quali sono, a tuo avviso, i principali punti di forza della nostra amata Sicilia?

“La sua bellezza naturale. Le risorse storico-archeologiche. Le condizioni pedoclimatiche che la rendono, da sempre, mamma dei più sani e migliori prodotti nutrizionali”.

E le palle di piombo al piede?

“Purtroppo sono tante. Qui permettimi di ricordare solo quelle che mi ha fatto evidenziare Luigi Veronelli. Milanese, innamorato della Sicilia, grandissimo giornalista e scrittore (riconosciuto tale a livello internazionale), creatore della cultura enogastronomica e definitore dei prodotti siciliani ‘giacimenti enogastronomici’, quando ebbi il piacere di lavorare per lui, vedendomi ‘molto preso’ nel valorizzare le risorse della nostra terra mi disse: ‘La Sicilia può veramente decollare, ma: 1°) i siciliani debbono finire di invidiare e, peggio, osteggiare il successo del proprio conterraneo. Debbono piuttosto fare squadra. 2°) Debbono imparare a vendere. Avete oro e lo vendete al valore del piombo; altri hanno piombo e riescono a venderlo al valore di oro”.  

Se tu avessi la bacchetta magica, cosa faresti per cambiare, migliorandola, la nostra terra?

“Magari avessi una bacchetta magica. Ma non ce l’ho! E qui il discorso si fa lungo. Forse non basta nemmeno un’intervista estesa a tutto il giornale per dire cosa bisognerebbe fare. Non perché non ne ho idea. Ma perché la tua domanda, che a mio avviso è la ‘regina’ delle domande, pone dinanzi a situazioni che sono un groviglio intrecciato che naviga tra parole e fatti. Per questo ti dico che cambierei innanzitutto la mentalità distorta. Solo due esempi: se prendiamo ad uno ad uno i siciliani, sono/siamo tutti d’accordo a fare le cose per bene. Per favorire la nostra economia bisognerebbe, davvero, e finalmente, consumare siciliano. Ma quanti di noi a casa hanno prodotti made in Sicily? Nel contribuire a mantenere i nostri siti archeologici, le spiagge, le città, i paesi, gli ameni paesaggi, puliti ed accoglienti, nelle conversazioni siamo tutti d’accordo. Ma singolarmente, ritroviamo una sparuta minoranza che evita in maniera assoluta di buttare la cicca (o altro) per terra. Dunque, innanzitutto, cambiamo. Rendiamoci più coerenti tra il dire ed il fare”.

MICHELE BRUCCHERI