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ONORARE LA MEMORIA DEL GIUDICE GIOVANNI FALCONE, DELLA MOGLIE E DELLA SCORTA

ONORARE LA MEMORIA DEL GIUDICE GIOVANNI FALCONE, DELLA MOGLIE E DELLA SCORTA

mag 23 2020

di PASQUALE PETIX – IL RICORDO. Si cerca la verità. Nel pomeriggio, conferenza nella sede della Luse a cura del sociologo. Per ricordare le vittime della strage di Capaci. Magari anche con un lenzuolo al balcone  

Oggi - due minuti prima delle ore 18 - un lenzuolo (dal balcone o dalla finestra). Un lenzuolo contro la mafia. Un lenzuolo che sarà ed è legalità. Mi piace questa semplice idea. Oggi, farò anch’io questo gesto simbolico. Se sincero e privo di retorica, è inno di memoria per il grande Giovanni Falcone e per chi è morto per tutti noi. Per risvegliare le coscienze. Per onorare la memoria di tanti servitori dello Stato. Lui è esempio per i giovani, per gli onesti, per le persone perbene. Per tutti noi. C’è bisogno urgente “di un rispetto che si nutre soltanto di memoria e verità” (Nino Di Matteo). La nostra, allora, è la memoria di chi non dimentica. Anzi, di chi ricorda. MICHELE BRUCCHERI 

 
 Il giudice Giovanni Falcone al maxiprocesso

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Ventotto anni fa morirono a Capaci sull’autostrada che dall’aeroporto porta a Palermo: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Francesca Morvillo, Vito Schifani e Giovanni Falcone. L’orologio della moglie del giudice si fermò alle ore 18.08. Un’ora della nostra triste storia.

Il magistrato Falcone, un cittadino con i problemi e i fallimenti di tutti e che serviva lealmente lo Stato. A Capaci perdette l’ultima battaglia. In Sicilia si combattono da sempre due guerre: con i mitra e con le chiacchiere. Come magistrato tentarono di eliminarlo con i sospetti e le rivalità; poi circa cinquecento chili di tritolo lo aspettavano sotto l’Autostrada Palermo/Mazara del Vallo.

I suoi nemici sapevano che il 23 maggio 1992 era il giorno giusto per fargliela pagare per sempre. Ma da quel giorno non basta ricordare con un minuto di silenzio, la gente vuole fatti e verità, ma la “mala” politica congela, se non seppellisce, ieri come oggi. Basta vedere quello che sta accadendo ai magistrati che a Palermo hanno portato avanti il processo sulla trattativa Stato-mafia.

Quella “maledetta solitudine” che accompagnò l’ultima parte della vita di Falcone e Borsellino, oggi intrappola un altro magistrato (Nino Di Matteo) già condannato a morte da Totò Riina. Per il “boss dei boss” e per il “potere invischiato con la mafia” Di Matteo è colpevole di inseguire la verità e la giustizia e di aver portato sullo stesso banco degli imputati uomini delle istituzioni, politici e i boss di Cosa nostra.

PASQUALE PETIX

Per ricordare le vittime della strage di Capaci, oggi 23 maggio alle ore 17 nella stanza L.U.S.E. (vedi link https://meet.jit.si/L.U.S.E.SERRADIFALCO) si svolgerà una conferenza tenuta dal professor Pasquale Petix