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ANTONELLA MELONI, IN ARTE SHIKANU’, RACCONTA E CANTA LA LUCE E LE SUE OMBRE

ANTONELLA MELONI, IN ARTE SHIKANU’, RACCONTA E CANTA LA LUCE E LE SUE OMBRE

apr 20 2010

Michele Bruccheri intervista l’esuberante intellettuale sarda. Scrive poesie e testi per canzoni. Dipinge magistralmente. Ecco tutto quello che c’è da sapere su di lei al microfono de “La Voce del Nisseno”

 
 Antonella Meloni, in arte Shikanu'

I suoi versi e i suoi dipinti sono di una bellezza sublime, mozzafiato, disarmante. Dipinge e scrive non ciò che vede con gli occhi, ma ciò che sente con il cuore e con la mente. Dipinge sulla tela della vita e scrive poesie sui fogli dell’esistenza. Con grande padronanza tecnica ed emotiva.

 

Antonella Meloni, in arte Shikanu’, 48 anni, nativa della Sardegna, è una pittrice insaziabile ed ispirata, una scrittrice indubbiamente prolifica e una poetessa intensa. Un’artista esuberante e poliedrica, di notevole spessore. Curatrice d’arte, ex gallerista, intellettuale brillante, riesce sempre con sapienza a dare forma ai suoi pensieri e ai suoi sentimenti.

 

In questa lunga intervista al sito online del nostro periodico d’informazione “La Voce del Nisseno” dona una parte di se stessa, facendo zampillare copiosamente e limpidamente la sua proverbiale solarità.   

 

Partiamo dal nome. Ti chiami Antonella Meloni, ma in arte sei Shikanu’. Che significa?

“Shikanu’ è il nome con cui mi chiamò una bambina più grande di me quando avevo 4 anni. Mi porse una matita, un foglio e mi invitò a fare il ritratto di mio nonno. Fui molto felice di questo perché in famiglia tutti avevano un secondo nome mentre io mi chiamavo solo Antonella. Finalmente ne avevo un altro anche io da sfoggiare!”.

 

Sei una straordinaria pittrice. Quando nasce questa passione per l’arte pittorica?

“Da quando esiste Shikanu’. La bambina, di cui ti ho detto prima, mi disse che tutto quello che avevo dentro potevo trasferirlo sui fogli e da allora credo di aver guardato dentro di me col desiderio di esternare al prossimo quello che mi passava per la mente attraverso le matite e i colori”.

 

Essenzialmente cosa dipingi?

“Essenzialmente la luce che emerge dai coni d’ombra dell’uomo”.

 

Quanti quadri hai “partorito”? E a quale ti senti più legata?

“Impossibile quantificarli! Ne ho fatti troppi e tanti nemmeno li ricordo più, ma alcuni li ho dentro di me come dei marchi indelebili. ‘Angoscia nell’attesa’ pur non essendo tecnicamente uno dei più belli ha per me un tale valore che ho deciso di non venderlo mai. Rappresenta un sogno che mi ha particolarmente scosso e che poi si è rivelato profetico. Amo ‘pensiero empatico’ che ho dipinto pensando al mio prezioso amico poeta Fabio Barcellandi che ora è padre adottivo dell’opera e ‘l’Evoluzione della fine’ dipinto per esprimere il mio desiderio di ritrovare l’essenza di una persona che ho perso nelle cose semplici che mi circondano”.

 

Quali sono state le mostre più importanti, per te?

“Non ho mai dato molto valore alle mostre intese come strumento per trovare consensi critici, ma solo alle occasioni che permettono all’artista di raccogliere dei feedback dai destinatari finali delle opere. Quando faccio una mostra non amo annebbiare gli occhi con noiosi elenchi di mostre. Il mio desiderio è che le mie opere diventino motivo di emozione e riflessione per chi in esse sa riconoscersi (indipendentemente da quella che era la mia intenzione rappresentativa), mentre mi sento sminuita da chi acquista solo perché un critico ha suggerito l’investimento. Le mostre più importanti quindi sono state quelle in cui le persone si avvicinavano per dirmi: ‘Questa è la mia anima, mi riconosco’. Tuttavia una su tutte credo sia stata fondamentale: la collettiva della città di Giba, perché a soli 17 anni mi ha fatto ‘divorziare’ dal sistema dei critici e dei concorsi a premio che spingono gli artisti a uniformarsi alle mode e alle tendenze del momento”.

 

 
 Il giornalista Michele Bruccheri e l'artista Shikanu' in Sardegna

Quali sono stati i riconoscimenti ottenuti da te, in questi anni di attività?

“Se per riconoscimenti intendi premi preconfezionati, ho il piacere di risponderti: nessuno, dal momento che non credo esista una persona portatrice di un gusto superiore rispetto agli altri che possa elevarlo a giudice supremo delle altrui esternazioni e pertanto mi tengo ben lontana dalla giostra dei critici e dei mercanti d’arte. Se invece per riconoscimenti intendi il realizzarsi delle proprie aspettative, allora indubbiamente essere stata scelta come Official Artist da altri artisti ha costituito per me ‘il’ riconoscimento più ambito”.

 

Chi sono i tuoi pittori preferiti e perché ?

“Degli artisti del passato amo Caravaggio per le luci e la ricerca del teatrale ‘quotidiano’, Dalì per il genio e Bosh per la fantasia delirante. Dei moderni, amo Roberto Ferri perché ritrovo in lui le caratteristiche che amo dei su menzionati concentrate in un solo artista”.

 

Sei anche una brava autrice di testi di canzoni. Ricordi il primo testo che hai scritto?

“Sì! Il primo testo l’ho scritto a 7 anni su una musica di una nota cantante di cui facevo l’imitazione, in cambio di 50 lire. Mi sono sempre divertita a sovvertire i testi originali delle canzoni, ma ovviamente niente di serio finché Alberto General me ne ha chiesta una che si incastrava bene con la sua musica e da lì ho iniziato a scrivere canzoni seriamente”.

 

Per chi hai scritto e cosa hai scritto?

“Ho scritto per chi ha saputo risvegliare in me con le note la voglia di raccontare e di raccontarmi scrivendo di amore, valori, sofferenza e gioie”.

 

Come è nata la tua collaborazione artistica con Giuseppe Idile, in arte Capitano?

“Giuseppe aveva una bellissima musica che aveva scritto pensando alla capacità narrativa degli occhi. Me l’ha fatta sentire e dopo poche ore su quella musica ho raccontato la mia idea scrivendo ‘occhi che…’, canzone bellissima che però è rimasta nel cassetto aprendo però le porte al progetto che ci ha portato alla creazione di ‘Credimi’, album di Capitano che contiene sei testi miei”.

 

Generalmente che musica ascolti?

“Spazio dal Metal al Pop, dal Folk al Jazz… Dipende da come mi sveglio! Diciamo che ho delle fisse periodiche per un genere che poi accantono per riprendere magari dopo qualche mese. Una cosa molto divertente è che a volte ascoltando del Metal mi viene da scrivere versi che poi qualche musicista veste con musiche melodiche”.

 

Un’altra tua dote, eccezionale, è quella di scrivere versi. Quando diventi poetessa?

“I primi versi ‘poetici’ li ho scritti in seconda elementare. Dovevo parlare della primavera ed ero talmente contenta che ho finito per raccontare della stagione come se fosse stata una Dea. La maestra mi fece fare il giro delle altre classi per raccogliere gli onori. Ho sempre scritto poi per me stessa come fanno tutte le adolescenti, ma quando ho iniziato a fare le mostre d’arte ho integrato ogni dipinto con una poesia che in qualche modo aprisse la strada alla comprensione delle mie opere spesso scrivendo i versi proprio dietro la tela”.

 
 Antonella Meloni (Shikanu') e Michele Bruccheri

 

Come nascono le tue liriche e cosa descrivono?

“Nascono dal desiderio di esorcizzare paure e sofferenze dell’anima. Descrivono conflitti, desideri impossibili, giustificazioni ai miei limiti. Parlano come i quadri dei coni d’ombra dell’esistenza umana ed hanno il potere di curarmi l’anima anche quando non sono autobiografiche. Una sorta di divanetto dello psicanalista”.

 

Hai pubblicato qualcosa?

“Pubblicare significa divulgare! In questo senso direi che pubblico sempre attraverso il web e le mostre varie! Ma so che tu intendi pubblicare nel senso di stampare! Quindi non ancora, ma lo farò presto”.

 

Chi sono i tuoi poeti prediletti ?

“Quelli che sanno descrivere una immagine evocandone un’altra che per analogia le rassomigli”.

 

Quali sono i tuoi gusti letterari? Quali scrittori leggi di più?

“Come per la musica spazio da un genere all’altro. Sicuramente gli scrittori che ho letto di più (e rileggo anche più volte) sono quelli capaci di lasciare molti margini all’immaginazione. Così una volta leggo per la storia fine a se stessa, mentre tutte le riletture successive servono per ricercare qualcosa di nuovo, che si svela di volta in volta, di cui forse nemmeno lo scrittore era consapevole. Ecco, un libro per piacermi deve essere come un dipinto che non mi stanchi mai perché deve sapermi parlare di cose diverse a seconda di come il mio animo si predispone alla scoperta del fattore nascosto, esattamente come nei dipinti. Non amo i libri da leggere e dimenticare, amo i libri da consumare negli anni, libri che facciano parte della mia vita. Grazia Deledda è la mia prediletta. Definita da alcuni ingenua, credo da chi si sia soffermato sulla storia fine a se stessa tralasciando appunto le sfumature di cui ti dicevo poc’anzi”.

 

Cosa avresti voluto scrivere tu che è stato già scritto da altri ?

“Quello che avrei voluto scrivere io non è stato ancora scritto e forse non si scriverà mai. Avrei voluto scrivere insieme a mio padre la bizzarra storia di un mio antenato, storia tramandata oralmente e che ha sempre lasciato tutti col fiato sospeso, ma mio padre non sta bene purtroppo e da oltre 18 anni viviamo lontani per cui è un sogno che incomincia a perdere la speranza di vedersi realizzato. Di tutti gli altri capolavori scritti da altri mai ho pensato che avrei voluto scriverli io, non perché non li ritenessi speciali ma perché ritengo che ognuno sappia fare ed esprimere se stesso meglio di chiunque altro”.

 

Sostanzialmente scrivi con le parole e con le immagini della tua pittura. Che legame intercorre tra la tua scrittura e la tua pittura?

“C’è un legame che io amo definire di ‘solidarietà’ in quanto entrambi i modi di esprimersi vertono alla stessa finalità. La pittura si libera del verbale per lasciare ampio spazio all’interpretazione personale e la poesia si libera del visibile per far sì che la fantasia attinga dal proprio io. Nel mio caso è la necessità di esprimere me stessa in maniera più completa, forse un modo un po’ invasivo per far sì che gli altri si avvicinino di più al mio sentire, ma so bene che siamo tutti isole erranti che si vedono ma non si raggiungono mai per cui si può solo giocare a indovinarci, provando a specchiarci negli altri o prestandoci a specchio altrui”.

 

 

A torto o a ragione, si sostiene che i migliori versi nascano dal dolore e dalla sofferenza. Accade anche per te? E accade anche con la pittura quando dipingi?

“Sì! Dalla sofferenza ho attinto per le mie opere migliori sia per i versi che per la pittura, come del resto grazie alla sofferenza ho potuto plasmare me stessa, una me stessa che tutto sommato mi piace molto”.

 

 
 Un'opera di Shikanu' dal titolo Pensiero Empatico

Quali sono i colori che preferisci e perché?

“Non esiste un colore che preferisco se penso in termini artistici perché ogni colore è fondamentale per farne risaltare altri. Se invece penso ai colori nel quotidiano slegati alla pittura allora preferisco l’arancione, perché ha su di me un effetto riscaldante ed energizzante”.

 

Ami il cinema?

“Il cinema mi piace solo quando è di un certo livello, altrimenti mi annoia a morte”.

 

Una pellicola cinematografica può influire la tua scrittura lirica e pittorica? E se sì, in che termini?

“No, direi proprio che non ha mai influito in nessun modo”.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti sui diversi versanti ?

“Ho diverse ottime idee per la mente, ma questo è un periodo di transizione per me che potrebbe cambiare molte cose per cui per ora non svelo nulla ma ti prometto che sarai il primo a sapere cosa bolle in pentola appena avrò delineato meglio i miei progetti”.

 

E la tua mostra personale a Sassari?

“Non ho purtroppo al momento sufficienti opere a disposizione per poterla realizzare in tempi brevi, ma - ecco un progetto svelato - è probabile che la faccia da residente”.

 

Cosa è stato ed è, per te, l’Atelier “Novecento” laboratorio e galleria d’arte – a tratti rievoca il libro di Alessandro Baricco – che hai aperto diversi anni addietro?

“Alessandro Baricco ha scritto ‘Novecento’ parecchio tempo dopo il mio Atelier dal momento che l’ha scritto nel 1994 mentre il mio atelier è nato negli anni ‘70 (mamma mia quanto sono antica!). L’Atelier Novecento è nato con Carla Corsini e Nino Conciadori, miei cognati nonché artisti di avanguardia mancati prematuramente in seguito all’incidente aereo di Capoterra del 1979. Insieme a mio marito abbiamo deciso di dare continuità all’attività, che ha costituito per me una vera occasione di mettermi in gioco sfidando quotidianamente me stessa e mettendomi a confronto con moltissimi artisti che hanno pungolato ulteriormente la mia voglia di arte. Avevo solo 17 anni. Oggi ha un altro nome ed è gestito da un amico che, quando posso, visito volentieri, ma non è più il punto di riferimento di tanti artisti che venivano all’Atelier Novecento a ‘litigare’ sulle questioni dell’arte”.

 

Circa venti anni fa hai lasciato la tua Sardegna per andare a Parma. Perché?

“Sono state molte cose sommate insieme che mi hanno portato a quella scelta: la delusione nei confronti degli amministratori della mia città, il desiderio di dare altre opportunità ai miei figli e al tempo stesso la necessità di allontanarli da un ambiente che in quegli anni si stava saturando di  giovani con problemi di dipendenze. Ma anche la mia superficialità nel considerare i pro e i contro nella convinzione che ogni mare e ogni fiume e ogni cielo potesse darmi le stesse emozioni. Poi mi sono ritrovata sotto un cielo perennemente grigio con fiumi che trasportano schiume maleodoranti e mari troppo distanti dove la trasparenza non è contemplata”.

 

Sei una tenace curatrice d’arte e fai parte del gruppo “Poeti e Pittori dello spazio”. Di che si tratta?

“’Poeti e Pittori dello spazio’ è una iniziativa di Beppe Costa e Fabio Barcellandi che ha lo scopo di dar voce e spazio ai poeti e agli artisti che si sono conosciuti attraverso il web e che attraverso il web interagiscono organizzando manifestazioni, reading e quant’altro che si traducono poi in concrete occasioni per fare cultura e che vede coinvolti artisti di ogni parte d’Italia e oltre, ma credo che meglio di me possa dirti Beppe Costa”.

 

Sei il vicepresidente dell’associazione onlus Pitzinnos in Sardinia. Qual è il vostro impegno sociale?

“Quello di dare ai bambini economicamente disagiati gli strumenti per poter sviluppare al massimo il proprio potenziale di crescita perché il futuro di tutta l'umanità è nelle mani dei bambini di tutti i bambini, non solo di quelli che nascono nella ricchezza”.

 

L’anno scorso hai donato alcune opere nell’ambito del Terranova Festival internazionale della Letteratura. Come ricordi quella manifestazione?

“Come una delle esperienze sociali più gratificanti della mia vita, soprattutto per il clima di amore reciproco che si respirava fra gli artisti coinvolti”.

 

Qual è il peggior cappio al collo della nostra Italia?

“Sicuramente i disavanzi pubblici uniti all’atteggiamento più da colonia che da Nazione”.

 

Qual è la tua migliore dote umana?

“La generosità”.

 

E il tuo peggior difetto?

“L’eccesso di generosità”.

 

Cosa ti commuove di più ?

“La nascita di un bambino”.

 

Cosa ti irrita di più ?

“La mancanza di fiducia”.

 

Qual è il tuo dubbio più atroce ?

“Mi fa impazzire l’idea di rischiare di sopravvivere alle persone che amo”.

 

Qual è invece la tua più incrollabile certezza ?

“Il fatto di essere mortale”.

 

Che cos’è, per te, la felicità ?

”Vedere le persone che amo felici”.

 

Rivela Dio più la musica, la poesia o la pittura ?

“Considerato che per me Dio è l’animo umano e considerato che la poesia è di esclusiva competenza umana (ci sono elefanti che dipingono e scimmiette che suonano), direi che è la poesia che rivela Dio. Ma quando dipingo, sono al settimo cielo… Quindi, questo è il mio secondo dubbio atroce”.

 

MICHELE BRUCCHERI