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ATTILIO VINCI: “IN SICILIA ABBIAMO UNO STRAORDINARIO PATRIMONIO ENOGASTRONOMICO DEL QUALE ESSERE FIERI”

ATTILIO VINCI: “IN SICILIA ABBIAMO UNO STRAORDINARIO PATRIMONIO ENOGASTRONOMICO DEL QUALE ESSERE FIERI”

mag 11 2010

Michele Bruccheri intervista il giornalista enogastronomico siciliano. Ha già pubblicato quattro libri di grande successo. Le sue ultime fatiche sono su Marco De Bartoli e Carlo Nicolosi Asmundo

 

 
 Attilio L. Vinci 

Una penna raffinata e brillante del giornalismo enogastronomico. Attilio Ludovico Vinci, nativo di Marsala ma abitante a Mazara del Vallo (Trapani), da trent’anni è iscritto all’Albo professionale dei Giornalisti. Laureato in Scienze politiche, è stato docente di Discipline giuridiche ed economiche in diversi istituti tecnici e professionali. Vanta preziose collaborazioni con le principali testate giornalistiche, tra le quali “La Repubblica” e “Giornale di Sicilia”. Ha anche lavorato per alcune emittenti radiofoniche e televisive private siciliane. Esperienze professionali importanti. Di rilevante spessore.

 

Ha pubblicato quattro libri di grande successo. “Più briciole di sapienza” ha anche vinto un premio letterario. E poi ci sono due interessanti volumi dedicati a Marco De Bartoli e Carlo Nicolosi Asmundo, stampati dalla prestigiosa collana “I Semi”. Ha conosciuto il più grande vate della storia per la cultura enogastronomica: Luigi Veronelli. E scrive articoli per il suo gruppo editoriale. Ecco in esclusiva l’intervista rilasciata al sito on line del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”.     

 

Come e quando nasce la tua passione per il giornalismo?

“Nasce sui banchi della scuola elementare. Quando la mia maestra, in quinta, assegnatomi il ruolo di narratore, mi chiedeva di descrivere una giornata scolastica, o la gita d’istruzione, o la partitella nel campetto della scuola, o la giornata di festa trascorsa. Ci ho preso gusto. Soprattutto perché mi gratificava molto quando mi diceva che la mia descrizione faceva immaginare perfettamente, a qualsiasi lettore, quanto era avvenuto”.

 

Ricordi qual è stato il tuo primo pezzo?

“Sì! Quello sull’esigenza di avere al centro della città i ‘vespasiani’ regolarmente puliti e funzionanti. Fu pubblicato su un giornale locale”.

 

Hai collaborato con i due principali quotidiani isolani: “Giornale di Sicilia” e “La Sicilia”. Quegli anni di attività professionale, cosa ti hanno insegnato?

“Molto! Anche se prima avevo fatto esperienza in giornali locali e presso le radio e televisioni private. Molto perché un quotidiano a diffusione regionale ti mette alla prova nell’essere costantemente ‘dentro’ la notizia”.

 

Una collaborazione prestigiosa, poi, è quella legata al giornale “La Repubblica”. Cosa hai scritto per questa importante testata giornalistica italiana?

“Ho scritto alcuni Speciali Sicilia. Trattando soprattutto dello straordinario patrimonio enogastronomico del quale dovremmo essere più attenti e fieri”.

 

So che tra i tuoi numerosi impegni professionali, c’è anche la radio privata. E’ vero?

“Sì, è vero. E come ti ho accennato mi ha fatto anche da battistrada iniziale”.

 

Da circa un ventennio ti sei indefessamente dedicato al patrimonio culturale produttivo della Sicilia. Esattamente di cosa?

“Di vini, di olii e della ‘squisita’ cucina siciliana”.

 

Pensi che queste importanti e strategiche branche – vitivinicola, olearia, gastronomica e pasticciera – vengano adeguatamente ed efficacemente sfruttate nella nostra terra per creare un concreto sviluppo economico?

“Assolutamente no! Penso che se venissero adeguatamente sfruttate, concretizzeremmo davvero un interessante sviluppo socio-economico”.

 

Venti anni addietro hai incontrato il più grande vate della storia per la cultura enograstronomica, ossia Luigi Veronelli. Me ne parli?

“Oltre ad essere, per meriti riconosciuti a livello mondiale, veramente il più grande cantore del vino (che ha definito ‘il canto della terra verso il cielo’) e della gastronomia (che, per la sua alta qualità, la straordinaria ricchezza e varietà definiva ‘giacimento’), Luigi Veronelli era un profondo competente, un giornalista attento e dalla prosa gradevole ed aulica, uno scrittore puntiglioso e serio. E cosa non da poco, un uomo fortemente fedele ai veri valori delle risorse umane e materiali. Ho avuto la fortuna di conoscere (ed anche intervistare) diversi grandi… Come lui ne conosco veramente pochi”.

 

Hai cominciato a scrivere per il suo gruppo editoriale. E’ vero?

“E’ vero! Per Veronelli, oltre ad una serie di articoli per il periodico EV e per il semestrale ‘Il Consenso’, ho scritto anche due libri”.

 

Per la prestigiosa collana “I Semi” hai scritto, appunto, due libri, entrambi dedicati a due interessanti personaggi siciliani: Marco De Bartoli e Carlo Nicolosi Asmundo. Qual è il “succo” di queste due importanti pubblicazioni?

“E’ un succo che fa ‘insaporire’ il lettore dell’operato altamente serio e professionale dei due siciliani da te citati con una storia e un prestigio riconosciuto a livello mondiale. E che fa anche immaginare profumi, sapori, paesaggi, bellezze della nostra splendida terra. Perché descrivo piatti ed aromi, oasi paesaggistiche e bellezze tipiche della terra di Sicilia”.

 

Qual è stato il riscontro dei lettori? Dove li hai presentati?

“Il riscontro è stato, per me, molto gratificante! Soprattutto per il fatto che diversi di quelli che mi conoscono, e che non sono siciliani, dopo aver letto i libri mi chiedono consigli per visitare i luoghi descritti, o per degustare i riferimenti culinari citati, o per conoscere personalmente i due personaggi e le loro prestigiose aziende. Significa che ho dato un mio contributo alla nostra Sicilia. I due libri, dopo la presentazione a Tg2 Eat Parade in Rai, sono stati presentati al Lingotto di Torino, a Villa Piccolo (Capo d’Orlando), a Palazzo Principe Biscari (Catania) e in diverse scuole, club service e associazioni culturali”.    

 

Come si è espressa la stampa o gli addetti ai lavori?

“Bene!”.

 

Prima di questi due fatiche letterarie, hai pubblicato altri due volumi. Nel 1995 hai “partorito” il volume intitolato “Petrosino, tra storia, leggenda, personaggi, tradizioni popolari…”. Di cosa si tratta?

“Si tratta di un libro che, come si evince dal titolo, parla di storia personaggi, tradizioni popolari. Anche questo è un omaggio ad un pezzo di Sicilia”.

 

Un biennio dopo, hai pubblicato “Più briciole di Sapienza” che ti ha regalato enormi soddisfazioni. O no?

“Certamente! Pensa che nella sue terza edizione mi ha fatto vincere anche un premio ‘Fiori di Sicilia’”.

 

Che libri leggi, abitualmente?

“Mi affascinano soprattutto le storie e i personaggi. Perché nel leggere su eventi che raccontano lo scorrere della vita, trovo tutte le cose che appassionano ed emozionano”. 

 

Chi è, secondo te, il migliore giornalista italiano e perché?

“E’ evidente che ce ne sono stati e ce ne sono tanti e di stile diverso! Per cui è veramente arduo sceglierne solo uno. Per onorare la tua domanda dico: Indro Montanelli, per chi non c’è più, ed Eugenio Scalfari, per quelli che ci sono”. 

 

Pregi e difetti della stampa italiana secondo la tua ottica: quali?

“Il pregio di poter scrivere nella lingua più bella e musicale del mondo. Lo riconoscono anche i non modesti francesi. Il difetto di ‘scendere spesso’ nelle diatribe personali, piuttosto che raccontare obiettivamente i fatti”.

 

Dall’alto della tua esperienza professionale, che consiglio daresti ad un giovane che volesse intraprendere questo mestiere?

“Di scrivere in maniera che, dalla casalinga al letterato, tutti possano ben comprendere. E di non distorcere mai la verità”.

 

Qual è, umanamente parlando, la tua migliore virtù e, viceversa, qual è il tuo peggiore difetto, se c’è?

“Della virtù, ammesso che ce l’abbia, preferisco ne parlino altri…! Semplicemente perché penso che la migliore virtù è far del bene. Difetti penso di averne tanti, ed elencarli sarebbe profittare dello spazio che mi stai concedendo”.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali?

“Scrivere un libro sui più grandi maestri di cucina della più straordinaria e squisita cucina del mondo: quella siciliana! Pubblicare una sorta di romanzo autobiografico con un preciso obiettivo: dimostrare il grande amore che per la sua ineguagliabile bellezza naturale la nostra Sicilia merita. E dunque per raccontare tutte quelle cose vissute, le emozioni provate, le sensazioni percepite, le storie ancora non pubblicizzate che sono ispirazione dell’amenità della terra del sole”.

 

MICHELE BRUCCHERI