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VALERIA GIUFFRIDA, GIORNALISTA CHE RACCONTA CON LE PAROLE E CON LE FOTOGRAFIE

VALERIA GIUFFRIDA, GIORNALISTA CHE RACCONTA CON LE PAROLE E CON LE FOTOGRAFIE

gen 14 2010

Michele Bruccheri intervista la professionista catanese che ama follemente la foto come massima espressione di comunicazione. Al suo attivo molti articoli e un’esperienza nelle radio private. Ama la musica e la grafica   

 

 

 
 Valeria Giuffrida

Valeria Giuffrida è vulcanica, eclettica e di straordinaria sensibilità. E’ una giornalista siciliana con la vorace passione per la fotografia. Anzi, più che una passione divorante è un’esigenza dell’anima. Forse un’urgenza della sua implacabile anima. Ama fermare un attimo che diventa eterno, un’emozione che si trasforma in colore, una luce che palpita di vita: “Tutto quello che non voglio dimenticare”, ammette schiettamente.

 

Ha frequentato pure un corso per fonico. Adora la musica di qualità. E’ molto preparata e competente. Ha lavorato anche nell’ambito delle radio private: “Che cos’è la vita senza la musica? Non riesco a pensare l’una senza l’altra”, spiega inequivocabilmente. Ecco l’intervista rilasciata a “La Voce del Nisseno”.

 

Partiamo dalla radio. Nel tuo bagaglio ci sono due esperienze: a Radio Sole e a Radio Club. Cosa facevi, esattamente?

“A Radio Sole sono entrata per occuparmi dell’amministrazione e della programmazione della Radio, non ci pensavo proprio all’idea di trasmettere. Poi mi sono ritrovata coinvolta e da quel momento ho trasmesso anche a Radio Club, dove dividevo il microfono anche con Giuseppe Castiglia, agli albori della sua carriera, ma sempre un barzellettiere di prima categoria”.

 

Complessivamente hai trasmesso per tre anni. L’intrattenimento radiofonico ti ha appagato o no?

“Non è una questione di appagamento, bensì di approccio col mezzo. Sono una persona molto timida, per cui, trovarmi un microfono con l’obbligo di avere sempre qualcosa da dire, mi metteva soggezione; sono un raro caso di ‘non protagonismo’. Amo molto il dietro le quinte, ecco perché amavo ‘costruire’ la programmazione radiofonica partendo dai jingle e finendo alla diffusione radiofonica”.

 

Quali sono state le tue principali collaborazioni giornalistiche?

“Ho collaborato con diverse riviste, ma quella che ricordo con maggiore affetto è quella con “Il Corriere del Sud”; il libero arbitrio e la totale fiducia concessami dall’Editore è stata una fonte di energia assolutamente fondamentale per me”.

 

Una tappa importante, poi, è la collaborazione giornalistica e fotografica con il mensile “Lo Stilo”. Come ricordi quella esperienza durata un anno?

“Mi sono divertita molto, poi chiuse con mio grande dispiacere”.

 

Nel 2000 ottieni una grande soddisfazione: è legata al cantautore Ron e al gruppo degli Oro. E’ vero?

“Assolutamente sì. Nella prima stesura del sito di Ron, nella pagina dedicata ai concerti, la home page interna è costituita da una delle fotografie che gli avevo scattato durante uno dei tanti concerti che avevo seguito. Nello stesso anno gli O.R.O. hanno pubblicato due ‘Best of’ uno inciso in studio ed uno dal vivo ed hanno inserito nei book di questi due lavori, diverse fotografie che avevo scattato loro in occasione dei vari tour”.

 

 

Con Ron avvii anche una collaborazione fotografica nel novembre di quattro anni addietro. In cosa consiste?

“Un giorno il mio telefono squilla ed era Ron, cantautore che stimo da sempre, mi chiede se poteva usare una delle fotografie che gli avevo scattato durante un concerto, per farne una locandina. Ovviamente ha avuto, subito, il mio benestare. E’ stata una richiesta che mi ha riempito di immensa gioia”.

 
 Valeria Giuffrida in un'altra foto in bianco e nero

 

Sei stata la prima classificata ad un concorso marchigiano con la fotografia “Il mondo sarà in bianco e nero”. Me ne parli?

“Era il primo concorso fotografico al quale partecipavo, era stato bandito dal Comune di San Benedetto del Tronto. Lavorai alla cosa per mesi, scattando diverse fotografie, delle quali mi occupavo nella loro totalità, disegnandone e curandone lo sfondo, creandone gli abiti, truccando e pettinando la modella, che nella fotografia ha il volto, nella sua completezza e, parte del corpo, dipinti di bianco e nero, insomma, un lavoraccio, però non mi aspettavo nulla, quando mi chiamarono per dirmi che avevo vinto il primo premio, piansi per un giorno intero”.

 

Nel 2004 c’è, invece, un secondo posto. Dove?

“Il concorso fotografico si svolgeva ad Alessandria, mandai diverse fotografie, vinsi con ‘Dietro un velo’ una foto che ancora oggi, a quasi dieci anni di distanza, non volendo peccare di presunzione, mi emoziona ancora molto”.

 

Hai collaborato, come spiegavi prima, con un giornale calabrese, il “Corriere del Sud“, e con il mensile “No Comment”. Operativamente cosa hai fatto?

“Come ho già dichiarato prima, ho un bellissimo ricordo de ‘Il Corriere del Sud’. Infatti sono rimasta con loro ben 5 anni. ‘No Comment’ fu l’evoluzione grafica e stilistica de ‘Lo Stilo’, che era o è, un ottimo giornale, l’impaginazione e l’estetica erano ottime, peccato che mancasse la voglia di spiccare il salto verso qualcosa di più. Ricordo, comunque, la collaborazione con questa rivista, con molto affetto”.

 

In questi ultimi anni sei stata occupata nell’ufficio stampa di un’associazione musicale e con il periodico Box. Qual è stato, fattivamente, il tuo ruolo?

“L’Associazione Musicale ‘Stesichoros’ è costituita da un gruppo di ottimi musicisti. L’orchestra è costituita solamente di Archi. il mio ruolo è quello di ogni Ufficio stampa che si rispetti, ovvero, pubblicizzare attraverso colleghi e giornali, l’ottimo lavoro di questi ragazzi. Anche con il periodico ‘Box’ mi sono sempre occupata di spettacolo, cultura sia a livello giornalistico che fotografico”.

 

Ti sei dedicata ad alcune edizioni di mostre fotografiche con l’associazione Andromeda. Cosa avete realizzato e dove?

“L’Associazione Culturale Andromeda, ogni anno nel periodo natalizio, nella sua sede di Catania, costituisce una mostra collettiva che abbraccia fotografia, pittura e scultura”.

 

Possiedi una vasta e qualificata esperienza nell’ambito dei book fotografici. Che progetti hai realizzato?

“Book fotografici ne ho fatti diversi. Del primo ho un bellissimo ricordo, lo feci con Valentina Lo Piero, all’epoca compagna di viaggio di Salvo La Rosa nel programma ‘Insieme’, attualmente conduttrice su Antenna Sicilia. Ero molto imbarazzata, goffa, insomma non sapevo da che parte iniziare, dietro l’obiettivo avevo una ragazza che faceva il suo primo book fotografico. Insomma due principianti, ma le fotografie vennero bene, nonostante tutto. A tutt’oggi penso che Valentina sia uno dei volti più interessanti e carismatici che abbia fotografato”.

 

 

I tuoi amori, dunque, sono: radio, fotografia, giornalismo… E poi: grafica, musica e interviste… Tra queste molteplici passioni, qual è la più dirompente e perché?

“Assolutamente la fotografia. Posso vivere senza un’intervista, non posso vivere senza fermare un momento”.

 

Quante interviste hai realizzato?

“Tantissime!!! Ricordo che per iscriversi all’ Ordine dei Giornalisti, occorrevano 70 articoli scritti in due anni. Mi presentai con 170 articoli scritti in due anni, mi chiamò la segretaria dell’Ordine di Palermo, per dirmi che non aveva mai ricevuto un pacco così grande di articoli”.

 

Quali sono state le più belle?

“Ne ho tante! Quella che mi fa sempre battere il cuore è quella con Ruichy Sakamoto. Lo ‘amo’ da 20 anni. Un mio collega a Radio Club mi fece ascoltare una canzone che non conoscevo, ‘Forbbiden colours’, di Sakamoto e David Sylvian: impazzii. In quel periodo era appena uscito ‘L’ ultimo Imperatore”’di Bertolucci, il mio film preferito in assoluto, la cui colonna sonora era proprio di Sakamoto; da quel momento questo compositore meraviglioso è stato il perno centrale del mio ascolto musicale. Nel 2003 venne a Taormina, pensavo fosse impossibile avvicinarlo e non credo che mi fossi sbagliata più di tanto, ma il fato mi diede una mano. Entrai, senza pensare di incontrarlo, all’Hotel Timeo, un bellissimo albergo adiacente il Teatro Antico di Taormina, dopo due secondi me lo trovai davanti, quella volta le gambe mi tremarono sul serio, fu mediamente disponibile, ma forse la impetuosa accoglienza siciliana, mal si sposa col flemmatico modo di vivere giapponese”.

 

Altri ricordi?

“Altri bei ricordi sono legati ai miei incontri con Liam Neesom, Zucchero e Ligabue. Costatare, soprattutto con gli ultimi due, che delle persone sempre sulla difensiva con la stampa, assumono un atteggiamento assolutamente rilassato, è il migliore attestato di stima che puoi ottenere”.

 

Ce ne è una che ricordi con fastidio ed, eventualmente, perché?

“Ne ho diverse, ma difficilmente le posso imputare agli artisti in se stessi, ma soprattutto a discografici ed uffici stampa che non capiscono mai che il loro lavoro ed il nostro vanno di pari passo, con una differenza, che se un giornalista non ottiene un’intervista con un artista, ne trova un altro più disponibile, l’artista e il suo entourage hanno perso un’occasione, grande o piccolo che sia il giornale, soprattutto per quel che riguarda un artista che deve farsi conoscere. Una delle più fastidiose fu con Matteo Becucci, appena uscito da X Factor. Non imputo nulla a Matteo, lui fu assolutamente disponibile, il suo discografico assolutamente maleducato, ogni due secondi interrompeva l’intervista con: ‘Ancora non hai finito?’ a parte il ‘Tu’ fraterno non consentito a chi si vede per la prima volta, non riuscivo a completare l’intervista perché, ogni volta, tra la mia domanda e la risposta di Matteo, c’era un ‘Ancora non hai finito?’. Intervista mai pubblicata, impossibile, cavarne fuori qualcosa di decente”.

 

Chi ti piacerebbe intervistare ancora?

“Zucchero, perché estremamente simpatico e cordiale, almeno con me lo è stato”.

 

Chi è, secondo te, il miglior giornalista di tutti i tempi?

“Enzo Biagi”.

 

Che musica ascolti?

“Tutta quella che mi fa venire i brividi. Tolto Sakamoto come punti fermi non ne ho. Spazio molto: Ligabue, Zucchero, Renga, Marina Rei, Negramaro. Sono assolutamente entusiasta di Noemi, voce bellissima, interprete meravigliosa, disco perfetto! ‘Sulla mia pelle’ è un disco d’esordio meraviglioso, le auguro di diventare una vera star, un cd così bello tante sue blasonate colleghe non lo possono vantare. Inoltre, Noemi è deliziosa. Punto molto su Marco Mengoni, vincitore dell’ ultima edizione di X Factor. Mi è piaciuto molto anche Damiano Fiorella, sempre X Factor. Penso che se la discografia crederà in lui, avrà molto da dire. Il suo singolo ‘Anima’, di cui è anche autore, per me è la migliore canzone tra quelle uscite dall’ultima edizione di X Factor”.

 

Cosa pensi di Sanremo?

“Difficilmente Sanremo riesce, ancora, ad essere una vetrina per giovani. Finalmente l’anno scorso c’era una un parterre di artisti giovani di grande livello: Malika Ayane, Karima, eccetera. Ovviamente ha vinto, a mio avviso, assolutamente la peggiore. Purtroppo, ci siamo adeguati al cattivo gusto che ci arriva da programmi come ‘Il Grande Fratello’ o ‘Uomini e donne’, dove si crea il personaggio usa e getta.

Quindi la canzoncina di Arisa era perfetta perchè lei è solo un personaggio, appena tornerà normale, senza vestiti ed orpelli di scena, tornerà nell’anonimato. Il suo disco, infatti, è da considerarsi un flop, il secondo singolo non l’ha considerato nessuno.

Trovo assurdo che Sanremo dia ancora spazio a gente che non vende, quelli che vengono considerate le vecchie glorie, ma che non ci rappresentano e che rubano solo spazio ad altri artisti, per me più meritevoli. Ecco perché le grandi star non tornano a Sanremo, mettiamo in gara Albano contro Zucchero? Laura Pausini contro Iva Zanicchi? Assurdo. Assurdo come la coppia Pupo – Emanuele Filiberto o come il ritorno di Toto Cutugno”.

 

Quale strumento musicale ti piacerebbe suonare?

“La chitarra o il pianoforte, il secondo decisamente più complicato della prima”.

 

Chi sono i tuoi scrittori prediletti e perché?

“Non ho degli scrittori preferiti, mi sono ritrovata a comprare tutti i libri di Faletti perché mi coinvolge il suo modo di scrivere. Ho dei libri preferiti, uno è sicuramente ‘Nel nome del padre’ di Claudio Fava, attraverso la morte del padre, Fava, racconta una vita densa, ricca di sfaccettature ed emozioni vivissime. L’altro è sicuramente ‘Non ti muovere’ di Margareth Mazzantini, un pugno allo stomaco dalla prima all’ultima riga”.

 

Ami la poesia?

“Non è la forma di scrittura che prediligo, ma adoro Pessoa”.

 

Cosa pensi della Tv di oggi?

“Un condensato di cattivo gusto e squallore, ogni pretesto è buono per litigare e non venire a capo di nulla. Liti assolutamente gratuite che puzzano di preconfezionato già ad un miglio di distanza. Manca il grande varietà quello del sabato sera fatto di lustrini e paillettes, ma anche di veri professionisti. Mi manca il Fantastico di Heather Parisi, quando si vedeva una professionista e dei veri balletti”.

 

Ad un giovane che volesse intraprendere la professione giornalistica, che consiglio daresti?

“Ripensaci, se nel nostro mestiere vuoi avere una chance ti devi dare al gossip, altrimenti...”.

 

Fare il giornalista nel Meridione o in Sicilia è o non è più difficile e scomodo rispetto a chi esercita il mestiere nel Nord?

“Il giornalismo al sud è un altro pianeta, non oserei neanche definirlo tale. Purtroppo molti editori di giornali, si considerano Dio, altri pensano che sia un mezzo per farsi pubblicità, altri una fonte di guadagno, insomma il vero giornalismo non interessa a nessuno”.

 

 

Quali sono, a tuo avviso, le principali ricchezze della Sicilia e viceversa le palle di piombo al piede?

“Noi siamo la nostra maggior ricchezza e il nostro peggior difetto. Siamo lassisti e sfaticati. Abbiamo l’oro nelle mani, ma non sappiamo usarlo. Una terra come la nostra andrebbe ‘sfruttata’ meglio, ma noi preferiamo crogiolarci al sole e fare lo stretto indispensabile, giusto per non affaticarci troppo. A supporto di questo mio pensiero, invito sempre le persone ad effettuare un check – in all’aeroporto di Catania e farne un altro in una città del nord. Questa semplicissima operazione, è una fotografia perfetta della differenza. Ecco perché affermo che siamo la nostra stessa rovina”.

 

Infine, cosa t’aspetti dal 2010? 

“Vorrei vedere un cambiamento vero, Catania risorgere e ritornare ad essere quel formicolio culturale che era sino a dieci anni fa. Adesso siamo fermi e ritornati indietro anni luci. Per me, ambisco alla serenità, bene più prezioso della felicità”.

 

MICHELE BRUCCHERI