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CATERINA INTELISANO, ARTISTA VULCANICA E POLIEDRICA DALLE MILLE ESPERIENZE

CATERINA INTELISANO, ARTISTA VULCANICA E POLIEDRICA DALLE MILLE ESPERIENZE

feb 10 2010

Michele Bruccheri intervista la brillante attrice teatrale. Ha lavorato con Turi Ferro, Tuccio Musumeci, Franco Zeffirelli. Vanta un lungo bagaglio professionale anche in ambito cinematografico, televisivo e  radiofonico. Amaramente dichiara: “Vedo troppa gente valida messa da parte”

 
 Caterina Intelisano

 

Caterina Intelisano è un’artista brillante, vulcanica e poliedrica. Con un bagaglio professionale di notevole pregio. Nata a Catania, ma residente a Roma, vanta una lunga esperienza come attrice teatrale. Ha lavorato, tra gli altri, con Turi Ferro e Tuccio Musumeci. Si è esibita in numerosi spettacoli, ovunque. Solida anche la sua attività in ambito cinematografico e nelle fiction. Con il regista Franco Zeffirelli ha recitato nella parte di Teresa in “Storia di una capinera”. Intense e variegate le sue collaborazioni nell’ambito televisivo e radiofonico, nel doppiaggio, come autrice, regista e consulente in molti programmi.

 

“Sono delusa e amareggiata – dichiara Caterina Intelisano – da quello che vedo intorno: è morta la professionalità, è morta la cultura, non solo nel mondo dello spettacolo. Vedo troppa gente valida messa da parte e vedo il trionfo della mediocrità”. Ha pienamente ragione, purtroppo. Ci sono in giro parecchie “meteore” di modesto spessore e, sovente, di infimo livello che ottengono spazio e visibilità. Ma ecco l’intervista rilasciata a “La Voce del Nisseno”.      

 

Sei diplomata in recitazione. Dove hai conseguito il titolo?

“Presso la scuola ‘Umberto Spadaro’ del  Teatro Stabile di Catania, mia città natale. Era il 1981. E avevo appena ventuno anni. Bei tempi! Gli insegnanti erano Giuseppe Di Martino, per la recitazione, Vincenzo Ferro, dizione, Giuliano Consoli, storia del teatro, Guido Guidi, danza e mimo”.

 

Ti sei trasferita dalla Sicilia verso Roma essenzialmente perché nella capitale vi sono più occasioni lavorative?

“In realtà il lavoro giù non mi mancava, dal 1980 al 1987 ho lavorato quasi ininterrottamente in teatro, anche con tournèe nazionali e internazionali, e qualche volta  ad Antenna Sicilia, l’emittente privata di punta di Catania. Volevo però fare nuove esperienze e anche trovare una mia indipendenza dalla famiglia. Volevo sperimentare come sarebbe andata in ‘mare aperto’, lontana dalle mie certezze. E alla fine degli anni Ottanta in Italia c’era una bella atmosfera di speranza!”.

 

Nell’ambito teatrale, che lavori hai fatto? E dove?

“Tanti, troppi, per elencarli tutti qui. Hai visto il mio curriculum lungo tre pagine?! Pensa che l’ho ridotto! Citerò ‘I malavoglia’, per la regia di Lamberto Puggelli, con il grande Turi Ferro, spettacolo realizzato nel 1982 e ripreso nel 1984. La riduzione teatrale del famoso romanzo di Giovanni Verga era di Ghigo De Chiara. Abbiamo avuto un enorme successo di critica e di pubblico in tutta Italia, siamo stati in teatri importanti, come il Lirico di Milano, la Pergola di Firenze, il Piccinni di Bari, il teatro Argentina di Roma. Allora usavo il nome di Pina Intelisano (Giuseppina è il mio primo nome). Interpretavo Lia Malvoglia, ero dunque coprotagonista. E stare in scena con Turi e tutti gli altri straordinari attori e amici mi ha regalato delle emozioni uniche e irripetibili. Poi c’è stato ‘Pipino il breve’, grande commedia musicale di Tony Cucchiara, con la regia di giuseppe Di Martino,  ripreso per l’ennesima volta, abbiamo girato parecchio in Italia e siamo arrivati anche al Teatro Vivien Beaumont di New York! Interpretavo una delle cortigiane del re e in quei giorni, proprio a New York city, mi è venuta l’influenza con la febbre alta, ma ho dovuto lo stesso recitare, ballare, cantare. Ragazzi giovani che pensate d’intraprendere la carriera di attori, sappiate che è un mestiere che richiede molti sacrifici! Pipino il breve era interpretato da Tuccio Musumeci e tra i protagonisti c’era Pippo Pattavina, Anna Malvica, Leonardo Marino, Emiliana Perina”.

 

 
 Caterina Intelisano e Michele Bruccheri a Roma

Poi c’è stata la rappresentazione de “La favola del figlio cambiato” presso l’Ateneo di Caracas. Come ricordi quell’esperienza?

“Ho partecipato a due diverse edizioni de ‘La favola del figlio cambiato’, entrambe corali, dunque impegnative per la maggior parte degli attori che stavano sempre in scena interpretando due ruoli a testa. La prima aveva la regia di Giuseppe Di Martino. Era uno spettacolo molto suggestivo che abbiamo proposto ad Agrigento, all’aperto, nei pressi della casa di Luigi Pirandello, grande autore del testo. Mi ricordo che la luna vera era parte fondamentale della scenografia. Lo spettacolo portato a Caracas era invece firmato da Roberto Laganà, era impostato diversamente ma ha avuto ugualmente successo.  Dell’esperienza a Caracas ricordo soprattutto i posti meravigliosi che ho visto. Alla fine delle repliche mi sono fermata in Venezuela con altri due colleghi e insieme abbiamo fatto escursioni meravigliose in Amazzonia. Parlo ancora della seconda metà degli anni Ottanta…”.

 

Importante ed intensa è stata, inoltre, la tua tournée con lo spettacolo teatrale “La mafia non esiste”. Che ruolo avevi?

“La tournée non è stata lunga, dopo il Teatro Sala Umberto di Roma, dove ci siamo fermati parecchio, siamo stati fuori solo una settimana mi pare, in Puglia. Interpretavo la testimone oculare di un delitto mafioso che alla fine veniva uccisa… Ero anche un pupo siciliano, Orlando, che appariva nell’incubo dell’assassino e si muoveva come in un duello con un altro pupo invisibile. Non c’era un coreografo, dunque per i faticosissimi movimenti ho dovuto attingere alla mia esperienza con un puparo di Catania, Carmelo Roccazzella, con cui ho collaborato da ragazzina dando la voce alle eroine dell’opera dei pupi. ‘La mafia non esiste’ è un bellissimo testo di denuncia sociale e impegno civile scritto da Nicola Saponaro. La regia dello spettacolo era di Augusto Zucchi che successivamente ho affiancato anche in qualità di aiuto regista nello spettacolo ‘La stagione del garofano rosso’”.

 

Poi sei protagonista in “Festa Barocca” con la regia di Daniele Valmaggi: vero?

“Era il 1989. Si trattava di uno spettacolo enorme, durava quattro ore divise in tre atti. In scena al Teatro Quirino di Roma c’erano musicisti, cantanti lirici, acrobati, mimi, attori, che si esibivano non solo sul palcoscenico ma anche invadendo la platea e persino i bagni del teatro! La ‘Festa Barocca’ era tutta una specie di sogno, un incubo di Artemisia Gentileschi, il mio personaggio, la pittrice romana del Seicento di scuola Caravaggesca che fu vittima di uno stupro da parte di un amico del padre. Bellissima esperienza, stavo a piedi nudi in scena, avvolta in una tunica bianca su cui si sparpagliavao i miei lunghi capelli…  Lo spettacolo è piaciuto tantissimo”.

 

Ed ancora cosa hai fatto?

“Dal 1980, dopo il mio debutto nella tragedia greca – ‘Le tranchine’ di Sofocle, per la regia di Giancarlo Cobelli nelle rappresentazioni classiche di Siracusa - ho recitato in diversi spettacoli classici, musical, commedie moderne e commedie dell’arte, favole per bambini, interpretando coreute, principesse, regine, giovani innamorate, prostitute, cortigiane, una volta sono stata uomo e un’altra addirittura una scimmia (si trattava di una favola di Luigi Capuana rivisitata da Giuseppe Di Martino). Sono stata ancora Colombina, Rosaura, Ermione, per citare alcuni personaggi conosciuti. Ho interpretato insomma ruoli molto diversi tra loro, tutti divertenti e interessanti. Ho recitato autori come Seneca, Shakespeare, Goldoni, Pirandello, come dicevo prima. Ed autori meno conosciuti che adesso non ricordo tutti”.

 

Continua pure…

“Mi viene malinconia e nostalgia a ripercorrere in dettaglio le tappe della mia carriera teatrale, cercherò di essere sintetica. Ecco, l’ultima performance risale allo scorso settembre: ‘Sette bambine ebree’, una pièce per Gaza, di Caryl Churcill, traduzione di Masolino d’Amico e regia di Francesco Randazzo, un bravissimo regista, siciliano come me, ma di Siracusa, che ho felicemente re-incontrato a Roma dopo aver lavorato con lui al tempo degli esordi catanesi. È anche un bravissimo scrittore. Abbiamo rappresentato ‘Sette bambine ebree’, a favore di Medical Aid for Palestinians (MAP), al teatro Lo Spazio di Roma, all’interno di una rassegna internazionale. Una sola serata, purtroppo. Sul mio blog ho messo il video, il testo e la recensione di questo apprezzatissimo lavoro”.

 

 
 L'attrice Caterina Intelisano e il giornalista Michele Bruccheri

Anche sul versante cinematografico e delle fiction la tua attività risulta rilevante e significativa. Puoi ricordare le tappe più salienti?

“La prima esperienza, a Catania, fu un film di Rino Di Silvestro, ‘Bello di mamma’, con Tuccio Musumeci, Philippe Leroy e altri attori… Avevo una piccola parte, ero una dj scatenata e avevo una o due battute. Poi sono stata una figurante speciale nel film ‘Cavalleria rusticana’ di Franco Zeffirelli. Ero ancora un’allieva della scuola di teatro. Dopo il trasferimento a Roma, poi, altre partecipazioni come attrice a film o telefilm, con un grosso ruolo in ‘Quando ancora non c’erano i Beatles’ per Raidue, regia di Marcello Aliprandi, una storia ambientata negli anni Sessanta, dove i protagonisti erano un gruppo di ragazzi della riviera romagnola e io ero una di loro, Odina. Tra gli adulti, dei nomi importanti come Ida Dibenedetto, Aldo Maccione, Anita Ekberg, Cochi Ponzoni, Lino Patruno…  Ho lavorato anche con registi come Aldo Lado, Piernico Solinas, Francesco Brogi Taviani, Vittorio Sindoni”.

 

Torni a lavorare con Franco Zeffirelli nella parte di Teresa in “Storia di una capinera”. Com’è andata?

“Bellissima esperienza, era il 1993. Ho lavorato tredici giorni, il mio personaggio era Teresa, la moglie del massaro. Nel libro di Giovanni Verga è un po’ l’alter ego della protagonista, Maria, costretta dalla famiglia a diventare suora. Teresa serve in casa di Maria, ha figli, allatta anche quelli degli altri, è solare… Peccato che la scena più bella, che suscitò emozione tra i presenti e fece scaturire un applauso durante le riprese sia poi stata tagliata, forse per motivi di durata del film, non so. Pazienza! Sono cose che capitano. Il regista fa ciò che vuole del materiale girato e alla fine è proprio il montaggio che costruisce veramente il film”.

 

Tra tutti i registi con i quali hai lavorato a chi ti senti più riconoscente e perché?

“Mi sono affezionata a tutti i registi con cui ho lavorato. Quando si fa questo mestiere si mettono in gioco le emozioni e i sentimenti, è un po’ difficile restare distaccati, almeno in teatro, visto che c’è il periodo delle prove. In cinema è molto diverso, magari lavori pochi giorni o solo un giorno, nelle fiction o film per la tv spesso si va di corsa per risparmiare tempo e denaro e non sempre la qualità è curata. Figuriamoci le relazioni regista-attore… Sono riconoscente al mio maestro Giuseppe Di Martino che ha faticosamente trasformato una ragazzotta timidissima come me in un’attrice preparata. Purtroppo non è più tra noi, ma gli dedico spesso dei pensieri. Sono riconoscente a Giancarlo Zagni che mi ha dato la possibilità d’interpretare Shakespeare, ‘Il sogno di una notte di mezz’estate’, in un bellissimo bosco di Mentana, in provincia di Roma, dov’ero Ermione, la giovane innamorata. Con lui ho lavorato anche in altri spettacoli, tra cui ‘Il teatro comico’ di Goldoni. Sono riconoscente a Franco Molè, con cui ho fatto diversi lavori, per avermi portato al meraviglioso teatro Olimpico di Vicenza e per essere diventato un caro amico”.
 
 Caterina Intelisano e Michele Bruccheri

 

E tra gli attori, con chi hai più avuto un maggiore feeling artistico e in quale spettacolo?

“Al primo posto metto Turi Ferro, un grande attore di straordinaria sensibilità. Ricordo che una sera in scena, durante ‘I malavoglia’ dove lui era Padron ’Toni, una sua parola e un suo gesto improvvisati lì per lì mi emozionarono talmente tanto che scoppiai in lacrime ‘vere’. Fortunatamente il momento dello spettacolo era adatto al pianto e io riuscii a dire le mie battute anche tra i singhiozzi incessanti. Finita quella scena continuai a piangere dietro le quinte per almeno mezz’ora. E Turi, appena possibile, mi prese tra le braccia e mi consolò spiegandomi che stavamo solo recitando, fingendo, e non dovevo prendere troppo sul serio l’emozione del personaggio. Mi chiamava affettuosamente ‘castagnedda’, non lo dimenticherò mai e a una parete di casa tengo una foto di scena che mi ritrae insieme a lui. Qualcuno diceva che era tremendo con gli altri attori in scena, in realtà credo che fosse solo molto esigente e non tollerava gli attori che non erano bravi”.

 

Hai lavorato anche con la moglie, vero?

“Ho lavorato anche con la moglie di Turi, Ida Carrara, sensibile attrice,  dolcissima e cara persona. C’era anche lei nello spettacolo. Insieme abbiamo lavorato anche ne ‘Le troiane’ di Seneca, con la regia di Roberto Guicciardini, dove recitava la figlia Francesca, appena bambina. ‘Le troieane’ sono arrivate anche in Spagna, a Barcellona. In cinema mi è rimasto impresso Martin Sheen. Ricordi il protagosnista di ‘Apocalypse now’? Avevamo solo una scena insieme, il film era ‘Chi tocca muore’, per Canale 5 ed io interpretavo una poliziotta che lo faceva arrestare all’aeroporto. Mi ricordo la sua grande umiltà, una dote sconosciuta a molti italiani: venne lui a presentarsi a me e pur dovendo fare insieme solo un gioco di sguardi e dei controcampi, quando ero inquadrata solo io non si lasciò sostituire dall’aiuto regista, come fanno molti attori ‘importanti’, rimase lui, fisicamente, per aiutarmi nella concentrazione. Non ho mai visto tanto rispetto per il lavoro degli altri come quel giorno”.

 

Sul versante televisivo hai lavorato in diversi programmi. Quali?

“Come attrice ho partecipato a programmi come  ‘Aperto per ferie’, di Mirabella e Garrani, ‘Sereno variabile’ di Osvaldo Bevilacqua, a Rai2; poi ‘Superquark’, a Rai 1...   E poi ancora tanto lavoro’“dietro le quinte’”.

 

Sei un’artista poliedrica e con variegate esperienze lavorative, tra le quali il doppiaggio. Con chi e in cosa, Caterina?

“Ho doppiato film e telefilm con la direzione di Angelo Nicotra, Giorgio Lopez, Vittorio Di Prima, Ada Maria Zanetti, Dino Risi, Agostino Marcon, Nino D’Agata, Gianluca Tavarelli. Nessun personaggio così importante da essere citato. Ho doppiato tante attrici straniere e alcune italiane che non erano in grado di ‘parlare’ (succede anche questo in Italia, ahimé!). Ma il tipo di doppiaggio che preferisco è quello dei cartoni animati, perché lascia più spazio alla fantasia e alla creatività”.

 

Un’altra tua vorace passione è rappresentata dalla radiofonia. Quali sono state le principali trasmissioni radiofoniche?

“Ho prestato la mia voce a molti radiodrammi, un genere che purtroppo è quasi scomparso. E anche a diversi sketch in programmi come ‘Week-end’, ‘In onda’, ‘1993 venti d’Europa’, ‘Taccuino italiano’ e altri.  Tutti per la Rai. In radio sono stata anche conduttrice, intervistatrice, regista ed autrice”.   

 

Nel programma “L’albero degli zecchini” di Radio Rai International sei stata autrice dei testi e conduttrice. O no?

“Sì, certo, hai letto bene, ho propoposto la storia dello Zecchino d’oro agli Italiani sparsi per il mondo! Raccontavo aneddoti, proponevo dischi e intervistavo telefonicamente i personaggi più importanti legati al celebre festival di canzoni per bambini, come Cino Tortorella, Peppino Mazzullo, la voce di Topo Gigio, autori di canzoni divenute famose e tanti ex bambini cantanti. So che il programma è piaciuto molto”.

 

Per quanto concerne lo speakeraggio, quali sono stati i tuoi lavori più importanti?

“Mi è rimasto particolarmente impresso ‘Federeico II’, un  documentario di Carlo Lizzani. Era molto interessante e suggestivo”.

 

Ti sei occupata anche di pubblicità. Esattamente cosa hai fatto e con chi?

“Una sola pubblicità per gli U.S.A. e Canada, ‘Jack in the box’, credo si trattasse di una catena tipo ‘Mc Donald’. Ero una mamma che, passeggiando con il suo bambino, incontrava un inquietante personaggio e scappava portando via con sé il suo piccolo. Tutto qui. Però ho guadagnato molto bene”.

 

Sei stata, inoltre, aiuto regista in teatro. In cosa?

“Sono stata aiuto regista di Franco Molè in un bellissimo spettacolo, ‘Caravaggio’. Abbiamo inaugurato la riapertura del Teatro Pensile del Palazzo dei Congressi dell’Eur a Roma. Poi come ho detto prima, ho affiancato Augusto Zucchi ne ‘La stagione del garofano rosso’, al teatro Sala Umberto di Roma, anche perché lui recitava e aveva bisogno di un occhio esterno che lo guardasse e consigliasse durante le prove. Infine ho collaborato con Giorgio Lopez per la messa in scena di un suo testo,  ‘E’ arrivato Godot’, al teatro Anfitrione di Roma. In teatro comunque preferisco recitare che ‘tenere’ il copione”.

 

Copiosa e prestigiosa è anche la tua attività legata alla sfera di autrice, di regista e di consulente in programmi sia radiofonici sia televisivi. Quali sono?

“Ecco l’elenco: ‘Musicalmente’ Radio1, ‘Radio anch’io estate’ Radio1,  ‘Venti d’Europa’ Radio1, ‘Week-end’ Radio1, ‘Cineteatro’ Radio1, ‘L’albero degli zecchini’ Radio Rai International, ‘Storyville’ – ‘Il giostraio’, Radio 3. Ed ancora: ‘La banda dello zecchino’ Rai 1,  ‘Solletico’ Rai 1,

‘Beato tra le donne’ - Pearson Tv per Canale 5, ‘Domenica in’ Rai 1, ‘La bella e la besthia’ Rai 1, ‘Quark atlante’ Rai1, “Bla bla bla’ Rai 2, ‘Stracult’ Rai2, ‘Sabato domenica &…” Rai 1. L’anno scorso, Il giostraio, per Storyville a Radio 3 è stato il mio ultimo lavoro importante in radio, curato da Paola Tagliolini. Un racconto ambientato nel web, in cinque puntate, da me scritto e interpretato. In televisione mi sono occupata di tutto, dalla stesura dei testi all’ideazione di format e di personaggi comici, dal casting per nuovi talenti alle interviste a personaggi famosi del cinema italiano, come Mario Monicelli, Lina Wertmuller, per citarne solo alcuni”.

 

Mi risulta che tu abbia pure pubblicato testi su una rivista on line. Me ne puoi parlare dettagliatamente?

“La rivista si chiama Mirkal - delle arti e delle lettere. I testi sono due: ‘Tanti auguri a tutti voi’, una filastrocca natalizia e ‘Aspettando il cacciatore’, un simpatico esercizio di stile, Cappuccetto Rosso secondo il teatro di Samuel Beckett, dunque una parodia: Cappuccetto Rosso e la nonna, dopo essere state divorate dal lupo, s’incontrano nella pancia dell’animale e aspettano il cacciatore che non arriverà mai a liberarle. Come Vladimiro ed Estragone che aspettano invano il signor Godot. Ho scritto anche la postfazione di un libro pubblicato recentemente, ‘Piatto freddo’, di Daniela Attilini e Laura Pacelli, un manuale di vendetta al femminile contro gli uomini. Si tratta di un libro molto divertente”.

 

Che libri leggi?

“Un po’ di tutto”.

 

Quali scrittori ami di più e perché?

“Hesse, Pirandello, Dostojevski, Sartre… Perché? Perché mi hanno emozionato profondamente e in qualche modo mi sono riconosciuta in loro”. 

 

Qual è l’ultimo film che hai visto?

“Avatar, mi è piaciuto molto”.

 

“Come definiresti la poesia?

“La poesia è una droga che dà indipendenza”.

 

Cosa pensi della Sicilia?

“La amo profondamente, soprattutto da quando l’ho lasciata. Mi sembra di essere un marito che parla dell’ex moglie!”.

 

Caratterialmente, quali sono i tuoi pregi e viceversa, se ci sono, quali sono i tuoi difetti?

“I miei pregi? Pazienza, generosità, ironia, un’ottima memoria. I miei difetti? Pazienza, generosità, ironia, un’ottima memoria”.

 

Quale sogno ti rimane ancora da realizzare?

“Caro Michele, non sogno da molto tempo, e ultimamente mi esprimo quasi esclusivamente nel web, dove ci siamo incontrati. Sono delusa e amareggiata da quello che vedo intorno: è morta la professionalità, è morta la cultura, non solo nel mondo dello spettacolo. Vedo troppa gente valida messa da parte e vedo il trionfo della mediocrità. Io stessa da qualche anno ho difficoltà a continuare una professione che mi ha dato tantissimo ma ora preferisce attingere alla tv spazzatura. Quando è nata la televisione i suoi personaggi e i suoi autori venivano dal teatro, erano preparati e sono rimasti nei nostri cuori. Oggi è il contrario: chi nasce in televisione, poi fa ‘ditta’ in teatro. E non importa che non sappia fare nulla. La gente lo riconosce e paga il biglietto. Così succede che spesso gli incompetenti vivano di una professione che non meritano di fare e che i veri professionisti muoiano di fame o debbano cambiare mestiere, cosa che, se non si è giovanissimi, è quasi impossibile. E gli amici più sinceri che hanno raggiunto una posizione di potere e potrebbero ‘ingaggiarti’ ti lasciano intendere che se non hai ‘inciuci politici’ non possono fare nulla per te. I meno sinceri si limitano invece a non rispondere al telefono quando li chiami. Che squallore!”.

 

Continua Caterina.

“Per essere coerente dovrei rispondere alla tua domanda esprimendo il sogno-desiderio di morire e reincarnarmi in una ‘furbetta’, o in una ‘figlia d’arte’, ma francamente non me la sento.  A proposito, sei sicuro che questa lunga intervista interessi a qualcuno? Non ho mai partecipato all’Isola dei famosi o al Grande Fratello! Ti ringrazio dell’attenzione, Michele, e ti chiedo un favore: potresti farmi una telefonata? Così… giusto per essere sicura che esisti veramente e non sei soltanto un avatar manovrato da un pc…”.

 

Per la cronaca, la telefonata l’ho fatta volentieri ed è stata una piacevole chiacchierata. Mi volevo accertare anch’io che non fosse un avatar manovrato da un computer. In bocca al lupo, Caterina.

 

MICHELE BRUCCHERI